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giovedì 14 ottobre 2010

Ciao Renato, peccato non averti conosciuto

Renato Rovetta è stato l'inventore di Bresciablob.com, semplicemente un blog, quando ancora i più non sapevano che si chiamava così. Oggi su quella pagina c'è un'indecifrabile serie di simboli cinesi. Ho capito solo che si parla di "macchinari" vari. C'è gente destinata ad anticipare i tempi in tutto e per tutto. Online, tuttavia, è stato conservato l'archivio.

Non l'ho mai conosciuto personalmente, solo qualche mail da curioso del web. Gli offrii di curare io i contenuti delle sue pagine e lui cortesemente mi rispose che preferiva avere il controllo su quello che faceva senza complicazioni tecniche. In realtà lui aveva semplificato di molto, capendo che il web è contenuto più che forma: copincollava in una pagina di html puro i testi e poi faceva upload in ftp. Io usavo la piattaforma di splinder.com per fare un blog calcistico, avevo visto quello che scriveva lui, lo ammiravo, ma temevo che tante cose finissero disperse.

Era un periodo diverso, di cambiamenti. Io ero tra quelli che divoravano gli aggiornamenti, apprezzando lo stile aperto, molto poco bresciano. Alcuni approfittarono dell'anonimato che lui offriva e vennero inventate le talpe delle redazioni. Le stesse talpe anni dopo, in era Facebook, imborghesite ed esigenti vorrebbero imporre nome e cognome contro chi li nomina, salvo poi scoprire - più frustrati di prima - che su alcuni non hai potere di vita o di morte professionale (oppure ne hai già abusato).

Di Renato Rovetta in tanti possono ricordare gli scritti del secolo scorso. Io l'ho apprezzato solo come web writer e per me rimarrà sempre colui che ha portato non tanto i blog quanto la mentalità-blog a Brescia. Ovvero il giornalismo critico sul web. Non quell'accozzaglia di brevine che fanno altri, ma l'approfondimento, la dimostrazione che l'innovazione la fai se hai testa, non testata. La città ha capito benissimo, per questo non c'è più stato un altro bresciablob.com, anche se qualcuno - se solo fosse un po' meno cazzaro - potrebbe esserne potenziale erede.

Ecco come lo hanno ricordato oggi Marco Toresini, sul suo blog e Nino Dolfo su Bresciaoggi.

E qui un dicono di lui.

lunedì 13 settembre 2010

100 lire di biscotti rotti

Tra i racconti i miei racconti preferiti dell'infanzia c'era quello in cui mia mamma in un momento di ribellione andò a comprare 100 lire di biscotti rotti, a credito, dal negoziante sotto casa, per il gusto trasgressivo di mangiarsi un intero pacco di dolci da sola e "farla pagare" nel vero senso della parola ai suoi genitori.

Ho ripensato a quell'episodio poco fa, quando Fabrizio Martire di Uncle Pear mi ha raccontato l'operazione "Fuori dal forno". Una innovativa idea di lancio di un nuovo prodotto attraverso il quale si potrà abbassare il prezzo di un nuovo prodotto della pasticceria Veneto di Iginio Massari semplicemente facendo "Mi piace" sul prodotto.

Si parte da un'offerta lancio di 10 euro, ed ogni "mi piace" su Facebook farà scendere i un centesimo il prezzo di vendita. In poche ore si è già arrivati a quasi 200 click...

L'offerta sarà poi limitata ai primi 10 pacchi di biscotti venduti, ma l'idea non può che attirare l'attenzione...

sabato 22 maggio 2010

Societing: la sociologia che si mangia il marketing

Grazie alla segnalazione di Giovanni Boccia Artieri sul suo blog sto iniziando ad approfondire la teorizzazione del societing di Giampaolo Fabris, professore dello Iulm e prima all'Università di Trento scomparso ieri.

Molto interessante l'esito: "Perché il marketing, nel suo percorso verso Damasco per approdare alla nuova epoca, non può che realizzare un proficuo incontro, non soltanto strumentale come è successo in passato, con la società. Instaurando con questa un rapporto che sia anche di servizio, rispettoso, tendenzialmente simmetrico. Non esistono ricette miracolose per fare evolvere il marketing verso il societing: bensì una profonda rivisitazione delle sue frontiere alla luce dei nuovi scenari di una società postmoderna e delle nuove responsabilità sociali da cui non può astenersi dal confrontarsi".

La prima impressione è questa: un'illuminante pensiero che attualizza ciò che potenzialmente molti consulenti strategici hanno già in testa dando una forma teorica assolutamente suggestiva.

venerdì 14 maggio 2010

Il sottile confine tra tuo figlio e il tuo lavoro



Credo che per comprendere in pieno il valore dell'etica nella propria professione sia estremamente significativo parlare del caso di Reputation Manager un servizio inventato, in Italia, per quelle aziende che vogliono misurare la propria reputazione e conoscere l`opinione dei consumatori sul web. Ma che da qualche tempo, sta diventando il chiodo fisso di genitori preoccupati sia per le frequentazioni web dei propri figli, sia per le foto e le informazioni che gli adolescenti rilasciano ingenuamente in rete.

Qualche perplessità in più, invece, a proposito del social network basato sulla reputazione professionale.

A tal proposito voglio cogliere anche l'occasione, in questa serata svuotarchivi per segnalare un vecchio post di Social Media Today sulla distinzione tra aziende orientate alla vendita oppure orientate al marketing. Una distinzione non indifferente e spesso confusa non solo nella mente dei profani, ma anche dei professionisti.

giovedì 13 maggio 2010

Pane, web e salame. Il barcamp dei creativi bresciani

Eppur si muove...

Oggi su Bresciaoggi parlo di questo progetto di un gruppo di creativi bresciani (di seguito il pezzo che non è online).

Un gruppo aperto e trasversale, che ha raccolto l’esperienza di singoli professionisti e quella di aziende strutturate di ben più significative dimensioni. Tutto è nato da Linkedin, si è spostato su Google e su un sito dedicato, e si manifesterà pubblicamente con un barcamp chiamato «Pane web e salame» che si terrà il 23 giugno 2010 a Castello Malvezzi..

Insomma: c’è vita nell’internet bresciano. La crescita, la maturazione e la voglia di collaborare si vedono chiaramente, i progetti sono tutti documentati online e testimoniano la creatività dei nerd locali. Per ora il
sito dedicato all’evento panewebesalame.com riporta fra i supporter projectgroup.com (una società di consulenza aziendale) e webdebs.org (un gruppo di sviluppatori). Ma tra i contributi ci sono quelli della Wave di Bedizzole (che ha sedi anche a Milano, Torino e Lecce ed è una realtà attiva in più settori, dai call center alla pubblicità). Tra i promotori e main sponsor Uncle Pear (la divisione di web strategy di Project group) ed il
giovane Davide Dattoli con la sua Ddweb. Numerosi sono i contributi di queste settimane dapprima sul gruppo di linkedin.com (social network dedicato ai professionisti di qualsiasi settore, spesso utilizzato dalle aziende - soprattutto Usa - per scovare curriculum interessanti) quindi su un gruppo che è concentrato su Google groups ed ha dato vita, a webdebs.org che altro non è se non l’abbreviazione del dialettale «web de Bresà».

In ossequio alla formula del barcamp la giornata a Castello Malvezzi (dalle 9.30 alle 18) sarà aperta a tutti i contributi (di 20 minuti massimo) in materia di socialmedia, web 2.0 & imprese, best practice locali e nazionali. Si parlerà di socialmedia e mercato italiano, personalizzazione di facebook e twitter, pubbliche relazioni, social Crm, misurazione dei risultati, sviluppo dei maggiori social media. In ossequio al loro intento di proporre un evento aperto «formale ma professionale» i promotori hanno lanciato attraverso il sito anche l’appello ad eventuali sponsorizzazioni di aziende.


Il sito web del progetto è panewebesalame.com e sarei anche tentato di fare un intervento a proposito di giornalismo e social media. Vedremo.

Apprezzo il fatto che da ieri sono aumentati technical sponsor e supporter, anche se il gruppo di riferimento rimane quello degli sviluppatori di Web de Bresà

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La vita e la morte online: un bresciano si suicida, in chat



Franco Mattes, bresciano stabilitosi a New York (Brooklyn), pioniere della Net Art si è suicidato in diretta collegandosi a Chatroulette e lasciando la webcam collegata sul suo corpo impiccato in fondo al salotto. E la chiamano arte.

Ne parlo oggi su Bresciaoggi. Franco Mattes è vivo e sta bene, in questi giorni sta allestendo una nuova mostra nella grande mela alla Postmasters Gallery: la sua era solo finzione artistica: anche questa volta lui e Eva Mattes, conosciuti sul web come http://www.0100101110101101.org (che sta in codice binario per la lettera K), hanno «invitato a pensare» a modo loro. Sovvertendo in modo provocatorio, non banale, diretto e scioccante l'utilizzo dei nuovi media, ovvero inscenando una impiccagione.

Qui il video, bannato da Youtube, attualmente su Vimeo (che tuttavia non si fa embeddare): No Fun - Eva and Franco Mattes from Franco Mattes on Vimeo.



Ne parla oggi anche il blog "Lega Nerd", con un taglio critico che non è mancato online nemmeno tra i net artist e critica la performance chiedendosi: "Perchè cacchio la mia land in second life, i miei mega script in irc i miei grassi e grossi virus (ahh windozz) sono da sfigati e screenshot di avatar, bot irc e altri virus sono opere d’arte! BOH! Più rispetto per il nerd senza ganci artisitici!"

Personalmente ho avuto modo, nel mio articolo, di rilanciare un tema di libertà che mi sta a cuore: "I messaggi forti in Internet passano e si diffondono a prescindere dal benestare o meno dei grandi protagonisti del web alla guida dei social network. Un vanto che rilancia in qualche modo la natura incontrollabile e sostanzialmente anarchica di una piattaforma che è prima di tutto collaborazione ed empatia, e tende a ordinarsi e organizzarsi da sè".

Le loro performance fanno sempre discutere: da quando clonarono il sito del Vaticano su vatican.org (copiando gran parte e sostituendo alcuni pezzi con stralci di canzoni degli 883 ed altre genialate), a quando nel centro storico di Brescia fecero un blitz notturno pubblicando una segnaletica surreale per lanciare messaggi alla città.

Curioso che di questa performance (del 2005) io non abbia trovato alcun testimone che se ne ricordasse. Nemmeno un articolo sul giornale (effettivamente mi è stato confermato dai diretti interessati, via mail da New York, che non ci fu conferenza stampa di presentazione), nemmeno uno che ricordasse "qualcosa di simile" (quindi se qualcuno vuole raccontarmelo mi contatti). Forse a quell'ora i bresciani stavano lavorando e non avevano tempo per le trovate di due artisti pazzi, che nella loro carriera hanno cambiato almeno 15 pseudonimi.

Eva e Franco Mattes sono su Facebook: qui

mercoledì 28 aprile 2010

La caccia, i calendari, la passione

Riporto con piacere un rapido scambio di email con un lettore di Bresciaoggi.it che ha voluto approfondire il tema dei giorni in più in calendario. Approfondisce l'argomento, anche con un po' di colore che non guasta mai e tanta passione. Il riferimento è al mio pezzo di due giorni fa su Bresciaoggi (che ho riportato anche qui e che fa seguito al dibattito successivo a questo post e alla mia intervista al senatore Franco Orsi).

Il giorno 27 aprile 2010 18.25, Maurizio Balducci ha scritto: Voglio sperare che nessuno la chiami per aver avvistato un nido di vacca su un leccio per poi pubblicarglielo. Non dico che il paragone sia uguale maa il concetto si, e ora le spiego. Se la decade di Febbraio con tutti gli annessi e connesi prenderà vita, sappia che i giorni di caccia, vista la legge 157, sono 6 che spettano ad ogni cacciatore. Perché ogni settimana, togliendo il divieto del Mar e Ven, su 5 giorni rimasti se ne possono usufruire a scelta solo 3. E visto che questo giochino di aumentare le giornate di caccia, (che non sono 9 ma 7 disponibili) da parte di molti giornalisti e politici, per far credere all'opinione pubblica chissà quale vantagio sarà dato ai cacciatori, gli pongo il problemino: lei ha 5 gnocche disponibili per settimana, ne può scelgiere a piacere solo tre, (non faccia il furbo perchè si parla di una al giorno) il martedi e il venerdi si riposano tutte, quante trombate si fa in 7 giorni? Tre e quindi 6 per la decade di febbraio!

Il giorno 27 aprile 2010 21.45, Giovanni Armanini ha scritto:Ho apprezzato troppo (e condiviso) il tono della sua risposta per non replicare alla sua mail (di cui la ringrazio). nel mio pezzo ho cercato solo di fotografare la situazione attuale. lei ha totalmente ragione sul discorso dei giorni in più. in italia dobbiamo fare i conti con degli animalisti idioti che non sanno cos'è l'ambientalismo. le richiamo solo quello che per me è il principio chiave di questo passaggio in parlamento: "Intanto il passaggio della Legge comunitaria permetterà di far passare il principio secondo cui il calendario venatorio non è più esclusiva competenza della politica". Sarà una vittoria di Pirro, ma da oggi secondo me qualcosa cambia...

Il giorno 28 aprile 2010 11.50, Maurizio Balducci ha scritto:La ringrazio della risposta e non é poco in una società dove il cittadino (specie nei media o meglio, di chi ci lavora) non viene mai ascoltato. Vorrei solo aggiungerle una cosa su quest'articolo 43 che tanto polverone ha alzato, per non parlare che sono 9 anni che qualcuno per interessi personali politici sta sconvolgendo il nostro mondo. Primo non ha portato nessun vantaggio ai cacciatori anzi, perché prolungare la caccia per pochissimi giorni a 4-5 specie appartenenti solo agli anatidi si rischia la chiusura anticipata per 12 specie di animali molto prima del 31 gennaio se all'Europa dobbiamo allinearci. Secondo, non facciamo lo sbaglio di 2 anni fa, dove molti dissero che i verdi o animalisti intransigenti erano stati spazzati via dal Parlamento, perché esistono negli enti locali. Quindi, é vero ciò che dice, che la politica non avrà più l'esclusiva delle competenze sul calendario venatorio, ma quella di Regioni e Province lei come la chiamerebbe? Comunque chiudo e la ringrazio ancora del tempo dedicatomi, aggiungendo solo che sarebbe bastato anni fa prendere la 157/92 e applicarla in toto, cambiare una manciata di articoli, riperimetrare certe aree protette, restituire alla caccia quei piccoli santuari gestiti da certe Ass. Ambientaliste (mal tenute, non d'interesse naturalistico ma dove seguitano a percepire stanziamenti dai cittadini) togliere il porto d'Armi per un tott di anni per chi "delinque" (no depenalizzare le pene) e il gioco era fatto. Calcolando che questo tipo di legge che si vuol cambiare, compreso l'art. 43, non sta bene al 75% dei cacciatori, e glielo dice uno che ne ha giornalmente "sotto Pc" in due liste più di 500 di cacciatori-listaioli.

lunedì 26 aprile 2010

Brescia e il web 2.0. Eppur si muove: ecco "Calesita"

Ogni tanto qualche segnale "2.0" anche a Brescia.



L'ultimo in ordine di tempo è quello di Calesita, un'azienda sudamericana commercializzata in Italia dalla Sicos di Castelcovati di cui tempo fa avevo scritto la storia. Una bella vicenda imprenditoriale familiare, con storie di emigrazione e legami che rimangono nel tempo fra parenti di diverse generazioni.

L'idea interessante, tutta da sviluppare, è quella di un blog che anzichè fare comunicazione di prodotto proverà (questo almeno sembra trasparire) a dialogare con i potenziali clienti. Lo si capisce meglio entrando nello specifico: l'azienda fa giocattoli per bambini molto piccoli, l'idea comunicativa (della freelance bresciana Ilaria Dondi) è quella di fare un blog orientato ai genitori puntando a stabilire con loro un contatto comunicativo. I primi post sono stati ad esempio: "Come comportarsi di fronte ai capricci del bambino?" "Essere genitori consapevoli".

Un piccolo ma significativo segnale, in un tempo in cui ancora l'idea prevalente fra gli imprenditori è quella che si parli della propria azienda il meno possibile, ma che il marchio sia bello grande e in risalto...

Update: intanto mi è stata anche segnalata la buona riuscita del convegno dei gironi scorsi al museo Mille Miglia con una cinquantina di piccoli imprenditori sui modelli organizzativi.

giovedì 22 aprile 2010

La legge di Murphy del web

Una cosa a cui avevo sempre pensato, ma che Gianluca Neri (in una intervista doppia con Luca Sofri su Wired) ha saputo focalizzare bene.

Descrivi in massimo 10 parole il concetto di viral marketing

GN: Una cosa cui centinaia di migliaia di agenzie pubblicitarie al mondo tendono, senza riuscire ad essere minimamente virali. Chi ci riesce è perché ha avuto una buona idea e non pensava a quanto successo avrebbe potuto raccogliere.


Ecco secondo me questo è esportabile a tutto ciò che è di successo in Internet.

giovedì 15 aprile 2010

Lo strano caso di Mario Pezzotti: prete, bresciano e pedofilo



Antefatto: l'Associated Press (agenzia di stampa Usa) sta cercando in giro per il mondo alcuni religiosi accusati di abusi sessuali su bambini in 21 Paesi del mondo. Ha trovanto trenta storie di persone che, nonostante le accuse circostanziate delle vittime, hanno continuato a lavorare con i minori, in alcuni casi sfuggendo la legge degli Stati in cui avevano commesso i reati.

Tra i casi in esame quello di don Mario Pezzotti, prete bresciano (saveriano, oggi ha 75 anni) condannato nel 1993 al pagamento di 175mila dollari (i fatti risalivano al 1959).

Per punizione il bresciano venne inviato in Amazzonia dal '70 al 2003 (dove si faceva allegramente fotografare con i bambini del villaggio - vedi sopra - in immagini che venivano poi pubblicate sul bollettino parrocchiale...).

Tra i più agguerriti sul caso c'è il blog dell'associazione Prometeo: qui trovate tutti i post sul caso, che è già arrivato anche su Facebook in "Informare per resistere".

Prometeo, attraverso il suo presidente Massimiliano Frassi, chiede che si intervenga su di lui, ridicendolo allo stato laicale. Da agnostico mi sembra una presa di posizione debole, che tuttavia (vista la consistenza del caso) suggerisce un attento controllo sulla gestione dei casi all'interno della stessa organizzazione ecclesiastica. Ma è una prima impressione a caldo, essendo in fase di approfondimento personale non aggiungo altro.

martedì 13 aprile 2010

Libidine tecnologica

Leggere il blog da un iPad nuovo fiammante... non ha prezzo!



purtroppo è solo la segnalazione di un'amica :( io non ce l'ho ancora...

IlNottambulo.it: quando Brescia inventò i social network locali senza saperlo



I social network locali? Sono una invenzione bresciana. Chi dice il contrario è mal informato. Del resto come dico sempre, è difficile essere modesti se si nasce bresciani. Intorno ai primi mesi del 2004 nacque a Lograto, in provincia di Brescia, il primo vero social network locale: Il Nottambulo.it.

Erano i tempi delle chat, del web basato sui nickname che non aveva ancora sdoganato il nome e cognome. Il boom di Myspace (estate 2006) e quello di Facebook (estate 2008) erano ancora lontani, così come le suggestioni in 3d di Second Life.

Basato su una tecnologia un po' vecchiotta anche per i tempi (con molte finestre popup che a volte lo facevano individuare da alcuni firewall come sito "infetto"), il social network bresciano era partito con l'idea di fare da punto di riferimento per i locali (il business model doveva essere la pubblicità di pub e discoteche della zona) ma ben presto diventò altro.

Gli utenti (mediamente tra i 20 e i 25 anni, tutti geograficamente localizzati in provincia con qualche eccezione nelle zone limitrofe) utilizzavano i pochi strumenti a disposizione: forum, profili (molto semplici e scarni), la possibilità di pubblicare post più lunghi su un proprio blog con un paio di funzione base e nulla più, album fotografici e una sorta di messaggeria basata su popup che ritardava di qualche secondo la ricezione dei messaggi. Poca condivisione, non troppe idee di crescita, un circolo sostanzialmente chiuso e poco linkabile, ma un dato importante: il tempo medio di connessione al sito per utente era molto alto, molta gente utilizzava la messaggeria come chat e il forum come una sorta di chiacchierata in differita di qualche secondo. La potenzialità dello strumento - dopo una crescita durata all'incirca fino a tutto il 2006 - non venne mai sviluppata dai ragazzi di Fabbrica creativa che lo avevano promosso.

Oggi il sito è ancora attivo ma sostanzialmente disabitato. Il progetto è stato progressivamente abbandonato dai ragazzi, che hanno poi incentrato il business della loro piccola azienda su gadget ed altro. Un peccato perchè l'iniziativa non venne mai razionalizzata e valorizzata con una pianificazione chiara e una visione tecnica e non solo.
Col tempo lo sviluppo del social network divenne secondario rispetto ai rapporti di amicizia che si erano creati fra i frequentatori dello stesso sito (molti tutt'ora ancora amici), e i promotori stessi persero un po' di vista il vero focus, ovvero la crescita tecnologica e contenutistica della piattaforma.
Soprattutto questo secondo aspetto, ovvero la volontà di controllo sulle discussioni e una sorta di limitazione forzata dei contenuti pubblicati, fu causa di un generale progressivo disamoramento.

La crescita esponenziale di Facebook (e la libertà illimitata concessa di fatto dal network americano) diede il colpo di grazia generando il fuggi fuggi degli utenti stanziali.

Perchè ho raccontato questa cosa?
Ebbene, ad un certo punto, per cautelarsi dal rischio querela per i contenuti pubblicati dagli utenti Fabbrica Creativa fece ricorso ad un espediente (in parte criticato dagli utenti stessi) che era quello di far accettare le condizioni di servizio ad ogni connessione. Vi era inoltre una sorta di regolamento, molto profano ed artigianale, in realtà, che ad ogni connessione ci si impegnava a rispettare.

Questo dettaglio mi è venuto in mente rileggendo la sentenza e le reazioni al caso Vividown (quello del video pubblicato sul web del ragazzo down maltrattato...). Emblematico il commento di Luca De Biase alle motivazioni: "tutte concentrate sul fatto che Google avrebbe dovuto - e non l'ha fatto in modo vagamente doloso - avvertire con molta più decisione e attenzione gli utenti dei loro obblighi nei confronti della privacy altrui. Dunque non c'è nessun obbligo di controllo da parte delle piattaforme sui contenuti immessi in rete dagli utenti. Ma le piattaforme devono assicurarsi in ogni modo che gli utenti conoscano le regole".

In tal senso la soluzione suggerita dai consulenti dell'azienda (che successivamente ha trasferito la propria sede da Lograto a Castelcovati) fu assolutamente lungimirante, benchè del tutto unica nel suo genere, e capace di suggerire con qualche anno di anticipo quella che potrebbe essere la sostanziale soluzione formale della necessità di informazione da parte di una piattaforma nei confronti dei propri utenti ovvero l'accettazione sistematica ad ogni connessione di una normativa.

Internet Nobel per la pace, un pretesto per dire tutto e il contrario di tutto



Nelle scorse settimane ho espresso il mio dissenso per la candidatura di Internet al Premio Nobel per la pace avanzata da Wired. Avevo registrato da Bresciaoggi le confuse motivazioni dell'onorevole Viviana Beccalossi. Purtroppo non c'è stato verso di avere la risposta dell'onorevole Pierangelo Ferrari, nonostante una mia mail del 17 marzo 2010 al suo inidirizzo della Camera dei deputati. Eppure Ferrari, del Pd, ha un blog e dovrebbe essere molto sensibile e ricco di spunti in materia.

Sostanzialmente ho sempre evidenziato come fosse assurdo dare un premio a uno strumento, che non è nè buono nè cattivo, ma solo uno strumento.

Uscire da questa categoria significa celebrare il mezzo attribuendogli dogmaticamente, direi quasi fideisticamente, una natura "buona" (operazione totalmente fuoriluogo), ma al contempo esporsi a tesi deliranti come quella di oggi letta su Il Giornale e segnalata anche dal blog di Alessandro Gilioli, che per difendere la Chiesa spara a caso sostenendo che, si sorvola sulla massiccia presenza in Internet di siti pedofili strutturati da social network o paludati da blog e chiede perché nessuno ha messo sotto processo Internet che pullula di lerci siti pedofili? Due operazioni di segno opposto ma figlie di una comune matrice che stravolgendo la natura stessa di un media ne svilisce il possibile contributo al bene comune.

Siamo insomma al processo dei mezzi che rischia solo, a prescindere dal vincitore, di mortificare quello che è il reale contributo del medium stesso, ovvero la predominanza del contenuto.

Ho accostato le due cose per un semplice motivo: il tentativo di beatificare uno strumento, così come quello di controllarlo e imbavagliarlo (molto fiorente, quest'ultimo, anche in Italia) secondo me sono figli dello stesso errore di valutazione, ovvero quello di spostare lo scontro dal contenuto al mezzo. Uno spostamento che sconfina rendendo necessaria una attenzione supplementare, perchè quando questo accade ad essere minacciata è la libertà di tutti.

sabato 10 aprile 2010

Aperello...

Un vero peccato che non esista la versione bresciana di questa pubblicità con Pompiano, Cazzago, Limone e Comezzano.





venerdì 9 aprile 2010

Benvenuta, Huffington



Apprendo con piacere dal blog di Mantellini che Arianna Huffington, la promotrice del blog statunitense considerato "il più influente del mondo", ha lanciato il nuovo servizio di Twitter: una selezione di contenuti pensati per le audience locali e centrata sul real-time. Praticamente quello che personalmente, attraverso i contenuti di bresciaoggi.it faccio da qualche mese.

Insomma, nulla di nuovo sotto il cielo del web 2.0.

lunedì 5 aprile 2010

Urbino 2001

Giovanni Boccia Artieri è il professore che seguì la mia tesi sul web writing all'Università di Urbino (2001). Una tesi che non passerà alla storia. Oggi ho trovato il suo blog e un suo intervento su ereticidigitali.it (un blog che fa da "sequel" a Eretici digitali, un saggio che sto leggendo in questi giorni).





mercoledì 31 marzo 2010

La notizia del giorno



Ricky Martin è gay, lo ha dichiarato sul suo blog.
La notizia ha già fatto il giro del mondo: ora tutti sanno che Ricky Martin ha un blog. (visto qui e qui)

E io che temevo di non avere nulla in comune con lui.

Per festeggiare un suo fan ceceno gli ha dedicato una canzone.





venerdì 26 marzo 2010

Elezioni regionali in diretta su Bresciaoggi.it



Le Elezioni Regionali 2010 saranno l'occasione per il primo esperimento di Live blogging su Bresciaoggi.it.

Lunedì seguiremo in diretta gli scrutini elettorali con diversi servizi ma soprattutto attraverso diversi canali. Oltre al sito avete a disposizione il mio blog e la mia pagina twitter, ma anche la pagina Facebook del quotidiano e ovviamente il sito del quotidiano.

Ovviamente siete caldamente invitati a linkarci e condividere i nostri contenuti sui vostri blog, sui vostri profili di twitter, facebook e dei vostri social network preferiti per diffondere il più possibile le informazioni in tempo reale che metteremo a disposizione.

La vera novità sarà proprio quest'ultima: la possibilità di tenervi aggiornati grazie alla multicanalità del web 2.0. Speriamo di essere all'altezza. Attendo (qui) commenti e critiche.

STAY TUNED!

sabato 20 marzo 2010

Giornalismo, tempi, notizie, approfondimenti

La fortuna di scrivere un blog è che non hai l'obbligo di redigere un post subito dopo una conferenza stampa. Puoi eventualmente informarti e cercare di andare oltre il resoconto, citare i pezzi dei giornali, raccogliere qualche commento, approfondire un tema.

L'ultimo caso in ordine di tempo è quello della conferenza stampa in cui il vicesindaco di Brescia, Fabio Rolfi, ha denunciato una sorta di "discriminazione" dei bresciani nell'accesso alle case popolari.

Su quibrescia.it è partito il consueto dibattito fatto di qualche riflessione, tanto tifo, molte contrapposizioni. Il quotidiano online cittadino sta confermando la sua crescita in termini di partecipazione, e questo a mio giudizio gli impone sempre più di fornire un numero crescente di strumenti di valutazione.

Laura Castelletti sul sul blog politicizza la questione: Il Rolfi di lotta chiede al Rolfi di governo. Ma al di là del metodo aggiunge un vero elemento mancante per una lucida analisi: la Regione è l’unica istituzione che ha il potere di modificare i criteri da utilizzare nell’assegnazione delle abitazioni ad edilizia convenzionata. Un passaggio assente, questo, nel pezzo giornalistico di quibrescia, che ha fuorviato la discussione degli utenti.

Sono, in sostanza, i limiti dell'informazione spray dei giorni nostri, che avrebbe bisogno di giornalisti tuttologhi capaci di saper trattare con competenza quotidianamente gli argomenti a sorpresa preparati (con strumentalizzazioni ad arte) dai politici che convocano le conferenze stampa (a prescindere dagli schieramenti). Tutto si risolve in una resocontazione di dichiarazioni senza la benchè minima possibilità/capacità di analisi che svilisce il ruolo stesso di chi fa informazione.

Nel merito avrei posto volentieri a Rolfi due domande:

- La prima di merito sulla sua "denuncia". Quale è la condizione dell'immigrato che accede ai benefici delle case popolari rispetto a quella dell'italiano/bresciano? In altre parole: siamo di fronte a casi di discriminazioni economiche o, effettivamente, lo stato di bisogno degli immigrati è commisurato alle reali necessità? Perchè qui stiamo parlando di sostegno su basi economiche, non ancora, fortunatamente, su basi razziali.

- La seconda di metodo politico. Quale credibilità crede possa avere, nel lungo periodo, la politica del fa e disfa di cui lui stesso si fa portatore dichiarando, a mio modo di vedere in maniera del tutto arbitraria che: "I cinque anni di residenza per gli stranieri prima di accedere alle liste per le assegnazioni, proposta che a suo tempo fu avanzata e introdotta grazie dalla Lega, ormai non sono più sufficienti, visti i flussi migratori indiscriminati che hanno caratterizzato gli anni passati". Dichiarando in sostanza il fallimento di una strategia ed anche quella di un rimedio (sui flussi migratori - ammesso che di flussi si possa parlare - governati dalla Bossi-Fini) interamente di matrice leghista.

martedì 2 marzo 2010

Un blogger che vive facendo il giornalista



D'ora in poi quando mi chiederanno "cosa fai nella vita?" risponderò così... più che altro perchè questa definizione mi permette di sorridere quando sentirò dire (come oggi al congresso della Cgil) in tema di cittadinanza e partecipazione: "leggiamo i resoconti delle conferenze stampa, ma non basta a nessuno". Sapessero quante volte io vorrei mettere un link all'interno di un mio articolo sul giornale!!

Condivido innanzitutto la posizione di Federica Sgaggio, anche lei (ma solo casualmente), giornalista del mio gruppo editoriale, secondo cui: "l'evoluzione editoriale tende a cambiare il lavoro dei giornalisti escludendoli progressivamente dal mondo degli intellettuali" e quindi spingendoli ad aprire un blog. Una tesi ripresa anche dal direttore di Nova Luca De Biase che puntualizza: "Chi fa sia l'uno che l'altro può sentirsi tagliato in due, visto che in entrambe le situazioni scrive, ma in un caso per esprimersi e connettersi, nell'altro caso per sviluppare una linea editoriale".