I voti di Wired ai quotidiani italiani non risparmiano bocciature. La Stampa in pole position, Bresciaoggi rimandato a "dopo" settembre (la formula è ancora in fase sperimentale gratuita).
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lunedì 20 settembre 2010
Quotidiani e iPad, esordio mediocre
I voti di Wired ai quotidiani italiani non risparmiano bocciature. La Stampa in pole position, Bresciaoggi rimandato a "dopo" settembre (la formula è ancora in fase sperimentale gratuita).
sabato 29 maggio 2010
L'iPad e i giornalisti, storia di un amore possibile (in 3 atti)
Ho buttato qui un po' di appunti sparsi, scritti di getto, magari anche con qualche errore, ma questo post va preso con il beneficio di inventario degli appunti scritti di corsa.

Da poco più di 24 ore sto studiando l'ipad. L'oggetto di culto del momento. Ci sono almeno tre passaggi che mi fanno pensare che dal successo di questo nuovo strumento passino nuove opportunità per il giornalismo e il ruolo dei giornalisti. Tutto starà nel saper capire questo strumento, scommettendo sul proprio futuro come redazioni.
Quando Luca De Biase venne a parlare alla redazione di Bresciaoggi in occasione del lancio del sito internet disse una cosa, più di tutte, significativa: "Non percepitevi più come redazione del giornale, ma come squadra che produce notizie, e che potenzialmente lo può fare su più piattaforme, sposando la crossmedialità".
La sfida a mio modo di vedere rimane questa. Anche perchè dietro all'idea del lavorare per produrre un giornale ci sta un'idea industriale, che svuota un po' il ruolo intellettuale del giornalista. Dietro, invece, all'impostazione della redazione come "squadra che produce notizie" sta una sfida culturale, ben più gratificante. Non è una differenza da poco.
In tutto questo l'iPad si inserisce ridando dignità al ruolo storico del giornale, pur adattandolo ad una nuova tecnologia. Parlo in particolare del primo programma che ha attratto la mia attenzione: Press Reader. Un sistema di download dei quotidiani in formato digitale. Non sono ancora all'entusiasmo che venne espresso da La Stampa qualche mese fa: l'iPad non salverà il giornalismo, gli strumenti sono neutri, saranno gli uomini, i giornalisti, a dover capire il loro ruolo sociale nel futuro per salvarsi o eventualmente decretare la propria fine. Ma intanto iPad fa emergere almeno tre elementi interessanti da non trascurare. La lettura va fatta rispetto a cosa è stata la lettura dei giornali prima di Internet ed a cosa è diventato oggi il modo di informarsi dopo l'avvento della rete (ovvero dal cartaceo, dal prodotto finito, al sito, al prodotto in divenire, che quindi rimane un eterno work in progress).
Personalmente non trascurerei:
La fisicità del nuovo strumento. C'è un ritorno al passato nel senso che le mani hanno un rapporto diretto con lo schermo-pagina e interagiscono senza la mediazione di mouse o altro. Non è un particolare da poco, anche se in senso digitale senti "tuo" il contenuto di cui stai fruendo. Che sia un giornale, un libro o altro, è un tuo movimento a dettare i ritmi. In pratica: se leggere un giornale sul pdf scaricato su un normale computer è più simile alla lettura di un sito internet, farlo leggendo un pdf su iPad somiglia molto di più, fisicamente, alla lettura di un libro o di un giornale. Ho rivalutato, in questo senso, sia la videolettura che ho sempre trovato fisicamente scostante, sia la possibilità di scaricare un quotidiano anzichè comprarlo (ci hanno provato il gruppo epolis e Il Fatto quotidiano). Una ipotesi, quest'ultima, che mi ha sempre dato l'impressione di svilire il contenuto del giornale togliendogli la propria fisicità cartacea. La propria impugnabilità, e direi anche la propria esclusività nel momento in cui il fruitore sceglie di mettersi alla lettura (indubbiamente, del resto, il monitor del computer è estremamente più "distraente" del divano di casa vostra). Aggiungo, da possessore di iPhone, che l'accresciuta fisicità del nuovo strumento rispetto al melafonino è determinante in questo nuovo modo di interfacciarsi con lo strumento.
L'ampiezza di informazione possibile. Leggere il quotidiano in download significa leggere il quotidiano, leggere il sito web è un'altra cosa. Superato un iniziale gap tecnologico (che personalmente non ho percepito come determinante per un eventuale insuccesso) la fruizione è diretta ed immediata, con alcune possibilità tecnologiche in più (link, ricerche, sottolineature, vocabolari). Il giornale torna ad essere giornale, non deve radicalmente reinventarsi come successo nel pensare i siti web. Ma il suo essere digitale aumenta le possibilità (penso ad esempio alla ricerca per parole chiave possibile con ibooks all'interno di un ebook scaricato). Tutt'al più è immaginabile una necessità di riformare gli attuali modelli grafici in vista di un nuovo modello distributivo (il download che in tutto o in parte potrebbe soppiantare l'edicola).
Una parte della professionalità storica del giornalista viene rivalutata. Ovvero, torna ad avere la sua dignitosa importanza la capacità di avere uno sguardo globale sulla realtà e sui fenomeni, con il ritorno della pagina e del prodotto giornale. Mentre sul web l'informazione flusso, tipica più delle agenzie che delle testate del giornalismo cartaceo, annullava la visione d'insieme (per sua natura più ragionata, storicizzata, globale) privilegiando immediatezza, tempestività, tempismo della notizia (elementi che causavano una perdita della visione d'insieme per dare maggiore dignità al fattore tempo in divenire) ora vi è un ritorno alla pagina che diviene più importante dell'articolo, all'impostazione grafica che non è più un elemento interno (o tutt'al più un elemento minimo di richiamo nella gerarchia dell'home page) ma un aspetto che forma la prima percezione del lettore nel colpo d'occhio sulla pagina. Tutti aspetti che il web ha fatto finire in secondo piano ma che il sistema di videolettura del pdf scaricato riporta all'originale importanza.
In questo senso, dico, c'è una rivalutazione professionale: se per fare un sito web bastava un buon reporter in grado di cinguettare periodicamente aggiornamenti alle notizie, ora servirà molto di più un giornalista in grado di creare un prodotto d'impatto con una visione d'insieme importante.
Da poco più di 24 ore sto studiando l'ipad. L'oggetto di culto del momento. Ci sono almeno tre passaggi che mi fanno pensare che dal successo di questo nuovo strumento passino nuove opportunità per il giornalismo e il ruolo dei giornalisti. Tutto starà nel saper capire questo strumento, scommettendo sul proprio futuro come redazioni.
Quando Luca De Biase venne a parlare alla redazione di Bresciaoggi in occasione del lancio del sito internet disse una cosa, più di tutte, significativa: "Non percepitevi più come redazione del giornale, ma come squadra che produce notizie, e che potenzialmente lo può fare su più piattaforme, sposando la crossmedialità".
La sfida a mio modo di vedere rimane questa. Anche perchè dietro all'idea del lavorare per produrre un giornale ci sta un'idea industriale, che svuota un po' il ruolo intellettuale del giornalista. Dietro, invece, all'impostazione della redazione come "squadra che produce notizie" sta una sfida culturale, ben più gratificante. Non è una differenza da poco.
In tutto questo l'iPad si inserisce ridando dignità al ruolo storico del giornale, pur adattandolo ad una nuova tecnologia. Parlo in particolare del primo programma che ha attratto la mia attenzione: Press Reader. Un sistema di download dei quotidiani in formato digitale. Non sono ancora all'entusiasmo che venne espresso da La Stampa qualche mese fa: l'iPad non salverà il giornalismo, gli strumenti sono neutri, saranno gli uomini, i giornalisti, a dover capire il loro ruolo sociale nel futuro per salvarsi o eventualmente decretare la propria fine. Ma intanto iPad fa emergere almeno tre elementi interessanti da non trascurare. La lettura va fatta rispetto a cosa è stata la lettura dei giornali prima di Internet ed a cosa è diventato oggi il modo di informarsi dopo l'avvento della rete (ovvero dal cartaceo, dal prodotto finito, al sito, al prodotto in divenire, che quindi rimane un eterno work in progress).
Personalmente non trascurerei:
La fisicità del nuovo strumento. C'è un ritorno al passato nel senso che le mani hanno un rapporto diretto con lo schermo-pagina e interagiscono senza la mediazione di mouse o altro. Non è un particolare da poco, anche se in senso digitale senti "tuo" il contenuto di cui stai fruendo. Che sia un giornale, un libro o altro, è un tuo movimento a dettare i ritmi. In pratica: se leggere un giornale sul pdf scaricato su un normale computer è più simile alla lettura di un sito internet, farlo leggendo un pdf su iPad somiglia molto di più, fisicamente, alla lettura di un libro o di un giornale. Ho rivalutato, in questo senso, sia la videolettura che ho sempre trovato fisicamente scostante, sia la possibilità di scaricare un quotidiano anzichè comprarlo (ci hanno provato il gruppo epolis e Il Fatto quotidiano). Una ipotesi, quest'ultima, che mi ha sempre dato l'impressione di svilire il contenuto del giornale togliendogli la propria fisicità cartacea. La propria impugnabilità, e direi anche la propria esclusività nel momento in cui il fruitore sceglie di mettersi alla lettura (indubbiamente, del resto, il monitor del computer è estremamente più "distraente" del divano di casa vostra). Aggiungo, da possessore di iPhone, che l'accresciuta fisicità del nuovo strumento rispetto al melafonino è determinante in questo nuovo modo di interfacciarsi con lo strumento.
L'ampiezza di informazione possibile. Leggere il quotidiano in download significa leggere il quotidiano, leggere il sito web è un'altra cosa. Superato un iniziale gap tecnologico (che personalmente non ho percepito come determinante per un eventuale insuccesso) la fruizione è diretta ed immediata, con alcune possibilità tecnologiche in più (link, ricerche, sottolineature, vocabolari). Il giornale torna ad essere giornale, non deve radicalmente reinventarsi come successo nel pensare i siti web. Ma il suo essere digitale aumenta le possibilità (penso ad esempio alla ricerca per parole chiave possibile con ibooks all'interno di un ebook scaricato). Tutt'al più è immaginabile una necessità di riformare gli attuali modelli grafici in vista di un nuovo modello distributivo (il download che in tutto o in parte potrebbe soppiantare l'edicola).
Una parte della professionalità storica del giornalista viene rivalutata. Ovvero, torna ad avere la sua dignitosa importanza la capacità di avere uno sguardo globale sulla realtà e sui fenomeni, con il ritorno della pagina e del prodotto giornale. Mentre sul web l'informazione flusso, tipica più delle agenzie che delle testate del giornalismo cartaceo, annullava la visione d'insieme (per sua natura più ragionata, storicizzata, globale) privilegiando immediatezza, tempestività, tempismo della notizia (elementi che causavano una perdita della visione d'insieme per dare maggiore dignità al fattore tempo in divenire) ora vi è un ritorno alla pagina che diviene più importante dell'articolo, all'impostazione grafica che non è più un elemento interno (o tutt'al più un elemento minimo di richiamo nella gerarchia dell'home page) ma un aspetto che forma la prima percezione del lettore nel colpo d'occhio sulla pagina. Tutti aspetti che il web ha fatto finire in secondo piano ma che il sistema di videolettura del pdf scaricato riporta all'originale importanza.
In questo senso, dico, c'è una rivalutazione professionale: se per fare un sito web bastava un buon reporter in grado di cinguettare periodicamente aggiornamenti alle notizie, ora servirà molto di più un giornalista in grado di creare un prodotto d'impatto con una visione d'insieme importante.
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venerdì 28 maggio 2010
Rivoluzione iPad? Ecco Press Reader
Una completa recensione di Press Reader programma per iPad che permette di scaricare i quotidiani. Una copia a 0,79 centesimi e due formule di abbonamento: 31 copie a propria scelta a 8 euro, abbonamento mensile illimitato a 24 euro. Sarà questo il futuro dei quotidiani?
martedì 13 aprile 2010
Libidine tecnologica
venerdì 2 aprile 2010
La preghiera mattutina dell'uomo moderno
Secondo una ricerca condotta da Retrevo su 1.000 utenti Usa a proposito delle dipendenze da social network il 53% degli intervistati consulta Facebook come prima attività mattutina.
Io, che pure sono italiano e non statunitense, ho ormai da un anno questa abitudine. Non la vivo come un disturbo compulsivo della personalità, ma come una normale e routinaria attitudine. Una sorta di revisione corretta e aggiornata della preghiera mattutina dell'uomo moderno che non allarmava nessuno quando teorizzata da Hegel a proposito dei quotidiani.
Questo anche perchè ormai i profili che seguo su facebook sono limitati a una cinquantina di amici e ad una decina di servizi di informazione.
Negli ultimi due giorni ad esempio ho scoperto che una mia collega sarebbe arrivata al lavoro con vestiti troppo leggeri per il clima rigido di questi giorni, e che negli Usa il buffo Greg Parker si è già messo in fila per essere il primo ad acquistare un iPad, che è in uscita fra tre giorni.
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giovedì 1 aprile 2010
Sale la febbre...
qui un po' di recensioni illustri
l’iPad ha potuto riprodurre filmati in maniera continuativa dalle 7 e 30 del mattino alle 7 e 53 di sera, più di 12 ore. E’ quattro volte la durata media di un portatile o di un lettore DVD portatile
mercoledì 17 febbraio 2010
Giornalismo, anno zero
L'iPad di Steve Jobs ha salvato il giornalismo? La lettura de La Stampa è al contempo coraggiosa, suggestiva e un po' visionaria, ma come tutte le migliori riflessioni apre nuovi scenari possibili. Più scientifico-analitica quella di Aldo Grasso sul Corriere. Sono le prime righe che leggo a proposito di "L'ultima notizia", libro di Massimo Gaggi e Marco Bardazzi.
Nel mio piccolo (tornerò sul tema dopo aver letto il libro) mi sento di dire che in questo momento i giornalisti sono come gli allenatori nelle squadre di calcio. Hanno conoscenze e competenze superiori rispetto alle attese dei dirigenti-allenatori che ragionano a breve ed esclusivamente sul risultato (tradotto in raccolta pubblicitaria). Il problema in questo caso non è di esoneri ma di valorizzazione culturale. Che rischia di essere tardiva.
Nel mio piccolo (tornerò sul tema dopo aver letto il libro) mi sento di dire che in questo momento i giornalisti sono come gli allenatori nelle squadre di calcio. Hanno conoscenze e competenze superiori rispetto alle attese dei dirigenti-allenatori che ragionano a breve ed esclusivamente sul risultato (tradotto in raccolta pubblicitaria). Il problema in questo caso non è di esoneri ma di valorizzazione culturale. Che rischia di essere tardiva.
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