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giovedì 22 marzo 2012

#Giornali e #socialnetwork. Il futuro che vedo. - #Italia #Usa #giornalismo #sn



Granieri evidenzia due dati che emergono dal rapporto sullo stato dell'informazione americana (che - non c'è bisogno di dirlo - in qualche misura anticipa le tendenze anche sull'Italia):

Un numero crescente di addetti ai lavori predice che entro 5 anni molti giornali offriranno una versione di carta solo la domenica».



Ma a dominare le headline che accompagnano l'uscita del rapporto è -soprattutto- la crescente importanza dei social media nel ciclo delle news.su Bookcafe: La sopravvivenza dei giornali.



Se il primo aspetto mi sembra piuttosto visionario e fondamentalmente immotivato (perché tenere il cartaceo se il business diventa altro?). Il secondo è decisamente più attuale e verificabile.

Il passaggio chiave secondo me sta in una nuova consapevolezza.

Il punto è che i social network hanno ormai attivato una enorme conversazione in cui le testate tradizionali perdono il monopolio precedente in cui erano loro a dettare tempi, trend e agenda delle stesse conversazioni. Spesso in maniera dispotica perché arbitraria rispetto agli indici di ascolto o di gradimento reali (in Italia ancora oggi paghiamo un forte gap tra le scelte dell'emittente e la misurazione reale ed affidabile dell'audience al seguito).

Ma la perdita del monopolio non è ancora perdita di autorevolezza. Questa al contrario può essere confermata ed addirittura aumentata nella misura in cui i media tradizionali (ovvero quelli nati prima della rete) sapranno inserendosi nella conversazione allargata con le proprie peculiarità deontologiche e professionali che in termini di autorevolezza non possono che rappresentare un valore.

giovedì 15 marzo 2012

#Twitter non ucciderà il #giornalismo, ma l'#Auditel stia in guardia



Sono convinto da tempo che twitter, lungi dall'essere considerato una fonte primaria, sia una risorsa e non un limite per il giornalismo. E che peraltro configurandosi come "agenzia di citizen journalism" porti in sé una carica creativa solo marginalmente pericolosa per il giornalismo. Lo dice bene oggi Giuseppe Granieri nel suo blog.

Twitter sta diventando trasversale a tutti i settori dell'industria culturale... [cut]c'è molto da riflettere su come si può utilizzare l'«ascolto sociale» per capire come funziona davvero la televisione. Soprattutto in una modernità che ha invecchiato di colpo l'Auditel, già sistema discutibile prima.

via Il crocevia di tutti i media, dal blog di Giuseppe Granieri

mercoledì 16 novembre 2011

Un ministro per internet. Ma stiamo scherzando? - #innovazione #rimontiamo #monti #montifacts @massimosideri



Ho appena letto il pezzo di Massimo Sideri sul Corriere della sera.

Beh, se voleva far discutere ci è riuscito. Se voleva sollevare sdegno anche. Cercherò di contenere il DISSENSO TOTALE provando a manifestarlo nel modo più diplomatico che conosco.

Sideri chiede di istituire un ministero per Internet.

E afferma:

Il web è ormai il 2% del nostro Pil. È ora di un ministro di Internet? Un'industria con tassi di crescita del 18% annuo. Serve qualcuno che sappia dialogare con il mondo delle start up

...

E dunque è probabile che nella prossima legislatura avvenga il sorpasso: più Internet, meno cabernet, rielaborando un vecchio e famoso graffito popolare.

...
Ogni lunedì su Twitter faremo il punto. Vediamo quanto ci vorrà per avere un dicastero che capisca cos'è un mouse.


Una proposta del genere mi pare totalmente scollegata dalla realtà, figlia di una cultura retrograda, superata, dirigista (ma purtroppo non minoritaria nel Paese) in ossequio al peggior burocratismo possibile.

Dobbiamo trovare qualcuno che dialoghi col mondo delle startup? Tutti i ministri devono farlo perchè ogni startup può dare a loro (non alla rete) un valore aggiunto. La rete esiste ed esisterà a prescindere, è il Paese a giovarsi della sua presenza.

Lo dico chiaramente. Se il futuro sarà "più Internet, meno cabernet" (che è un bello slogan ma la sua validità non va al di là dell'assonanza) avremo fallito. Perchè se ci sarà più Internet fatto in modo intelligente ci sarà anche più cabernet! Ignorare questo è ignorare l'essenza stessa della rete.

Credo che si commettano 3 ERRORI DI FONDO, che vanno al di là della critica, fondatissima e di stampo antipolitico, che in molti in rete stanno già facendo, ovvero: "Un ministero bloccherebbe l'unica cosa che funziona".

1. IL WEB E' SERVIZIO.
Pensare a Internet come ad uno strumento fine a se stesso, scollegato da tutti gli altri settori fa parte di quella cultura uccisa dalla prima bolla speculativa, quando banalizzando si pensava che il web sarebbe stato il veicolo di un mercato pubblicitario infinito fatto di connettività.

Il web è terziario avanzato, è un acceleratore di business per tutti i business che noi abbiamo conosciuto finora.

Sta nella realtà, per questo non ho mai amato la distinzione tra internet e mondo reale, ed è alla realtà che dà un contributo, non a un suo mondo astratto.

Internet è un mezzo non un fine, ed è capace di veicolare informazione su campi dove l'Italia può davvero essere un riferimento mondiale.

2. IL WEB E' LIBERTA'.
La rete per sua stessa natura sarà sempre un passo avanti a tutte le leggi e le programmazioni nazionali ed internazionali. Perchè è esperienza diretta e immediata. Per quanto si voglia pensare ad una strategia il web sarà sempre un passo avanti:
- gli hacker nascono dirottatori e finiscono a fare sicurezza per le aziende
- il web come strumento di scambio e apprendimento arriva molto prima di ogni altro media di massa (e potenzialmente questa influenza sarà infinitamente crescente), è un media immediato: questa la sua grandezza
- internet per sua natura è anarchico, e quindi ha bisogno di ottimi tecnici e di conoscenza, i politici vengono molto dopo (il più tardi possibile)
- la rete è un luogo senza spazi e senza tempi che gioca d'anticipo
- la rete non innova perchè è innovazione in sè! (lo ha capito bene Zuckerberg, criticato quando rinnovava Facebook radicalmente e quindi passato ad un work in progress costante in grado di mutarti l'interfaccia quotidianamente senza che tu te ne accorga)

3. IL WEB E' TUTTO.
Sarebbe assurdo avere ministro di Internet, perchè questo sarebbe il ministro di tutto. L'ultimo governo Berlusconi aveva 24 ministri, e tutti, se avessero avuto un minimo di collegamento con la realtà, con il Paese che cresce e non con quello parassitario che tira a campare, oggi dovrebbero essere dei guru del web!

Mi chiedo, davvero non capiamo perchè Internet doveva stare al centro dei pensieri del ministro per la "Pubblica amministrazione e l'Innovazione" (!!!), delle "Pari opportunità", dei "Rapporti con il Parlamento", della "Semplificazione Normativa", della "Sussidiarietà e il decentramento", e ancora "Economia e Finanze", "Sviluppo Economico", "Politiche Agricole, Alimentari e Forestali", "Infrastrutture e Trasporti" (!!! la banda larga !!!), "Lavoro e Politiche sociali" (!!!), "Salute", "Istruzione Università e Ricerca" (!!!). E sono solo i primi in cui trovo un collegamento diretto per quella che è la mia conoscenza limitata del web!

Trattare Internet come un ambito della politica significa non capire che Internet è la politica nella sua essenza! Perchè è opinione, necessità di comunicazione, capacità di stare sui contenuti, concretezza quotidiana, innovazione, nuova strumentazione, decostruzione e ricostruzione di vecchie metodologie su basi più efficienti e dinamiche.

Davvero, quando leggo certe cose mi sembra di sognare. Siamo davvero così indietro da pensare che un ministro per il web abbia minimamente senso?

sabato 12 novembre 2011

La web economy tra curiosità e resistenze - #summitbs



Il Summit 2011 di Aib ha confermato in pieno il momento culturale che le aziende (bresciane, ma mi verrebbe da dire italiane tout court) stanno affrontando. Cito un commento arrivato ieri al mio precedente post sul tema.

Tutti ormai vedono di buon occhio computer, internet, palmari, posta elettronica. Hanno capito che l’informatica aiuta ma si ostinano ad utilizzarla per velocizzare in alcuni passaggi i workflow radicati da 30 anni. Usano i pc come comode macchine da scrivere che non necessitano di carta carbone. Usano internet come una volta si usavano le pagine gialle e google maps nello stesso modo in cui usavano Tuttocittà. Excel come i quaderni registro. Stampano quantità inimmaginabili di documenti per spedirli via fax e buttarli nel cestino un minuto dopo.


Alla tavola rotonda che ha chiuso la lunga giornata di Summit 2011 è emerso proprio questo atteggiamento. Soprattutto il passaggio che ho evidenziato in neretto. Su Bresciaoggi ho sottolineato:

una volta ottimizzati i processi e i prodotti resta poco da fare. La managerialità, l'amministrazione, il valore aggiunto in termini di servizio ai clienti, non sono ancora percepiti come ambiti ottimizzabili.


e ieri sera un amico imprenditore a proposito dell'affermazione sentita ieri da un suo collega durante la tavola rotonda, che sostiene: "non ho fatto una analisi approfondita ma le aperture del cloud computing non fanno per noi", in un rapido scambio di sms mi ha fatto notare: "Vedi, il problema non è che non li usano, è che non sanno cosa sono".

Nulla di nuovo sotto il cielo quindi? Tutt'altro.
Ho colto con un sentimento estremamente positivo la partecipazione (almeno 150 aziende su 250 presenti totali) al convegno di ieri in Aib. Ultimamente non avevo mai registrato questo tipo di numeri. Ed infatti per me la notizia è questa: manca la cultura, è vero, ma l'interesse c'è. In altre parole: esiste un mercato potenziale da alfabetizzare.

L'evento Aib si è accodato ai numerosi visti a Brescia in questi ultimi mesi: quelli degli sviluppatori del gruppo Webdebs.org, il barcamp estivo Pane web e Salame di Uncle Pear e Viral Farm e il recente startup weekend. Il compito ora è quello di riuscire a far dialogare questi due mondi, magari già a partire dall'Imw (uno storico appuntamento bresciano sui temi dell'innovazione che dopo felici esordi è stato progressivamente lasciato sfumare) che il Gruppo Giovani proverà a rilanciare nella primavera prossima.

Cosa manca oggi?
A mio modo di vedere una progettualità logica che capisca quali sono i passaggi chiave che devono affrontare le aziende per compiere la loro evoluzione verso gli strumenti del web 2.0.
Un percorso che secondo me è in tre step principali:
1. LA SCOPERTA (attualmente in atto e testimoniata a Brescia e provincia dalla presenza di ben 32 agency solo web) scoprire la comunicazione verso l'esterno e l'importanza del marketing attraverso internet e i social media.
2. IL SALTO CULTURALE (il prossimo passaggio) capire che il web 2.0 ha letteralmente inventato alcuni strumenti che possono servire non tanto nei processi produttivi quanto in tutto il flusso di lavoro aziendale, a partire da una managerialità rinnovata nel metodo operativo
3. LA SVOLTA CREATIVA (la visione futuristica) la nascita attraverso l'esperienza di nuove aziende basate sulle applicazioni utilizzate e condivise nella vita aziendale, le tanto mitizzate startup, che se focalizzate agli strumenti della quotidianità aziendale potrebbero avere (in una terra di imprenditorialità radicata come la nostra) un futuro roseo.

Intanto non è possibile tacere l'anomalia di richieste di fondi e sostegno alle aziende innovative che purtroppo si scontrano con una realtà in cui i fondi ci sarebbero anche ma sono (per le più svariate ragioni) largamente inutilizzati.

Infine, se siete arrivati fin qui e volete ulteriormente approfondire, potete trovare la cronaca dettagliata del Summit 2011 nelle due pagine che Bresciaoggi dedica all'articolo qui e qui

lunedì 31 ottobre 2011

Startup mania, i rischi di un sistema non ancora maturo - #swbrescia #brescia #innovazione



C'è qualcosa che non mi torna nell'entusiasmo, che ho letto e sentito a Brescia in queste ore, scaturito dallo startup weekend.

L'evento in sè è stato un successo: 110 partecipanti, probabilmente il più alto numero delle 5 tappe italiane.

Fermo restando che l'entusiasmo giovanile, le idee innovative e l'operosità non possono essere viste in senso negativo, ciò che nessuno è ancora riuscito a spiegarmi è dove stiano le basi economiche in grado di creare la reale opportunità, per la crescita di un sistema di nuove imprese, a partire da idee basate su internet.

Siamo alla fase uno del web. Parlo del sistema bresciano che conosco: esistono una miriade di agenzie che sostanzialmente fanno comunicazione e marketing attraverso il web, forniscono servizi ad altre aziende e di questo vivono. Un recente sondaggio del gruppo webdebs ne ha contate ben 32. Stanno sul mercato con altre 45 aziende che fanno comunicazione anche in senso tradizionale (senza trascurare in parte il web tra i servizi offerti).

Tutto questo a fronte di 3 (tre) startup presenti.

Per uscire da ogni equivoco: startup è un bel nome in inglese che significa "azienda appena aperta che non genera reddito", aggiungo io "che sta spendendo i soldi di un finanziamento ricevuto (che sia il nonno o una banca conta poco ai fini pratici)" ed anche "la cui sostenibilità entrate-uscite nel tempo non può essere garantita da nessuno".

Pensare una startup significa avere un'idea da mettere sul mercato, da far crescere in termini di utenza e notorietà e da portare infine al successo economico.

Il sistema funziona negli Stati Uniti perchè sopra le teste dei giovani smanettoni sta una ramificata struttura finanziaria che li asseconda, e sopra la struttura finanziaria sta un sistema imprenditoriale ricettivo fatto di realtà che potenzialmente possono inglobare le applicazioni o supportarle per farle funzionare con le loro gambe.

In Italia manca tutto questo. Ma nessuno è colpevole dello stato di fatto, nessuno ha causato questa situazione in malafede.

Ce la possiamo prendere con la banda larga, con gli investimenti assenti, con le banche tirchie o con qualsiasi pioggia colpa del governo ladro, ma alla fine scopriremo anche un problema di fondo: le nostre aziende mancano di alfabetizzazione informatica, non utilizzano gli strumenti del web 2.0, sono organizzate secondo schemi obsoleti e utilizzano mezzi spesso superati. Ma non percepiscono il problema così come chi si trova bene a spostarsi in automobile non si pone il problema di ottimizzare gli spostamenti con un aeroplano più veloce.

Basti dire che al momento sono solo 147 le imprese che basano la loro attività di vendita sul web, anche se la Camera di commercio di Milano in un suo comunicato ha parlato di boom. Praticamente un rapporto 2:1 con le agenzie. Se poi si pensa che nel 2008 sono stati finanziati 104 progetti per 2,8 milioni di euro totali, non si può certo essere particolarmente entusiasti.

Io credo che prima di far crescere una foresta di "piccole aziende di successo" serva che le "vecchie aziende di successo" inizino ad utilizzare gli strumenti collaborativi del web 2.0.

Di questo sono convinto: non vedremo mai maturare il mondo delle startup italiane basate sul web se prima non saranno maturate da un punto di vista organizzativo le aziende tradizionali.

Parlo di Enterprise 2.0, ovvero

un insieme di approcci organizzativi e tecnologici orientati all’abilitazione di nuovi modelli organizzativi basati sul coinvolgimento diffuso, la collaborazione emergente, la condivisione della conoscenza e lo sviluppo e valorizzazione di reti sociali interne ed esterne all’organizzazione.

Dal punto di vista organizzativo l'Enterprise 2.0 è volto a rispondere alle nuove caratteristiche ed esigenze delle persone ed a stimolare flessibilità, adattabilità ed innovazione.

Dal punto di vista tecnologico l’Enterprise 2.0 comprende l’applicazione di strumenti di social computing riconducibili al cosiddetto Web 2.0 - ovvero blog, wiki, RSS e folksonomie – e, in un’accezione allargata, l’adozione di nuovi approcci tecnologici ed infrastrutturali come SOA, BPM, RIA e di nuovi modelli di offerta come il Software-as-a-Service. (da wikipedia)


Faremo il secondo passo verso il web quando riusciremo a strutturare aziende che forniscono consulenza in tema di Enterprise 2.0 quante ne stiamo creando ora per fornire servizi di comunicazione e marketing.

E' un passaggio epocale. Nel 2000 le Pmi chiedevano siti vetrina, oggi li chiedono interattivi perchè hanno capito l'importanza di dialogare con il mondo esterno (il valore del feedback più di quello del messaggio del mittente).

Il prossimo salto sarà capire che lo strumento internet può generare valore anche all'interno dell'organizzazione aziendale stessa.

A quel punto gli imprenditori, i manager, i loro collaboratori, saranno più disponibili a valutare singolarmente dei servizi a pagamento in grado di migliorare la loro attività.

A quel punto l'advertising potrà avere una evoluzione in senso utilitaristico, perchè oggi purtroppo i piccoli non adottano in maniera sistematica un sistema di calcolo di ritorni sugli investimenti pubblicitari (se così fosse il passaggio progressivo da media tradizionali meno misurabili a nuovi media più misurabili sarebbe certamente più veloce di quanto non stia succedendo).

La terza fase potrà essere quella della crescita di aziende basate sul web capaci di pensare un prodotto (applicazione) innovativo e di metterlo con successo sul mercato.

Oggi non siamo pronti.

Lo sanno bene i finanziatori delle startup, che non si assumono i rischi tecnologici (valutano solo applicazioni, software o social network già pronti per andare su strada), e nemmeno quelli di mercato (non sono interessati a capire la sostenibilità in termini reddituali dell'azienda), ma si limitano a scommettere sulla crescita.

Il valore è dato in base al successo, al numero di utenti, alla crescita progressiva dei progetti.

Tutto da buttare? Niente affatto!
Le esperienze di lavoro condiviso (ne ho parlato in un dossier per Bresciaoggi nei giorni scorsi) sono un'ottima palestra non tanto per le startup in sè ma per creare quel che manca oggi alle aziende: un sistema realmente dialogante, funzione che le organizzazioni di rappresentanza non riescono più a svolgere con profitto. Ma pensare che da lì fiorisca il settore web è semplicemente prematuro.

venerdì 28 ottobre 2011

#Brescia sul #web

Brescia non è la Silicon Valley americana e non lo sarà mai. Lo so che la frase in sè è di una banale ovvietà assoluta. Ma in questi mesi ho sentito tanti venditori di fuffa (e di viaggi a San Francisco) parlare entusiasticamente di cose che non sanno.

Di questo ed altro ho parlato ieri nella doppia pagina dedicata da Bresciaoggi (che potete scaricare in pdf qui e qui) alle agency e startup che operano in città e provincia.

Qui non esiste la cultura del rischio che porta i finanziatori a scommettere su alcune idee imprenditoriali che poi possono potenzialmente diventare i nuovi social network di successo o portare - con eguali probabilità - a enormi flop. Inutile guardare altrove con nostalgia, quella mentalità rischiosa non l´avremo mai. Da noi si costruiscono i capannoni e ci si fa la casa appiccicata dove vive il proprietario (non il custode) perchè in Italia le aziende si fanno perchè durino, in Inghilterra perchè rendano, negli Usa perchè siano vendibili. Altre mentalità. Pochi soldi in circolo, quindi. Con il vantaggio che quelli che circolano sono relativamente più sicuri rispetto agli Usa. Non tutto negativo quindi, ed infatti la situazione di partenza non ha fermato le idee. continua

mercoledì 13 luglio 2011

Il lettore che sto diventando | Apogeonline - #giornalismo

Illuminante Sergio Maistrello su Apogeonline

Il lettore in rete non cerca la messa in scena del contenuto, cerca il contenuto e lo cerca all’altezza, altrimenti va altrove. Io, come lettore, mi sto abituando a scomporre la complessità in unità di senso, servendomi di ogni fonte disponibile. Cerco l’articolo prima che il giornale, il post prima che il blog, il messaggio di stato prima che il social network. Il processo di accesso all’informazione è capovolto e procede per ricombinazioni personali e non preventivabili all’origine. Non sto affatto insinuando che il giornale, la trasmissione, il palinsesto nel loro passaggio alla rete vengano superati, quanto piuttosto che diventano strumenti abilitanti al servizio dei contenuti.

sabato 25 giugno 2011

Un vitaminico Pane web e salame - #pwes #Brescia



Il "Pane web e salame" organizzato da Viral Farm e Uncle Pear è stata una iniezione di vitamine ed energie per tanti. Dai giornalisti agli esperti di marketing, dalle agenzie di comunicazione, per arrivare a imprenditori e professionisti presenti al Castello Malvezzi giovedì pomeriggio.

Interessante soprattutto il dibattito sviluppato su Twitter. Mai a Brescia si era organizzata una conferenza (in realtà si trattava di un barcamp, quindi di una non-conferenza) così tecnologicamente avanti (lo so che non è stato fatto nulla di rivoluzionario, ma in certi contesti purtroppo la normalità è un passo avanti. Ho avuto modo di scriverlo nella pagina che Bresciaoggi ha dedicato all'evento (clicca qui per il pdf):


Tu ascolti la relazione, e sul tuo iPhone si scatena il dibattito attraverso Twitter. Non solo tra i presenti, anche tra chi da casa o dall'ufficio - più di 100 persone nei momenti di punta - segue in streaming attraverso il collegamento su Justin.tv (e altri siti minori allacciati con collegamenti di secondo livello). Nei convegni dell'establishment economico locale questa è ancora fantascienza. Ieri, durante il «non-convegno» degli smanettoni bresciani il silenzioso dibattito a colpi di tweet si è dipanato come se si trattasse (ma del resto lo è in molti posti del mondo) della cosa più normale possibile.
Oltre tremila «cinguettate» hanno accompagnato la religiosa attenzione prestata agli interventi nelle due sale del Castello Malvezzi. Il picco si è avuto prima di pranzo quando si è arrivati fino a 30-40 tweet al minuto (senza contare gli scambi ultieriori fra gli utenti che proseguono privatamente sul social network).


Con piacere vedo che sul tema delle tecnologie applicate ai convegni è tornato oggi ilPost con un articolo di Riccardo Luna (ex direttore di Wired) che giustamente sottolinea (in un pezzo che invito a leggere per intero per i tanti spunti, come sempre acuti da parte di Luna) a proposito di un convegno tenuto lo stesso giorno di Pane web e salame, ma in Campidoglio a Roma sul tema dei “nuovissimi media”:


La prima innovazione è non fare mai più convegni così: senza live streaming, senza wifi, senza voler condividere nulla con nessuno. Parlandoci addosso. Invece di parlare di nuovi media, usiamoli. Sembra banale ma pochissimi lo fanno ancora.
continua su Il Post


Mi risulta che Luna fosse invitato a Brescia. Con il sorriso - a proposito di chi predica e razzola - mi limito a constatare che forse anche i conferenzieri di maggior spicco dovrebbero imparare a scegliere dove presenziare in base all'interesse generato dalla loro presenza e non al peso del palcoscenico. Però capisco bene che sedersi al tavolo con Gianni Riotta in Campidoglio sia sempre - oltre che legittimo - gratificante, anche se davanti non c'è nessuno.

Per capirci: questa era la platea romana:

e questa quella bresciana


Chiudo con il mio personalissimo podio degli interventi più interessanti della giornata a cui ho assistito al Pane web e salame.

1. Luigi Centenaro – “Introduzione al personal Branding”

sono sempre più convinto che il futuro delle fortune giornalistiche passi sempre più dalle persone e un po' meno dalle redazioni, in questo senso il personal branding rappresenta l'approccio metodologico attualmente più immediato ed efficace

2. Claudio Somazzi di Applix – “Editoria su Mobile: quale futuro?”

sostanzialmente in linea con quella che è la mia visione - espressa nel mio intervento - della fruizione di notizie negli anni a venire

3. Alessio Carciofi – “Conversazione con il territorio: il caso Umbria on the Blog”

per la grande esportabilità del progetto, che mi ha fatto accendere più di una lampadina

mercoledì 22 giugno 2011

Bike mob, i cittadini di #Brescia si sono riappropriati della politica - #slegalabici



Io lo so che la parola "politica" fa paura. Perchè ormai in Italia viene usata per definire il tatticismo politico che ha a che fare con le carriere personali più che con la soluzione dei problemi della gente. Tuttavia non conosco alcun modo di risolvere le istanze sociali, economiche e di civile convivenza delle persone che non sia principalmente politico.

Per questo dico che le mille persone che ieri hanno affollato piazza Loggia hanno dato un messaggio soprattutto politico. E lo hanno fatto nel modo più naturale possibile, senza che in piazza comparisse una sola bandiera, senza simboli, affermando un'idea che è di tutti e su cui nessuno ha avuto il coraggio di mettere il proprio stemmino (anche se legittimamente alcuni hanno espresso sostegno e solidarietà). Perchè ieri in piazza Loggia c'era la sacralità di un'idea. Altro che strumentalizzazione.

Ieri i bresciani hanno detto che vogliono mobilità sostenibile, meno inquinamento, stili di vita diversi. Non è così scontato. Non è l'unica soluzione possibile. Altrimenti non ci sarebbe stata una protesta. Che poi non è che fosse una protesta di incazzati, di "indignados", per dirla alla spagnola. In piazza Loggia ieri i bresciani erano felici e sorridenti, contenti di manifestare.

La stessa Laura Castelletti, presidente dell'Associazione Brescia per Passione e consigliera comunale (non un extraterrestre, ma una donna che vive di politica), ha mandato un segnale all'amministrazione cittadina chiaro e, come nel suo stile, assolutamente dialogante:

Il sindaco ascolti questa gente e agisca di conseguenza. Ma quel che più conta è questa sensibilità nuova della città nei confronti della mobilità sostenibile che l'amministrazione non può ignorare


Se facessero così tutti quelli che vogliono entrare in Giunta... povero Paroli

Ora quella gente aspetta una risposta. Perchè la solidarietà alla iniziativa di Brescia per passione la potevano dare oggettivamente tutti, ma poi amministrare la cosa pubblica e realizzare i sogni della gente è tutt'altra cosa ed ha a che fare con la macchina amministrativa, con passaggi logici e logistici (che inevitabilmente creano qualche disagio), e quindi pianificazione, programmazione, realizzazione.

Intanto la gente ha dato un segnale, autoconvocandosi attraverso Internet in piazza, che ho sottolineato nel mio pezzo odierno su Bresciaoggi:



LA FORZA DEL WEB è anche questa. La capacità di richiamare l'attenzione su un tema che più politico non si può utilizzando strumenti che la politica (cittadina e non solo) totalmente ignora. La capacità di far politica per temi e non per tattiche, esprimendo richieste chiare. Con i cittadini protagonisti attraverso un linguaggio diretto, schietto, così inusuale nei circolini partitici. CONTINUA QUI

mercoledì 25 maggio 2011

La comunicazione politica ai tempi dei #socialnetwork



Io credo che uno dei problemi che avrà la politica andando avanti è che ogni dichiarazione avrà sempre più delle reazioni in tempo reale da parte della gente. Ed anche il populismo gratuito avrà una contromisura d'opinione. Oggi ne ho avuta la prova sul tema dello stadio Rigamonti di Brescia.

venerdì 20 maggio 2011

#nerd #economy atto II - #bresciaoggi #siliconvalley



Seconda puntata oggi su Bresciaoggi parlando della nerd economy bresciana (qui la prima puntata). Si parla tra l'altro di "Servizi Internet", una azienda locale che ha sviluppato un modello ben lontano dalle roboanti quotazioni a stelle e strisce:

Creare valore per il web, senza l'assillo della crescita dei ricavi nel tempo, con l'obiettivo focalizzato sui servizi online. (...) Un approccio molto bresciano, lontano dai rischi di bolla tecnologica. Un tema, quello dello «sboom», che potrebbe tornare d'attualità visto il rischio crescente di non riuscire a far fronte agli impegni finanziari che tante piccole startup della Silicon Valley hanno preso negli ultimi due anni sottoscrivendo intese molto simili ai contratti derivati.


potete leggere qui la pagina in pdf in cui si parla anche di Pane web e salame - Foursquare - Wineblogger e altro...

venerdì 22 aprile 2011

Chiamatela Nerd Economy



Bresciaoggi dedica una pagina al mondo aziendale web bresciano. Ecco il pezzo d'apertura.

Non chiamatela «new economy». La «nerd economy» è un modo di fare impresa che si sta diffondendo nel mondo ma nella cui sostanza c'è molto di bresciano. Parte da iniziative di alcuni giovani informatici (il termine «nerd» identifica il secchione made in Usa tutto libri e computer, quello che solo alla fine dei film conquista la più bella della classe) e punta a fare impresa. Facebook iniziò così. Twitter e Youtube anche. Google pure. La bresciana Zabibu (si veda il pezzo a fianco) è nata così e spera di ripercorrere quel cammino. I grandi del web sono stati giovani scrittori di codice informatico partiti da zero. Senza grandi mezzi (in giro ce ne sono pochi, e se un ventenne si presenta in banca a chiedere sostegno tutt'al più gli viene chiesto quante case ha suo padre), ma con grande competenza.
DI NUOVO ci sono le idee: internet per i ventenni di oggi una tecnologia che è sempre esistita. Passata la grande paura che una decina d'anni fa anche a Brescia fece vittime illustri e lasciò sul campo solo le parti migliori delle aziende, il tessuto imprenditoriale locale sembra aver acquistato una nuova consapevolezza preparandosi a nuove sfide affascinanti. Dalle piccole startup tecnologiche che scommettono su una piattaforma basata sul web alle grandi aziende di consulenza che puntano a supportare le tante possibili inizative imprenditoriali locali (e non solo) su Internet, lo scenario bresciano si è arricchito nell'ultimo anno di alcune imprese innovative estremamente interessanti.
Manca ancora, al momento, un supporto istituzionale (Università? Organizzazioni imprenditoriali? Camera di commercio?) che lanci una operazione di sistema in grado di supportare economicamente le idee. Forse perchè manca ancora la capacità di capirle e scegliere le migliori. Ma la strada è stata avviata. I «nerd» bresciani hanno già un loro evento annuale («Pane web e salame», si veda il pezzo a fianco) e sono pronti a confrontarsi per crescere. Con un altro gap da sottolineare, ben evidenziato da Giancarlo Gervasoni (Zerouno informatica) in un recente forum di Symantec (colosso della sicurezza informatica): «A livello di banda, tolte le grandi città, la situazione di copertura e affidabilità risulta ancora del tutto inadeguata». Il salto di qualità (ed il successo imprenditoriale) passerà anche da questi limiti attuali. Sperando che nel frattempo qualcuno ripensi alle già manifestate intenzioni di andarsene negli Usa dove l'habitat è migliore.

domenica 27 marzo 2011

Il giorno in cui la Confindustria bresciana sdoganò i blog



Ho letto con un certo entusiasmo, questa sera, la lettera di risposta del presidente dell'Aib, Giancarlo Dallera, al blog di Laura Castelletti. Il leader della Confindustria bresciana risponde nel merito di un dibattito su aziende e ambiente, e esordisce giocando al ribasso: "solamente perché, come si usa dire, vengo tirato per la giacca".

In realtà il passo compiuto da Dallera è ben più importante. Innanzitutto perchè leggendo il contenuto si nota che tra Dallera e Castelletti si sviluppa un dibattito che ha senso nella sua dimensione pubblica e non certo privata. In secondo luogo perchè rispondendo ad un blog elencando quanto Aib sta facendo in questi anni in tema di ambiente, energia, prevenzione e pianificazione, il presidente di fatto riconosce il blog (o forse la blogger prima che il suo strumento) come interlocutore. Non già un interlocutore privato, come potrebbe essere con un qualsiasi esponente politico interessato alle tematiche, ma come interlocutore pubblico, con il quale intavolare un dialogo in piazza.

Non è un passaggio di poco conto. Fino a ieri questo tipo di dibattiti venivano impostati solo con i media tradizionali: i giornali o le tv, ora Dallera invece riconosce il potenziale divulgativo del blog, evidentemente capisce l'importanza di una audience altra rispetto a quella che solitamente frequenta le pagine di giornali e rispondento alla blogger Castelletti di fatto riconosce la necessità di un dialogo con il suo pubblico. La lettera di risposta diventa una finzione teatrale, perchè Dallera ben sa di essere in contatto con una audience ben più vasta.

A memoria mia è la prima volta che un esponente confindustriale interviene in Italia - nell'esercizio delle sue funzioni istituzionali - in un dibattito sviluppato dai blog. E' un passaggio storico, di cui andrà verificata la portata nelle prossime settimane. Intanto da parte della Confindustria un segnale di apertura e, lasciatemelo dire, di trasparenza.

Solo su una cosa trovo di dover eccepire rispetto a quanto esposto dal presidente Aib. Quando Dallera dice:

Gli imprenditori, particolarmente quelli bresciani, sono persone schive e non amano vantarsi di ciò che hanno fatto, preferiscono guardare solo al domani più che al passato.


in realtà il presidente Aib prova - sulla base di una presunta umiltà minimalista - a giustificare uno stile comunicativo che proprio i blog e i nuovi media stanno contribuendo a superare. Non si tratta di essere schivi, o di vantarsi di cose fatte. Le cose che si fanno non sempre portano a risultati positivi ed anche nel mondo delle lobby (come in quello della politica) sono i risultati a contare più delle buone volontà. Oggi la comunicazione pubblica delle associazioni di categoria è fatta sui progetti più che sui risultati, sulle potenzialità più che su ciò che viene concretizzato. Ebbene, chiedere resoconti e risultati non è un voler snaturare nature schive e volutamente low profile, si tratta di soddisfare la necessità di sapere che la strada che si sta percorrendo non si risolve in proclami ecologisti e sterili pressing improduttivi, ma cercare la testimonianza viva di idee che diventano realtà e che ancora sono in grado di influenzare le nostre esistenze. Di questo, se vorrà a sua volta accreditarsi presso la platea dei blogger o dei lettori dei blog, l'associazionismo imprenditoriale, di matrice confindustriale ma non solo, dovrà in futuro sempre più rendersi conto.

venerdì 10 dicembre 2010

2010, l'anno del bunga bunga



E' la parola più ricercata su Google in abbinata al termine "significato", lo dice il report annuale Zeitgeist.

Ma ciò che più di tutto mi stupisce è l'ascesa costante de "Il fatto quotidiano": una recente scommessa "old media", solo un poco aggiornata rispetto alle attuali abitudini dei lettori, che sta riscuotendo un'audience sul web in continua ascesa.

giovedì 14 ottobre 2010

Ciao Renato, peccato non averti conosciuto

Renato Rovetta è stato l'inventore di Bresciablob.com, semplicemente un blog, quando ancora i più non sapevano che si chiamava così. Oggi su quella pagina c'è un'indecifrabile serie di simboli cinesi. Ho capito solo che si parla di "macchinari" vari. C'è gente destinata ad anticipare i tempi in tutto e per tutto. Online, tuttavia, è stato conservato l'archivio.

Non l'ho mai conosciuto personalmente, solo qualche mail da curioso del web. Gli offrii di curare io i contenuti delle sue pagine e lui cortesemente mi rispose che preferiva avere il controllo su quello che faceva senza complicazioni tecniche. In realtà lui aveva semplificato di molto, capendo che il web è contenuto più che forma: copincollava in una pagina di html puro i testi e poi faceva upload in ftp. Io usavo la piattaforma di splinder.com per fare un blog calcistico, avevo visto quello che scriveva lui, lo ammiravo, ma temevo che tante cose finissero disperse.

Era un periodo diverso, di cambiamenti. Io ero tra quelli che divoravano gli aggiornamenti, apprezzando lo stile aperto, molto poco bresciano. Alcuni approfittarono dell'anonimato che lui offriva e vennero inventate le talpe delle redazioni. Le stesse talpe anni dopo, in era Facebook, imborghesite ed esigenti vorrebbero imporre nome e cognome contro chi li nomina, salvo poi scoprire - più frustrati di prima - che su alcuni non hai potere di vita o di morte professionale (oppure ne hai già abusato).

Di Renato Rovetta in tanti possono ricordare gli scritti del secolo scorso. Io l'ho apprezzato solo come web writer e per me rimarrà sempre colui che ha portato non tanto i blog quanto la mentalità-blog a Brescia. Ovvero il giornalismo critico sul web. Non quell'accozzaglia di brevine che fanno altri, ma l'approfondimento, la dimostrazione che l'innovazione la fai se hai testa, non testata. La città ha capito benissimo, per questo non c'è più stato un altro bresciablob.com, anche se qualcuno - se solo fosse un po' meno cazzaro - potrebbe esserne potenziale erede.

Ecco come lo hanno ricordato oggi Marco Toresini, sul suo blog e Nino Dolfo su Bresciaoggi.

E qui un dicono di lui.

lunedì 20 settembre 2010

Quotidiani e iPad, esordio mediocre



I voti di Wired ai quotidiani italiani non risparmiano bocciature. La Stampa in pole position, Bresciaoggi rimandato a "dopo" settembre (la formula è ancora in fase sperimentale gratuita).

martedì 14 settembre 2010

Robe da Mattes



Vi ricordate i due net artist bresciani Eva e Franco Mattes? Ne parlai tempo fa a proposito della loro performance di suicidio in chat su Chatroulette.

Questa volta sono andati a Chernobyl. Non so perchè ma ho come l'impressione che la performance non si esaurisca qui... le immagini? beh guardatele...

lunedì 13 settembre 2010

100 lire di biscotti rotti

Tra i racconti i miei racconti preferiti dell'infanzia c'era quello in cui mia mamma in un momento di ribellione andò a comprare 100 lire di biscotti rotti, a credito, dal negoziante sotto casa, per il gusto trasgressivo di mangiarsi un intero pacco di dolci da sola e "farla pagare" nel vero senso della parola ai suoi genitori.

Ho ripensato a quell'episodio poco fa, quando Fabrizio Martire di Uncle Pear mi ha raccontato l'operazione "Fuori dal forno". Una innovativa idea di lancio di un nuovo prodotto attraverso il quale si potrà abbassare il prezzo di un nuovo prodotto della pasticceria Veneto di Iginio Massari semplicemente facendo "Mi piace" sul prodotto.

Si parte da un'offerta lancio di 10 euro, ed ogni "mi piace" su Facebook farà scendere i un centesimo il prezzo di vendita. In poche ore si è già arrivati a quasi 200 click...

L'offerta sarà poi limitata ai primi 10 pacchi di biscotti venduti, ma l'idea non può che attirare l'attenzione...

sabato 21 agosto 2010

Politica e Facebook

Vendola ha superato Berlusconi su Facebook, ma per Bossi c'è sotto qualcosa (no, non scherzo, vedetevi il link).

Io nel frattempo ho compilato la classifica dei politici bresciani con più "amici" pubblicata oggi a pagina 10 e 11 su Bresciaoggi, cercando anche di dare un valore a questi indici: gradimento? visibilità? attivismo? Un dibattito che resta aperto.

Ne parla anche il blog Virtualeco di Fabrizio Martire (Uncle Pear), uno dei due esperti che ho interpellato.

In classifica anche la bresciana Maria Stella Gelmini, che evidentemente ha più fan della zucchina, del cetriolo, della felce e pure - incredibilmente - della banana


l'immagine è presa da Vistracàonpetto di Ettore Ferrini

sabato 29 maggio 2010