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martedì 26 ottobre 2010

La crisi infinita, la politica lontana e il pressing improduttivo delle lobby

L'ultima analisi congiunturale dell'Associazione industriale bresciana (Confindustria) dice che avanti di questo passo recupereremo il -25% di produzione che la crisi ci ha portato via solo nel 2019. Lo scorso anno si parlava del 2013. A voler tradurre il dato economico in un auspicio politico si può semplicemente aggiungere che al momento per le aziende non sembrano esserci le condizioni operative necessarie per un rapido ritorno al passato.

A voler invece essere un pochino critico nei confronti delle aziende e dei loro organismi di rappresentanza, a cui viene dato un ruolo di pressione nei confronti della politica che nel maggio 2009 - in occasione del cambio alla presidenza degli industriali bresciani - fotografai così: È l’Italia del 2009, che conosce i suoi problemi ma non sa come venirne fuori, che da una parte soffre l’immobilità della politica e dall’altra il pressing improduttivo delle lobby.

In altre parole: politica improduttiva, ma allo stesso momento lobby che non hanno più quel peso specifico decisivo per indirizzare le scelte e renderle operative e realmente influenti nel tessuto socioeconomico del Paese.

giovedì 7 ottobre 2010

Le imprese bresciane e l'aeroporto bresciano (punti di vista)



In passato (qui) avevo affrontato il tema dell'aeroporto di Montichiari parlando di "campanili che parlano di globalizzazione".

Nei giorni scorsi ho visitato la Air Sea Service, azienda che lavora nel settore dei trasporto (tra le specializzazioni più interessanti, le armi e l’arte, ma anche le autovetture, in particolare quelle d’epoca).

Nel mio pezzo odierno sull'azienda ho potuto parlare di aeroporto dal punto di vista di chi l'aeroporto lo dovrebbe far funzionare, ovvero i trasportatori. Può sembrare una banalità ma fin qui di aeroporto hanno parlato più i politici (sia quelli delle istituzioni che quelli delle associazioni di categoria) che gli imprenditori.

Francesco Mangiarini spiega perchè in questo momento un aeroporto a gestione bresciana non avrebbe vita facile. «La mentalità bresciana - spiega Mangiarini - prevede spesso la vendita franco fabbrica: in altre parole si tratta di consegnare la merce al cliente sulla porta del magazzino lasciando perdere il trasporto». La sfida futura è quella di appropriarsi della maggior parte possibile del valore collegato alla propria vendita. Un aspetto nel quale il trasporto gioca un ruolo centrale. Quella di Mangiarini - che è anche consigliere del multisettore Aib - sembra essere una risposta possibile al presidente del gruppo giovani Francesco Uberto che
nei giorni scorsi ha indicato tra le sfide del futuro la capacità «di intercettare la maggior parte del valore non sono più unicamente quelle della trasformazione, ma anche quelle dell’ideazione e della commercializzazione» da parte delle filiere divenute globali. E la sfida va oltre: «quando le aziende bresciane - continua Mangiarini - avranno in mano un aspetto commerciale cruciale come il trasporto, avrà più valore la richiesta di un aeroporto locale».


Il problema, insomma, non è essere favorevoli o contrari, ma creare un sottobosco di utenti interessati (che al momento - stando a quanto dice l'amministratore delegato di Air Sea Service - non c'è). Personalmente, infine, resto convinto che al mondo dell'impresa interessi più il corretto ed efficiente funzionamento dell'infrastruttura che la bandierina provinciale che sventola all'esterno. E che il sistema aeroportuale del Nord Italia (scusate la ripetitività) ha solo bisogno di più mercato e meno politica.

mercoledì 6 ottobre 2010

Scuola da riallineare Politica da disallineare



E' sempre interessante partecipare ad un convegno quando i partecipanti escono dagli schemi politici precostituiti e vanno ai contenuti senza pregiudizi.

Così ieri Piero Ichino (Pd): riferendosi alla riforma della scuola del ministro Mariastella Gelmini, ha invitato addirittura «ad essere più coraggiosa, ad andare fino infondo». Il senatore democratico si è detto d'accordo con la riforma invitando a «dimezzare lo stipendio ai ricercatori che non pubblicano nemmeno una riga: anche perchè i dati già ci sono». E rispetto al mercato del lavoro ha rilanciato il suo modello di flexsecurity

Mentre Michele Tiraboschi (consulente ministero del Welfare): il problema non è quello di avere leggi diverse, ma di applicare le esistenti. «La Biagi è solo al 30% delle sue potenzialità - ha evidenziato - e ad esempio sulla combinazione scuola lavoro la Lombardia, prima regione in Italia, è arrivata ad una legge applicativa otto anni dopo l'entrata in vigore». La sostanza per il consulente del ministro Sacconi è che: «le leggi non sono buone o cattive, dipende da chi le fa applicare ed il cambiamento non è solo legato alle modifiche legislative ma soprattutto a regole disapplicate».

Una "sinistra" che parla di regole e prese di posizione aspre, una "destra" che chiede cultura e ritiene sufficienti le leggi esistenti... solo per me è una curiosa novità?

sabato 28 agosto 2010

Armi, ecco il futuro del Banco di Prova



Su Bresciaoggi (in una pagina che potete scaricare qui ho anticipato il progetto, attraverso il quale il Banco nazionale di Prova di Gardone Valtrompia sta cercando di diventare interamente bresciano sotto l’egida della Camera di commercio in qualità di azienda speciale.

Riporto qui soltanto la parte relativa alla ricostruzione delle vicende degli ultimi due anni. Dal decreto taglia enti di inizio 2009 (Brunetta) fino al tentativo centralista di far passare il ministero dal 25% al 60% in Cda, perchè credo sia un esempio della schizofrenia politica di questo Governo, del suo modo di muoversi, della totale inconcludenza e strumentalità della gran parte dei provvedimenti adottati o solo ventilati.

L’ente è da due anni al centro di una querelle tra le istituzioni locali ed il Governo. Ad inizio 2009 inspiegabilmente il Banco nazionale di prova delle armi (che è privato, ma di interesse pubblico) venne incluso nella lista degli enti inutili da tagliare del celebratissimo decreto Brunetta. Dopo il grande clamore iniziale, tuttavia, quel decreto non tagliò nulla. Durante Exa 2009 l’allora ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola - ai tempi ancora in sella, e ancora ignaro di chi gli avesse pagato casa - garantì ai produttori: «Il Banco non si tocca. Ci penso io, non so come ma ci penserò io». Il danno era evidente: la chiusura avrebbe creato un vuoto a livello nazionale visto che la struttura è l’unica in Italia atta a certificare armi e munizioni idonee a finire sul mercato. Dopo l’estate la prima svolta con la riabilitazione dell’ente, in seguito al cosiddetto «piano di riordino», che tuttavia lo appesantì burocraticamente imponento un collegio sindacale (30 mila euro circa all’anno di nuovi oneri). Degli 84 organismi che al 31 ottobre aderirono al «piano di riordino» nessuno fu tagliato.
Superato l’ostacolo Brunetta il Banco di Prova è finito nel mirino del Governo all’inizio del mese di giugno. L’obiettivo: ridurre i membri del Cda da 12 a 5 membri. Un taglio che nascondeva un fine secondario, perchè la riforma prevista puntava ad un azzeramento della presenza degli enti territoriali ed il depotenziamento della rappresentanza delle aziende (un armiere ed un munizonista in minoranza). Allo stesso momento la conferma dei 3 membri di nomina ministeriale avrebbe portato le nomine ministeriali dal 25% al 60% del Cda. La notizia cadde nei giorni della prima Exa international (a Toronto), e la reazione delle istituzioni locali economiche e politiche fu immediata, con il presidente della Camera di commercio Francesco Bettoni e quello del Banco di Prova, Aldo Rebecchi, che puntarono alla liberalizzazione dell’ente con l’intento di difendere una specificità locale, che ora ha portato a questo progetto.

sabato 24 luglio 2010

Pmi, crisi e Rosari, uno spunto per il dibattito



"Le piccole e medie imprese nella crisi economica" è il titolo del dibattito che questa sera dovrò condurre a Botticino, alla festa provinciale del Pd, alle 21. Con me ci saranno un esponente confindustriale come Francesco Franceschetti, presidente del Comitato piccola industria di Aib, il leader di Apindustria Luciano Gaburri, il presidente provinciale di Confartigianato, Eugenio Massetti, e Luigi Dolci, presidente di Ascom Fidi.

Oggi, leggendo il Giornale di Brescia, ho avuto un bellissimo spunto da cui partire dal vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi, secondo cui i "Rosari" (confidenzialmente, il venditore di rose di strada, che vedete nella foto mentre ammalia i clienti-serpenti e fa fallire un paio di commercianti) mettono in difficoltà i negozi ed afferma: "i fioristi regolari a causa di questi venditori, per lo più indiani e pachistani, soffrono un calo delle vendite". Questa sarà di certo una delle domande che porrò ai miei interlocutori... convinto come sono che la crisi non sia solo un fatto economico ma anche sociale e più in generale una questione di democrazia internazionale.

giovedì 22 luglio 2010

I benefattori della Credieuronord (bank for dummies)



ANTEFATTO: (Da Wikipedia) La banca Credieuronord è un istituto bancario, nota come Banca della Lega per la vicinanza ai vertici della Lega Nord. Nata nel 1998, venne sponsorizzata dallo stesso Umberto Bossi, che invitava con una lettera i vertici del movimento a sottoscrivere le quote. Dopo diverse vicende la banca fallisce e nel 2006 arrivano le prime sentenze giudiziarie contro Gian Maria Galimberti, Giancarlo Conti e Piero Franco Filippi, condannati a risarcire 3 milioni di euro, mentre lo stesso verdetto assolve i politici indagati. I condannati sono ritenuti responsabili di MALA GESTIO della banca.

Ieri è arrivato un comunicato in redazione, da cui è uscito questo pezzo sul giornale.

Ciò che però mi è piaciuto più di tutto, in assoluto, è il tono del comunicato stampa.
In particolare:
"Il Comitato di Soccorso ha potuto effettuare almeno un versamento di denaro alle oltre 2.000 persone che ci hanno richiesto un aiuto". Avete capito bene? UN AIUTO. Praticamente dei benefattori.
E l'altra perla:
"Sono oltre mille gli ex azionisti che sono stati completamente rimborsati; sfido chiunque a trovare in questo decennio casi di investitori che hanno recuperato la totalità del loro investimento". Frase dalla logica deduzione: uno degli "investimenti" più sicuri che potete fare è investire in una banca che fallisce!!

Quando si dice "il potere alla parola"...





Appunti in forma d'intervista su commercio, innovazione, società, marketing e commercianti senza futuro



Nelle scorse settimane ho avuto l'occasione di incontrare Fabrizio Valente, sociologo originario di Napoli ma attualmente operativo a Brescia, specializzato a Parigi e Londra, fondatore di Kiki Lab, laboratorio specializzato sul Retail a 360° che opera nel campo della consulenza, delle ricerche e della formazione per aziende distributive, produttive e dei servizi.
Valente fa parte della giuria di Confcommercio che ogni anno assegna il Premio per l’innovazione nel commercio e nei servizi. Per il World Retail Congress dal 2008 è l’unico italiano a far parte delle Giurie degli Awards e nel 2010 è stato nominato Presidente della Expert Jury per l’assegnazione del Retail Innovation Award. Partecipa come relatore a convegni internazionali in tutto il mondo.

Ne è uscita una interessante intervista pubblicata da Bresciaoggi.it che ricondurrei a tre punti chiave:
- marketing strategico (i negozi pensati come spazi d'incontro, teatro di eventi, non solo come spazi di vendita)
- integrazione urbanistica (una nuova logica di aggregazione commerciale esterna ai centri commerciali)
- progettualità territoriale (l'identificazione di una vocazione comune di determinate aree cittadine: le stazioni, i centri storici, i quartieri residenziali...)

La chiave di volta è unica: per stare nel commercio ai tempi della crisi bisogna uscire dall'isolamento e ripensare i quartieri e la loro ragion d'essere a partire dall'offerta commerciale. Un approccio che di riflesso può favorire o tutt'al più suggerire soluzioni per un altro settore in crisi, quello dell'edilizia residenziale...

Per ora sono soprattutto appunti... spero di avere l'occasione di approfondire e inventare qualcosa di più organico i temi che Valente ha affrontato con me in questa intervista così come nel suo studio "Retail innovations 6", che vi invito a richiedere e consultare, che contiene numerosi casi di successo innovativo nel commercio da cui prendere spunto.

Purtroppo, in fondo, viviamo pur sempre nel paese in cui le mille sagre popolari che ogni estate caratterizzano tutta la penisola diventano per le conservatrici associazioni dei commercianti un motivo di polemica anzichè un'opportunità di sinergia e nuovi sviluppi da cogliere.

martedì 18 maggio 2010

Zinco Service: mentalità mondiale, laboriosità made in Pompiano



Una azienda che mi ha sempre affascinato in questi anni è la Zinco Service di via Spalto San Marco. Nei giorni scorsi si è tenuto il loro convegno annuale con gli zincatori di mezzo mondo di cui parlo oggi su Bresciaoggi.

La cosa che mi ha fatto assolutamente piacere è stato scoprire che la parte tecnica degli impianti è appaltata ad una azienda di Pompiano la Carpenfer.

Una storia di imprenditorialità familiare bresciana che si è rinnovata nel tempo (quanto segue è preso da un mio articolo su Bresciaoggi del 2008). Dalla produzione ai servizi, rimanendo nel mercato dello zinco grazie a una tradizione familiare che continua da tre generazioni. L’entrata nel nuovo millennio e il passaggio di consegne fra Pietro e il figlio Mario, per la famiglia Ubiali ha coinciso con un radicale cambiamento nell’attività. Nel 2001 è nata Zinco Service (di cui il padre è presidente, il figlio
amministratore delegato), società specializzata nella diagnostica delle vasche di zincatura, mentre in precedenza il nome Ubiali era legato alla Zincatura bresciana di Verolanuova, fondata nel 1959 da Alessandro Ubiali: il primo impianto con processo «a caldo» in provincia di Brescia, uno dei primi in tutto il Paese.

Una realtà subito orientata, naturalmente, ai mercati mondiali: con Zinco Usa e Zinco Uk limited, nata nel marzo 2007 di cui Zincoservice detiene il 60%, presieduta dallo stesso Mario Ubiali, orientata ad un mercato in cui sono presenti 95 zincherie.

Sia negli Usa che in Gran Bretagna la società è presente attraverso patti con produttori locali (Hereford Galvanizers di Hereford, al confine con il Galles e Aaa Galvanizing di Chicago), ed opera grazie a team tecnici di 5 persone arruolati sul posto con contratto di staff leasing appositamente formati.


IL SERVIZIO innovativo è un check-up a costo contenuto, non invasivo, rapido e completo sulle vasche di zincatura, reso possibile attraverso il sistema Kid per l’ispezione di vasca (acronimo di Kettle inspection device, che la società ha messo a punto insieme all'Industrial materials institute del «National research Council of Canada». Un progetto di ricerca costato 1,2 milioni di euro (totalmente finanziato dalla società bresciana), che venne presentato ufficialmente all’«Intergalva» di Napoli nel giugno 2006 da
Mario Ubiali e dal professore taiwanese (che opera all’Nrc canadese) Chang Kwai Jen.

Fra i clienti i maggiori produttori di zinco al mondo: Joseph Ash (Usa), Galco (Irlanda), Vista (Paesi Bassi), France Galva (Francia).

giovedì 13 maggio 2010

Pane, web e salame. Il barcamp dei creativi bresciani

Eppur si muove...

Oggi su Bresciaoggi parlo di questo progetto di un gruppo di creativi bresciani (di seguito il pezzo che non è online).

Un gruppo aperto e trasversale, che ha raccolto l’esperienza di singoli professionisti e quella di aziende strutturate di ben più significative dimensioni. Tutto è nato da Linkedin, si è spostato su Google e su un sito dedicato, e si manifesterà pubblicamente con un barcamp chiamato «Pane web e salame» che si terrà il 23 giugno 2010 a Castello Malvezzi..

Insomma: c’è vita nell’internet bresciano. La crescita, la maturazione e la voglia di collaborare si vedono chiaramente, i progetti sono tutti documentati online e testimoniano la creatività dei nerd locali. Per ora il
sito dedicato all’evento panewebesalame.com riporta fra i supporter projectgroup.com (una società di consulenza aziendale) e webdebs.org (un gruppo di sviluppatori). Ma tra i contributi ci sono quelli della Wave di Bedizzole (che ha sedi anche a Milano, Torino e Lecce ed è una realtà attiva in più settori, dai call center alla pubblicità). Tra i promotori e main sponsor Uncle Pear (la divisione di web strategy di Project group) ed il
giovane Davide Dattoli con la sua Ddweb. Numerosi sono i contributi di queste settimane dapprima sul gruppo di linkedin.com (social network dedicato ai professionisti di qualsiasi settore, spesso utilizzato dalle aziende - soprattutto Usa - per scovare curriculum interessanti) quindi su un gruppo che è concentrato su Google groups ed ha dato vita, a webdebs.org che altro non è se non l’abbreviazione del dialettale «web de Bresà».

In ossequio alla formula del barcamp la giornata a Castello Malvezzi (dalle 9.30 alle 18) sarà aperta a tutti i contributi (di 20 minuti massimo) in materia di socialmedia, web 2.0 & imprese, best practice locali e nazionali. Si parlerà di socialmedia e mercato italiano, personalizzazione di facebook e twitter, pubbliche relazioni, social Crm, misurazione dei risultati, sviluppo dei maggiori social media. In ossequio al loro intento di proporre un evento aperto «formale ma professionale» i promotori hanno lanciato attraverso il sito anche l’appello ad eventuali sponsorizzazioni di aziende.


Il sito web del progetto è panewebesalame.com e sarei anche tentato di fare un intervento a proposito di giornalismo e social media. Vedremo.

Apprezzo il fatto che da ieri sono aumentati technical sponsor e supporter, anche se il gruppo di riferimento rimane quello degli sviluppatori di Web de Bresà

[slideshare id=4051609&doc=comunicazioneprogettopanewebesalame-12-100511095341-phpapp01]

martedì 11 maggio 2010

Il web 2.0 e l'errore del Titanic



Tempo fa durante un corso di formazione aziendale sulla motivazione dichiarai di non avere grossi incentivi nel fare meglio il mio lavoro. Mi venne cortesemente fatto notare, durante una pausa, che purtroppo "i bonus economici erano quel che erano"...

In realtà non mi riferivo al lato economico (certo, se fossero piovuti dal cielo non mi sarei lamentato), ma a dati disponibili sul funzionamento della macchina del quale mi considero un ingranaggio.

Ci ho ripensato leggendo questo post a proposito di customer engagement, ovvero l’utilizzo dei social media nella creazione di una relazione più forte e mutuamente vantaggiosa per azienda e clienti. E' in realtà la constatazione (corretta e condivisibile) dell'autore, che l'utilizzo dei social media stia prendendo piede più velocemente come elemento di vendita e marketing più velocemente della collaboration all’interno dell’impresa a lasciarmi perplesso.

Mi pare un errore simile a quello del Titanic, che preoccupato di evitare la parte visibile dell'iceberg (nelle aziende il non sviluppare una moderna strategia verso l'esterno) finì per scontrarsi contro la montagna sommersa (in questo caso l'impreparazione culturale ad affrontare, prima per sè, quindi verso l'interno, la sfida), andando a fondo per questione di secondi.

E anche stavolta non sto parlando di soldi.

venerdì 7 maggio 2010

Sistema Brescia

Su Bresciaoggi la mia intervista a Renato Zaltieri, segretario Cisl e rappresentante dei sindacati in Camera di commercio.

Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza.

martedì 4 maggio 2010

Metal Work, un'azienda da 90 mln di ricavi che ti parla filosofie orientali



Ieri sono tornato a fare il mio vecchio lavoro. Quello di andare nelle fabbriche e cercare di raccontarne risultati, progetti e prospettive. L'occasione è stata il meeting della forza vendita mondiale della Metal Work di Concesio, realtà che opera nel settore della potenza fluida (leader nella costruzione e distribuzione di componenti pneumatici: valvole, gruppi, raccordi).

La piacevole sorpresa è questa: le aziende bresciane si stanno abituando molto di più a parlare (anche con i giornalisti) di reti relazionali e modelli organizzativi, laddove una volta la comunicazione a cui miravano era solo ed esclusivamente di prodotto.

In particolare l'innovatività dell'azienda di Concesio si basa su un'idea del suo fondatore che considera "inscindibili le innovazioni di prodotto, di processo e di vendita" e che al contempo ha basato la strategia aziendale su kaizen, crm via web ed erp sap. Per chi si occupa di organizzazione aziendale non sono certo concetti nuovi.

Quel che mi preme qui sottolineare è come, alla luce degli effetti della crisi, le aziende stiano maturando la necessità di parlare all'esterno con concretezza di idee e realizzazioni, risorse umane e gestione. Finita la vecchia era in cui il prodotto competitivo era il fine dell'attività, oggi l'alta qualità della produzione è un assunto di partenza imprescindibile, a fare la differenza sono le relazioni (interne ed esterne) ed il loro modo di governarle.

E mi piace evidenziare ulteriormente che concetti e tecnologie non sono adottati da qualche aggressiva startup della new economy, ma da consolidate realtà aziendali di medie dimensioni (la Metal Work è stata fondata nel 1967) che hanno maturato la necessità di un rinnovamento.

lunedì 26 aprile 2010

Brescia e il web 2.0. Eppur si muove: ecco "Calesita"

Ogni tanto qualche segnale "2.0" anche a Brescia.



L'ultimo in ordine di tempo è quello di Calesita, un'azienda sudamericana commercializzata in Italia dalla Sicos di Castelcovati di cui tempo fa avevo scritto la storia. Una bella vicenda imprenditoriale familiare, con storie di emigrazione e legami che rimangono nel tempo fra parenti di diverse generazioni.

L'idea interessante, tutta da sviluppare, è quella di un blog che anzichè fare comunicazione di prodotto proverà (questo almeno sembra trasparire) a dialogare con i potenziali clienti. Lo si capisce meglio entrando nello specifico: l'azienda fa giocattoli per bambini molto piccoli, l'idea comunicativa (della freelance bresciana Ilaria Dondi) è quella di fare un blog orientato ai genitori puntando a stabilire con loro un contatto comunicativo. I primi post sono stati ad esempio: "Come comportarsi di fronte ai capricci del bambino?" "Essere genitori consapevoli".

Un piccolo ma significativo segnale, in un tempo in cui ancora l'idea prevalente fra gli imprenditori è quella che si parli della propria azienda il meno possibile, ma che il marchio sia bello grande e in risalto...

Update: intanto mi è stata anche segnalata la buona riuscita del convegno dei gironi scorsi al museo Mille Miglia con una cinquantina di piccoli imprenditori sui modelli organizzativi.

venerdì 16 aprile 2010

Lavoro e crisi

Oggi Sebastiano Zanolli nel suo blog, spiega in tre storie quello che io banalizzando dico ogni tanto quando faccio notare che: "c'è così tanta gente che si accontenta di mille euro al mese senza puntare ad avere di più da rifiutare anche i piccoli lavori da 250 euro".

giovedì 15 aprile 2010

Ma il Comune di Adro, quando paga?



Apprendo da Il Sole 24 Ore che i tempi di pagamento ai loro fornitori dei Comuni italiani vanno dai 65 giorni di Venezia ai 339 giorni di Catanzaro. Brescia sta messa non benissimo. Se sei fornitore di un comune della nostra provincia ricevi quanto ti spetta in 116 giorni.
Le normative europee imporrebbero un massimo di 60 giorni (ma sono leggermente disattese).

Ho fatto 1+1 e mi sono chiesto: ma il Comune di Adro, quanto ci metterà a pagare chi fornisce il servizio mensa? E' una domanda non retorica, perchè se i tempi fossero in linea con quei 116 giorni si potrebbe arrivare addirittura ad ipotizzare che lo stesso tempo può essere concesso come dilazione per eventuali inadempienze, anche al fine di verificare tutte le fattispecie...

O no?

martedì 13 aprile 2010

Caccia, chi vuole sabotare la riforma?



Nei giorni scorsi ho intervistato il senatore Franco Orsi, relatore in Parlamento della riforma della normativa nazionale sulla caccia. E' stato un bel momento per tornare, pur in un ambito molto tecnico e specialistico, ad un tema politico specifico.

Mi convince poco la correzione del tiro, fatta dal senatore, alla mia domanda sui tempi di realizzazione della riforma, quando Orsi dice: "non escludo un cambio di strategia, non una riforma ma interventi su temi cruciali". Questo non perchè l'idea sia sbagliata o fuoriluogo ma perchè mi pare la realistica ammissione del rischio di sabotaggio della riforma da parte del fuoco amico di tre ministri: Frattini, Brambilla, Prestigiacomo.

Mi piacerebbe ora capire cosa stanno facendo a tal proposito i parlamentari di opposizione del Nord su un tema che qui da noi muove grandi interessi, economici, sportivi e, mettiamocelo pure, turistici...

giovedì 25 marzo 2010

Non contiamo più un cazzo



Nei giorni scorsi ho intervistato Marco Fenaroli in qualità di ex segretario della Camera del lavoro di Brescia.

Curiosamente Fenaroli (tra le tante altre cose) sostiene che: "ragionare sullo sviluppo di Brescia a prescindere dal livello regionale in questo momento non è più possibile". Voglio sgomberare il campo da equivoci: non si tratta di una suggestione pre-elezioni regionali, ma di qualcosa di molto simile a quanto disse quest'estate (sempre a me, sempre in un'intervista) Francesco Bettoni sostenendo: "Un modello nuovo, che abbandoni la centralità provinciale per ragionare su larga scala, su base regionale, ridefinendo economicamente la gestione delle risorse e l'erogazione di servizi per dare più efficienza alle imprese".

Una curiosa coincidenza che attraversa un po' tutto l'arco costituzionale ed anche economico della provincia. Non trattandosi di convergenza tra Fenaroli e Bettoni mi sembra solo l'occasione per constatare che nel tempo in cui si parla più di territorio, il territorio è molto più vuoto di prima. In altre parole: non contiamo più un cazzo.

A2A

Essere pubblico o essere privato, questo è il dilemma.

Se sia più nobile accontentare gli azionisti, o mettere fieno in cascina, che la nottata è più lunga del previsto, e sognerete di avere sempre le stringhe slacciate.

lunedì 22 marzo 2010

Innovazione bresciana: Imar (Ponte San Marco)

Interessante intervento sul tema dell'efficienza energetica su Il Giornale.it di Severino Corsini, direttore della Imar di Ponte San Marco.

Qui il sito internet del gruppo, che peraltro ha anche un canale youtube con un contributo (anche se si tratta di un video molto tradizionalista basato in sostanza sulla comunicazione di prodotto).





sabato 20 marzo 2010

Informatica: il vero volto della crisi



I dati diffusi da Assinform nei giorni scorsi suggeriscono riflessioni ben più profonde rispetto alla semplice considerazione congiunturale di una crisi che si ripercuote anche sul settore informatico.

L'allarme è soprattutto uno. Evidenziato anche da Business online: Il disinvestimento italiano in Information Technology, pari a 1.657 milioni di euro, è un segnale allarmante di arretramento del Paese verso assetti strutturali di basso profilo competitivo, che rischiano di condannarci alla stagnazione.

La notizia stride se ad esempio messa in parallelo con quella riportata da Luca de Biase sul suo blog a proposito delle nuove assunzioni nel settore informatico al New York Times. Non, in sostanza, profili legati direttamente al prodotto ma alla sua evoluzione.

E' questo ciò che mi spaventa di più della crisi: l'incapacità di visione da parte di molti imprenditori. L'atteggiamento conservatore del Paese. L'incapacità di progettualità per una politica dell'Information technology incentivante.