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venerdì 16 marzo 2012

Prove di pace in #Confindustria, l'Aib di #Brescia tra i mediatori



Ci sarebbe anche il presidente dell'Aib di Brescia, Giancarlo Dallera (nella foto), tra i protagonisti della pax politica che Confindustria sta tentando di raggiungere in vista della elezione del nuovo presidente. Dallera è stato indicato nei giorni scorsi da La Stampa come componente del gruppo di sostenitori di Alberto Bombassei composto da Gianfranco Carbonato di Torino, Carlo Mazzoleni di Bergamo, Pietro Ferrari di Modena, Gianni Brugnoli di Varese, Andrea Tomat del Veneto e Gianfelice Rocca.

Questo gruppo chiede che si arrivi, chiunque vinca, a una profonda riforma di Confindustria, basata su una diversa governance più vicina alla base, con pochi autorevoli vicepresidenti e un meccanismo elettorale che eliminando gli attuali bizantinismi accorci la catena fra associati e vertici, con un taglio netto a certi «professionisti dell’associazionismo». A questo punto servirebbe un «pontiere». Potrebbe essere Rocca, stimato e considerato da entrambi gli schieramenti.

da Squinzi-Bombassei, prove di pace per Confindustria- LASTAMPA.it.



Per Brescia - storicamente protagonista delle nomine presidenziali, sin dai tempi in cui in via Cefalonia maturò la candidatura di Luca Cordero di Montezemolo - in gioco c'è una doppia posta in palio. Da una parte la vicenda romana, con ambizioni legate alla vicepresidenza (in questo momento il past president Aldo Bonomi è vice di Emma Marcegaglia con delega al territorio), dall'altra la ricerca di una unità territoriale che guarda anche al rinnovo del vertice bresciano nel 2014, considerando che nessuno dei tre presidenti bresciani di associazioni di settore, ovvero Giuseppe Pasini (Federacciai), Enrico Frigerio (Assofond) e Sandro Bonomi (Anima) ha espresso una posizione allineata alla scelta dell'Aib di schierarsi con Bombassei.

Una novità, questa, che non si è mai verificata nella storia ultracentenaria dell'associazione, a prescindere dal fatto che non è mai esistito alcun vincolo territoriale nel sostegno ad un determinato candidato.

Carmine: se la movida trasforma un quartiere (blog-note) - #Brescia #consigliobs

Il Carmine...

Per anni considerato spina nel fianco di questa bella Brescia di salotti buoni e caffè, oggetto di tentativi di riqualificazione globale e progetti mirati alla sicurezza, al decoro, all'integrazione e all'educazione. Che, di fatto, hanno contribuito a preparare il terreno a un'invasione di coppie, studenti, professionisti e artisti, che qui hanno deciso di vivere, lavorare, o trascorrere epiche serate. È un movimento lento. Un'ondata che sta montando da tempo e che è ora arrivata ad investire in pieno questa zona della città.



da Carmine: se la movida trasforma un quartiere del Giornale di Brescia.



Bello l'articolo odierno di Ilaria Rossi sul GdB che coglie una tendenza del momento in città, ovvero il movimento notturno crescente al Carmine, una delle zone considerate storicamente "degradate" della città.

Il pezzo merita di essere letto per intero perchè dà un quadro fedele di quanto sta accadendo e dei protagonisti di questo fermento.

Io aggiungo qui 3 aspetti che sono per me determinanti per capire questa tendenza:

1. tra i 4.5/5 euro per un pirlo con buffet che si pagano in Arnaldo e i 3/4 euro di altre zone della città la gente fa due conti. E' un fatto di crisi ma non solo...

2. ogni periodo storico ha le sue tendenze ed anche in piazzale Arnaldo non è più tempo per le sfilate dei macchinoni affittati o acquistati in leasing. Tuttavia quel luogo è rimasto il simbolo di una Brescia opulenta che oggi sta rivedendo i suoi usi e costumi, continua ad attrarre una clientela mediamente molto giovane, ma ha perso appeal in una fascia di età medioalta. Continua ad attrarre soprattutto una clientela extracittadina, da fuori città

3. la politica non è certo estranea a questi fenomeni. Se nel precedente periodo 2007-2008 dominava un certo modello fighetto-edonista che strizzava l'occhio al berlusconismo oggi sulla scorta di una precarietà sociale che si manifesta in molteplici forme è tornata dominante la necessità di creare qualcosa di nuovo per ripensare il futuro su nuove basi. E' un nuovo modello che non ha leadership politica, e che per sua natura sfugge ad una scelta di campo. Non a caso il Gdb parla di

quartieri di immigrati e artisti, di porte screpolate e murales, di concerti live e gallerie, vecchi palazzi riattati a loft - fra il kebabbaro e il china market - e affittati da giovani con tele e chitarre.


un inciso che coglie il nuovo patto sociale tra la generazione di San Precario e gli immigrati. Spesso umanamente vicini nella sperimentazione dell'esclusione (dall'accesso al mondo del lavoro i primi, dall'accesso a molti diritti di cittadinanza i secondi). Un patto che è pre-politico e di cui non si potrà in futuro non tenere conto.


Considero questa la migliore risposta spontanea ai fatti della gru. Una risposta che non è politica ma sociale e solidale, in ossequio alla migliore tradizione democratica che da sempre caratterizza la convivenza civile in questa città.

Non più tardi di un anno fa impazzava la polemica per le ordinanze antighetto che avevano colpito due zone della città (tra cui San Faustino/Carmine). Era la reazione del leghismo della paura che aveva bisogno di tenere alta la tensione dopo la discesa dei sette immigrati reclusi nel cantiere metro di San Faustino.

Quello che sta succedendo ora dimostra più di ogni altra cosa la distanza abissale tra la lettura sociale di chi ha amministrato la città in questi quattro anni e la vita sociale della generazione in grado di ripensare ed animare la città, qualitativamente e quantitativamente, ovvero la fascia che va dai 25 ai 45 anni di età.

mercoledì 18 gennaio 2012

Un blog "di classe". Alcune risposte agli studenti dell'Istituto Lunardi

Pubblico - scusandomi con gli interessati - con qualche giorno di ritardo, le risposte ad alcune domande che gli studenti dell'Istituto Lunardi mi hanno posto in preparazione all'incontro di venerdì in cui parleremo del sistema economico bresciano.

1. Qual è la tradizione delle esportazioni di Brescia? Negli ultimi anni queste esportazioni sono diminuite?

I settori bresciani tipicamente vocati all’export sono principalmente quello della subfornitura (ovvero, componentistica elettronica, meccanica ecc. che poi altre aziende utilizzano per produrre svariati prodotti); meccanica; agroalimentare (vino in primis); armi sportive (da caccia, tiro a segno ecc); chimica e altri ancora. In generale possiamo dire che l’export riflette le specificità del made in Brescia.

La crisi del 2009 ha impattato sulle esportazioni ma stiamo assistendo ad un recupero, sebbene nel terzo trimestre 2011 ci sia stato un forte rallentamento a causa del deterioramento delle prospettive di crescita a livello mondiale. L’export rimane comunque il principale driver della crescita delle nostre imprese, dato che il mercato nazionale è depresso sia da un punto di vista di consumi che di investimenti.

2. Negli ultimi anni vi sono state delle delocalizzazioni delle imprese bresciane? Perché? Dove?

*L’avvertenza preliminare è questa: solitamente si parla di “delocalizzazioni” quando ad una apertura di un sito produttivo all’estero corrisponde una chiusura nel Paese d’origine. Se questo non si verifica è più corretto parlare di “internazionalizzazione” dell’impresa (che taluni chiamano anche “delocalizzazione orizzontale” in contrapposizione alla delocalizzazione produttiva che è “verticale”, che può andare all’estero - ad esempio - per trovare nuovi mercati (e quindi vendere di più fuori dal Paese d’origine ma riportando benefici in termini lavorativi nella propria sede). Si tratta di una giusta premessa anche perché il termine delocalizzazione viene utilizzato spesso con accezione negativa. Nel primo caso il risultato è un calo della occupazione nel Paese originario, nel
secondo non vi è perdita di posti di lavoro.

Le delocalizzazioni sono avvenute in misura maggiore presso paesi dell’est europa (Romania, Polonia ecc) e del Nord Africa (Tunisia). Meno frequenti quelle verso paesi lontani, come la Cina. Il motivo prevalente è dettato dalla ricerca di manodopera a basso costo, al fine di contenere i costi
di produzione.

3. Quali rischi comporta la delocalizzazione? Capita mai che alcune imprese decidono di ritornare nel luogo dove operavano precedentemente?

Il rischio tipico legato alla delocalizzazione consiste nel non trovare, nel nuovo luogo di produzione, le competenze e la manodopera specializzata che si aveva a disposizione nel luogo di origine. Questo a volte può causare dei ripensamenti, ma accade raramente.

4. Nelle ragioni della delocalizzazione rientra il mercato interno oppure le imprese decidono di delocalizzarsi solamente per produrre ed esportare altrove?

Il mercato interno può essere uno dei fattori di scelta, nel momento risulta caratterizzato da troppi vincoli burocratici ed alti costi. Va comunque considerato che spesso una impresa è “costretta” a delocalizzare anche solo per seguire un cliente. Ad esempio la Fiat, nel momento in cui ha
delocalizzato la produzione di determinati veicoli all’estero, ha “imposto” ai propri fornitori di attivare a loro volta delle subsidiary di produzione presso i nuovi mercati, al fine di avere continuità e vicinanza di approvigionamento. La scelta della strategia comunque dipende da settore
e Paese destinatario, ed ogni azienda ha una storia a sè (difficile anche semplificare per settore merceologico).

5. Quali settori economici sono in crisi? Perché?

Da un punto di vista nominale sicuramente va citato il Sistema Moda che soffre di una crisi endemica iniziata negli anni ‘90 e protrattasi oltre. Altri comparti soffrono di specializzazione prodotto-settore sbagliata o di nanismo degli operatori (ovvero la dimensione troppo piccola dell’azienda per poter competere su un mercato fatto anche di grossi competitor).
I settori più in difficoltà sono quelli a basso valore aggiunto, cioè quelli caratterizzati da prodotti facilmente copiabili. Quando il prezzo diventa il fattore di scelta principale, è inevitabile che ci
siano economie nettamente più competitive rispetto all’Italia.

6. Quali sono le competenze richieste a un giovano che trova impiego in una impresa che ha rapporti con l’estero?

I primi in assoluto sono la conoscenza della lingua inglese (con un interesse crescente per le lingue dei Paesi emergenti), la disponibilità a spostarsi anche solo per un periodo di tempo breve, la voglia di imparare e di confrontarsi con altre realtà. In generale serve grande flessibilità mentale nel sapersi mettere in gioco, ma anche la capacità di apprendere culture molto distanti dalla nostra ma non per questo inferiori o non degne di grande rispetto.

lunedì 14 novembre 2011

5 idee da 2 miliardi di euro sul taglio dei costi della politica - #finecorsa #rimontiamo #oramonti @openparlamento



Tutti speriamo che questo Parlamento nell'anno che separa i lavori in aula dalle urne si concentri nell'unica riforma in grado di dimostrare responsabilità e serietà e ridare parzialmente, ma in maniera diretta, fiducia nei politici: il taglio dei costi della politica.

(Volendo essere maligno aggiungo: per molti di loro si tratterebbe anche di una riforma sostanzialmente a costo zero sul piano personale visto che l'auspicio è che la prossima legislatura porti anche ad un ampio rinnovamento dell'attuale compagine).

Per entrare nel merito, sono giunto ad alcune convinzioni dopo aver curato nel mese di agosto su Bresciaoggi un'inchiesta (in chiave locale, ma non solo) sui costi della politica, in 5 capitoli: parlamento, regione, provincia, comuni, vitalizi dei parlamentari. Dopo l'inchiesta posso delineare

5 PERCORSI CONCRETI PER TAGLIARE
DI 2 MILIARDI ALL'ANNO
I COSTI DELLA POLITICA.


1. PARLAMENTO: MONOCAMERALISMO,
RISPARMIO DI UN MILIARDO DI EURO


Con l'abolizione del Senato si risponderebbe a una delle critiche più comuni: il nostro bicameralismo si basa su due camere con funzioni identiche, ovvero sul sostanziale fallimento dell'idea dei costituenti di Senato come camera delle regioni.

Sul numero dei parlamentari il problema non è il numero assoluto ma il significato della rappresentanza. Più che stabilire se avere una camera da 630 o da 500 deputati quel che conta è che ogni seggio abbia un forte valore territoriale e che la distribuzione dei seggi sia valutata in base a tre parametri: estensione geografica, prodotto interno lordo e numero di abitanti del collegio elettorale.

Sugli stipendi dei parlamentari il miglior parametro è quello suggerito da lavoce.info (e da me scovato su Linkiesta), ovvero parametrare gli stipendi dei parlamentari in base al livello di benessere del paese, ovvero al Pil pro capite.



Il grafico qui sopra mostra chiaramente come in tutti i paesi europei ci sia una sostanziale proporzionalità diretta tra stipendi dei parlamentari e benessere dei cittadini. Infatti, al di là dei discostamenti, si può seguire una linea crescente che ha una sola eccezione: l'Italia.

I nostri parlamentari ci fanno vivere come Grecia, Slovenia e Cipro, ma pagano se stessi più di Olanda e Austria (prendono quasi il 30% in più dei loro colleghi austriaci che sono i meglio pagati ma anche il secondo Paese per Pil pro capite d'Europa!!!).

- Concretamente adottare questo parametro significa decurtare lo stipendio annuo da 150 mila euro a 50 mila euro l'anno (all'incirca il 66%). Ovviamente il parametro dovrebbe essere adottato anche per tutte le spese parlamentari connesse. Considerando che camera e senato costano ogni anno 1 miliardo e 600 milioni di euro in termini di spese correnti (per la precisione 1.638.473.981 euro secondo i dati di bilancio pubblicati dalle due camere, un miliardo la sola Camera dei deputati) si deduce che il passaggio al monocameralismo ci porterebbe (milione più milione meno...) a risparmiare UN MILIARDO di euro.

2. COSTI DEI CONSIGLI REGIONALI DIMEZZATI.

Il taglio degli stipendi dei consiglieri regionali può essere fatto in maniera identica a quelli dei parlamentari e parametrato su dati europei.

Qui il quadro è più variegato, ma con approssimazione possiamo prendere il caso della Lombardia, dove ogni consigliere prende sui 10.800 euro netti al mese (con diverse voci variabili in gioco). Per semplificare paragoniamo la regione più ricca d'Italia alla media delle regioni tedesche, da sempre considerate un modello di efficienza, che si attesta intorno ai 4.500 (con differenziazioni notevoli da regione a regione in ossequio alla totale indipendenza finanziaria). Siamo ad un rapporto 2:1. Il funzionamento del consiglio regionale costa 73,050 milioni (stando al bilancio annuale pubblico dell'organismo). Il dimezzamento è quindi sostanzialmente possibile e porterebbe a un ulteriore risparmio di almeno 35 milioni nella sola Lombardia, che tuttavia è la più ricca. Moltiplicato per venti e parametrato ai vari casi porterebbe non meno di 400 milioni di euro di risparmi.

Nota a margine: il consiglio regionale lombardo ha iniziato da quest'anno a risparmiare. ma i primi tagli li pagheranno i precari e i dipendenti, non i politici!!

3. ABOLIZIONE DEI CONSIGLI PROVINCIALI, NON DELLE PROVINCE

Il consiglio provinciale di Brescia nell'ultimo anno è costato 456 mila euro lordi che diviso per 12 mesi e 35 consiglieri dà una indennità media netta per consigliere provinciale da 1.086 euro lordi al mese, ovvero 706 euro netti. Briciole. Significa arrivare al massimo a una 50 milioni a livello nazionale. Che tuttavia sono rinunciabilissimi.

Un recente studio di Luigi Olivieri (collaboratore della società dell'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e del Centro Studi e Ricerche sulle Autonomie Locali di Savona) ripreso online da lavoce.info, mostra però come il taglio delle Province potrebbe generare un risparmio nominale di 2 miliardi di euro (su 12 totali spesi ogni anno). Ma si tratterebbe di costi amministrativi (non politici!!) che verrebbero traslati poi sulle Regioni. L'effetto sarebbe quello di spostare sostanzialmente da una contabilità all'altra con il rischio di un aumento dei costi.

Se tuttavia si adottasse una legge elettorale in grado di ricalcare quella per il parlamento (come descritto sopra) si potrebbe introdurre una rappresentanza territoriale nel consiglio regionale, ed in questo modo si avrebbero consiglieri regionali funzionalmente legati al territorio.

4. DIFESA DEI COMUNI,
NUOVE ENTITA' POLITICO-TERRITORIALI
DA ALMENO 15 MILA ABITANTI:
MEZZO MILIARDO DI RISPARMI ALL'ANNO


Il problema, come nel caso delle Province, non è quello di tagliare costi amministrativi ma POLITICI e di rappresentanza.

Uno studio dell'Osservatorio degli enti locali ha stimato in 1,661 miliardi di euro i costi della politica nei Comuni.

Il dato comprende gettone del sindaco, degli assessori e dei consiglieri comunali, compenso del revisore dei conti, assicurazioni per amministratori, spese per le ricorrenze istituzionali, gemellaggi, associazione (Acb e Anci in primis), spese di rappresentanza, rimborsi agli amministratori, personale di segreteria se assegnato agli amministratori, auto blu, altri acquisti di beni per organi istituzionali e prestazioni di servizi per organi istituzionali.

Cosa dice questo studio?

Innanzitutto che il mantenimento dei consigli comunali nei comuni più piccoli (con meno di mille abitanti) ai singoli cittadini costa più del doppio rispetto alle altre realtà: 64 euro all'anno contro i 27 di media nazionale.

Alla luce di questo dato si capisce che l'esigenza per i piccoli comuni non è tanto quella di avere un consiglio comunale quanto un rappresentante che porti le istanze della sua piccola realtà in un organismo più grande.

Questo anche perchè - come sa chiunque abbia una infarinatura di economia - ragionando su risorse economiche più numerose è possibile razionalizzare meglio le spese. Ovvero garantire migliori servizi a minor costo. E del resto il fenomeno degli ultimi venti anni sono i consorzi servizi in grado (si spera) di gestire in maniera più efficace ed efficiente risorse maggiori.

Il tema quindi è quello di una legge elettorale comunale che anche qui garantisca rappresentanza diretta alle comunità locali nei consigli comunali.

Supponiamo l'aggregazione tra un comune A di 13 mila abitanti, un comune B di 3 mila abitanti un comune C da 2 mila abitanti e due mini-comuni da 500 abitanti l'una. Se l'organo conservato fosse quello del Comune maggiore precedentemente esistente si dovrebbero eleggere 20 consiglieri, grosso modo un consigliere ogni mille abitanti.

Quale risparmio genererebbe?
Sostanzialmente cancellare tutte le spese per organi istituzionali di comuni sotto i 15 mila abitanti sempre stando alla tabella dell'Osservatorio enti locali si arriverebbe a circa 460 milioni annui risparmiati

5. VITALIZI DEGLI EX PARLAMENTARI

Ogni anno la spesa nazionale è di 200 milioni di euro: quasi 62 pagati da palazzo Madama, gli altri 138 da Montecitorio. (A Brescia sono 28 i beneficiari).

Anche qui non esiste uno studio puntuale, ma faccio un ragionamento di equità più che puramente matematico. Il vitalizio dovrebbe essere corrisposto solo al compimento del 65esimo anno di età (o 67esimo in caso di riforma delle pensioni in questo senso). e valutato comunque su base contributiva (ovvero in base a quanto realmente versato, non in base allo stipendio percepito) e non retributiva, come attualmente avviene, andandosi a cumulare con tutti gli altri contributi versati.

sabato 12 novembre 2011

La web economy tra curiosità e resistenze - #summitbs



Il Summit 2011 di Aib ha confermato in pieno il momento culturale che le aziende (bresciane, ma mi verrebbe da dire italiane tout court) stanno affrontando. Cito un commento arrivato ieri al mio precedente post sul tema.

Tutti ormai vedono di buon occhio computer, internet, palmari, posta elettronica. Hanno capito che l’informatica aiuta ma si ostinano ad utilizzarla per velocizzare in alcuni passaggi i workflow radicati da 30 anni. Usano i pc come comode macchine da scrivere che non necessitano di carta carbone. Usano internet come una volta si usavano le pagine gialle e google maps nello stesso modo in cui usavano Tuttocittà. Excel come i quaderni registro. Stampano quantità inimmaginabili di documenti per spedirli via fax e buttarli nel cestino un minuto dopo.


Alla tavola rotonda che ha chiuso la lunga giornata di Summit 2011 è emerso proprio questo atteggiamento. Soprattutto il passaggio che ho evidenziato in neretto. Su Bresciaoggi ho sottolineato:

una volta ottimizzati i processi e i prodotti resta poco da fare. La managerialità, l'amministrazione, il valore aggiunto in termini di servizio ai clienti, non sono ancora percepiti come ambiti ottimizzabili.


e ieri sera un amico imprenditore a proposito dell'affermazione sentita ieri da un suo collega durante la tavola rotonda, che sostiene: "non ho fatto una analisi approfondita ma le aperture del cloud computing non fanno per noi", in un rapido scambio di sms mi ha fatto notare: "Vedi, il problema non è che non li usano, è che non sanno cosa sono".

Nulla di nuovo sotto il cielo quindi? Tutt'altro.
Ho colto con un sentimento estremamente positivo la partecipazione (almeno 150 aziende su 250 presenti totali) al convegno di ieri in Aib. Ultimamente non avevo mai registrato questo tipo di numeri. Ed infatti per me la notizia è questa: manca la cultura, è vero, ma l'interesse c'è. In altre parole: esiste un mercato potenziale da alfabetizzare.

L'evento Aib si è accodato ai numerosi visti a Brescia in questi ultimi mesi: quelli degli sviluppatori del gruppo Webdebs.org, il barcamp estivo Pane web e Salame di Uncle Pear e Viral Farm e il recente startup weekend. Il compito ora è quello di riuscire a far dialogare questi due mondi, magari già a partire dall'Imw (uno storico appuntamento bresciano sui temi dell'innovazione che dopo felici esordi è stato progressivamente lasciato sfumare) che il Gruppo Giovani proverà a rilanciare nella primavera prossima.

Cosa manca oggi?
A mio modo di vedere una progettualità logica che capisca quali sono i passaggi chiave che devono affrontare le aziende per compiere la loro evoluzione verso gli strumenti del web 2.0.
Un percorso che secondo me è in tre step principali:
1. LA SCOPERTA (attualmente in atto e testimoniata a Brescia e provincia dalla presenza di ben 32 agency solo web) scoprire la comunicazione verso l'esterno e l'importanza del marketing attraverso internet e i social media.
2. IL SALTO CULTURALE (il prossimo passaggio) capire che il web 2.0 ha letteralmente inventato alcuni strumenti che possono servire non tanto nei processi produttivi quanto in tutto il flusso di lavoro aziendale, a partire da una managerialità rinnovata nel metodo operativo
3. LA SVOLTA CREATIVA (la visione futuristica) la nascita attraverso l'esperienza di nuove aziende basate sulle applicazioni utilizzate e condivise nella vita aziendale, le tanto mitizzate startup, che se focalizzate agli strumenti della quotidianità aziendale potrebbero avere (in una terra di imprenditorialità radicata come la nostra) un futuro roseo.

Intanto non è possibile tacere l'anomalia di richieste di fondi e sostegno alle aziende innovative che purtroppo si scontrano con una realtà in cui i fondi ci sarebbero anche ma sono (per le più svariate ragioni) largamente inutilizzati.

Infine, se siete arrivati fin qui e volete ulteriormente approfondire, potete trovare la cronaca dettagliata del Summit 2011 nelle due pagine che Bresciaoggi dedica all'articolo qui e qui

martedì 23 agosto 2011

#Black out a #Brescia: di chi è la colpa?

Brescia al buio per quasi 5 minuti. La città ha vissuto attimi di apprensione quando verso le 22.15 la luce è mancata in gran parte del centro storico (illuminata solo via San Faustino dove è installato un generatore aggiuntivo che punta dritto alla gru) e in molti quartieri della città. Solo in via Milano la luce delle numerose lucciole ha mantenuto la visibilità ad un invidiabile livello da mezzogiorno di luglio.

Io, che sono un professionista serio, ho fatto subito un giro di telefonate per sentire cosa ne pensano i politici e le personalità bresciane.

Alle 22.16 dopo un minuto di black out è arrivata in redazione una mail del Partito democratico secondo cui "questo black out è l'ennesima dimostrazione dell'incapacità della Giunta di garantire i servizi di base ai cittadini". L'assessore ai lavori pubblici Mario Labolani ha garantito: "Nei giorni scorsi avevo controllato personalmente tutti i lampioni della città constatando il loro perfetto stato di conservazione, certo che 10 anni di giunta Corsini possono aver alla lunga gravato pesantemente sulle strutture luminarie cittadine". Perplesso l'Udc: "Cinque minuti di black out? Quando? Dove?". Il Pdl riunito a cena al gran completo non ha dubbi: "Se in tutti questi mesi il Pd fosse stato più collaborativo non ci troveremmo in questa situazione imbarazzante nei confronti dei cittadini che chiedono una opposizione più responsabile e, possibilmente, zitta".

Il vicesindaco leghista, Fabio Rolfi è chiarissimo: "Con la festa di Radio Onda d'Urto in corso chissà quanti kwh si ciucciano abusivamente quelli! Farò subito un'ordinanza in cui imporrò di spegnere le luci a chi ha votato a sinistra negli ultimi 20 anni o non viveva in città negli anni '50 e quindi non può dirsi a pieno titolo bresciano".

Gli fa eco dalla festa della radio Umberto Gobbi, secondo cui: "La luce è un diritto di tutti, ci muoveremo affinchè ogni volta che si brucia una lampadina in città qualcuno salga su una scala per manifestare il suo disappunto, ovviamente in ore lontane dai nostri pasti". Accanto a lui Jimi, il pakistano della gru, non drammatizza: "Per noi non cambia nulla, per cinque minuti in città non si è visto nulla, ma noi sono mesi che non vediamo i nostri permessi di soggiorno". Di ritorno dalla Gmg di Madrid il vescovo Luciano Monari ha dichiarato: "Il buio è dentro di voi, uomini di poca fede, chi segue dio non può avere paura. Per il resto chiedete a Toffari". Subito contattato telefonicamente padre Mario Toffari ha dichiarato: "Mi recherò immediatamente a soccorrere chi ha smarrito la strada, sia a causa del black out che a causa di qualche pirlo di troppo perchè il fine fa la differenza, non il mezzo".

Insorge l'opposizione. Secondo Claudio Bragaglio, in polemica con il Pd: "Bisogna verificare se si è trattato di calo di tensione, di black out o di semplici lampadine non funzionanti. In ogni caso è inammissibile che i vertici di A2A qualche anno fa siano stati cambiati così repentinamente, e la cosa è di tutta evidenza anche per chi non sia in grado, come me, di capire l'esatta natura dei fatti". Laura Castelletti, di Brescia per passione evidenzia: "Nel momento del black out solo le dinamo delle biciclette hanno garantito un minimo di illuminazione, questo evidentemente dimostra come il popolo del bike mob abbia ancora una volta riportato una vittoria rispetto a chi vuole una città brutta, sporca e cattiva". Per Fiorenzo Bertocchi di Rifondazione: "Il segnale è chiaro, A2A deve uscire dalla Borsa, e i bresciani dovrebbero tornare alla illuminazione con le lampade a olio".

L'ufficio stampa di A2A, gestore delle reti cittadine, ha chiesto tempo: stanno cercando di capire su Google Map dove si trova Brescia. Il presidente della Camera di Commercio di Brescia Francesco Bettoni garantisce: "La città saprà risollevarsi con il suo spirito di iniziativa uscendo dalla morsa della crisi energetica che la sta attanagliando

Dal Giornale di Brescia fanno sapere: "E' inammissibile che la luce sia mancata in via Solferino, in questo modo si è messa a repentaglio la possibilità dei bresciani di essere informati attraverso l'unico strumento a loro disponibile nel panorama dei media". Mentre a Bresciaoggi nei 5 minuti di buio sono spariti altri due redattori, fonti ben informate hanno segnalato la loro presenza mezz'ora dopo in corso Magenta.

Non è stato possibile contattare il sindaco Adriano Paroli, perchè non si trovava al momento in città. L'ufficio stampa emetterà comunque un comunicato in sua assenza (la settimana prossima).

sabato 25 giugno 2011

Un vitaminico Pane web e salame - #pwes #Brescia



Il "Pane web e salame" organizzato da Viral Farm e Uncle Pear è stata una iniezione di vitamine ed energie per tanti. Dai giornalisti agli esperti di marketing, dalle agenzie di comunicazione, per arrivare a imprenditori e professionisti presenti al Castello Malvezzi giovedì pomeriggio.

Interessante soprattutto il dibattito sviluppato su Twitter. Mai a Brescia si era organizzata una conferenza (in realtà si trattava di un barcamp, quindi di una non-conferenza) così tecnologicamente avanti (lo so che non è stato fatto nulla di rivoluzionario, ma in certi contesti purtroppo la normalità è un passo avanti. Ho avuto modo di scriverlo nella pagina che Bresciaoggi ha dedicato all'evento (clicca qui per il pdf):


Tu ascolti la relazione, e sul tuo iPhone si scatena il dibattito attraverso Twitter. Non solo tra i presenti, anche tra chi da casa o dall'ufficio - più di 100 persone nei momenti di punta - segue in streaming attraverso il collegamento su Justin.tv (e altri siti minori allacciati con collegamenti di secondo livello). Nei convegni dell'establishment economico locale questa è ancora fantascienza. Ieri, durante il «non-convegno» degli smanettoni bresciani il silenzioso dibattito a colpi di tweet si è dipanato come se si trattasse (ma del resto lo è in molti posti del mondo) della cosa più normale possibile.
Oltre tremila «cinguettate» hanno accompagnato la religiosa attenzione prestata agli interventi nelle due sale del Castello Malvezzi. Il picco si è avuto prima di pranzo quando si è arrivati fino a 30-40 tweet al minuto (senza contare gli scambi ultieriori fra gli utenti che proseguono privatamente sul social network).


Con piacere vedo che sul tema delle tecnologie applicate ai convegni è tornato oggi ilPost con un articolo di Riccardo Luna (ex direttore di Wired) che giustamente sottolinea (in un pezzo che invito a leggere per intero per i tanti spunti, come sempre acuti da parte di Luna) a proposito di un convegno tenuto lo stesso giorno di Pane web e salame, ma in Campidoglio a Roma sul tema dei “nuovissimi media”:


La prima innovazione è non fare mai più convegni così: senza live streaming, senza wifi, senza voler condividere nulla con nessuno. Parlandoci addosso. Invece di parlare di nuovi media, usiamoli. Sembra banale ma pochissimi lo fanno ancora.
continua su Il Post


Mi risulta che Luna fosse invitato a Brescia. Con il sorriso - a proposito di chi predica e razzola - mi limito a constatare che forse anche i conferenzieri di maggior spicco dovrebbero imparare a scegliere dove presenziare in base all'interesse generato dalla loro presenza e non al peso del palcoscenico. Però capisco bene che sedersi al tavolo con Gianni Riotta in Campidoglio sia sempre - oltre che legittimo - gratificante, anche se davanti non c'è nessuno.

Per capirci: questa era la platea romana:

e questa quella bresciana


Chiudo con il mio personalissimo podio degli interventi più interessanti della giornata a cui ho assistito al Pane web e salame.

1. Luigi Centenaro – “Introduzione al personal Branding”

sono sempre più convinto che il futuro delle fortune giornalistiche passi sempre più dalle persone e un po' meno dalle redazioni, in questo senso il personal branding rappresenta l'approccio metodologico attualmente più immediato ed efficace

2. Claudio Somazzi di Applix – “Editoria su Mobile: quale futuro?”

sostanzialmente in linea con quella che è la mia visione - espressa nel mio intervento - della fruizione di notizie negli anni a venire

3. Alessio Carciofi – “Conversazione con il territorio: il caso Umbria on the Blog”

per la grande esportabilità del progetto, che mi ha fatto accendere più di una lampadina

mercoledì 22 giugno 2011

Bike mob, i cittadini di #Brescia si sono riappropriati della politica - #slegalabici



Io lo so che la parola "politica" fa paura. Perchè ormai in Italia viene usata per definire il tatticismo politico che ha a che fare con le carriere personali più che con la soluzione dei problemi della gente. Tuttavia non conosco alcun modo di risolvere le istanze sociali, economiche e di civile convivenza delle persone che non sia principalmente politico.

Per questo dico che le mille persone che ieri hanno affollato piazza Loggia hanno dato un messaggio soprattutto politico. E lo hanno fatto nel modo più naturale possibile, senza che in piazza comparisse una sola bandiera, senza simboli, affermando un'idea che è di tutti e su cui nessuno ha avuto il coraggio di mettere il proprio stemmino (anche se legittimamente alcuni hanno espresso sostegno e solidarietà). Perchè ieri in piazza Loggia c'era la sacralità di un'idea. Altro che strumentalizzazione.

Ieri i bresciani hanno detto che vogliono mobilità sostenibile, meno inquinamento, stili di vita diversi. Non è così scontato. Non è l'unica soluzione possibile. Altrimenti non ci sarebbe stata una protesta. Che poi non è che fosse una protesta di incazzati, di "indignados", per dirla alla spagnola. In piazza Loggia ieri i bresciani erano felici e sorridenti, contenti di manifestare.

La stessa Laura Castelletti, presidente dell'Associazione Brescia per Passione e consigliera comunale (non un extraterrestre, ma una donna che vive di politica), ha mandato un segnale all'amministrazione cittadina chiaro e, come nel suo stile, assolutamente dialogante:

Il sindaco ascolti questa gente e agisca di conseguenza. Ma quel che più conta è questa sensibilità nuova della città nei confronti della mobilità sostenibile che l'amministrazione non può ignorare


Se facessero così tutti quelli che vogliono entrare in Giunta... povero Paroli

Ora quella gente aspetta una risposta. Perchè la solidarietà alla iniziativa di Brescia per passione la potevano dare oggettivamente tutti, ma poi amministrare la cosa pubblica e realizzare i sogni della gente è tutt'altra cosa ed ha a che fare con la macchina amministrativa, con passaggi logici e logistici (che inevitabilmente creano qualche disagio), e quindi pianificazione, programmazione, realizzazione.

Intanto la gente ha dato un segnale, autoconvocandosi attraverso Internet in piazza, che ho sottolineato nel mio pezzo odierno su Bresciaoggi:



LA FORZA DEL WEB è anche questa. La capacità di richiamare l'attenzione su un tema che più politico non si può utilizzando strumenti che la politica (cittadina e non solo) totalmente ignora. La capacità di far politica per temi e non per tattiche, esprimendo richieste chiare. Con i cittadini protagonisti attraverso un linguaggio diretto, schietto, così inusuale nei circolini partitici. CONTINUA QUI

venerdì 27 maggio 2011

28 maggio 1974 #PiazzaLoggia #Brescia

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=v_fg3tzdCkY&w=425&h=349]

il 28 maggio 1974 è un racconto in bianco e nero nelle parole di mio padre
il 28 maggio 1974 è un paradosso che emerge per rivendicare con orgoglio la tua passione civile
il 28 maggio 1974 è la storia della mia città, dell'odio rimasto in fondo al cuore di chi sa
il 28 maggio 1974 è un reato impunito, una strage senza colpevoli che ancora grida vendetta

"il 28 maggio 1974 in questa piazza non è successo niente"

(many tnx to Monkey Combos per il pezzo nel video)

venerdì 29 aprile 2011

#Luzer - una botta di vita sul pacco della #cultura #underground a #Brescia



http://www.luzer.it/Culture_Pathos_Nulla.html

Ormai è diventato un appuntamento fisso quello con l'uscita del nuovo numero di Luzer, la rivista di "culture/pathos/nulla" coordinata da Elia Zupelli.

Il numero di questo mese (che come al solito potete trovare in giro se frequentate i posti giusti e solo se siete assaliti da una improvvisa botta di cul-t underground) - affidato alla regia grafica di ricCarlo De Stefani è particolarmente interessante.

Elia lo ha sottolineato (sulla pagina facebook) con un molto bresciano "stranculet graficità" e lo ha inquadrato con la sua solita genialità lessicale scritta (perchè Elia è uno che ha il dono di spiegarsi molto meglio scrivendo che raccontandotela): "culture/pathos/napalm/cool britannia quella dei sì lo voglio".

Il numero #19(14) (che non si capisce che numero è) titolato "the war issue" è una raccolta di immagini. Sarà che avevo detto a Elia di togliere alcuni barocchismi intellettuali al linguaggio usato. Sarà. Sta di fatto che lui ne ha tratto un suggerimento radicale ed ha messo in fila una serie di immagini.

Splatter. L'ha definito uno a cui l'ho fatto sfogliare. Ma non sono sicuro che sapesse il significato del termine. E forse ha confuso il rosso fragola di un'immagine (l'ultima) con il rosso sangue.

Sta di fatto che i ragazzi di Luzer hanno dato un altro saggio di vitamina mentale a tutti noi che frequentiamo i posti giusti (e che abbiamo la fortuna che i posti giusti a volte si divertono frequentando noi) con la loro consueta semplice complessità.

giovedì 28 aprile 2011

#Disboscamento in #Maddalena. Questo è il modo giusto? #reportage #Brescia)



Decidete voi leggendo il bel lavoro di Lina Malaspina che - da cittadina e camminatrice della Maddalena -, ha imbracciato pedule, macchina fotografica e scomputerato un servizio mica male per offrire in esclusiva ai lettori di MdC un interessante punto di vista in merito alle operazioni di disboscamento in atto sul Monte Maddalena.
Muro di Cani


Volentieri condivido questo reportage di Muro di Cani, il blog politicamente scorretto di Brescia. Lo faccio anche perchè finalmente il mio amico Jebediah sembra aver svoltato pagina convertendosi ad un blogging più documentato e approfondito.

E soprattutto perchè apprezzo questa forma di giornalismo partecipato alla cui base sta la civile e gratuita generosità di chi va sul campo e si sporca le mani.

Bravo JW: più ululati, meno latrati

Camunia lovers

TerraUomoCielo, il blog di Giovanni Arcari, racconta una bella storia made in Vallecamonica



una linea di abbigliamento per un target giovane, dove al posto delle tavole da surf e delle onde di Tarifa appaiono snowbord e “pagher” del Parco dell’Adamello. Disegnato il logo, scelto il nome, registrato il marchio. E si fa sul serio. L’ispirazione diventa un’idea, che si tramuta in disegno che viene poi riportato a pc; si crea il telaio, si stampano i capi, si piegano e s’imbustano, tutto in Valle Camonica.
TerraUomoCielo.


I negozi Prestorik sono a Breno e a Boario Terme, ma c’è anche l’e-commerce al sito http://www.prestorik.com E vi consiglio di tenere d’occhio anche il profilo fb , con tutte le immagini e le novità https://www.facebook.com/prestorik

venerdì 22 aprile 2011

Chiamatela Nerd Economy



Bresciaoggi dedica una pagina al mondo aziendale web bresciano. Ecco il pezzo d'apertura.

Non chiamatela «new economy». La «nerd economy» è un modo di fare impresa che si sta diffondendo nel mondo ma nella cui sostanza c'è molto di bresciano. Parte da iniziative di alcuni giovani informatici (il termine «nerd» identifica il secchione made in Usa tutto libri e computer, quello che solo alla fine dei film conquista la più bella della classe) e punta a fare impresa. Facebook iniziò così. Twitter e Youtube anche. Google pure. La bresciana Zabibu (si veda il pezzo a fianco) è nata così e spera di ripercorrere quel cammino. I grandi del web sono stati giovani scrittori di codice informatico partiti da zero. Senza grandi mezzi (in giro ce ne sono pochi, e se un ventenne si presenta in banca a chiedere sostegno tutt'al più gli viene chiesto quante case ha suo padre), ma con grande competenza.
DI NUOVO ci sono le idee: internet per i ventenni di oggi una tecnologia che è sempre esistita. Passata la grande paura che una decina d'anni fa anche a Brescia fece vittime illustri e lasciò sul campo solo le parti migliori delle aziende, il tessuto imprenditoriale locale sembra aver acquistato una nuova consapevolezza preparandosi a nuove sfide affascinanti. Dalle piccole startup tecnologiche che scommettono su una piattaforma basata sul web alle grandi aziende di consulenza che puntano a supportare le tante possibili inizative imprenditoriali locali (e non solo) su Internet, lo scenario bresciano si è arricchito nell'ultimo anno di alcune imprese innovative estremamente interessanti.
Manca ancora, al momento, un supporto istituzionale (Università? Organizzazioni imprenditoriali? Camera di commercio?) che lanci una operazione di sistema in grado di supportare economicamente le idee. Forse perchè manca ancora la capacità di capirle e scegliere le migliori. Ma la strada è stata avviata. I «nerd» bresciani hanno già un loro evento annuale («Pane web e salame», si veda il pezzo a fianco) e sono pronti a confrontarsi per crescere. Con un altro gap da sottolineare, ben evidenziato da Giancarlo Gervasoni (Zerouno informatica) in un recente forum di Symantec (colosso della sicurezza informatica): «A livello di banda, tolte le grandi città, la situazione di copertura e affidabilità risulta ancora del tutto inadeguata». Il salto di qualità (ed il successo imprenditoriale) passerà anche da questi limiti attuali. Sperando che nel frattempo qualcuno ripensi alle già manifestate intenzioni di andarsene negli Usa dove l'habitat è migliore.

lunedì 11 aprile 2011

Dialetto bresciano. La donna che puzzava di cipolla

Barzelletta in dialetto bresciano. Imperdibile. Della fortunata serie "lezioni di dialetto bresciano". (video da vedere)

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=F9tQDgauHn8&w=640&h=390]

domenica 27 marzo 2011

Il giorno in cui la Confindustria bresciana sdoganò i blog



Ho letto con un certo entusiasmo, questa sera, la lettera di risposta del presidente dell'Aib, Giancarlo Dallera, al blog di Laura Castelletti. Il leader della Confindustria bresciana risponde nel merito di un dibattito su aziende e ambiente, e esordisce giocando al ribasso: "solamente perché, come si usa dire, vengo tirato per la giacca".

In realtà il passo compiuto da Dallera è ben più importante. Innanzitutto perchè leggendo il contenuto si nota che tra Dallera e Castelletti si sviluppa un dibattito che ha senso nella sua dimensione pubblica e non certo privata. In secondo luogo perchè rispondendo ad un blog elencando quanto Aib sta facendo in questi anni in tema di ambiente, energia, prevenzione e pianificazione, il presidente di fatto riconosce il blog (o forse la blogger prima che il suo strumento) come interlocutore. Non già un interlocutore privato, come potrebbe essere con un qualsiasi esponente politico interessato alle tematiche, ma come interlocutore pubblico, con il quale intavolare un dialogo in piazza.

Non è un passaggio di poco conto. Fino a ieri questo tipo di dibattiti venivano impostati solo con i media tradizionali: i giornali o le tv, ora Dallera invece riconosce il potenziale divulgativo del blog, evidentemente capisce l'importanza di una audience altra rispetto a quella che solitamente frequenta le pagine di giornali e rispondento alla blogger Castelletti di fatto riconosce la necessità di un dialogo con il suo pubblico. La lettera di risposta diventa una finzione teatrale, perchè Dallera ben sa di essere in contatto con una audience ben più vasta.

A memoria mia è la prima volta che un esponente confindustriale interviene in Italia - nell'esercizio delle sue funzioni istituzionali - in un dibattito sviluppato dai blog. E' un passaggio storico, di cui andrà verificata la portata nelle prossime settimane. Intanto da parte della Confindustria un segnale di apertura e, lasciatemelo dire, di trasparenza.

Solo su una cosa trovo di dover eccepire rispetto a quanto esposto dal presidente Aib. Quando Dallera dice:

Gli imprenditori, particolarmente quelli bresciani, sono persone schive e non amano vantarsi di ciò che hanno fatto, preferiscono guardare solo al domani più che al passato.


in realtà il presidente Aib prova - sulla base di una presunta umiltà minimalista - a giustificare uno stile comunicativo che proprio i blog e i nuovi media stanno contribuendo a superare. Non si tratta di essere schivi, o di vantarsi di cose fatte. Le cose che si fanno non sempre portano a risultati positivi ed anche nel mondo delle lobby (come in quello della politica) sono i risultati a contare più delle buone volontà. Oggi la comunicazione pubblica delle associazioni di categoria è fatta sui progetti più che sui risultati, sulle potenzialità più che su ciò che viene concretizzato. Ebbene, chiedere resoconti e risultati non è un voler snaturare nature schive e volutamente low profile, si tratta di soddisfare la necessità di sapere che la strada che si sta percorrendo non si risolve in proclami ecologisti e sterili pressing improduttivi, ma cercare la testimonianza viva di idee che diventano realtà e che ancora sono in grado di influenzare le nostre esistenze. Di questo, se vorrà a sua volta accreditarsi presso la platea dei blogger o dei lettori dei blog, l'associazionismo imprenditoriale, di matrice confindustriale ma non solo, dovrà in futuro sempre più rendersi conto.

Spiedo? A regola d'arte

Lo spiedo di Serle diventa De.Co: il più tipico, amato e discusso dei piatti tipici bresciani ha ora un suo disciplinare ufficiale sancito dalla delibera con la quale l'amministrazione comunale, retta dal sindaco Gianluigi Zanola, ha istituito la Denominazione Comunale a tutela di un monumento della brescianità gastronomica. Dieci i ristoranti serlesi nei quali si può degustare lo Spiedo De.Co.: un circuito cui ha aderito la stragrande maggioranza dei locali del paese, e che comprende la trattoria Castello, i ristoranti Valpiana, Il Buongustaio, Belmonte e La Betulla, l'osteria Antica Fornace e gli agriturismo Casinetto, Dell'Altopiano, L'Aquila Solitaria e Delle Valli.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=IyFsvxPyZTc&w=640&h=390]

venerdì 18 marzo 2011

mercoledì 16 marzo 2011

Famiglia e matrimonio (quelli che razzolano male)



Ricordo, in occasione del referendum sul divorzio del '74, d'aver chiesto a bruciapelo, e senza alcun fair play, ad un esponente D.C., testimone del no al divorzio e del matrimonio “indissolubile”, perché volesse negare ai cittadini ciò che si sapeva aspettasse in grazia per se stesso. Già, “politically scorrect”, da parte mia! Ma non l'ho più visto in giro per l'intera campagna elettorale. In compenso, tempo dopo non mi è mancata l'occasione, con una certa qual mia faccia tosta, di congratularmi con lui per la sua nuova famiglia. E, pure con la nuova moglie, del fatto “provvidenziale” che il marito avesse perso il referendum.


Che vi devo dire, a me il politicamente scorretto Claudio Bragaglio, che quando ti coglie in fallo sembra voglia dirti "domani venga accompagnato dai genitori", piace un casino.

L'unità d'Italia, una vicenda comunale



L'essere uniti non deve farci perdere la percezione di quale è la nostra forza di italiani. Una forza che pone le sue radici nell'essere stati divisi ed aver sognato il momento in cui avremmo avuto una sola bandiera. Non è quindi una contraddizione amare la nostra patria in quanto bresciani, con forti radici territoriali, radici anche e soprattutto comunali. Il nostro sentimento patriottico nasce prima di tutto dall'amore per la nostra città. Perchè siamo l'Italia dei Comuni e questo è il nostro peculiare elemento di forza, identità e libertà culturale.

da Wikipedia

Con Risorgimento la storiografia si riferisce al periodo della storia d'Italia durante il quale la nazione italiana conseguì la propria unità nazionale, riunendo in un solo nuovo Stato - il Regno d'Italia - i precedenti Stati preunitari.

Il termine, che designa anche il movimento culturale, politico e sociale che promosse l'unificazione, richiama l'ideale romantico e nazionalista di una resurrezione dell'Italia attraverso il raggiungimento di un'identità unitaria che si era iniziata a delineare durante la dominazione romana, la cui specificità «...valse a imprimere sull'Italia un tratto oggettivo di esperienza unitaria...»[1]. Tale processo si arrestò definitivamente nella seconda metà del VI secolo.

Sebbene non vi sia consenso unanime tra gli storici, la maggior parte di essi tende a stabilire l'inizio del Risorgimento, come movimento, subito dopo la fine del dominio Napoleonico e il Congresso di Vienna nel 1815, e il suo compimento fondamentale con l'annessione dello Stato Pontificio e lo spostamento della capitale a Roma nel febbraio 1871.

Tuttavia, gran parte della storiografia italiana ha esteso il compimento del processo di unità nazionale sino agli inizi del XX secolo, con l'annessione delle terre irredente, a seguito della prima guerra mondiale. Anche la Resistenza italiana (1943-1945) è stata talvolta ricollegata idealmente al Risorgimento.[2]

Sin dalla nascita del Regno d'Italia, sono state mosse critiche al processo di unificazione, le quali hanno dato origine ad una storiografia revisionista, di varia ispirazione culturale ed ideale, che contesta in diverso modo la rappresentazione offerta dalla storiografia più diffusa circa i processi politici e militari che condussero all'unità d'Italia, tanto da influenzare, in taluni casi, l'origine di movimenti autonomisti e separatisti, meridionali e settentrionali.[3]

Telecrazia e partecipazione



Ha assolutamente ragione l'assessore del Comune di Brescia Paola Vilardi (PDL) quando afferma di essere contraria in linea di principio alla trasmissione in diretta delle sedute del consiglio comunale (me lo sono appuntato: erano le 11.20). Vilardi elenca una serie di inconvenienti, tra cui quello di trovarsi a sottomettere i tempi televisivi a quelli del dibattito politico assembleare.

E' successo lunedì, durante la seduta del Consiglio comunale di Brescia che ha fatto il punto politico sull'attuazione del programma della Giunta del sindaco Adriano Paroli, registrando alcune defezioni al momento del voto nella maggioranza. Ovvero: laddove nulla poterono le carte bollate (e quelle di credito) riuscirono invece le rampanti ambizioni personali e gli eccentrici personalismi.

Dice bene Vilardi, e potrebbe aggiungere altre considerazioni:

- lo strumento televisivo è per sua natura invasivo, prende il sopravvento sui contenuti (oltre che sui tempi, come giustamente rilevato). Infatti il dibattito svoltosi lunedì a Brescia in consiglio è parso più una parata di comizietti politici di esponenti che credevano di poter avere il loro momento di notorietà, dicendo la loro a potenziali elettori attraverso la tv, piuttosto che un organico dibattito politico su presente e futuro della città. E questo è talmente vero che anche se del proprio intervento non si avrà nessun riscontro oggettivo (feedback, dati di audience, sentiment eccetera) l'occasione di 8 ipotetici minuti di gloria è talmente ghiotta da far passare ad un piano secondario il reale contributo apportato alla discussione, sacrificato sull'altare degli sms al gentile pubblico da casa.

- la partecipazione della gente al pubblico dibattito è svilita e potenzialmente ridotta ad un tifo televisivo da stadio. Perchè sfido chiunque a trovare un cittadino bresciano che abbia seguito le 15 ore intere di diretta. Per gli stessi giornalisti presenti districarsi tra le decine di argomenti sollevati con accenni flash era praticamente impossibile. Il risultato è che ognuno si riconosce in ciò che conosce e capisce al volo, perchè lo strumento (la tv) è volatile ed inafferrabile e lascia solo spazio alle percezioni

Purtroppo le parole dell'assessore Vilardi sono rimaste isolate, ma se veramente quello che si ha a cuore è la partecipazione, un confronto franco ed aperto sulla necessità di una rinnovata comunicazione istituzionale verso il cittadino - anche attraverso la tv - rimane un nodo aperto ed irrisolto che merita un approfondimento.