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sabato 25 giugno 2011

Un vitaminico Pane web e salame - #pwes #Brescia



Il "Pane web e salame" organizzato da Viral Farm e Uncle Pear è stata una iniezione di vitamine ed energie per tanti. Dai giornalisti agli esperti di marketing, dalle agenzie di comunicazione, per arrivare a imprenditori e professionisti presenti al Castello Malvezzi giovedì pomeriggio.

Interessante soprattutto il dibattito sviluppato su Twitter. Mai a Brescia si era organizzata una conferenza (in realtà si trattava di un barcamp, quindi di una non-conferenza) così tecnologicamente avanti (lo so che non è stato fatto nulla di rivoluzionario, ma in certi contesti purtroppo la normalità è un passo avanti. Ho avuto modo di scriverlo nella pagina che Bresciaoggi ha dedicato all'evento (clicca qui per il pdf):


Tu ascolti la relazione, e sul tuo iPhone si scatena il dibattito attraverso Twitter. Non solo tra i presenti, anche tra chi da casa o dall'ufficio - più di 100 persone nei momenti di punta - segue in streaming attraverso il collegamento su Justin.tv (e altri siti minori allacciati con collegamenti di secondo livello). Nei convegni dell'establishment economico locale questa è ancora fantascienza. Ieri, durante il «non-convegno» degli smanettoni bresciani il silenzioso dibattito a colpi di tweet si è dipanato come se si trattasse (ma del resto lo è in molti posti del mondo) della cosa più normale possibile.
Oltre tremila «cinguettate» hanno accompagnato la religiosa attenzione prestata agli interventi nelle due sale del Castello Malvezzi. Il picco si è avuto prima di pranzo quando si è arrivati fino a 30-40 tweet al minuto (senza contare gli scambi ultieriori fra gli utenti che proseguono privatamente sul social network).


Con piacere vedo che sul tema delle tecnologie applicate ai convegni è tornato oggi ilPost con un articolo di Riccardo Luna (ex direttore di Wired) che giustamente sottolinea (in un pezzo che invito a leggere per intero per i tanti spunti, come sempre acuti da parte di Luna) a proposito di un convegno tenuto lo stesso giorno di Pane web e salame, ma in Campidoglio a Roma sul tema dei “nuovissimi media”:


La prima innovazione è non fare mai più convegni così: senza live streaming, senza wifi, senza voler condividere nulla con nessuno. Parlandoci addosso. Invece di parlare di nuovi media, usiamoli. Sembra banale ma pochissimi lo fanno ancora.
continua su Il Post


Mi risulta che Luna fosse invitato a Brescia. Con il sorriso - a proposito di chi predica e razzola - mi limito a constatare che forse anche i conferenzieri di maggior spicco dovrebbero imparare a scegliere dove presenziare in base all'interesse generato dalla loro presenza e non al peso del palcoscenico. Però capisco bene che sedersi al tavolo con Gianni Riotta in Campidoglio sia sempre - oltre che legittimo - gratificante, anche se davanti non c'è nessuno.

Per capirci: questa era la platea romana:

e questa quella bresciana


Chiudo con il mio personalissimo podio degli interventi più interessanti della giornata a cui ho assistito al Pane web e salame.

1. Luigi Centenaro – “Introduzione al personal Branding”

sono sempre più convinto che il futuro delle fortune giornalistiche passi sempre più dalle persone e un po' meno dalle redazioni, in questo senso il personal branding rappresenta l'approccio metodologico attualmente più immediato ed efficace

2. Claudio Somazzi di Applix – “Editoria su Mobile: quale futuro?”

sostanzialmente in linea con quella che è la mia visione - espressa nel mio intervento - della fruizione di notizie negli anni a venire

3. Alessio Carciofi – “Conversazione con il territorio: il caso Umbria on the Blog”

per la grande esportabilità del progetto, che mi ha fatto accendere più di una lampadina

mercoledì 25 maggio 2011

La comunicazione politica ai tempi dei #socialnetwork



Io credo che uno dei problemi che avrà la politica andando avanti è che ogni dichiarazione avrà sempre più delle reazioni in tempo reale da parte della gente. Ed anche il populismo gratuito avrà una contromisura d'opinione. Oggi ne ho avuta la prova sul tema dello stadio Rigamonti di Brescia.

sabato 7 maggio 2011

I #consorzi di tutela il #territorio e la #politica - #Brescia #Franciacorta #B2B #B2C



Mi inserisco in un discorso aperto da Giovanni Arcari sul suo blog Terra uomo cielo.

Giovanni parla del futuro dei Consorzi di tutela e afferma:
Certo non possono diventare enti turistici, i Consorzi, però dovrebbero cominciare a dialogare con le istituzioni, facendo sentire il proprio peso politico per tutelare un territorio che qualcuno -meno agricolo- dovrà promuovere anche con il loro fondamentale contributo.
TerraUomoCielo

Lo spunto è interessante e mi ha fatto venire in mente una lampadina che mi si è accesa leggendo recentemente un post a proposito del Great British Beer Festival.
il festival della birra più interessante del Regno Unito, organizzato dal CAMRA (Campaign for Real Ale), un’associazione volontaria con oltre 100 mila membri iscritti.
PintaPerfetta – Luoghi, viaggi e persone legate alla birra.

Ho fatto uno più uno. Ciò che manca oggi ai Consorzi sono i "membri iscritti". I consumatori. Troppo spesso in Italia quando si fa del B2B si dimentica che alla fine di ogni processo di mercato sta... il mercato, ovvero i consumatori, non le aziende. C'è la supponenza di pensare che si faccia sempre un prodotto perfetto a prescindere dalla domanda. Lo dico in generale, non solo riferito al mondo del vino. Lo stesso potrebbe essere ad esempio se le aziende dell'acciaio, o energetiche, o manifatturiere ad impatto ambientale, in generale, pensassero di più alla gente cercando un dialogo costruttivo non solo quando un comitato di integralisti verdi scende in piazza.

Un consumatore non avrà mai la cultura e la competenza di un produttore, ma la sua presenza è funzionale e, dico io, indispensabile, se si vuole pesare l'interesse. Perchè la produzione di un qualsiasi prodotto è nulla, anche in presenza dei migliori propositi ambientali, se non ha un mercato.

In Italia manca la mentalità del B2C a prescindere. Potrei fare un esempio calcistico. Ho lavorato per due anni in una azienda di statistica sportiva che vende contenuti ad aziende. Il principale competitor è inglese. Il modello di business è nettamente B2B, la differenza è una: mentre gli italiani pensano a come vendere (ai media principalmente, ma anche ai club calcistici) gli inglesi pensano anche a come far diventare appetibili e diffusi i contenuti tra i consumatori (i tifosi, principalmente) in modo da facilitarsi il compito nel momento in cui si presenteranno dall'azienda cliente a vendere un nuovo supporto statistico.

E' una differenza sostanziale. Il miglior B2B non perde d'occhio il mercato, prova a favorire comportamenti indotti, scavalca l'azienda cliente per convincerla con la forza dei fatti che esiste una domanda di quel prodotto. Crea la domanda di quel prodotto. Che poi magari ha bisogno di un ulteriore passaggio (ad esempio, dal supporto informativo al media della comunicazione) per arrivare al consumatore-cliente-tifoso (ed uso quest'ultimo termine proprio perchè ogni consumatore fidelizzato in fondo è un po' tifoso...). Ma proprio in questo passaggio necessario che rende il rapporto con il consumatore "mediato" sta la forza dell'azienda cliente.

Questo accade anche quando l'interlocutore è la politica. Potremmo chiamarlo B2P (business to politics, ovvero creare le condizioni per scelte politiche che siano funzionali al business). Ma se il B2P rimane fine a se stesso diventa una cancrena clientelare. Se invece ci si pone nei confronti della politica come portatori di interessi di un numero più o meno alto di cittadini (che per il politico sono sempre e comunque voti potenziali) il paradigma cambia. Radicalmente. Perchè è l'interesse strutturato e veicolato verso la politica a prendere il sopravvento.

L'idea? Semplicissima. Aprire i Consorzi - o altre entità associative, il problema non sta nel nome e nemmeno nel cambiare ciò che già esiste - (a quale livello lo si vedrà e discuterà) ai portatori d'interesse finale. I consumatori.

domenica 1 maggio 2011

#ikea e i #gay ... il nuovo manifesto ha qualche connessione?



nel cartellone che offre l’hot dog di manzo a soli 50 centesimi di dollaro, è stato reso chiaro (e scritto anche molto grande) che l’immagine non è a dimensione reale. Che peccato! Visto che il cartellone misura ad occhio e croce 5 metri.
via Ninja Marketing.


alzi la mano chi non ha pensato che si sia trattato di una specifica messa apposta per "tranquillizzare" le famiglie target dell'ultimo cartellone che non piacciono a quel buontempone di Giovanardi.

giovedì 28 aprile 2011

Camunia lovers

TerraUomoCielo, il blog di Giovanni Arcari, racconta una bella storia made in Vallecamonica



una linea di abbigliamento per un target giovane, dove al posto delle tavole da surf e delle onde di Tarifa appaiono snowbord e “pagher” del Parco dell’Adamello. Disegnato il logo, scelto il nome, registrato il marchio. E si fa sul serio. L’ispirazione diventa un’idea, che si tramuta in disegno che viene poi riportato a pc; si crea il telaio, si stampano i capi, si piegano e s’imbustano, tutto in Valle Camonica.
TerraUomoCielo.


I negozi Prestorik sono a Breno e a Boario Terme, ma c’è anche l’e-commerce al sito http://www.prestorik.com E vi consiglio di tenere d’occhio anche il profilo fb , con tutte le immagini e le novità https://www.facebook.com/prestorik

martedì 30 novembre 2010

"Apparato" iPhone4



"Per l'ottimizzazione delle attività istituzionali anche attraverso una migliore sincronizzazione dei dati è stata rappresentata l'esigenza di fornire al sindaco un apparato iPhone 4". La curiosa definizione di "apparato iPhone4" è stata partorita dall'ufficio di gabinetto del sindaco di Palermo, Diego Cammarata (e ripresa da Repubblica).

Al di là delle valutazioni politiche o amminstrative che si possono fare attorno alla vicenda ciò che mi fa più sorridere è il linguaggio. In quell'"apparato iPhone4" sembra nascondersi il tipico arrampicarsi sui vetri dello studente chiamato alla lavagna che non sa la lezione ed allora prova ad avvalorare la sua non preparazione con parole che possano suonare altisonanti, visto che i contenuti giocoforza rischiano di smascherarlo. Fuor di metafora: chiamarlo "apparato iPhone4" è il miglior modo per far capire che non si sa di cosa si sta parlando, tentando l'arrampicata verbale per giustificare qualcosa che si percepisce come non proprio correttissima (autonota: tenere indietro questo post per il prossimo seminario su comunicazione e rapporti con i media tradizionali).

Ora, io lo so che forse Palermo ha qualche problemino più stringente, tuttavia un corso di comunicazione aziendale, fossi in loro, non me lo farei mancare.

lunedì 13 settembre 2010

100 lire di biscotti rotti

Tra i racconti i miei racconti preferiti dell'infanzia c'era quello in cui mia mamma in un momento di ribellione andò a comprare 100 lire di biscotti rotti, a credito, dal negoziante sotto casa, per il gusto trasgressivo di mangiarsi un intero pacco di dolci da sola e "farla pagare" nel vero senso della parola ai suoi genitori.

Ho ripensato a quell'episodio poco fa, quando Fabrizio Martire di Uncle Pear mi ha raccontato l'operazione "Fuori dal forno". Una innovativa idea di lancio di un nuovo prodotto attraverso il quale si potrà abbassare il prezzo di un nuovo prodotto della pasticceria Veneto di Iginio Massari semplicemente facendo "Mi piace" sul prodotto.

Si parte da un'offerta lancio di 10 euro, ed ogni "mi piace" su Facebook farà scendere i un centesimo il prezzo di vendita. In poche ore si è già arrivati a quasi 200 click...

L'offerta sarà poi limitata ai primi 10 pacchi di biscotti venduti, ma l'idea non può che attirare l'attenzione...

giovedì 22 luglio 2010

Appunti in forma d'intervista su commercio, innovazione, società, marketing e commercianti senza futuro



Nelle scorse settimane ho avuto l'occasione di incontrare Fabrizio Valente, sociologo originario di Napoli ma attualmente operativo a Brescia, specializzato a Parigi e Londra, fondatore di Kiki Lab, laboratorio specializzato sul Retail a 360° che opera nel campo della consulenza, delle ricerche e della formazione per aziende distributive, produttive e dei servizi.
Valente fa parte della giuria di Confcommercio che ogni anno assegna il Premio per l’innovazione nel commercio e nei servizi. Per il World Retail Congress dal 2008 è l’unico italiano a far parte delle Giurie degli Awards e nel 2010 è stato nominato Presidente della Expert Jury per l’assegnazione del Retail Innovation Award. Partecipa come relatore a convegni internazionali in tutto il mondo.

Ne è uscita una interessante intervista pubblicata da Bresciaoggi.it che ricondurrei a tre punti chiave:
- marketing strategico (i negozi pensati come spazi d'incontro, teatro di eventi, non solo come spazi di vendita)
- integrazione urbanistica (una nuova logica di aggregazione commerciale esterna ai centri commerciali)
- progettualità territoriale (l'identificazione di una vocazione comune di determinate aree cittadine: le stazioni, i centri storici, i quartieri residenziali...)

La chiave di volta è unica: per stare nel commercio ai tempi della crisi bisogna uscire dall'isolamento e ripensare i quartieri e la loro ragion d'essere a partire dall'offerta commerciale. Un approccio che di riflesso può favorire o tutt'al più suggerire soluzioni per un altro settore in crisi, quello dell'edilizia residenziale...

Per ora sono soprattutto appunti... spero di avere l'occasione di approfondire e inventare qualcosa di più organico i temi che Valente ha affrontato con me in questa intervista così come nel suo studio "Retail innovations 6", che vi invito a richiedere e consultare, che contiene numerosi casi di successo innovativo nel commercio da cui prendere spunto.

Purtroppo, in fondo, viviamo pur sempre nel paese in cui le mille sagre popolari che ogni estate caratterizzano tutta la penisola diventano per le conservatrici associazioni dei commercianti un motivo di polemica anzichè un'opportunità di sinergia e nuovi sviluppi da cogliere.

venerdì 28 maggio 2010

Rivoluzione iPad? Ecco Press Reader

Una completa recensione di Press Reader programma per iPad che permette di scaricare i quotidiani. Una copia a 0,79 centesimi e due formule di abbonamento: 31 copie a propria scelta a 8 euro, abbonamento mensile illimitato a 24 euro. Sarà questo il futuro dei quotidiani?






sabato 22 maggio 2010

Societing: la sociologia che si mangia il marketing

Grazie alla segnalazione di Giovanni Boccia Artieri sul suo blog sto iniziando ad approfondire la teorizzazione del societing di Giampaolo Fabris, professore dello Iulm e prima all'Università di Trento scomparso ieri.

Molto interessante l'esito: "Perché il marketing, nel suo percorso verso Damasco per approdare alla nuova epoca, non può che realizzare un proficuo incontro, non soltanto strumentale come è successo in passato, con la società. Instaurando con questa un rapporto che sia anche di servizio, rispettoso, tendenzialmente simmetrico. Non esistono ricette miracolose per fare evolvere il marketing verso il societing: bensì una profonda rivisitazione delle sue frontiere alla luce dei nuovi scenari di una società postmoderna e delle nuove responsabilità sociali da cui non può astenersi dal confrontarsi".

La prima impressione è questa: un'illuminante pensiero che attualizza ciò che potenzialmente molti consulenti strategici hanno già in testa dando una forma teorica assolutamente suggestiva.

mercoledì 19 maggio 2010

Switch off

In casa tre televisioni con tre liste di canali diverse. Sintonizzare il decoder è facile, fa tutto lui. Solo che lo fa all'italiana, a capocchia sua. Ci sono più liste di canali che liste di evasori. (Flavio Pasotti su Facebook)

giovedì 13 maggio 2010

Pane, web e salame. Il barcamp dei creativi bresciani

Eppur si muove...

Oggi su Bresciaoggi parlo di questo progetto di un gruppo di creativi bresciani (di seguito il pezzo che non è online).

Un gruppo aperto e trasversale, che ha raccolto l’esperienza di singoli professionisti e quella di aziende strutturate di ben più significative dimensioni. Tutto è nato da Linkedin, si è spostato su Google e su un sito dedicato, e si manifesterà pubblicamente con un barcamp chiamato «Pane web e salame» che si terrà il 23 giugno 2010 a Castello Malvezzi..

Insomma: c’è vita nell’internet bresciano. La crescita, la maturazione e la voglia di collaborare si vedono chiaramente, i progetti sono tutti documentati online e testimoniano la creatività dei nerd locali. Per ora il
sito dedicato all’evento panewebesalame.com riporta fra i supporter projectgroup.com (una società di consulenza aziendale) e webdebs.org (un gruppo di sviluppatori). Ma tra i contributi ci sono quelli della Wave di Bedizzole (che ha sedi anche a Milano, Torino e Lecce ed è una realtà attiva in più settori, dai call center alla pubblicità). Tra i promotori e main sponsor Uncle Pear (la divisione di web strategy di Project group) ed il
giovane Davide Dattoli con la sua Ddweb. Numerosi sono i contributi di queste settimane dapprima sul gruppo di linkedin.com (social network dedicato ai professionisti di qualsiasi settore, spesso utilizzato dalle aziende - soprattutto Usa - per scovare curriculum interessanti) quindi su un gruppo che è concentrato su Google groups ed ha dato vita, a webdebs.org che altro non è se non l’abbreviazione del dialettale «web de Bresà».

In ossequio alla formula del barcamp la giornata a Castello Malvezzi (dalle 9.30 alle 18) sarà aperta a tutti i contributi (di 20 minuti massimo) in materia di socialmedia, web 2.0 & imprese, best practice locali e nazionali. Si parlerà di socialmedia e mercato italiano, personalizzazione di facebook e twitter, pubbliche relazioni, social Crm, misurazione dei risultati, sviluppo dei maggiori social media. In ossequio al loro intento di proporre un evento aperto «formale ma professionale» i promotori hanno lanciato attraverso il sito anche l’appello ad eventuali sponsorizzazioni di aziende.


Il sito web del progetto è panewebesalame.com e sarei anche tentato di fare un intervento a proposito di giornalismo e social media. Vedremo.

Apprezzo il fatto che da ieri sono aumentati technical sponsor e supporter, anche se il gruppo di riferimento rimane quello degli sviluppatori di Web de Bresà

[slideshare id=4051609&doc=comunicazioneprogettopanewebesalame-12-100511095341-phpapp01]

La vita e la morte online: un bresciano si suicida, in chat



Franco Mattes, bresciano stabilitosi a New York (Brooklyn), pioniere della Net Art si è suicidato in diretta collegandosi a Chatroulette e lasciando la webcam collegata sul suo corpo impiccato in fondo al salotto. E la chiamano arte.

Ne parlo oggi su Bresciaoggi. Franco Mattes è vivo e sta bene, in questi giorni sta allestendo una nuova mostra nella grande mela alla Postmasters Gallery: la sua era solo finzione artistica: anche questa volta lui e Eva Mattes, conosciuti sul web come http://www.0100101110101101.org (che sta in codice binario per la lettera K), hanno «invitato a pensare» a modo loro. Sovvertendo in modo provocatorio, non banale, diretto e scioccante l'utilizzo dei nuovi media, ovvero inscenando una impiccagione.

Qui il video, bannato da Youtube, attualmente su Vimeo (che tuttavia non si fa embeddare): No Fun - Eva and Franco Mattes from Franco Mattes on Vimeo.



Ne parla oggi anche il blog "Lega Nerd", con un taglio critico che non è mancato online nemmeno tra i net artist e critica la performance chiedendosi: "Perchè cacchio la mia land in second life, i miei mega script in irc i miei grassi e grossi virus (ahh windozz) sono da sfigati e screenshot di avatar, bot irc e altri virus sono opere d’arte! BOH! Più rispetto per il nerd senza ganci artisitici!"

Personalmente ho avuto modo, nel mio articolo, di rilanciare un tema di libertà che mi sta a cuore: "I messaggi forti in Internet passano e si diffondono a prescindere dal benestare o meno dei grandi protagonisti del web alla guida dei social network. Un vanto che rilancia in qualche modo la natura incontrollabile e sostanzialmente anarchica di una piattaforma che è prima di tutto collaborazione ed empatia, e tende a ordinarsi e organizzarsi da sè".

Le loro performance fanno sempre discutere: da quando clonarono il sito del Vaticano su vatican.org (copiando gran parte e sostituendo alcuni pezzi con stralci di canzoni degli 883 ed altre genialate), a quando nel centro storico di Brescia fecero un blitz notturno pubblicando una segnaletica surreale per lanciare messaggi alla città.

Curioso che di questa performance (del 2005) io non abbia trovato alcun testimone che se ne ricordasse. Nemmeno un articolo sul giornale (effettivamente mi è stato confermato dai diretti interessati, via mail da New York, che non ci fu conferenza stampa di presentazione), nemmeno uno che ricordasse "qualcosa di simile" (quindi se qualcuno vuole raccontarmelo mi contatti). Forse a quell'ora i bresciani stavano lavorando e non avevano tempo per le trovate di due artisti pazzi, che nella loro carriera hanno cambiato almeno 15 pseudonimi.

Eva e Franco Mattes sono su Facebook: qui

martedì 11 maggio 2010

Il web 2.0 e l'errore del Titanic



Tempo fa durante un corso di formazione aziendale sulla motivazione dichiarai di non avere grossi incentivi nel fare meglio il mio lavoro. Mi venne cortesemente fatto notare, durante una pausa, che purtroppo "i bonus economici erano quel che erano"...

In realtà non mi riferivo al lato economico (certo, se fossero piovuti dal cielo non mi sarei lamentato), ma a dati disponibili sul funzionamento della macchina del quale mi considero un ingranaggio.

Ci ho ripensato leggendo questo post a proposito di customer engagement, ovvero l’utilizzo dei social media nella creazione di una relazione più forte e mutuamente vantaggiosa per azienda e clienti. E' in realtà la constatazione (corretta e condivisibile) dell'autore, che l'utilizzo dei social media stia prendendo piede più velocemente come elemento di vendita e marketing più velocemente della collaboration all’interno dell’impresa a lasciarmi perplesso.

Mi pare un errore simile a quello del Titanic, che preoccupato di evitare la parte visibile dell'iceberg (nelle aziende il non sviluppare una moderna strategia verso l'esterno) finì per scontrarsi contro la montagna sommersa (in questo caso l'impreparazione culturale ad affrontare, prima per sè, quindi verso l'interno, la sfida), andando a fondo per questione di secondi.

E anche stavolta non sto parlando di soldi.

martedì 4 maggio 2010

Metal Work, un'azienda da 90 mln di ricavi che ti parla filosofie orientali



Ieri sono tornato a fare il mio vecchio lavoro. Quello di andare nelle fabbriche e cercare di raccontarne risultati, progetti e prospettive. L'occasione è stata il meeting della forza vendita mondiale della Metal Work di Concesio, realtà che opera nel settore della potenza fluida (leader nella costruzione e distribuzione di componenti pneumatici: valvole, gruppi, raccordi).

La piacevole sorpresa è questa: le aziende bresciane si stanno abituando molto di più a parlare (anche con i giornalisti) di reti relazionali e modelli organizzativi, laddove una volta la comunicazione a cui miravano era solo ed esclusivamente di prodotto.

In particolare l'innovatività dell'azienda di Concesio si basa su un'idea del suo fondatore che considera "inscindibili le innovazioni di prodotto, di processo e di vendita" e che al contempo ha basato la strategia aziendale su kaizen, crm via web ed erp sap. Per chi si occupa di organizzazione aziendale non sono certo concetti nuovi.

Quel che mi preme qui sottolineare è come, alla luce degli effetti della crisi, le aziende stiano maturando la necessità di parlare all'esterno con concretezza di idee e realizzazioni, risorse umane e gestione. Finita la vecchia era in cui il prodotto competitivo era il fine dell'attività, oggi l'alta qualità della produzione è un assunto di partenza imprescindibile, a fare la differenza sono le relazioni (interne ed esterne) ed il loro modo di governarle.

E mi piace evidenziare ulteriormente che concetti e tecnologie non sono adottati da qualche aggressiva startup della new economy, ma da consolidate realtà aziendali di medie dimensioni (la Metal Work è stata fondata nel 1967) che hanno maturato la necessità di un rinnovamento.

sabato 10 aprile 2010

Aperello...

Un vero peccato che non esista la versione bresciana di questa pubblicità con Pompiano, Cazzago, Limone e Comezzano.





lunedì 1 marzo 2010

venerdì 19 febbraio 2010

12.000 dollari per una ciambella

Ma non una ciambella qualsiasi: vi sto parlando della mitica Dunkin' Donuts (sì, quelle che divora Homer Simpson).

Orbene... potete inventarvi la vostra ciambella e partecipare al concorso 2010 :) La concorrenza sarà agguerrita.

CICCIONI DI TUTTO IL MONDO, UNIAMOCI!







storia vista qui

lunedì 15 febbraio 2010

Google colleziona socialdisastri, ma dorme sonni tranquilli

google wave

Il celeberrimo BigG rischia di perdersi in un bicchier d'acqua e sviluppare una sorta di sindrome da social network. Nonostante i vantaggi acquisiti.

La rincorsa è partita da tempo, ma per ora la vocazione social di Google sembra essere solo quella ai disastri. Anche se le armi sono affilate e le possibilità di investimento importanti.

Partiamo dai sonni tranquilli.

Per ora dalle sfide rimangono defilati gli editori dei media tradizionali. Sarà così, credo, fino a che questi non capiranno che i loro brand, spesso fortissimi fuori dalla rete, non rappresentano un valore altrettanto grande una volta sbarcati nel mare magnum di internet. In tal senso le imprese editoriali tradizionali dovrebbero iniziare a studiare cosa funziona sulla rete per anticipare, magari in un prossimo futuro, operazioni come l'acquisizione di Aardvark da parte di Google.

In altre parole si tratta di acquisire credibilità sulla rete facendo propri servizi strategici e dal potenziale di crescita interessante. Molto più che interrogarsi su come veicolare i propri contenuti (spesso di altissima qualità) su un nuovo media (che in realtà tende ad imporre dinamiche proprie nella fruizione di contenuti).

ed ora veniamo invece ai piccoli grandi incubi quotidiani di BigG

Prendo spunto dalla rubrica di Mantellini su Punto Informatico che evidenzia come a Google con i social network non hanno mai avuto troppa fortuna. Da Orkut a Jaiku, fino al recentissimo Google Wave, progetti e acquisizioni varie nel campo delle reti sociali, dalle parti di Mountain View, quasi mai hanno raggiunto i risultati attesi.

Buzz è solo l'ultimo esempio. Nel frattempo si scopre da San Francisco Chronicle che Facebook ha superato Google per diventare la massima fonte di traffico per alcuni portali principali (cit. De Biase).

E' il successo dei social search engine, che impongono una fruizione dei contenuti diversa da prima, più comunitaria e ragionata, a cui Google cerca ora di porre rimedio con Aardvark, un servizio che consente di porre un quesito e ottenere una risposta dagli amici e dagli amici degli amici. L'ennesimo tentativo di riposizionamento social.

Mi limito a due considerazioni
1. nella vita avere una illuminazione geniale è tanto, la seconda è quasi impossibile. dalla sua nascita ad oggi internet ha mostrato una tendenza democratica a vanificare, nel lungo periodo, i tentativi di egemonia. in questo senso la strategia di consolidamento di google diventa, irrimediabilmente, tempo perso.
2. se ci si pone invece l'obiettivo di consolidare attività editoriali nei nuovi media come nei media tradizionali è forse tempo che i due mondi (a tutti i livelli, non solo ai vertici di Newscorp-Myspace) inizino a sporcarsi le mani investendo reciprocamente gli uni negli altri creando moderne aziende di contenuti e diffusione degli stessi che superino il consolidato dualismo tra nuovi e vecchi media.

venerdì 12 febbraio 2010

Per fidanzate oppressive c'è il teletrasporto

Ecco l'invenzione della birra Andes per permettervi di stare di più al bar con gli amici. Grazie al teletrasporto potrete rassicurare la vostra fidanzata!!







trovato qui da Ninja Marketing