Visualizzazione post con etichetta ambiente amp; energia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ambiente amp; energia. Mostra tutti i post

lunedì 4 aprile 2011

Terra nostra?

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=eDL_lG3_n3E&w=480&h=390]

Una cava una volta sfruttata, se non viene ripristinato l’ambiente, diventa una discarica. Questo in barba a una legge nazionale che regola le attività estrattive già dal 1927.


sempre suggestivo il lavoro di Report

venerdì 18 febbraio 2011

Targhe alterne folk

Le targhe alterne a Brescia non hanno risolto il problema, per far abbassare il livello delle Pm10 nell'aria è servita la pioggia. L'unica nota positiva è che in qualcuno la situazione ha stimolato la creatività:





domenica 13 febbraio 2011

Ordinanze un tanto al metro



A Brescia sono scattate le targhe alterne. Ma ci sono ad esempio delle strade in cui si può andare in un senso e non nell'altro. E una serie di altre perle. Ne ho parlato oggi su Bresciaoggi.

«La mia targa finisce con 0. È pari o dispari?». La domanda è solo una delle tante che sono state poste agli operatori delle varie polizie locali dei comuni coinvolti. Ma anche a scorrere i testi delle ordinanze non è che la chiarezza regni sovrana.
IL CASO più curioso è quello che riguarda la statale 235. A Castelmella il divieto di circolazione - stando a quanto si legge nell'ordinanza - non si applica alle strade provinciali, a Roncadelle non si applica ai tratti autostradali ed alla tangenziale sud di Brescia. Da ciò si è portati a dedurre che sulla SP235 (Orceana), che è divisa a metà tra Roncadelle e Castelmella esattamente sulla riga centrale, sul lato di Castelmella si potrà circolare, su quello di Roncadelle no.
Curioso invece il dispositivo di Collebeato, dove si legge: «il Sindaco ordina la circolazione a targhe alterne sul territorio comunale di Brescia». Da cui si deduce che a Collebeato si può circolare tranquillamente. Sempre Collebeato non applica il divieto di circolazione in tutti i tratti di strada esclusi, ma sul territorio di Brescia. Sarà difficile per i vigili dare multe fuori territorio. L'impressione è che si tratti di un copincolla secco dall'ordinanza della Loggia, sarebbe curioso vedere il ricorso di un automobilista multato a Collebeato che impugnando l'ordinanza facesse notare che non vi erano di fatto territori di quel comune menzionati dal divieto. Così anche a Castelmella, dove «il Sinadco ordina la circolazione a targhe alterne» sul territorio comunale di Brescia». Peraltro nell'ordinanza si legge che «é prevista la facoltà di avvalersi di autocertificazioni». Quindi in caso in quel territorio uno si autocertifica e via, in tutti gli altri comuni no. Curioso anche il caso di Botticino, dove non si applica il blocco in alcune vie salvo consentire ai residenti (senza specificare se tutti o quelli che già possono circolare nelle vie indicate prima) di raggiungere per la via più breve le aree di parcheggio più vicine alle fermate dei mezzi di trasporto pubblico.
MA C'È ANCHE «il caso San Faustino»: 15 febbraio. In cui ognuno andrà un po' per i fatti suoi. Le ordinanze di Brescia, Botticino, Collebeato e Castenedolo ne fanno menzione specifica. Gli altri comuni no. Tuttavia sul sito del comune di Brescia si legge che: «L'ordinanza ha valore, oltre che nel Comune di Brescia, nei comuni che hanno aderito e cioè: Borgosatollo, Botticino, Castenedolo, Cellatica, Collebeato, Rezzato, Roncadelle, S. Zeno, Gussago, Castelmella, Castegnato». Che farebbe pensare che gli altri comuni recepiscano la stessa ordinanza, anche se poi si scoprono - come visto - orientamenti diversi (e non sempre concordanti).
La soluzione migliore? Forse è quella di Cellatica, dove per salvare capra e cavoli si legge che: «eventuali deroghe alla presente ordinanza rilasciate dai Sindaci che hanno emanato la medesima ordinanza sono ritenute valide sul territorio comunale». Ma lo stesso comune si distingue in verità anche per precisione, specificando che «le prescrizioni della presente ordinanza si applicano anche sul tratto di strada provinciale S.P. 10 che insiste sul territorio del comune di Cellatica». Lapalissiano, visto che essendo in territorio comunale l'esclusione dovrebbe essere espressa, ma in una confusione tale forse meglio dirlo una volta di più.
Sul sito del Comune di San Zeno Naviglio invece non si trova nè l'ordinanza nè alcun riferimento al blocco del traffico. Si farà? boh!

martedì 1 febbraio 2011

Brescia in bicicletta? Impossibile (due video a confronto: propaganda e realtà)

Ecco il video realizzato dal Comune per la settimana della mobilità. E' online dal 20 settembre 2010 e presenta una Brescia talmente bella che anche le polveri sottili hanno cliccato su "mi piace".







Ecco invece un video amatoriale realizzato da "Marcoalessisocialtv": un giovane bresciano prova ad affrontare una pista ciclabile in città.













Insomma, a vedere la realtà, e parafrasando il video di propaganda "da bambini imparare ad andare in bicletta vuol dire diventare grandi" ... SE HAI CULO e non ti tirano sotto prima!

lunedì 13 dicembre 2010

Ambiente a Brescia: migliorare chiudendo :(



Geniale!

L’Arpa, l’ Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente ha deciso di chiudere le sedi territoriali di Leno, Chiari e Salò.
approfondisci su quibrescia.it

La motivazione? "Si fa così per migliorare il servizio". Effettivamente ci sarebbe tanto da migliorare considerando i dati di Legambiente ma anche la tristemente nota classifica che mette la città al terzo posto tra le europee più inquinate. Recentemente a queste si sono aggiunti gli studi sulla qualità della vita de Il Sole 24 ore e Italiaoggi: che sostanzialmente dicono Bene, bravi, ricchi... ma che ambiente di merda!.

venerdì 10 dicembre 2010

Valorizzare il territorio. Solo parole.







Se lo sviluppo della green economy resta un bel proposito non realizzato, anche il consolidamento del settore primario, quello maggiormente legato al territorio, nell'ultimo anno non fa intravedere nulla di buono: a Brescia come nel resto d'Italia.

In Italia le imprese attive nelle coltivazioni e nell’allevamento registrano in un anno una diminuzione del 2,1%, passando da 873.137 imprese a 855.089. “Tengono” pur registrando una lieve flessione le imprese di Sardegna (-0,4%), Puglia (-0,6%), Calabria e Trentino Alto Adige (-0,8%). E’ quanto emerge da una elaborazione dell’Ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese.


Dai dati della si evince anche che Brescia è la provincia che da sola conta più del 20% delle aziende attive 11.198, ma che al contempo registra il calo percentuale più ingente nell'ultimo anno: -2,1% (novembre 2009 - novembre 2010).

Ed anche i dati Istat (che pure hanno corretto al rialzo dello 0,3% le previsioni sul Pil) sulla produzione non fanno ben sperare.

Cali congiunturali invece per agricoltura (-1,2%) e per gli altri servizi (-0,2%). In termini tendenziali il valore aggiunto dei servizi è aumentato dello 0,7%, quello dell’industria del 4,3% mentre hanno registrato andamenti negativi l’agricoltura (-0,8%) e le costruzioni (-0,7%).

Il tuo albero di Natale ti ucciderà



Il dispendio energetico di un albero di plastica di origine asiatica è nettamente superiore a quello necessario per la produzione e la commercializzazione di un albero vero prodotto in loco di analoghe dimensioni. E’ quanto afferma la Coldiretti che, in occasione del Natale, ha presentato il primo confronto sul piano scientifico tra gli abeti veri e quelli di plastica in vista del Natale dal quale si evidenzia che l’acquisto di alberi finti di plastica dalla Cina provocherà quest’anno l’emissione di gas ad effetto serra pari all’inquinamento provocato da sei milioni di chilometri percorsi in auto.

Gli alberi di Natale di plastica prodotti soprattutto in Cina sono ottenuti - sottolinea la Coldiretti - con materiali che comprendono anche varie leghe metalliche e plastiche tipo polivinilcloruro (PVC) e polietilene tereflalato (PET) che comporta un notevole dispendio di energia ed è fonte di inquinamento nel processo di produzione, durante il trasporto e per lo smaltimento. Secondo i calcoli della Coldiretti, per la produzione di un albero finto si emettono complessivamente 23 chilogrammi di anidride carbonica equivalente (CO2) ad effetto serra con pesanti effetti determinati dal trasporto di quasi novemila chilometri dalla Cina e dello smaltimento, tenuto conto che impiegano oltre 200 anni prima di degradarsi nell'ambiente.

L’albero naturale coltivato in vivaio invece consuma energia per fertilizzanti e lavorazioni meccaniche ma - continua la Coldiretti - durante il periodo di accrescimento in vivaio, di circa 5 o 6 anni, sequestra dall’aria anidride carbonica (CO2) ad effetto serra con un bilancio energetico finale favorevole di 47 grammi di anidride carbonica (CO2) tolta dall’atmosfera per pianta senza contare che un ettaro di alberelli produce ossigeno per 45 persone.

Complessivamente in Italia considerando che verranno acquistati 6 milioni di alberi veri l’effetto positivo per l’ambiente è la cattura di 282mila chili di anidride carbonica (CO2). L’acquisto stimato di circa mezzo milioni di alberi finti di plastica all’anno provoca invece - conclude la Coldiretti - la liberazione di 11,5 milioni di chili di anidride carbonica (CO2) pari all’inquinamento provocato da sei milioni di chilometri percorsi in auto.

giovedì 25 novembre 2010

Green economy? A Brescia per ora solo parole



La green economy a Brescia rimane sulla carta e nelle dichiarazioni altisonanti di quelli che benpensano. Lo dicono le elaborazioni della Camera di Commercio di Milano. Nell'ultimo anno è aumentato del 9,8% rispetto all’anno precedente il numero di imprese lombarde con certificazione ambientale ISO 14001. Gli aumenti maggiori si registrano a Mantova (+25,8%) e a Monza (+19,4%).

Brescia è in ritardo: nell'ultimo anno da 231 certificazioni a 246, ovvero un incremento misero, del 6,5%, inferiore sia al dato regionale che a quello nazionale (+15,5%). Peggio, in Lombardia, hanno fatto solo Como, Sondrio e Pavia. Un vero peccato. Una "occasione persa" (per ora) si potrebbe dire pensando alle necessità di rinnovamento, trasparenza, garanzie, che la crisi sta facendo emergere.

In totale sono 1.908 le imprese in Lombardia con certificazione ambientale, il 14,4% del totale italiano che ammonta a 13.222 attività certificate. La maggior parte (751, 39,4% del totale lombardo) si trova a Milano e provincia, a seguire Brescia (246, 12,9% - un dato questo che fa crescere ancora di più il rammarico per una svolta "verde" che tarda ad arrivare) e Bergamo (230, 12,1%).

giovedì 26 agosto 2010

Ambientalismi



da una segnalazione di Maurizio Balducci

Chissà se Donatella Bianchi - conduttrice della trasmissione Rai Linea Blu - inorridirebbe con un uccello morto in mano appena cacciato, visto che con un pesce boccheggiante non batte ciglio.

A pensarci bene Linea Blu è l'ispirazione per un nuovo format tv.
TITOLO: Cacciaturismo.
SVOLGIMENTO: una famiglia ha una casa in campagna ed un allevamento di quaglie e fagiani che vengono liberati e cercati col cane, per poi essere abbattuti con il fucile. La parata si conclude con una bella tavolata di selvaggina preparata dalla cuoca di casa.

Appassionante, naturale, sufficientemente wild. Non c'è che dire...

<

giovedì 22 luglio 2010

Caccia, a chi giova tutto ciò?



Torno dopo qualche settimana sull'argomento caccia, che come sempre quando è dibattutto a livello politico in Italia continua a riservare colpi di scena come quello della maggioranza Lega-Pdl in regione Lombardia di cui parlo sul numero odierno di Bresciaoggi, che ieri ha fatto venir meno il numero legale per evitare di affrontare la questione del richiamo dell'Ue. In realtà la questione sarebbe già risolta, come ha spiegato il consigliere Udc, Gianmarco Quadrini nel suo intervento all'VIII commissione, qui allegato per chi volesse approfondire. Ma il rischio di multe Ue esiste ed allora meglio mettere la testa sotto la sabbia, proprio mentre si alza un polverone sulle quote latte.

Trovo il tutto talmente disgustoso che nemmeno mettersi ad argomentare mi sembra appropriato quando è evidente che non c'è alcuna volontà di regolamentare in maniera moderna un'attività che catalizza tanti interessi. Trovo assurda tutta la gestione della questione, dal Governo alla Regione Lombardia, passando per l'Ispra. Sono questi gli episodi che ti fanno perdere la fiducia nella capacità di riformare un paese sempre più strangolato dai proclami elettorali, dalle convenienze politiche e dalle appartenenze di bandiera. Anche quando si parla di una risorsa preziosa come l'ambiente e di una attività necessaria come la sua conservazione.

Come sempre la politica si mostra lontana anni luce dalla vita reale, e nel frattempo io ho scovato un bell'esempio di coabitazione "ambiente - cacciatori" proprio a 10 minuti da Brescia, nell'altopiano delle Cariadeghe (tra San Gallo di Botticino e Serle), dove domenica sarà possible partecipare ad una giornata di studio e ricerca (con musica, rinfresco finale, lezione sui pipistrelli e la loro utilità ambientale. Se poi siete da quelle parti non potete perdervi una puntatina al Podere Lipursì.

mercoledì 28 aprile 2010

La caccia, i calendari, la passione

Riporto con piacere un rapido scambio di email con un lettore di Bresciaoggi.it che ha voluto approfondire il tema dei giorni in più in calendario. Approfondisce l'argomento, anche con un po' di colore che non guasta mai e tanta passione. Il riferimento è al mio pezzo di due giorni fa su Bresciaoggi (che ho riportato anche qui e che fa seguito al dibattito successivo a questo post e alla mia intervista al senatore Franco Orsi).

Il giorno 27 aprile 2010 18.25, Maurizio Balducci ha scritto: Voglio sperare che nessuno la chiami per aver avvistato un nido di vacca su un leccio per poi pubblicarglielo. Non dico che il paragone sia uguale maa il concetto si, e ora le spiego. Se la decade di Febbraio con tutti gli annessi e connesi prenderà vita, sappia che i giorni di caccia, vista la legge 157, sono 6 che spettano ad ogni cacciatore. Perché ogni settimana, togliendo il divieto del Mar e Ven, su 5 giorni rimasti se ne possono usufruire a scelta solo 3. E visto che questo giochino di aumentare le giornate di caccia, (che non sono 9 ma 7 disponibili) da parte di molti giornalisti e politici, per far credere all'opinione pubblica chissà quale vantagio sarà dato ai cacciatori, gli pongo il problemino: lei ha 5 gnocche disponibili per settimana, ne può scelgiere a piacere solo tre, (non faccia il furbo perchè si parla di una al giorno) il martedi e il venerdi si riposano tutte, quante trombate si fa in 7 giorni? Tre e quindi 6 per la decade di febbraio!

Il giorno 27 aprile 2010 21.45, Giovanni Armanini ha scritto:Ho apprezzato troppo (e condiviso) il tono della sua risposta per non replicare alla sua mail (di cui la ringrazio). nel mio pezzo ho cercato solo di fotografare la situazione attuale. lei ha totalmente ragione sul discorso dei giorni in più. in italia dobbiamo fare i conti con degli animalisti idioti che non sanno cos'è l'ambientalismo. le richiamo solo quello che per me è il principio chiave di questo passaggio in parlamento: "Intanto il passaggio della Legge comunitaria permetterà di far passare il principio secondo cui il calendario venatorio non è più esclusiva competenza della politica". Sarà una vittoria di Pirro, ma da oggi secondo me qualcosa cambia...

Il giorno 28 aprile 2010 11.50, Maurizio Balducci ha scritto:La ringrazio della risposta e non é poco in una società dove il cittadino (specie nei media o meglio, di chi ci lavora) non viene mai ascoltato. Vorrei solo aggiungerle una cosa su quest'articolo 43 che tanto polverone ha alzato, per non parlare che sono 9 anni che qualcuno per interessi personali politici sta sconvolgendo il nostro mondo. Primo non ha portato nessun vantaggio ai cacciatori anzi, perché prolungare la caccia per pochissimi giorni a 4-5 specie appartenenti solo agli anatidi si rischia la chiusura anticipata per 12 specie di animali molto prima del 31 gennaio se all'Europa dobbiamo allinearci. Secondo, non facciamo lo sbaglio di 2 anni fa, dove molti dissero che i verdi o animalisti intransigenti erano stati spazzati via dal Parlamento, perché esistono negli enti locali. Quindi, é vero ciò che dice, che la politica non avrà più l'esclusiva delle competenze sul calendario venatorio, ma quella di Regioni e Province lei come la chiamerebbe? Comunque chiudo e la ringrazio ancora del tempo dedicatomi, aggiungendo solo che sarebbe bastato anni fa prendere la 157/92 e applicarla in toto, cambiare una manciata di articoli, riperimetrare certe aree protette, restituire alla caccia quei piccoli santuari gestiti da certe Ass. Ambientaliste (mal tenute, non d'interesse naturalistico ma dove seguitano a percepire stanziamenti dai cittadini) togliere il porto d'Armi per un tott di anni per chi "delinque" (no depenalizzare le pene) e il gioco era fatto. Calcolando che questo tipo di legge che si vuol cambiare, compreso l'art. 43, non sta bene al 75% dei cacciatori, e glielo dice uno che ne ha giornalmente "sotto Pc" in due liste più di 500 di cacciatori-listaioli.

martedì 27 aprile 2010

Caccia, stavolta dico la mia



Ieri ho cercato di ricostruire (in un pezzo pubblicato oggi da Bresciaoggi) le posizioni dei politici bresciani a proposito del recente voto parlamentare che ha allargato. Dopo il mio post su questo blog pubblicato nei giorni scorsi il Pd ha deciso di spiegare pubblicamente la sua posizione in una conferenza stampa. Nel frattempo sono arrivati anche gli approfondimenti di Pdl e Lega.

L'impressione è che su argomenti trasversali come la caccia sia difficilissimo dare un quadro preciso e concreto, divisi come siamo tra pregiudizi ecologisti, riformismo necessario, equilibrismi e comode strumentalizzazioni.

Il tema non sarà mai affrontabile in maniera corretta se non a partire dalla valutazione fatta da Coldiretti nei giorni scorsi sui danni (stimati in 100 milioni di euro l'anno) causati dalla fauna selvatica. In altre parole: la caccia va regolamentata perchè vi è necessità di un approccio culturalmente preparato all'attività venatoria, ma al contempo va riconosciuto il ruolo ambientale che la stessa caccia ha. L'ambientalista vero oggi dovrebbe essere il primo a spingere per una riforma forte, garantista ma ferma nel sanzionare le irregolarità. Un intervento nell'interesse del territorio da salvaguardare.

Solo entrando in questa logica sarà possibile aprire un dibattito senza pregiudizi. Fin qui l'impressione che ho avuto è la seguente:
- il Pd ha raggiunto una mediazione molto sofferta per il permanere all'interno di una lobby ambientalista forte a cui rendere conto, ragion per cui difficilmente la posizione assunta sul recepimento della Legge Comunitaria sarà replicata in tema di riforma complessiva
- il Pdl è uno stato di sostanziale immobilismo, chiuso tra l'anima femminile-ambientalista del partito (Prestigiacomo, Brambilla...) e le necessità elettorali di chi pesca i voti nei feudi della caccia (Brescia, Toscana...). Viviana Beccalossi auspica di arrivare ad una riforma complessiva, ma il relatore al Senato, Franco Orsi, ha già preannunciato che l'obiettivo sarà quello tutt'al più di arrivare a metter mano a qualche situazione specifica (dopo il provvedimento sul calendario che già ha spaccato il Pdl).
- la Lega ha assunto una posizione oltranzista che bypassa totalmente i contenuti, abbastanza isolata sia a livello nazionale che europeo
- per il resto le posizioni dell'arco costituzionale (a partire dalla doppiezza dell'Idv) sono dettate soprattutto da un calcolo di convenienza estemporaneo e poco approfondito

Non credo che a rischio sia l'economia del settore armiero, c'è tuttavia la necessità, questa si bipartisan, di fare più chiarezza sul tema ed uscire dalle ideologie che rischiano di compromettere un tema sul quale abbondano le speculazioni a tutto scapito della cultura e del coraggio delle idee.

Il passaggio fondamentale mi sembra questo: (cito dal mio articolo) Intanto il passaggio della Legge comunitaria permetterà di far passare il principio secondo cui il calendario venatorio non è più esclusiva competenza della politica.

giovedì 22 aprile 2010

Legge sulla caccia, basta luoghi comuni



La pochezza della nostra classe politica si manifesta ogni volta che si va ad un intervento concreto. Da bresciano mi sono appassionato al dibattito sulla caccia ed alla ipotesi di riforma. Durante l'ultima Exa ho avuto l'opportunità di intervistare il relatore Franco Orsi (senatore PdL).

Fra i temi più scottanti la questione del calendario. In sintesi: con il voto favorevole di larga parte del Pdl e tutto il Pd (la Lega e l'Idv erano contrari), la Camera ha approvato un emendamento della Commissione al disegno di legge Comunitaria 2009 che consente un allungamento massimo di 10 giorni - «non oltre la prima decade di febbraio» - alle regioni che ne facciano richiesta, previo un parere preventivo e vincolante dell'Ispra a cui le stesse regioni dovranno attenersi. L'emendamento, su cui il governo si era rimesso all'Aula, è passato con 349 sì, 126 no e 32 astenuti. Secondo gli osservatori, le specie cacciabili in quel periodo sarebbero ridotte a tre o quattro (gallinella d'acqua, folaga e forse allodola) e tra i 5 e i 6, alla fine, i giorni effettivi di attività venatoria, considerando anche i giorni di silenzio venatorio, tradizionalmente il martedì e il venerdì. Stop invece per quanto riguarda la possibilità di anticipare la stagione.

A me il pragmatismo di Orsi era piaciuto: chiede adeguamenti alle normative europee, invoca una mediazione con l'opposizione, ammette di non avere tutto il partito dalla sua parte, afferma in maniera molto concreta che bisogna giungere alla mediazione migliore possibile, infine si dice pronto ad un intervento specifico qualora una corposa riforma non sia possibile.

Nei giorni scorsi avevo chiesto lumi ad Aldo Rebecchi (Pd, presidente anche del Banco di prova delle armi di Gardone Valtrompia) sulle posizioni della sinistra. Era stato evasivo e fondamentalmente poco informato.

Credo che i tanti cacciatori bresciani dovrebbero essere informati sul fatto che la legge sulla caccia è passata grazie ai voti Pd. Ma il Pd bresciano non lo farà.

Per ora mi accontento delle considerazioni di Pierangelo Ferrari sul suo blog (la prego, onorevole, tolga quella musichetta da salotto per bene che parte ad ogni connessione!). Anche se Ferrari sostanzialmente rivendica un voto vicino alle esigenze degli animalisti e attacca la Lega "di caccia e di governo" (pare che i voti lui li debba andare a prendere in Amazzonia, non nelle valli bresciane... ma forse ho capito male io). Ma il parlamentare bresciano sembra, in quello che scrive, orientato più a parlare di maggioranza divisa che a tornare sul territorio a parlare della riforma fatta. Ora gli manderò una mail (un'altra) per vedere se mi concede un approfondimento in materia.

Intanto quindi è stato sconfessato (lo dico per chiarezza, perchè mi piace verificare le dichiarazioni che registro soprattutto se da parte dei politici) il senatore Orsi laddove affermava con campanilismo politico che Esiste una componente significativa nel Pdl che non condivide il processo di riforma: è un pluralismo che se fosse generalizzato potrebbe produrre un confronto migliore. Purtroppo l'opposizione, a partire dal Pd ha alzato le barricate. Ebbene quelle che lui chiama barricate hanno permesso alle sue idee di passare. Finora Orsi sembra doversi guardare molto più dal fuoco amico...

martedì 13 aprile 2010

Caccia, chi vuole sabotare la riforma?



Nei giorni scorsi ho intervistato il senatore Franco Orsi, relatore in Parlamento della riforma della normativa nazionale sulla caccia. E' stato un bel momento per tornare, pur in un ambito molto tecnico e specialistico, ad un tema politico specifico.

Mi convince poco la correzione del tiro, fatta dal senatore, alla mia domanda sui tempi di realizzazione della riforma, quando Orsi dice: "non escludo un cambio di strategia, non una riforma ma interventi su temi cruciali". Questo non perchè l'idea sia sbagliata o fuoriluogo ma perchè mi pare la realistica ammissione del rischio di sabotaggio della riforma da parte del fuoco amico di tre ministri: Frattini, Brambilla, Prestigiacomo.

Mi piacerebbe ora capire cosa stanno facendo a tal proposito i parlamentari di opposizione del Nord su un tema che qui da noi muove grandi interessi, economici, sportivi e, mettiamocelo pure, turistici...

venerdì 9 aprile 2010

De gustibus

Mi sfugge la logica della doppia strategia del vicesindaco Fabio Rolfi in tema di prostituzione a Brescia.

Quando si tratta di donne le soluzioni vanno dai 500 euro di multa a chi si ferma a contrattare fino alla schedatura dei proprietari degli appartamenti illecitamente collegati con l'attività di prostituzione svolta all'interno delle stesse abitazioni.

Nel caso dei viados il problema prioritario, come dichiarato il 10 ottobre 2009 sarebbe quello di arrivare a norme più severe per tutelare la salute dei cittadini al fine di evitare l’estendersi delle malattie. Per questo era stata promessa una lettera al ministro Roberto Maroni.

Ehm...

giovedì 25 marzo 2010

A2A

Essere pubblico o essere privato, questo è il dilemma.

Se sia più nobile accontentare gli azionisti, o mettere fieno in cascina, che la nottata è più lunga del previsto, e sognerete di avere sempre le stringhe slacciate.

lunedì 22 marzo 2010

Innovazione bresciana: Imar (Ponte San Marco)

Interessante intervento sul tema dell'efficienza energetica su Il Giornale.it di Severino Corsini, direttore della Imar di Ponte San Marco.

Qui il sito internet del gruppo, che peraltro ha anche un canale youtube con un contributo (anche se si tratta di un video molto tradizionalista basato in sostanza sulla comunicazione di prodotto).





Gli sdoppiati

Ecco il frammento della puntata di Report di ieri dedicata ai doppi incarichi dei presidenti della Provincia di Brescia, Daniele Molgora e del sindaco di Brescia, Adriano Paroli.

Del rifiuto a rispondere alle domande dell'inviato parla anche Bresciaoggi





domenica 14 febbraio 2010

Facce da culo

Ogni tanto beppegrillo.it, il blog votato come "blog andato a puttane" alla blogfest 2009, ha ancora dei sussulti anche condivisibili

A Milano c'è stato il Far West. In via Padova, a due passi da piazzale Loreto, a poche fermate di metropolitana dal centro, sono avvenuti nell'ordine: una rissa tra immigrati, un omicidio, un ferito, decine di auto ribaltate, locali distrutti, un corteo di nordafricani che ha seminato il terrore tra i passanti al grido di "Allah akbar". La colpa è della sinistra buonista, secondo il centrodestra che governa Milano da 15 anni. Più a sud in Campania, ci sono i Casalesi, la Camorra, l'illegalità diffusa. Un altro Far West con rifiuti tossici, discariche abusive, ecomafie. La colpa è del centrodestra colluso, secondo il centrosinistra che governa la Campania da 15 anni. Tutto si può dire di questi politici, ma non che gli manchi la faccia da culo.