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domenica 27 marzo 2011

Spiedo? A regola d'arte

Lo spiedo di Serle diventa De.Co: il più tipico, amato e discusso dei piatti tipici bresciani ha ora un suo disciplinare ufficiale sancito dalla delibera con la quale l'amministrazione comunale, retta dal sindaco Gianluigi Zanola, ha istituito la Denominazione Comunale a tutela di un monumento della brescianità gastronomica. Dieci i ristoranti serlesi nei quali si può degustare lo Spiedo De.Co.: un circuito cui ha aderito la stragrande maggioranza dei locali del paese, e che comprende la trattoria Castello, i ristoranti Valpiana, Il Buongustaio, Belmonte e La Betulla, l'osteria Antica Fornace e gli agriturismo Casinetto, Dell'Altopiano, L'Aquila Solitaria e Delle Valli.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=IyFsvxPyZTc&w=640&h=390]

martedì 22 marzo 2011

Raunch girl, onori e oneri dell'indie porno



Il documentario presentato a Bergamo Film Festival venerdì scorso da Giangiacomo De Stefano e Lara Rongoni è un lavoro di profondità e sfumature.

Ho sempre considerato poetico tutto ciò che sa essere suggestivo ed allo stesso tempo estremamente personalizzabile. Capace di generare emozioni contrastanti e di lasciare all'occhio dello spettatore un numero infinito di interpretazioni possibili. In questo senso credo che questo documentario arrivi all'obiettivo. E di questo... delle mie percezioni, suggestioni e sensazioni, voglio scrivere.

Raunch girl è la vita di Clara Pizzaferri - 21 anni, attrice porno indipendente, per scelta - e si muove su un doppio piano. Scrivendo la sinossi gli autori dicono di analizzare: la ricerca di popolarità e la velocità con la quale questa si può raggiungere, la giovane età e molto spesso le mistificazioni che si creano...

Ci sarebbe una doppia difficoltà in un lavoro come questo: da una parte quella di sminuire la portata emotiva e l'invasione della sfera personale che la scelta di recitare scene porno determina in una persona, dall'altra quella di cadere nel moralismo. Gli autori qui prendono queste precauzioni e non cadono in un risultato neutro, ma mettono con nochalance la pulce di un loro giudizio, secco ma non invasivo, nell'orecchio (e nell'occhio) dello spettatore.

La parabola umana di Clara, un matrimonio a Las Vegas con il compagno che recita (senza troppa convinzione) sul palco con lei, si risolve in un nome d'arte (una identità altra) e in un matrimonio fallito (comunque lo si veda un esito sentimentale negativo). Un risultato assai deludente rispetto alla voglia iniziale di emersione, autodeterminazione e successo.

Questo l'epilogo, in cui entrano dettagli che potrebbero essere omessi (nickname e separazione, tra gli altri) ma stanno lì come informazioni utili non certo a "fare il titolo" (sensazionalistico e banalizzante) ma a dialogare con il "lettore-spettatore" della vicenda. Nello sviluppo tuttavia la storia non manca di far emergere un certo coraggio - pur non enfatizzato - da parte della protagonista, che sceglie la via del porno non già come vizio esibizionistico ma come forma radicale di espressione. Costruendoci su - tuttavia - (inevitabili?) "mistificazioni".

Sembra muoversi, la vicenda di Clara, su un doppio piano. La propria ferrea volontà di successo, anche provando ad alzare (artificiosamente) il proprio livello gerarchico (da attrice a "imprenditrice" nel mondo del pay-porn indipendente del web) che si scontra con una società che se da una parte induce a mettersi a nudo in cambio di... (successo? notorietà? fama e gloria?) dall'altro prende le distanze dal re nudo (in senso letterale) pur ignorando in parte la propria ipocrisia di fondo. Il porno non è (non può? lo sarà mai?) essere pubblicamente e socialmente accettato, ma se esiste un germe alla sua radice questo si è già radicato nel nostro modo di socializzare le nostre vite.

E passa una riflessione, ad un certo punto, che merita di essere sottolineata, e che semplifico così. Oggi vi è una sostanziale gratuità dell'esibizionismo. Ti fai fare due foto le metti in rete e sei pubblicato. Una gratuità (che altro non è se non il più basso livello di mercificazione, perchè il gratis è il senza valore, è il 100% inflazionato) che, anche quando non si spinge al presunto eccesso dell'hardcore di pompini e penetrazioni, ma si ferma ad ammiccamenti e sensualità ostentata, è già potenzialmente-pornografica-in-sè, semplicemente perchè capace di svilire una sfera intima personale spogliata della sua inviolabilità prima che dei suoi abiti.

Sul terreno di gioco rimane un cadavere. Esiste una corsa all'esibizione che è indotta dalla mentalità dominante (e dai mezzi di comunicazione emergenti che la caratterizzano). Forse il porno indipendente è solo l'eccesso più efficace per descrivere l'iperbole di una deriva che togliendoci intimità rende più insicuri i nostri passi e meno certi i nostri esiti.

Ma resta il fatto - che necessita di grande e matura consapevolezza - che ogni nostro pensiero pubblicato e pubblicizzato, e quindi messo a nudo, è definitivamente messo in gioco.

venerdì 18 marzo 2011

mercoledì 16 marzo 2011

Famiglia e matrimonio (quelli che razzolano male)



Ricordo, in occasione del referendum sul divorzio del '74, d'aver chiesto a bruciapelo, e senza alcun fair play, ad un esponente D.C., testimone del no al divorzio e del matrimonio “indissolubile”, perché volesse negare ai cittadini ciò che si sapeva aspettasse in grazia per se stesso. Già, “politically scorrect”, da parte mia! Ma non l'ho più visto in giro per l'intera campagna elettorale. In compenso, tempo dopo non mi è mancata l'occasione, con una certa qual mia faccia tosta, di congratularmi con lui per la sua nuova famiglia. E, pure con la nuova moglie, del fatto “provvidenziale” che il marito avesse perso il referendum.


Che vi devo dire, a me il politicamente scorretto Claudio Bragaglio, che quando ti coglie in fallo sembra voglia dirti "domani venga accompagnato dai genitori", piace un casino.

L'unità d'Italia, una vicenda comunale



L'essere uniti non deve farci perdere la percezione di quale è la nostra forza di italiani. Una forza che pone le sue radici nell'essere stati divisi ed aver sognato il momento in cui avremmo avuto una sola bandiera. Non è quindi una contraddizione amare la nostra patria in quanto bresciani, con forti radici territoriali, radici anche e soprattutto comunali. Il nostro sentimento patriottico nasce prima di tutto dall'amore per la nostra città. Perchè siamo l'Italia dei Comuni e questo è il nostro peculiare elemento di forza, identità e libertà culturale.

da Wikipedia

Con Risorgimento la storiografia si riferisce al periodo della storia d'Italia durante il quale la nazione italiana conseguì la propria unità nazionale, riunendo in un solo nuovo Stato - il Regno d'Italia - i precedenti Stati preunitari.

Il termine, che designa anche il movimento culturale, politico e sociale che promosse l'unificazione, richiama l'ideale romantico e nazionalista di una resurrezione dell'Italia attraverso il raggiungimento di un'identità unitaria che si era iniziata a delineare durante la dominazione romana, la cui specificità «...valse a imprimere sull'Italia un tratto oggettivo di esperienza unitaria...»[1]. Tale processo si arrestò definitivamente nella seconda metà del VI secolo.

Sebbene non vi sia consenso unanime tra gli storici, la maggior parte di essi tende a stabilire l'inizio del Risorgimento, come movimento, subito dopo la fine del dominio Napoleonico e il Congresso di Vienna nel 1815, e il suo compimento fondamentale con l'annessione dello Stato Pontificio e lo spostamento della capitale a Roma nel febbraio 1871.

Tuttavia, gran parte della storiografia italiana ha esteso il compimento del processo di unità nazionale sino agli inizi del XX secolo, con l'annessione delle terre irredente, a seguito della prima guerra mondiale. Anche la Resistenza italiana (1943-1945) è stata talvolta ricollegata idealmente al Risorgimento.[2]

Sin dalla nascita del Regno d'Italia, sono state mosse critiche al processo di unificazione, le quali hanno dato origine ad una storiografia revisionista, di varia ispirazione culturale ed ideale, che contesta in diverso modo la rappresentazione offerta dalla storiografia più diffusa circa i processi politici e militari che condussero all'unità d'Italia, tanto da influenzare, in taluni casi, l'origine di movimenti autonomisti e separatisti, meridionali e settentrionali.[3]

Telecrazia e partecipazione



Ha assolutamente ragione l'assessore del Comune di Brescia Paola Vilardi (PDL) quando afferma di essere contraria in linea di principio alla trasmissione in diretta delle sedute del consiglio comunale (me lo sono appuntato: erano le 11.20). Vilardi elenca una serie di inconvenienti, tra cui quello di trovarsi a sottomettere i tempi televisivi a quelli del dibattito politico assembleare.

E' successo lunedì, durante la seduta del Consiglio comunale di Brescia che ha fatto il punto politico sull'attuazione del programma della Giunta del sindaco Adriano Paroli, registrando alcune defezioni al momento del voto nella maggioranza. Ovvero: laddove nulla poterono le carte bollate (e quelle di credito) riuscirono invece le rampanti ambizioni personali e gli eccentrici personalismi.

Dice bene Vilardi, e potrebbe aggiungere altre considerazioni:

- lo strumento televisivo è per sua natura invasivo, prende il sopravvento sui contenuti (oltre che sui tempi, come giustamente rilevato). Infatti il dibattito svoltosi lunedì a Brescia in consiglio è parso più una parata di comizietti politici di esponenti che credevano di poter avere il loro momento di notorietà, dicendo la loro a potenziali elettori attraverso la tv, piuttosto che un organico dibattito politico su presente e futuro della città. E questo è talmente vero che anche se del proprio intervento non si avrà nessun riscontro oggettivo (feedback, dati di audience, sentiment eccetera) l'occasione di 8 ipotetici minuti di gloria è talmente ghiotta da far passare ad un piano secondario il reale contributo apportato alla discussione, sacrificato sull'altare degli sms al gentile pubblico da casa.

- la partecipazione della gente al pubblico dibattito è svilita e potenzialmente ridotta ad un tifo televisivo da stadio. Perchè sfido chiunque a trovare un cittadino bresciano che abbia seguito le 15 ore intere di diretta. Per gli stessi giornalisti presenti districarsi tra le decine di argomenti sollevati con accenni flash era praticamente impossibile. Il risultato è che ognuno si riconosce in ciò che conosce e capisce al volo, perchè lo strumento (la tv) è volatile ed inafferrabile e lascia solo spazio alle percezioni

Purtroppo le parole dell'assessore Vilardi sono rimaste isolate, ma se veramente quello che si ha a cuore è la partecipazione, un confronto franco ed aperto sulla necessità di una rinnovata comunicazione istituzionale verso il cittadino - anche attraverso la tv - rimane un nodo aperto ed irrisolto che merita un approfondimento.

mercoledì 2 marzo 2011

Brescia, l'aspirante città universitaria che chiude i locali alle 22. (Dopo il carosello tutti a nanna)

Le ordinanze antighetto non piacciono proprio a nessuno. Ecco un passaggio del discorso del rappresentante degli studenti Andrea Curcio durante l'inaugurazione dell'anno accademico dell'altro giorno (nel video trovate questo passaggio al minuto 9' 30")

L’Università di Brescia ha le potenzialità per guidare un serio cambiamento, ma in questo cambiamento deve necessariamente essere accompagnato dalla città e dalla cittadinanza. Quindi, ben venga il progetto di un campus universitario nel centro storico, ma che questo non rimanga chiuso in se stesso. Che l’università si apra alla città e che la città si apra all’università. Per lo stesso motivo bisogna dare la possibilità agli studenti di poter vivere la propria città. E’ quindi controproducente far chiudere i locali di aggregazione della zona universitaria di San Faustino entro le dieci di sera, adducendo pretestuose motivazioni di ordine pubblico. Come studenti universitari chiediamo una città a misura di giovani.


In questi mesi si è detto che la capacità del vicesindaco Fabio Rolfi è quella di ascoltare le istanze della città. Beh, questo sms degli studenti universitari mi sembra abbastanza chiaro. Speriamo sia in ascolto.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=vNMQXLRqW0E&w=480&h=390]

venerdì 18 febbraio 2011

Auguri Italia! Dalla Leonessa...







Su Youtube: "Gli struzzi". Una produzione di Angelo Maffioletti e Daniele farina Fotografia di Arnaldo Abba Legnazzi Produzione di Francesca Perego Suono e Montaggio di Angelo Maffioletti e Daniele Farina

mercoledì 2 febbraio 2011

A Brescia è scoppiata la "guerra del putrido"



Nei giorni scorsi su Bresciaoggi con Thomas Bendinelli ho fatto una ricerca per verificare la situazione in città in seguito alla cosiddetta "ordinanza antighetto" (qui il PDF della pagina). Lo spunto mi era arrivato da un allarmistico pezzo di Bresciapoint.it dal titolo "Niente spuntini notturni a Brescia: il "putrido" chiude". UN PEZZO CHE RIPORTA COSE NON VERE. La realtà, come spesso accade a Brescia, non è così drastica, ma forse anche peggiore.

L'ordinanza antighetto, per chi ancora non lo sapesse, impone in due zone della città la chiusura degli esercizi commerciali e artigianali con aree commerciali alle 22, la pena è una multa da 450 euro. Annunciata in agosto, è stata realizzata il 7 dicembre scorso, e divulgata ufficialmente il 13 dicembre in conferenza stampa).

Andando PERSONALMENTE a verificare le affermazioni fatte in quell'articolo ho potuto constatare che la situazione è assai diversa da quella descritta.

- PRIMA COSA NON VERA
il titolo dice

il putrido chiude


e nel pezzo invece si legge

Praticamente è stato come obbligarli a chiudere, visto che buona parte delle vendite vengono effettuate tra la mezzanotte e le prime ore del mattino. Anzi, uno dei 3 negozi ha già chiuso


A parte lo stile da chiacchierata al bar (praticamente è stato come, anzi no hanno chiuso..): sono stato in via Vallecamonica (più precisamente Via Valsaviore, poi capirete il perchè) lunedì scorso (27 gennaio, tre giorni dopo l'articolo di Bresciapoint del 24 gennaio) e le tre fornerie dell'area erano ancora tutte aperte anche dopo le 22. Ho parlato personalmente con i tre proprietari. Per ora la reazione è stata passiva. Le due fornerie interessate dall'ordinanza si rifiutano di pagare le multe (tra un attimo capirete perchè 2 e non 3). Attendono la scadenza dell'ordinanza (30 giugno di quest'anno) per vedere come andrà a finire. Ma nessuno ha intenzione di chiudere. Tutt'altro. A me i proprietari sono anzi sembrati assai agguerriti.

- SECONDA COSA NON VERA
si legge nel pezzo:

i 3 negozi sono stati costretti ad abbassare anche loro le serrande alle ore 22:00.


Innanzitutto NESSUN PUTRIDO ha MAI chiuso alle 22 in via Vallecamonica (questo lo dico anche perchè una notizia falsa letta dalla gente può indurre a non andare in un posto che invece è APERTO. Inoltre questa affermazione oltre a non essere vera denota anche una certa ignoranza dei fatti. E' vero che in via Valcamonica - via Valsaviore sono presenti 3 fornerie, ma solo 2 sono comprese nell'ordinanza. Come è possibile? Riporto in corsivo la mia ricostruzione dei fatti (il pdf con l'articolo è alla fine di questo post): l'ordinanza del 7 dicembre scorso riporta nel titolo «misure relative ad attività economiche del complesso commerciale S11 di via Valsaviore - via Valcamonica», ma scorrendo il testo si legge che «il presente provvedimento si applica a tutela dell'area comunale all'interno del complesso commerciale S11 di via Valsaviore e ha validità sperimentale fino al 30 giugno 2011, con possibilità di proroga». Di fatto quindi è esclusa via Valcamonica (citata nel titolo ma non tra le disposizioni), e con essa una terza forneria (cut) in altre parole: le due attività del complesso «a U» che hanno numero civico in via Valsaviore devono obbligatoriamente chiudere alle 22, il loro dirimpettaio, al 29 di via Valcamonica no.

Aggiungo, a puro titolo informativo, che le due fornerie interessate sono di proprietà di pakistani, la terza (Frank) di un italiano. Casualità? Ognuno su questo fatto tragga le conclusioni che vuole. Come del resto fanno i diretti interessati nell'articolo pubblicato il 31 gennaio da Bresciaoggi.

Il problema quindi rimane. A Brescia da oltre un mese è attiva un'ordinanza che impone la chiusura dei negozi in due zone della città (il quartiere Carmine e il complesso commerciale di via Valsaviore) alle 22. Se per le attività diurne cambia poco, l'ordinanza diventa invece una sorta di condanna a morte per chi di fatto non fa un euro di fatturato prima delle 23 o di mezzanotte. Al Carmine si ha notizia di una sola multa data (ad un fruttivendolo!) in via Valsaviore i titolari delle due fornerie colpite parlano rispettivamente di 5 e 9 multe.

Curioso infine che in una recente lettera al Giornale di Brescia il vicesindaco Fabio Rolfi parli di:

una certa complicità con situazioni anche più gravi come lo spaccio di stupefacenti


una accusa grave ma poco circostanziata, che di fatto getta fango non tanto su kebabbari, pizzetari o fornai, ma su circa 40 commercianti delle due zone. Se poi invece questa frase è riferita nello specifico a via Valsaviore ed ai proprietari dei "putridi" viene da chiedersi perchè se c'è una relazione diretta tra il disordine e chi gestisce i locali, la proprietà di una delle due fornerie sia titolare anche di una attività identica, a Sant'Eufemia. Zona più ordinata e fuori dall'ordinanza, dove evidentemente i commercianti come per incanto diventano più buoni, come a natale. Ma evidentemente non era a loro che ci si riferiva.

Del caso si è occupato, con il suo solito stile canzonatorio anche il blog di sarcasmo politico Murodicani.

QUI potete scaricare il PDF della pagina di Bresciaoggi dedicata all'argomento

martedì 1 febbraio 2011

Brescia in bicicletta? Impossibile (due video a confronto: propaganda e realtà)

Ecco il video realizzato dal Comune per la settimana della mobilità. E' online dal 20 settembre 2010 e presenta una Brescia talmente bella che anche le polveri sottili hanno cliccato su "mi piace".







Ecco invece un video amatoriale realizzato da "Marcoalessisocialtv": un giovane bresciano prova ad affrontare una pista ciclabile in città.













Insomma, a vedere la realtà, e parafrasando il video di propaganda "da bambini imparare ad andare in bicletta vuol dire diventare grandi" ... SE HAI CULO e non ti tirano sotto prima!

lunedì 31 gennaio 2011

La GRU chiede ancora attenzione (videointervista ai ragazzi della protesta)

A due mesi di distanza dalla protesta di Brescia, i tre ragazzi saliti sulla gru per chiedere diritti e giustizia si raccontano in una video intervista che trovate in coda a questo post ed è stata realizzata da Gruppo Abele e Libera, che non sono proprio due gruppi estremisti di sinistra, ma l'espressione dell'opera di un prete come don Luigi Ciotti.

Tra la cronaca di quei difficili giorni, la denuncia di promesse che non sono mai state esaudite e un'incrollabile, fortissima speranza. "Continuare la lotta, insieme a studenti, operai, precari, per ottenere diritti che non hanno colore o Paese di appartenenza, ma ci chiamano in causa in quanto uomini".

Oggi è stato il giorno del "click day" un meccanismo SADICO grazie al quale se tu hai un lavoro ed un datore di lavoro mandi un certificato e se sei fortunato sei uno dei 52 mila che possono restare (su 300 mila che fanno domanda). Solo a Brescia, terza città d'Italia per numero di pratiche, ci sono state 18.800 richieste. Praticamente nel nostro Paese questa gente si trova nella condizione di giocare ad una sorta di roulette online grazie alla quale se la persona è fortunata avrà un permesso di soggiorno, in caso contrario può essere incarcerata per aver commesso reato di clandestinità.






domenica 23 gennaio 2011

E tu, che donna sei? Ora che hanno sdoganato alcuni concetti puoi dirlo più liberamente



Fossi la sua fidanzata avrei risolto ogni problema economico, avrei case, palazzi, macchine, autisti, probabilmente anche un lavoro in televisione se solamente lo volessi. Invece devo darmi da fare come modella e come hostess per riuscire a pagare la rata del mio mutuo. Berlusconi sarebbe un fidanzato eccezionale, ha conosciuto anche i miei genitori, pure loro stravedono per lui. Come me del resto

Manuela Ferrera, su Bresciaoggi.it


Berlusconi, con le sue parole e i suoi comportamenti, ha inferto una ferita a tutte le donne italiane: alle donne che studiano e lavorano (spesso percependo stipendi inadeguati o, come nel caso delle casalinghe, senza percepirli affatto), a tutte noi che facciamo fatica un giorno dopo l'altro; alle donne che per raggiungere ruoli di rilievo non soltanto a certe feste non ci sono andate, ma hanno semmai dovuto rinunciare a vedere gli amici; a quante, invece di cercare scorciatoie, hanno percorso con dignità la strada dell'impegno e del sacrificio.

Giulia Bongiorno, su Repubblica.it

PS: per il primo genere va bene anche un vorrei

venerdì 10 dicembre 2010

Il tuo albero di Natale ti ucciderà



Il dispendio energetico di un albero di plastica di origine asiatica è nettamente superiore a quello necessario per la produzione e la commercializzazione di un albero vero prodotto in loco di analoghe dimensioni. E’ quanto afferma la Coldiretti che, in occasione del Natale, ha presentato il primo confronto sul piano scientifico tra gli abeti veri e quelli di plastica in vista del Natale dal quale si evidenzia che l’acquisto di alberi finti di plastica dalla Cina provocherà quest’anno l’emissione di gas ad effetto serra pari all’inquinamento provocato da sei milioni di chilometri percorsi in auto.

Gli alberi di Natale di plastica prodotti soprattutto in Cina sono ottenuti - sottolinea la Coldiretti - con materiali che comprendono anche varie leghe metalliche e plastiche tipo polivinilcloruro (PVC) e polietilene tereflalato (PET) che comporta un notevole dispendio di energia ed è fonte di inquinamento nel processo di produzione, durante il trasporto e per lo smaltimento. Secondo i calcoli della Coldiretti, per la produzione di un albero finto si emettono complessivamente 23 chilogrammi di anidride carbonica equivalente (CO2) ad effetto serra con pesanti effetti determinati dal trasporto di quasi novemila chilometri dalla Cina e dello smaltimento, tenuto conto che impiegano oltre 200 anni prima di degradarsi nell'ambiente.

L’albero naturale coltivato in vivaio invece consuma energia per fertilizzanti e lavorazioni meccaniche ma - continua la Coldiretti - durante il periodo di accrescimento in vivaio, di circa 5 o 6 anni, sequestra dall’aria anidride carbonica (CO2) ad effetto serra con un bilancio energetico finale favorevole di 47 grammi di anidride carbonica (CO2) tolta dall’atmosfera per pianta senza contare che un ettaro di alberelli produce ossigeno per 45 persone.

Complessivamente in Italia considerando che verranno acquistati 6 milioni di alberi veri l’effetto positivo per l’ambiente è la cattura di 282mila chili di anidride carbonica (CO2). L’acquisto stimato di circa mezzo milioni di alberi finti di plastica all’anno provoca invece - conclude la Coldiretti - la liberazione di 11,5 milioni di chili di anidride carbonica (CO2) pari all’inquinamento provocato da sei milioni di chilometri percorsi in auto.

domenica 24 ottobre 2010

Una mattina d'autunno (riflessioni sul giallo di Ponte Crotte)



Ieri mattina avevo il turno di cronaca nera. Un passaggio per me abbastanza inusuale, anche se sempre affascinante e ricco di impegno. Mi è toccato il giallo di Ponte Crotte: una donna, probabilmente dell'Est, trovata morta nel Mella.

Ora, su Bresciaoggi.it trovate il mio pezzo. Qui volevo solo aggiungere una mia riflessione. C'è una cosa che mi ha colpito nella storia di questa donna semisconosciuta, probabilmente una badante ucraina, che una mattina esce di casa e non vi fa più ritorno. E' la totale - o quasi - assenza di una storia intorno ad un'esistenza. Non c'è un bar sotto casa a cui chiedere qualcosa di lei, non c'è l'amico d'infanzia e soprattutto non ci sono gli immancabili "sentito dire" de quartiere.

Tanti di noi, ancor più se immigrati, popolano queste città in un semianonimato rotto solo dai documenti in tasca. In assenza di quelli sono nessuno. E' il lato delle convivenze che mi fa paura: l'anonimato, diverso dal camaleontismo. Aspiriamo in tante forme all'immortalità, ma spesso non abbiamo storie che altri possano raccontare per noi nel presente. Viviamo di testimonianze rare e nascoste, e tutto questo genera insicurezza, distanza (pur in quartieri vivi ed affollati), diffidenza. Esistenze nel passato, senza un presente, senza condivisione.

Al punto che se ci pensi, per questa umanità sotto il minimo vitale, in questi individui senza socialità diffusa, ti sembra di trovare quell'unico approdo possibile, in una mattina d'autunno.

venerdì 8 ottobre 2010

Metterci la faccia



Gli studenti spesso sono accusati di qualunquismo nei loro cortei e nelle loro proteste. Ma questa volta sono stati davvero sopra ogni sospetto e ci hanno "messo la faccia" nel vero senso della parola con una FOTOPETIZIONE pubblicata su Facebook.

Una iniziativa che merita di essere sottolineata, anche per aprire un dibattito sul merito delle loro rivendicazioni - condivisibili o meno - espresse in una lettera aperta di studenti e ricercatori della Rete 29 aprile.

giovedì 7 ottobre 2010

Le imprese bresciane e l'aeroporto bresciano (punti di vista)



In passato (qui) avevo affrontato il tema dell'aeroporto di Montichiari parlando di "campanili che parlano di globalizzazione".

Nei giorni scorsi ho visitato la Air Sea Service, azienda che lavora nel settore dei trasporto (tra le specializzazioni più interessanti, le armi e l’arte, ma anche le autovetture, in particolare quelle d’epoca).

Nel mio pezzo odierno sull'azienda ho potuto parlare di aeroporto dal punto di vista di chi l'aeroporto lo dovrebbe far funzionare, ovvero i trasportatori. Può sembrare una banalità ma fin qui di aeroporto hanno parlato più i politici (sia quelli delle istituzioni che quelli delle associazioni di categoria) che gli imprenditori.

Francesco Mangiarini spiega perchè in questo momento un aeroporto a gestione bresciana non avrebbe vita facile. «La mentalità bresciana - spiega Mangiarini - prevede spesso la vendita franco fabbrica: in altre parole si tratta di consegnare la merce al cliente sulla porta del magazzino lasciando perdere il trasporto». La sfida futura è quella di appropriarsi della maggior parte possibile del valore collegato alla propria vendita. Un aspetto nel quale il trasporto gioca un ruolo centrale. Quella di Mangiarini - che è anche consigliere del multisettore Aib - sembra essere una risposta possibile al presidente del gruppo giovani Francesco Uberto che
nei giorni scorsi ha indicato tra le sfide del futuro la capacità «di intercettare la maggior parte del valore non sono più unicamente quelle della trasformazione, ma anche quelle dell’ideazione e della commercializzazione» da parte delle filiere divenute globali. E la sfida va oltre: «quando le aziende bresciane - continua Mangiarini - avranno in mano un aspetto commerciale cruciale come il trasporto, avrà più valore la richiesta di un aeroporto locale».


Il problema, insomma, non è essere favorevoli o contrari, ma creare un sottobosco di utenti interessati (che al momento - stando a quanto dice l'amministratore delegato di Air Sea Service - non c'è). Personalmente, infine, resto convinto che al mondo dell'impresa interessi più il corretto ed efficiente funzionamento dell'infrastruttura che la bandierina provinciale che sventola all'esterno. E che il sistema aeroportuale del Nord Italia (scusate la ripetitività) ha solo bisogno di più mercato e meno politica.

sabato 25 settembre 2010

Clamoroso in Loggia: la legalità va oltre i proclami e il Pd scavalca "a destra" la Lega (occhio alle virgolette)



Quello che è successo ieri a Brescia in consiglio comunale sul tema dei campi nomadi è un fatto storico che va analizzato e capito. L'impostazione del Partito democratico è epocale. Di fatto il Pd ha imposto due emendamenti sulla regolamentazione dei campi che sono ancor più restrittivi di quelli pensati dalla maggioranza composta da Lega Nord e Pdl. Come è stato possibile? Semplicemente perchè i consiglieri, guidati dall'ex assessore ai servizi sociali Fabio Capra, hanno ragionato sui contenuti e non sui proclami politici uscendo vincitori in consiglio. E' un passaggio politico che va sottolineato con forza e che auspico diventi una pietra miliare nel metodo di elaborazione politica del Pd.

ANTEFATTO.
Fabio Rolfi (assessore alla sicurezza) e Giorgio Maione (assessore ai servizi sociali) mercoledì avevano tenuto una conferenza stampa in cui avevano presentato il loro modello per superare il fallimento dei campi nomadi e puntare all'integrazione degli "ospiti" dei campi nella città. In altre parole: Rom e Sinti fuori dai campi fatiscenti per essere progressivamente portati negli appartamenti (popolari e non) di Brescia. La necessità tutta leghista di fare i soliti proclami su una questione apparentemente scontata come il pagamento delle utenze (bollette di acqua e energia) per gli ospiti dei campi aveva portato ad enfatizzare il passaggio sull'imposizione del pagamento.

LA DELIBERA.
Venerdì la Giunta di centrodestra ha portato in consiglio una delibera in cui diceva sostanzialmente due cose:
1. il campo di via Orzinuovi sarà previsto come unica struttura rientrante nella disciplina del «regolamento aree per nomadi»
2. verranno espulsi coloro che reiteratamente non pagheranno le bollette delle utenze e di tutti i servizi erogati dal Comune

Il punto 2 può sembrare scontato. Ma come, non devono già pagare? L'ho chiesto personalmente agli assessori in conferenza stampa: Rolfi ha spiegato che dal 2007 c'era stata una deroga da parte della maggioranza (allora centrosinistra) che aveva concesso di non pagare a causa del "disagio abitativo".

Inoltre mi stupiva quel "reiteratamente": che vuol dire? Un mese? Due mesi? Un anno? La risposta è stata "si valuta di caso in caso in base alle situazioni". Non proprio una replica da pugno di ferro (quello si era esaurito sui proclami iniziali...).

L'altra mia domanda era stata: cosa succederà con i debiti pregressi? Rolfi e Maione avevano fatto spallucce: come possiamo stabilire chi ha speso e quanto ha speso?

Successivamente gli assessori ed il presidente della commissione competente, Giovanni Aliprandi, avevano auspicato senso di responsabilità da parte dell'opposizione e massima condivisione.

IL RISULTATO
Ebbene. Ieri in Consiglio la delibera è passata con il voto favorevole della maggioranza, del Pd e della lista Castelletti. Contrari la Sinistra arcobaleno e Claudio Bragaglio (Pd, autosospeso). Ma la delibera è stata corretta da due emendamenti. E qui sta la svolta storica.

NEL PRIMO il Pd ha chiesto di cancellare la parola "reiteratamente" dal regolamento. Ovvero: basterà anche un solo mancato pagamento per l'espulsione dal campo. Questo passaggio ha generato una maggioranza curiosa: Lega, Sinistra Arcobaleno e consigliere sospeso del Pd (Claudio Bragaglio) relegati nel ruolo di opposizione. Pd, Pdl e lista Castelletti: maggioranza. Mi sfuggono ancora le cause per cui la Lega non abbia votato a favore ma addirittura contro. Non voglio arrivare a dire che in quel voto si nasconda una volontà di esercizio arbitrario e soggettivo del potere, di certo, tuttavia, in questo caso la Lega è rimasta un passo indietro rispetto ad una impostazione maggioritaria più rigorosa.

NEL SECONDO sempre il Pd ha fatto introdurre un canone di 25 euro per famiglia a copertura dei debiti pregressi. Questo emendamento ha visto il voto favorevole della maggioranza, del Pd e della lista Castelletti, il no di Albini di Sinistra Arcobaleno e l'astensione di Claudio Bragaglio.

Quest'ultima, di fatto, è la stessa maggioranza che ha approvato il nuovo regolamento. Un regolamento che prevede che ora i nomadi dovranno pagare i debiti pregressi e che in caso di mancato pagamento anche una volta sola saranno espulsi dai campi.

L'IMPOSTAZIONE POLITICA
Fabio Capra (consigliere di opposizione Pd che fu assessore ai servizi sociali ai tempi della deroga sui pagamenti delle bollette) di fatto è intervenuto dichiarando FALLITO il tentativo di dialogo ed allineandosi INASPRENDO le linee della maggioranza. Un inasprimento che tuttavia va valutato in una doppia direzione: aver tolto la parola "reiteratamente" da una parte aumenta le possibilità di espulsione dai campi, ma dall'altra TOGLIE un elemento di VALUTAZIONE SOGGETTIVA della norma. In altre parole dimostra che la legalità si fa con certezza delle regole e non con terminologie aleatorie e potenzialmente arbitrarie. Il problema non è essere amici o nemici dei nomadi, il problema è che le regole devono essere uguali per tutte. Non si tratta di dichiarare guerra, ma di imporre fermezza e diritto senza proclami socialmente pericolosi.

E' un salto di qualità di impostazione politica non da poco.

1. il Pd non ha difeso ma ha superato la sua vecchia impostazione improntata al dialogo, ha allargato la maggioranza, ha sostanzialmente condiviso il progetto Rolfi-Maione di integrazione degli ospiti dei campi nomadi nella città. Lo stesso Rolfi aveva fatto notare in conferenza stampa che si tratta di famiglie da tempo presenti nei campi (anche da 20 anni in alcuni casi) e spesso si tratta di coppie giovani.

2. il Pd non si è limitato a rispondere ai proclami leghisti e a "chi non paga fuori dal campo" ha risposto con un emendamento restrittivo che diminuisce l'interpretabilità soggettiva dei passaggi. Lo stesso Capra ha detto che "non sarà facile", ma ciò che ha fatto la differenza è il coraggio di una posizione che va nella opzione opposta alla sterile difesa conservatrice di opzioni passate che evidentemente non hanno sortito gli effetti voluti.


VALUTAZIONE
C'è un aspetto extra Pd nel progetto Rolfi-Maione che il Pd ha sottoscritto e rafforzato. E' stato evidenziato da Jebediah Wilson, di Muro di Cani, in un commento su questo blog al mio post di ieri. Analizzando il mio pezzo su Bresciaoggi JW scrive: "Certo non gli hai reso un gran servizio dal punto di vista elettorale. Il legaiolo medio se ne frega dell’integrazione, preferisce un Rolfi in stile “paga l’affito o foera dai coioni”. Quindi, teoricamente, potresti aver fatto perdere almeno un voto al povero Fabiolino… quindi, preferisco decisamente il tuo articolo."

Ora, ammesso che il leghista medio sia attento a quel che si scrive sui giornali... c'è ormai un dato di fatto nella politica sul territorio del centrodestra di cui la Lega è principale ispiratore teorico. Da una parte i proclami di guerra agli immigrati, dall'altra atti amministrativi di sostanziale responsabilità che aprono al dialogo, ipotizzano scenari e sostanzialmente prendono atto della inevitabilità del fenomeno migratorio. Perchè quando Pdl e Lega arrivano a condividere una impostazione che io ho sintetizzato nei giorni scorsi scrivendo che si tratta di integrare Rom, Sinti ed i cosiddetti «nomadi» nella città. Portarli progressivamente fuori dai campi per farli vivere a Brescia da bresciani a tutti gli effetti e non in strutture «che hanno fatto il loro tempo e fallito la loro missione» diventa evidente che i proclami di borgheziana e prosperiniana memoria sono assai lontani e che i passaggi ragionati sono sostanzialmente condivisibili.

Forse non è ancora finito il tempo in cui etnia, religione, sessualità e diritti essenziali saranno degradati a temi disponibili per alzare i toni dello scontro politico, ma di certo ieri il Pd ha dato un esempio alto di come andranno elaborati programmi e contenuti politici in prospettiva.

Mi chiedo a questo punto quando arriverà il giorno in cui la gente, finalmente, comincerà a ragionare sulla base di questi contenuti e non dei proclami conservatori destinati a restare fini a se stessi senza sortire effetti se non una crescita dell'odio sociale. Me lo chiedo anche come giornalista: da un po' sto cercando di andare all'essenza degli atti amministrativi e non alle esigenze pubblicitarie ed agli slogan dei vari esponenti di partito, perchè sono i primi a mettere ordine e non i secondi. Questo (e qui rispondo all'interrogativo che provocatoriamente ho posto ieri) credo sia il primo compito di chi quotidianamente racconta la realtà. Questo, infine, deve essere lo sforzo che l'opposizione oggi deve fare per essere un responsabile contraltare alle scelte della maggioranza legittimata dal voto.

POST SCRIPTUM
Nel titolo ho messo scavalca "a destra" la Lega. A destra è tra virgolette. Da tempo ormai considero totalmente vuote le definizioni di destra e di sinistra. Sono due parole che non dicono più niente di contemporaneo. Sono categorie di pensiero del passato, buone per la storia e non per le prospettive. Se devo semplificare preferisco le categorie di progressista e conservatore. Non sempre i progressisti stanno a sinistra, non sempre i conservatori stanno a destra. In realtà secondo me siamo di fronte ad un progetto di INTEGRAZIONE, quindi per nulla "di destra" o conservatore che dir si voglia, ma di grande cambiamento, un po' visionario (non sarà facile raggiungere l'obiettivo) e sicuramente progressista, non certo da scontri e barricate, pure con una certa lungimiranza. Ecco perchè, forse, più che il Pd che scavalca a destra la Lega si tratta a mio giudizio di un programma PROGRESSISTA responsabile degno di un paese LIBERALE rispettoso delle regole e che ancora vuole pensare il futuro immaginando scenari nuovi. Se poi a firmarlo è stata una maggioranza atipica, che prefigura l'impegno attivo della Lega e del Pd, TANTO MEGLIO!

giovedì 2 settembre 2010

L'infiltrazione



Ci sono infiltrazioni e infiltrazioni. L'ultima di cui mi ero occupato con curiosità era quella di una ragazza che alle tre di notte invitò tre miei amici da lei per vedere bene quelle di casa sua. Quel giorno capii che è nelle serate più divertenti che decidi di andare a letto presto.

L'altra infiltrazione curiosa è quella di Sara Grattoggi, la giornalista freelance che nei giorni scorsi è riuscita ad infiltrarsi alla lezione di Mu'ammar Gheddafi tra le hostess (pagate 100 euro lordi per il disturbo) e raccontare la lezione del Colonnello. Io Sara la ricordo a Bresciaoggi e mi è un po' dispiaciuto (nel pezzo si vede) l'averla contattata per questa bravata anzichè per farmi raccontare di tutte le testimonianze e i dati che ha raccolto negli ultimi mesi per raccontare i disastri di Mary Star Gelmini sulla Scuola italiana, dalle collette studentesche nei licei ai genitori che fanno le pulizie.

Ma che volete, ci vogliono così, noi ggiovani: fantasiosi, sognatori, spericolati e precari. Che aiuta a rispondere con riverenza.

Rosy Bindi: “Umiliata la dignità delle donne italiane”. In effetti settanta euro è un prezzo da nigeriane. (spinoza.it)

martedì 31 agosto 2010

Toglietemi tutto, ma non il mio pirlo



Premesso che non credo molto nei sondaggi in cui viene uno e ti chiede: "Taglierai le spese questo mese per starci dentro?" ho trovato curioso scrivendo i due pezzi pubblicati oggi da Bresciaoggi è che i bresciani dichiarino di dover fare molti tagli nei prossimi mesi, ma che all'ultimo posto tra le voci in discussione nel tempo libero ci sia "bar, aperitivi e uscite serali", anche se al primo posto ci sono le "cene fuori casa".

Sarà il fascino discreto del pirlo???

nella foto una immagine presa nel mio locale preferito per il pirlo.. Udaberri Berri, via Lamarmora, Brescia