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sabato 12 novembre 2011

La web economy tra curiosità e resistenze - #summitbs



Il Summit 2011 di Aib ha confermato in pieno il momento culturale che le aziende (bresciane, ma mi verrebbe da dire italiane tout court) stanno affrontando. Cito un commento arrivato ieri al mio precedente post sul tema.

Tutti ormai vedono di buon occhio computer, internet, palmari, posta elettronica. Hanno capito che l’informatica aiuta ma si ostinano ad utilizzarla per velocizzare in alcuni passaggi i workflow radicati da 30 anni. Usano i pc come comode macchine da scrivere che non necessitano di carta carbone. Usano internet come una volta si usavano le pagine gialle e google maps nello stesso modo in cui usavano Tuttocittà. Excel come i quaderni registro. Stampano quantità inimmaginabili di documenti per spedirli via fax e buttarli nel cestino un minuto dopo.


Alla tavola rotonda che ha chiuso la lunga giornata di Summit 2011 è emerso proprio questo atteggiamento. Soprattutto il passaggio che ho evidenziato in neretto. Su Bresciaoggi ho sottolineato:

una volta ottimizzati i processi e i prodotti resta poco da fare. La managerialità, l'amministrazione, il valore aggiunto in termini di servizio ai clienti, non sono ancora percepiti come ambiti ottimizzabili.


e ieri sera un amico imprenditore a proposito dell'affermazione sentita ieri da un suo collega durante la tavola rotonda, che sostiene: "non ho fatto una analisi approfondita ma le aperture del cloud computing non fanno per noi", in un rapido scambio di sms mi ha fatto notare: "Vedi, il problema non è che non li usano, è che non sanno cosa sono".

Nulla di nuovo sotto il cielo quindi? Tutt'altro.
Ho colto con un sentimento estremamente positivo la partecipazione (almeno 150 aziende su 250 presenti totali) al convegno di ieri in Aib. Ultimamente non avevo mai registrato questo tipo di numeri. Ed infatti per me la notizia è questa: manca la cultura, è vero, ma l'interesse c'è. In altre parole: esiste un mercato potenziale da alfabetizzare.

L'evento Aib si è accodato ai numerosi visti a Brescia in questi ultimi mesi: quelli degli sviluppatori del gruppo Webdebs.org, il barcamp estivo Pane web e Salame di Uncle Pear e Viral Farm e il recente startup weekend. Il compito ora è quello di riuscire a far dialogare questi due mondi, magari già a partire dall'Imw (uno storico appuntamento bresciano sui temi dell'innovazione che dopo felici esordi è stato progressivamente lasciato sfumare) che il Gruppo Giovani proverà a rilanciare nella primavera prossima.

Cosa manca oggi?
A mio modo di vedere una progettualità logica che capisca quali sono i passaggi chiave che devono affrontare le aziende per compiere la loro evoluzione verso gli strumenti del web 2.0.
Un percorso che secondo me è in tre step principali:
1. LA SCOPERTA (attualmente in atto e testimoniata a Brescia e provincia dalla presenza di ben 32 agency solo web) scoprire la comunicazione verso l'esterno e l'importanza del marketing attraverso internet e i social media.
2. IL SALTO CULTURALE (il prossimo passaggio) capire che il web 2.0 ha letteralmente inventato alcuni strumenti che possono servire non tanto nei processi produttivi quanto in tutto il flusso di lavoro aziendale, a partire da una managerialità rinnovata nel metodo operativo
3. LA SVOLTA CREATIVA (la visione futuristica) la nascita attraverso l'esperienza di nuove aziende basate sulle applicazioni utilizzate e condivise nella vita aziendale, le tanto mitizzate startup, che se focalizzate agli strumenti della quotidianità aziendale potrebbero avere (in una terra di imprenditorialità radicata come la nostra) un futuro roseo.

Intanto non è possibile tacere l'anomalia di richieste di fondi e sostegno alle aziende innovative che purtroppo si scontrano con una realtà in cui i fondi ci sarebbero anche ma sono (per le più svariate ragioni) largamente inutilizzati.

Infine, se siete arrivati fin qui e volete ulteriormente approfondire, potete trovare la cronaca dettagliata del Summit 2011 nelle due pagine che Bresciaoggi dedica all'articolo qui e qui

lunedì 31 ottobre 2011

Startup mania, i rischi di un sistema non ancora maturo - #swbrescia #brescia #innovazione



C'è qualcosa che non mi torna nell'entusiasmo, che ho letto e sentito a Brescia in queste ore, scaturito dallo startup weekend.

L'evento in sè è stato un successo: 110 partecipanti, probabilmente il più alto numero delle 5 tappe italiane.

Fermo restando che l'entusiasmo giovanile, le idee innovative e l'operosità non possono essere viste in senso negativo, ciò che nessuno è ancora riuscito a spiegarmi è dove stiano le basi economiche in grado di creare la reale opportunità, per la crescita di un sistema di nuove imprese, a partire da idee basate su internet.

Siamo alla fase uno del web. Parlo del sistema bresciano che conosco: esistono una miriade di agenzie che sostanzialmente fanno comunicazione e marketing attraverso il web, forniscono servizi ad altre aziende e di questo vivono. Un recente sondaggio del gruppo webdebs ne ha contate ben 32. Stanno sul mercato con altre 45 aziende che fanno comunicazione anche in senso tradizionale (senza trascurare in parte il web tra i servizi offerti).

Tutto questo a fronte di 3 (tre) startup presenti.

Per uscire da ogni equivoco: startup è un bel nome in inglese che significa "azienda appena aperta che non genera reddito", aggiungo io "che sta spendendo i soldi di un finanziamento ricevuto (che sia il nonno o una banca conta poco ai fini pratici)" ed anche "la cui sostenibilità entrate-uscite nel tempo non può essere garantita da nessuno".

Pensare una startup significa avere un'idea da mettere sul mercato, da far crescere in termini di utenza e notorietà e da portare infine al successo economico.

Il sistema funziona negli Stati Uniti perchè sopra le teste dei giovani smanettoni sta una ramificata struttura finanziaria che li asseconda, e sopra la struttura finanziaria sta un sistema imprenditoriale ricettivo fatto di realtà che potenzialmente possono inglobare le applicazioni o supportarle per farle funzionare con le loro gambe.

In Italia manca tutto questo. Ma nessuno è colpevole dello stato di fatto, nessuno ha causato questa situazione in malafede.

Ce la possiamo prendere con la banda larga, con gli investimenti assenti, con le banche tirchie o con qualsiasi pioggia colpa del governo ladro, ma alla fine scopriremo anche un problema di fondo: le nostre aziende mancano di alfabetizzazione informatica, non utilizzano gli strumenti del web 2.0, sono organizzate secondo schemi obsoleti e utilizzano mezzi spesso superati. Ma non percepiscono il problema così come chi si trova bene a spostarsi in automobile non si pone il problema di ottimizzare gli spostamenti con un aeroplano più veloce.

Basti dire che al momento sono solo 147 le imprese che basano la loro attività di vendita sul web, anche se la Camera di commercio di Milano in un suo comunicato ha parlato di boom. Praticamente un rapporto 2:1 con le agenzie. Se poi si pensa che nel 2008 sono stati finanziati 104 progetti per 2,8 milioni di euro totali, non si può certo essere particolarmente entusiasti.

Io credo che prima di far crescere una foresta di "piccole aziende di successo" serva che le "vecchie aziende di successo" inizino ad utilizzare gli strumenti collaborativi del web 2.0.

Di questo sono convinto: non vedremo mai maturare il mondo delle startup italiane basate sul web se prima non saranno maturate da un punto di vista organizzativo le aziende tradizionali.

Parlo di Enterprise 2.0, ovvero

un insieme di approcci organizzativi e tecnologici orientati all’abilitazione di nuovi modelli organizzativi basati sul coinvolgimento diffuso, la collaborazione emergente, la condivisione della conoscenza e lo sviluppo e valorizzazione di reti sociali interne ed esterne all’organizzazione.

Dal punto di vista organizzativo l'Enterprise 2.0 è volto a rispondere alle nuove caratteristiche ed esigenze delle persone ed a stimolare flessibilità, adattabilità ed innovazione.

Dal punto di vista tecnologico l’Enterprise 2.0 comprende l’applicazione di strumenti di social computing riconducibili al cosiddetto Web 2.0 - ovvero blog, wiki, RSS e folksonomie – e, in un’accezione allargata, l’adozione di nuovi approcci tecnologici ed infrastrutturali come SOA, BPM, RIA e di nuovi modelli di offerta come il Software-as-a-Service. (da wikipedia)


Faremo il secondo passo verso il web quando riusciremo a strutturare aziende che forniscono consulenza in tema di Enterprise 2.0 quante ne stiamo creando ora per fornire servizi di comunicazione e marketing.

E' un passaggio epocale. Nel 2000 le Pmi chiedevano siti vetrina, oggi li chiedono interattivi perchè hanno capito l'importanza di dialogare con il mondo esterno (il valore del feedback più di quello del messaggio del mittente).

Il prossimo salto sarà capire che lo strumento internet può generare valore anche all'interno dell'organizzazione aziendale stessa.

A quel punto gli imprenditori, i manager, i loro collaboratori, saranno più disponibili a valutare singolarmente dei servizi a pagamento in grado di migliorare la loro attività.

A quel punto l'advertising potrà avere una evoluzione in senso utilitaristico, perchè oggi purtroppo i piccoli non adottano in maniera sistematica un sistema di calcolo di ritorni sugli investimenti pubblicitari (se così fosse il passaggio progressivo da media tradizionali meno misurabili a nuovi media più misurabili sarebbe certamente più veloce di quanto non stia succedendo).

La terza fase potrà essere quella della crescita di aziende basate sul web capaci di pensare un prodotto (applicazione) innovativo e di metterlo con successo sul mercato.

Oggi non siamo pronti.

Lo sanno bene i finanziatori delle startup, che non si assumono i rischi tecnologici (valutano solo applicazioni, software o social network già pronti per andare su strada), e nemmeno quelli di mercato (non sono interessati a capire la sostenibilità in termini reddituali dell'azienda), ma si limitano a scommettere sulla crescita.

Il valore è dato in base al successo, al numero di utenti, alla crescita progressiva dei progetti.

Tutto da buttare? Niente affatto!
Le esperienze di lavoro condiviso (ne ho parlato in un dossier per Bresciaoggi nei giorni scorsi) sono un'ottima palestra non tanto per le startup in sè ma per creare quel che manca oggi alle aziende: un sistema realmente dialogante, funzione che le organizzazioni di rappresentanza non riescono più a svolgere con profitto. Ma pensare che da lì fiorisca il settore web è semplicemente prematuro.

martedì 23 agosto 2011

#Black out a #Brescia: di chi è la colpa?

Brescia al buio per quasi 5 minuti. La città ha vissuto attimi di apprensione quando verso le 22.15 la luce è mancata in gran parte del centro storico (illuminata solo via San Faustino dove è installato un generatore aggiuntivo che punta dritto alla gru) e in molti quartieri della città. Solo in via Milano la luce delle numerose lucciole ha mantenuto la visibilità ad un invidiabile livello da mezzogiorno di luglio.

Io, che sono un professionista serio, ho fatto subito un giro di telefonate per sentire cosa ne pensano i politici e le personalità bresciane.

Alle 22.16 dopo un minuto di black out è arrivata in redazione una mail del Partito democratico secondo cui "questo black out è l'ennesima dimostrazione dell'incapacità della Giunta di garantire i servizi di base ai cittadini". L'assessore ai lavori pubblici Mario Labolani ha garantito: "Nei giorni scorsi avevo controllato personalmente tutti i lampioni della città constatando il loro perfetto stato di conservazione, certo che 10 anni di giunta Corsini possono aver alla lunga gravato pesantemente sulle strutture luminarie cittadine". Perplesso l'Udc: "Cinque minuti di black out? Quando? Dove?". Il Pdl riunito a cena al gran completo non ha dubbi: "Se in tutti questi mesi il Pd fosse stato più collaborativo non ci troveremmo in questa situazione imbarazzante nei confronti dei cittadini che chiedono una opposizione più responsabile e, possibilmente, zitta".

Il vicesindaco leghista, Fabio Rolfi è chiarissimo: "Con la festa di Radio Onda d'Urto in corso chissà quanti kwh si ciucciano abusivamente quelli! Farò subito un'ordinanza in cui imporrò di spegnere le luci a chi ha votato a sinistra negli ultimi 20 anni o non viveva in città negli anni '50 e quindi non può dirsi a pieno titolo bresciano".

Gli fa eco dalla festa della radio Umberto Gobbi, secondo cui: "La luce è un diritto di tutti, ci muoveremo affinchè ogni volta che si brucia una lampadina in città qualcuno salga su una scala per manifestare il suo disappunto, ovviamente in ore lontane dai nostri pasti". Accanto a lui Jimi, il pakistano della gru, non drammatizza: "Per noi non cambia nulla, per cinque minuti in città non si è visto nulla, ma noi sono mesi che non vediamo i nostri permessi di soggiorno". Di ritorno dalla Gmg di Madrid il vescovo Luciano Monari ha dichiarato: "Il buio è dentro di voi, uomini di poca fede, chi segue dio non può avere paura. Per il resto chiedete a Toffari". Subito contattato telefonicamente padre Mario Toffari ha dichiarato: "Mi recherò immediatamente a soccorrere chi ha smarrito la strada, sia a causa del black out che a causa di qualche pirlo di troppo perchè il fine fa la differenza, non il mezzo".

Insorge l'opposizione. Secondo Claudio Bragaglio, in polemica con il Pd: "Bisogna verificare se si è trattato di calo di tensione, di black out o di semplici lampadine non funzionanti. In ogni caso è inammissibile che i vertici di A2A qualche anno fa siano stati cambiati così repentinamente, e la cosa è di tutta evidenza anche per chi non sia in grado, come me, di capire l'esatta natura dei fatti". Laura Castelletti, di Brescia per passione evidenzia: "Nel momento del black out solo le dinamo delle biciclette hanno garantito un minimo di illuminazione, questo evidentemente dimostra come il popolo del bike mob abbia ancora una volta riportato una vittoria rispetto a chi vuole una città brutta, sporca e cattiva". Per Fiorenzo Bertocchi di Rifondazione: "Il segnale è chiaro, A2A deve uscire dalla Borsa, e i bresciani dovrebbero tornare alla illuminazione con le lampade a olio".

L'ufficio stampa di A2A, gestore delle reti cittadine, ha chiesto tempo: stanno cercando di capire su Google Map dove si trova Brescia. Il presidente della Camera di Commercio di Brescia Francesco Bettoni garantisce: "La città saprà risollevarsi con il suo spirito di iniziativa uscendo dalla morsa della crisi energetica che la sta attanagliando

Dal Giornale di Brescia fanno sapere: "E' inammissibile che la luce sia mancata in via Solferino, in questo modo si è messa a repentaglio la possibilità dei bresciani di essere informati attraverso l'unico strumento a loro disponibile nel panorama dei media". Mentre a Bresciaoggi nei 5 minuti di buio sono spariti altri due redattori, fonti ben informate hanno segnalato la loro presenza mezz'ora dopo in corso Magenta.

Non è stato possibile contattare il sindaco Adriano Paroli, perchè non si trovava al momento in città. L'ufficio stampa emetterà comunque un comunicato in sua assenza (la settimana prossima).

mercoledì 22 giugno 2011

Bike mob, i cittadini di #Brescia si sono riappropriati della politica - #slegalabici



Io lo so che la parola "politica" fa paura. Perchè ormai in Italia viene usata per definire il tatticismo politico che ha a che fare con le carriere personali più che con la soluzione dei problemi della gente. Tuttavia non conosco alcun modo di risolvere le istanze sociali, economiche e di civile convivenza delle persone che non sia principalmente politico.

Per questo dico che le mille persone che ieri hanno affollato piazza Loggia hanno dato un messaggio soprattutto politico. E lo hanno fatto nel modo più naturale possibile, senza che in piazza comparisse una sola bandiera, senza simboli, affermando un'idea che è di tutti e su cui nessuno ha avuto il coraggio di mettere il proprio stemmino (anche se legittimamente alcuni hanno espresso sostegno e solidarietà). Perchè ieri in piazza Loggia c'era la sacralità di un'idea. Altro che strumentalizzazione.

Ieri i bresciani hanno detto che vogliono mobilità sostenibile, meno inquinamento, stili di vita diversi. Non è così scontato. Non è l'unica soluzione possibile. Altrimenti non ci sarebbe stata una protesta. Che poi non è che fosse una protesta di incazzati, di "indignados", per dirla alla spagnola. In piazza Loggia ieri i bresciani erano felici e sorridenti, contenti di manifestare.

La stessa Laura Castelletti, presidente dell'Associazione Brescia per Passione e consigliera comunale (non un extraterrestre, ma una donna che vive di politica), ha mandato un segnale all'amministrazione cittadina chiaro e, come nel suo stile, assolutamente dialogante:

Il sindaco ascolti questa gente e agisca di conseguenza. Ma quel che più conta è questa sensibilità nuova della città nei confronti della mobilità sostenibile che l'amministrazione non può ignorare


Se facessero così tutti quelli che vogliono entrare in Giunta... povero Paroli

Ora quella gente aspetta una risposta. Perchè la solidarietà alla iniziativa di Brescia per passione la potevano dare oggettivamente tutti, ma poi amministrare la cosa pubblica e realizzare i sogni della gente è tutt'altra cosa ed ha a che fare con la macchina amministrativa, con passaggi logici e logistici (che inevitabilmente creano qualche disagio), e quindi pianificazione, programmazione, realizzazione.

Intanto la gente ha dato un segnale, autoconvocandosi attraverso Internet in piazza, che ho sottolineato nel mio pezzo odierno su Bresciaoggi:



LA FORZA DEL WEB è anche questa. La capacità di richiamare l'attenzione su un tema che più politico non si può utilizzando strumenti che la politica (cittadina e non solo) totalmente ignora. La capacità di far politica per temi e non per tattiche, esprimendo richieste chiare. Con i cittadini protagonisti attraverso un linguaggio diretto, schietto, così inusuale nei circolini partitici. CONTINUA QUI

sabato 11 giugno 2011

venerdì 27 maggio 2011

28 maggio 1974 #PiazzaLoggia #Brescia

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=v_fg3tzdCkY&w=425&h=349]

il 28 maggio 1974 è un racconto in bianco e nero nelle parole di mio padre
il 28 maggio 1974 è un paradosso che emerge per rivendicare con orgoglio la tua passione civile
il 28 maggio 1974 è la storia della mia città, dell'odio rimasto in fondo al cuore di chi sa
il 28 maggio 1974 è un reato impunito, una strage senza colpevoli che ancora grida vendetta

"il 28 maggio 1974 in questa piazza non è successo niente"

(many tnx to Monkey Combos per il pezzo nel video)

La leggenda del #furgone che rapisce i #bambini. Chi ha #paura dell'uomo nero? - #leggendemetropolitane



In questi giorni si stanno diffondendo su Facebook ed altri social network (ma su facebook di più perchè essendo più diffuso il livello mentale è mediamente inferiore) delle catene di Sant'Antonio che puntano a diffondere paura e sospetto di chiaro stampo razzista con messaggi di questo tipo:

...ho copiato e incollato da un'amico..fatelo anche voi...ATTENZIONE A TUTTE LE MAMME: ci sn dei bastardi cn 1 furgone marrone, ke cercano di rapire i bambini dicendogli ke i loro genitori hanno avuto 1 incidente e ke li accompagnano da loro, girano tra castenedolo, buffalora e san zeno, l'anno scorso da quel ke so giravano anke a mazzano quindi OKKIO! fate girare, + gente sa meglio è...

Messaggi di questo tipo tendono a variare in base alle zone geografiche. Nel bresciano le località più gettonate sembrano essere quelle camune, al punto che il portale Camunity ha cercato di spiegare il fenomeno per spegnere sul nascere l'allarmismo.

Da qualche giorno circola in bassa Valle Camonica una vera e propria “leggenda metropolitana” che come tale si sta ingrandendo e creando anche un certo disagio e apprensione, specie tra le sempre apprensive mamme. In alcune scuole molte mamme sono in perenne stato di agitazione e qualcuna ha anche dato segnali di panico per via della notizia, completamente inventata da qualche burlone, che da qualche giorno, si starebbe aggirando un furgone bianco su cui vi è uno o più individui che cercherebbero di adescare i bambini nei pressi delle scuole e dei parchi giochi. Sembra anche che qualche mamma, al limite della fobia, abbia anche chiamato le forze dell’ordine che, come loro dovere, hanno iniziato delle indagini che non hanno portato a nulla. Molte volte le leggende metropolitane, a quanto ci risulta, viaggiano più velocemente che non le notizie vere. camunity


Inoltre, consiglio di dare una lettura a questa inchiesta di Peacelink - una associazione volontaria di giornalisti professionisti attiva in Italia dal 1992 - che afferma tra l'altro:

Il fenomeno di rapimenti di bimbi italiani da parte di nomadi o organizzazioni criminali non compare nei dati raccolti dalla polizia di Stato sui minori scomparsi. E' invece una costante registrata dagli studiosi di leggende metropolitane.
E' quanto emerge dall'analisi delle statistiche diffuse dalla direzione centrale della polizia criminale riguardanti scomparse di minori in Italia (www.bambiniscomparsi.it) e dai pareri espressi con Reuters da alcuni esperti.


Un tema ripreso anche qui.

mercoledì 2 febbraio 2011

A Brescia è scoppiata la "guerra del putrido"



Nei giorni scorsi su Bresciaoggi con Thomas Bendinelli ho fatto una ricerca per verificare la situazione in città in seguito alla cosiddetta "ordinanza antighetto" (qui il PDF della pagina). Lo spunto mi era arrivato da un allarmistico pezzo di Bresciapoint.it dal titolo "Niente spuntini notturni a Brescia: il "putrido" chiude". UN PEZZO CHE RIPORTA COSE NON VERE. La realtà, come spesso accade a Brescia, non è così drastica, ma forse anche peggiore.

L'ordinanza antighetto, per chi ancora non lo sapesse, impone in due zone della città la chiusura degli esercizi commerciali e artigianali con aree commerciali alle 22, la pena è una multa da 450 euro. Annunciata in agosto, è stata realizzata il 7 dicembre scorso, e divulgata ufficialmente il 13 dicembre in conferenza stampa).

Andando PERSONALMENTE a verificare le affermazioni fatte in quell'articolo ho potuto constatare che la situazione è assai diversa da quella descritta.

- PRIMA COSA NON VERA
il titolo dice

il putrido chiude


e nel pezzo invece si legge

Praticamente è stato come obbligarli a chiudere, visto che buona parte delle vendite vengono effettuate tra la mezzanotte e le prime ore del mattino. Anzi, uno dei 3 negozi ha già chiuso


A parte lo stile da chiacchierata al bar (praticamente è stato come, anzi no hanno chiuso..): sono stato in via Vallecamonica (più precisamente Via Valsaviore, poi capirete il perchè) lunedì scorso (27 gennaio, tre giorni dopo l'articolo di Bresciapoint del 24 gennaio) e le tre fornerie dell'area erano ancora tutte aperte anche dopo le 22. Ho parlato personalmente con i tre proprietari. Per ora la reazione è stata passiva. Le due fornerie interessate dall'ordinanza si rifiutano di pagare le multe (tra un attimo capirete perchè 2 e non 3). Attendono la scadenza dell'ordinanza (30 giugno di quest'anno) per vedere come andrà a finire. Ma nessuno ha intenzione di chiudere. Tutt'altro. A me i proprietari sono anzi sembrati assai agguerriti.

- SECONDA COSA NON VERA
si legge nel pezzo:

i 3 negozi sono stati costretti ad abbassare anche loro le serrande alle ore 22:00.


Innanzitutto NESSUN PUTRIDO ha MAI chiuso alle 22 in via Vallecamonica (questo lo dico anche perchè una notizia falsa letta dalla gente può indurre a non andare in un posto che invece è APERTO. Inoltre questa affermazione oltre a non essere vera denota anche una certa ignoranza dei fatti. E' vero che in via Valcamonica - via Valsaviore sono presenti 3 fornerie, ma solo 2 sono comprese nell'ordinanza. Come è possibile? Riporto in corsivo la mia ricostruzione dei fatti (il pdf con l'articolo è alla fine di questo post): l'ordinanza del 7 dicembre scorso riporta nel titolo «misure relative ad attività economiche del complesso commerciale S11 di via Valsaviore - via Valcamonica», ma scorrendo il testo si legge che «il presente provvedimento si applica a tutela dell'area comunale all'interno del complesso commerciale S11 di via Valsaviore e ha validità sperimentale fino al 30 giugno 2011, con possibilità di proroga». Di fatto quindi è esclusa via Valcamonica (citata nel titolo ma non tra le disposizioni), e con essa una terza forneria (cut) in altre parole: le due attività del complesso «a U» che hanno numero civico in via Valsaviore devono obbligatoriamente chiudere alle 22, il loro dirimpettaio, al 29 di via Valcamonica no.

Aggiungo, a puro titolo informativo, che le due fornerie interessate sono di proprietà di pakistani, la terza (Frank) di un italiano. Casualità? Ognuno su questo fatto tragga le conclusioni che vuole. Come del resto fanno i diretti interessati nell'articolo pubblicato il 31 gennaio da Bresciaoggi.

Il problema quindi rimane. A Brescia da oltre un mese è attiva un'ordinanza che impone la chiusura dei negozi in due zone della città (il quartiere Carmine e il complesso commerciale di via Valsaviore) alle 22. Se per le attività diurne cambia poco, l'ordinanza diventa invece una sorta di condanna a morte per chi di fatto non fa un euro di fatturato prima delle 23 o di mezzanotte. Al Carmine si ha notizia di una sola multa data (ad un fruttivendolo!) in via Valsaviore i titolari delle due fornerie colpite parlano rispettivamente di 5 e 9 multe.

Curioso infine che in una recente lettera al Giornale di Brescia il vicesindaco Fabio Rolfi parli di:

una certa complicità con situazioni anche più gravi come lo spaccio di stupefacenti


una accusa grave ma poco circostanziata, che di fatto getta fango non tanto su kebabbari, pizzetari o fornai, ma su circa 40 commercianti delle due zone. Se poi invece questa frase è riferita nello specifico a via Valsaviore ed ai proprietari dei "putridi" viene da chiedersi perchè se c'è una relazione diretta tra il disordine e chi gestisce i locali, la proprietà di una delle due fornerie sia titolare anche di una attività identica, a Sant'Eufemia. Zona più ordinata e fuori dall'ordinanza, dove evidentemente i commercianti come per incanto diventano più buoni, come a natale. Ma evidentemente non era a loro che ci si riferiva.

Del caso si è occupato, con il suo solito stile canzonatorio anche il blog di sarcasmo politico Murodicani.

QUI potete scaricare il PDF della pagina di Bresciaoggi dedicata all'argomento

mercoledì 5 gennaio 2011

Anno zero: crisi e fallimenti. L'altra faccia della ripresina.



Quella che in tanti si sono affrettati a chiamare "ripresina" a Brescia ha generato 313 fallimenti nell'arco del 2010. Aggiungiamoci pure (notizia sempre di ieri, da Bresciaoggi) che continuano a crescere gli sfratti ed avremo un quadro sufficientemente sconfortante.

Forse chi ha parlato anzitempo di ripresina non ha capito nulla, o era in malafede, oppure non ci ha detto tutta la verità, illudendo la gente con lo slogan beneaugurante della ripresa, che nella percezione comune è potere d'acquisto, occupazione, benessere diffuso, ma che nel linguaggio degli economisti si riduce a dato di fatto sui + e i - della produzione economica, che da solo tuttavia non garantisce nulla a nessuno.

Non sono tra quelli che considerano i fallimenti un male a priori, se non per le ricadute occupazionali sempre drammatiche. Ma nella sua declinazione italiana il fallimento vissuto come condanna imprenditoriale rischia ulteriormente di portarci all'immobilismo, alla sfiducia, all'incapacità di credere in nuove scommesse. Come il calciatore che dopo un grave infortunio non rientri psicologicamente in sè limitandosi a giocare tirando indietro il piede.

Il dato, 313 fallimenti, va contestualizzato. Si tratta del secondo più pesante negli ultimi 10 anni dopo i 329 del 2005. Non stupisce un po' anche questo? Non era questa la peggior crisi vissuta dal nostro sistema? Non si era detto che così male non si era mai stati? Cosa si è tenuto nascosto del passato? Qualcosa che non torna: c'è stato un momento in cui numericamente le aziende bresciane "morivano" con più facilità. Non un momento lontano, ma talmente vicino da farci pensare che quel virus forse sia ancora alla base dei problemi odierni.

Parlando di radici della crisi nei giorni scorsi avevo fatto notare come Brescia

negli ultimi 8 anni ne ha avuti 6 in cui ha dovuto registrare un segno meno alla voce produzione


dati che confermano l'evidenza: la crisi che stiamo vivendo non è (non solo) quella di Lehmann Brothers del 16 settembre 2008 ma è (soprattutto) il profondo travaglio di un sistema produttivo che fatica a stare sul mercato, che ha resistito corrodendo i margini, che è arrivato al collasso dei fatturati evidenziato dai bilanci 2009, che nonostante l'inversione di tendenza del 2010 deve affrontare problemi di equilibrio aziendale assai diffusi.

Tutto quello che si è detto, a proposito di banche e finanza in primis, è solo un approdo, forse un peggiorativo, ma non una causa scatenante. Sta al termine di un percorso, non alla sua radice. Attribuire al sistema del credito tutte le colpe è come dire che un malato è morto perchè si è staccata la spina senza chiedersi perchè era malato.

Farlo invece incolpando la politica significa ignorare un intero ciclo economico-politico inaugurato nei primi anni '90 in cui la figura centrale e più mitizzata è stata quella dell'imprenditore, che a gran voce ha chiesto di essere protagonista tout court della vita sociale del Paese (al punto da svilire il ruolo del lavoro dipendente progressivamente precarizzato) e per lunghi tratti è stato figura di riferimento nelle scelte del Paese.

So bene che una differenza sta in "chi" falliva nel 2005 (aziende più piccole) e chi invece è crollato negli ultimi anni (anche grandi realtà), in uno scenario in cui la Cassa integrazione massiccia (altro nodo che verrà al pettine) ha dato un altro elemento di inquietudine economica ed occupazionale. E nel conto entrano pure le grandi realtà (a Brescia il caso emblematico per dimensione e reazione sindacale è quello di Ideal Standard) che semplicemente hanno gettato la spugna scegliendo vie diverse. Al di là dei numeri puri lo scenario circostante dice che i 313 fallimenti 2010 pesano di più dei 329 del 2005, ma ciò non toglie che i numeri ci sono e quindi gli allarmi hanno suonato tardi (ed ancora forse non si è capito nemmeno dove sia scoppiato l'incendio).

L'Associazione industriale bresciana sostiene che ai livelli pre crisi torneremo solo nel 2019. Ora al di là di possibili critiche su cosa sia pre-crisi e sul valore dei dati congiunturali nella fase 2002-2005 e 2005-2008, a cui ho accennato nelle righe sopra, il dato (in sè puramente statistico) serve non tanto a porre un obiettivo a 10 anni, ma esclusivamente per una riflessione sull'oggi: se infatti nel lungo periodo saremo tutti morti (Keynes), l'unico imperativo per le aziende è quello di intervenire subito, puntando prioritariamente ad un nuovo equilibrio: attraverso prodotti capaci di stare sul mercato, non attraverso una svendita alla cinese che mortifica i margini più che i ricavi e quindi le aziende stesse. Un obiettivo strategico non più rimandabile.

E' finito il tempo del fatturato come indice prioritario, finito il tempo della corrosione dei margini e pure quello della concorrenza sul prezzo di cui (in tempi di lira cartastraccia svalutata e svalutabile) siamo stati i primi veri maestri (prima dei cinesi che da bravi allievi ci hanno superato). Finito anche il tempo della sovrapproduzione che inflaziona e svaluta il prodotto stesso.

In tempi di latitanza politica e di totale assenza di politiche industriali nazionali, l'equilibrio (anche a crescita zero) sarebbe già un gran risultato minimo.

lunedì 27 dicembre 2010

Brescia (lettera d'amore)



E' comodo, oggi, dire che i problemi che abbiamo derivano dal mondo politico. Chi punta il dito contro i politici in realtà ha un secondo fine, quello di allontanare lo sguardo dalle proprie mancanze. Dalla propria incapacità. Da una mancanza progettuale collettiva di cui è partecipe e di cui non riesce ad essere eccezione.

E' questa l'Italia del 2010. Un Paese di cui la mia città è uno spaccato fedele. Significativo. Non a caso i sensazionalismi televisivi modello Annozero negli ultimi mesi fanno spesso tappa a Brescia per confezionare nuove storie di frontiera, di conflittualità, di disadattamento sociale e di focolai eversivi.

Ma non è colpa della Lega, di Berlusconi o dei berluschini, dei grandi o piccoli potenti di questa provincia. Una realtà che ha la forza economica di una metropoli, ma è del tutto priva di una traduzione sociale e culturale che le permetta di capire i propri vizi e le proprie virtù, inserendoli in quanto tali, vizi e virtù, in un progetto cittadino e territoriale coerente.

La prima cosa che manca a Brescia è la forza di un narratore contemporaneo della brescianità. Romanzi, poesia, pittura, musica colta, filosofia: di tutto avrebbe bisogno questa gente affamata di sapere, che invece tutto riduce alla facilità di una politica da fast food senza ispirazione, estemporanea, sradicata proprio nel momento in cui invoca l'attinenza alle sue radici.

E' una totale mancanza di strumenti, di capacità d'analisi. E' un problema che sta molto prima degli approdi, alle elaborazioni, alla capacità di costruire un racconto coerente della città, del territorio e della sua gente. Un dramma culturale di cui tutti siamo responsabili. Dai più umili, schiacciati sull'inseguimento di modelli demagogici, agli intellettualoidi inermi, incapaci di elevarsi nella massa.

Il giornalismo stesso - il cui compito originario sarebbe quello di raccontare e interpretare la realtà - oggi non può aspirare al ruolo di prodotto culturale. Anzi, l'attuale sistema porta in sè il paradosso della presenza di un giornalismo di potere la cui unica alternativa è il un giornalismo antagonista, l'unico - quest'ultimo - a stare a pieno titolo dentro i movimenti e sommovimenti sociali, ma con una visione radicale e conflittuale che diventa in certi momenti l'unica elaborazione alternativa possibile creando ulteriori corto circuiti.

Ci pensavo in queste ore leggendo del rapporto tra Jean Claude Izzo e la città di Marsiglia. Una realtà non facile sul piano sociale. Un crocevia, afflitto da problemi di sicurezza, ma al contempo in grado di leggersi e farsi leggere per raccontarsi ed esorcizzare le proprie paure, i propri limiti. Una sorta di autoanalisi che la mia Brescia, così chiusa nei suoi tribalismi provinciali, non riescie ad affrontare con consapevolezza e coraggio.

Oggi a Brescia manca tutto ciò che viene prima di una classe dirigente: una ispirazione, anche filosofica, una chiave di lettura della realtà, una tensione affamata al futuro. Di questo si ha realmente paura, della condanna ad una storia pesante svuotata da un racconto presente che si è incapaci di scrivere.

Capodanno a Brescia e dintorni? Ecco le idee discotecare...



Quest'anno ho già risolto il problema, me ne vado a Marsiglia. Chi invece resterà in città o nei dintorni e non vorrà farsi mancare la seratona in discoteca avrà solo l'imbarazzo della scelta. Ecco alcune idee by Lorenzo Tiezzi comunicazione

Qui altre proposte recensite da Bresciaoggi.it.

Capodanni 2011 a Brescia e zone vicine by Ltc: Circus, Fura, Sergio Mauri @ Campiglio, Mirkolino @ Nikita Grumello (Bg), Bobadilla (Bg), Hangar Orio (Bg)... etc


1) Sergio Mauri top dj producer Madonna di Campiglio (Zangola)
Alla Zangola di Madonna di Campiglio, la meta di montagna più amata dai bresciani, suona Sergio Mauri, che con la sua easy house scatenata è in grado di far muovere chiunque. I Feel In The Air", il suo nuovo singolo è contenuto in Los Cuarenta Winter 20011, una compilation davvero importante ed è al top delle chart italiane e non. Mauri è uno dei dj producer italiani in maggiore ascesa in ambito fashion. Sergio Mauri è sempre simpatico, sempre sorridente. E dietro al mixer propone una easy house piena di energia, proprio quello che ci vuole per dare una bella carica ai club più chic.


2) Mirkolino (vocalist di livello nazionale) @ Grumello, Bg (Nikita)
Sempre fuori provincia (ma di poco e infatti il locale è amatissimo dai bresciani), il capodanno del Nikita di Grumello (Bg). Qui arriva uno dei più bravi vocalist d'Italia, Mirkolino. Dalla riviera Romagnola al Veneto, dalla Toscana al sud, fa ballare il Bepaese con costanza. Una fisionomia senza età, al contrario di quanto sembrerebbe non ha più 20 anni dunque ha maturato una certa esperienza sul campo. Sul suo Facebook fa una sorta di reality in cui non racconta solo le sue serate ma anche le sue passioni e quello che gli passa per la testa. Dall'interesse per la musica di Jamiroquai o altre rock band, oppure punti di vista su fiere, eventi, tutto quello che gli può accadere in una giornata tradizionale o fuori dagli schemi... E sempre in zona, però a Dalmine, per l'ultimo dell'anno due top club come il Bobadilla e lo Studio 54 hanno puntato ad un abbinamento vincente. La serata inizia alle 20 con il Gran Cenone, dalle 23.30 si aprono le danze... che durano fino all'alba. Si comincia con la Live Performance dei FUNK UP HILL, che proporranno soprattutto musica anni '80, e si prosegue con i I grandi successi selezionati dai dj del club.


3) Paperon de Paperoni night per capodanno @ Fura Lonato Bs
Al Fura di Lonato, locale che ha appena compiuto 15 anni, ci si fa in due per i accontentare i propri clienti. Così, grazie all'esperienza del resident Denis M e all'energia dell'art director Christian Luzzardi, si passa in una sola notte dalla house più happy e divertente alla musica italiana... Al mixer c'è Nicola Zilioli, alla voce Fede Samba. C'è anche il rischio di vincere 1.000 euro e diventare, almeno per una notte, Paperon de Paperoni…


4) Circus Beat Club Brescia New year's eve con Jacopo & Space
Dopo qualche giorno di chiusura per problemi tecnici, è riaperto alla grande il Circus di Brescia che propone scatenate performance in consolle con dj e voci storiche idi questo club, ovvero Jacopo & Space. L'ingresso ha un prezzo molto ragionevole (25-30 euro). Ai quattro angoli del locale, dominano lampadari turchesi realizzati da artigiani di Murano che sono vere opere d'arte applicata. I lampadari sono rinchiusi in teche in cristallo e fanno da contraltare a tende di luce che illuminano in locale. L'impianto audio è stato rinnovato e anche quest'anno non mancheranno videoproiezioni e video show.


5) Studio 54 night per capodanno al Bobadilla di Dalmine Bg
Al Bobadilla di Dalmine Bg, il tema del capodanno è Studio 54. Visto l'arredamento retrò del club, senz'altro è un abbinamento vincente quello tra Bobadilla e Studio 54. Il club di Dalmine, infatti, ha quasi 40 anni di storia… ed è anche uno spazio in cui la cucina è curatissima, uno vero dinner & dance. Ma veniamo al programma della serata, che inizia alle 20 e finisce all'alba, alle 6. Si comincia con la Live Performance dei FUNK UP HILL, che proporranno soprattutto musica anni '80, e si prosegue con i I grandi successi selezionati dai dj del club.


6) Dandy Mantova presenta Capodanno con l'Artista (Daniele Carta Mantiglia)
Per chi vuole passare un Capodanno 2011 in maniera diversa, magari divertendosi ma non con i ritmi sincopati della dance, al Dandy di Mantova si esibisce un artista talentuoso e di gran carisma come Daniele Carta Mantiglia. Protagonista dell'opera popolare "Giulietta e Romeo" di Riccardo Cocciante e Pasquale Panella, si è fatto notare anche come John Darling nel Musical Peter Pan.


7) Capodanno easy @ Hangar 73 Orio al Serio (Bg)
Si cena a prezzi modici (il che non compromette la qualità) oppure si mangia la pizza. Poi si ascolta una cover band infine ci si scatena in pista con la musica a 360 gradi di Dj Batman. Il programma dell'Hangar 73 è questo ed è davvero piacevole. Ingresso libero con cons. facoltativa riservato ai soci Aics: il costo della tessera è 5 euro e dà diritto all'ingresso e ad una consumazione. Chi ha già la tessera entra gratis per tutto l'anno.


8) Cristian Marchi dj set @ Gran Teatro Le Fontane (Catanzaro) www.parcolefontane.it
Fuori dal mondo dei locali non è ancora conosciuto quanto dovrebbe. Ovvero, se chi gestisce un locale in Italia vuol essere sicuro di 'fare il pieno' e sente i suoi pr… il nome di Cristian Marchi viene fuori. Sempre. Il problema è che Marchi non può suonare dappertutto, altrimenti i problemi delle discoteche italiane sarebbero presto dimenticati… Ovviamente è una battuta, ma sono pochi i dj che a fine set firmano autografi come popstar. Lui lo fa e non è ancora un mito come Sinclar o Guetta. Ma la strada, forse, è proprio quella. Il suo sound easy e melodico lo mette insieme ad una tecnica sopraffina. Cristian Marchi è in console da 20 anni, produce dischi da 10 ed ha pure l'aspetto di un atleta, il che non guasta. Ma la sostanza è la musica, sono hit come Love sex american Express oppure Let it Rain oppure ancora il suo remix di In The music dei Deep Swing. Il sound 'alla Cristian Marchi', melodico e saltellante, è imitatissimo in Italia e non solo.

lunedì 13 dicembre 2010

Ambiente a Brescia: migliorare chiudendo :(



Geniale!

L’Arpa, l’ Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente ha deciso di chiudere le sedi territoriali di Leno, Chiari e Salò.
approfondisci su quibrescia.it

La motivazione? "Si fa così per migliorare il servizio". Effettivamente ci sarebbe tanto da migliorare considerando i dati di Legambiente ma anche la tristemente nota classifica che mette la città al terzo posto tra le europee più inquinate. Recentemente a queste si sono aggiunti gli studi sulla qualità della vita de Il Sole 24 ore e Italiaoggi: che sostanzialmente dicono Bene, bravi, ricchi... ma che ambiente di merda!.

martedì 26 ottobre 2010

La crisi infinita, la politica lontana e il pressing improduttivo delle lobby

L'ultima analisi congiunturale dell'Associazione industriale bresciana (Confindustria) dice che avanti di questo passo recupereremo il -25% di produzione che la crisi ci ha portato via solo nel 2019. Lo scorso anno si parlava del 2013. A voler tradurre il dato economico in un auspicio politico si può semplicemente aggiungere che al momento per le aziende non sembrano esserci le condizioni operative necessarie per un rapido ritorno al passato.

A voler invece essere un pochino critico nei confronti delle aziende e dei loro organismi di rappresentanza, a cui viene dato un ruolo di pressione nei confronti della politica che nel maggio 2009 - in occasione del cambio alla presidenza degli industriali bresciani - fotografai così: È l’Italia del 2009, che conosce i suoi problemi ma non sa come venirne fuori, che da una parte soffre l’immobilità della politica e dall’altra il pressing improduttivo delle lobby.

In altre parole: politica improduttiva, ma allo stesso momento lobby che non hanno più quel peso specifico decisivo per indirizzare le scelte e renderle operative e realmente influenti nel tessuto socioeconomico del Paese.

domenica 24 ottobre 2010

Una mattina d'autunno (riflessioni sul giallo di Ponte Crotte)



Ieri mattina avevo il turno di cronaca nera. Un passaggio per me abbastanza inusuale, anche se sempre affascinante e ricco di impegno. Mi è toccato il giallo di Ponte Crotte: una donna, probabilmente dell'Est, trovata morta nel Mella.

Ora, su Bresciaoggi.it trovate il mio pezzo. Qui volevo solo aggiungere una mia riflessione. C'è una cosa che mi ha colpito nella storia di questa donna semisconosciuta, probabilmente una badante ucraina, che una mattina esce di casa e non vi fa più ritorno. E' la totale - o quasi - assenza di una storia intorno ad un'esistenza. Non c'è un bar sotto casa a cui chiedere qualcosa di lei, non c'è l'amico d'infanzia e soprattutto non ci sono gli immancabili "sentito dire" de quartiere.

Tanti di noi, ancor più se immigrati, popolano queste città in un semianonimato rotto solo dai documenti in tasca. In assenza di quelli sono nessuno. E' il lato delle convivenze che mi fa paura: l'anonimato, diverso dal camaleontismo. Aspiriamo in tante forme all'immortalità, ma spesso non abbiamo storie che altri possano raccontare per noi nel presente. Viviamo di testimonianze rare e nascoste, e tutto questo genera insicurezza, distanza (pur in quartieri vivi ed affollati), diffidenza. Esistenze nel passato, senza un presente, senza condivisione.

Al punto che se ci pensi, per questa umanità sotto il minimo vitale, in questi individui senza socialità diffusa, ti sembra di trovare quell'unico approdo possibile, in una mattina d'autunno.

sabato 2 ottobre 2010

Notte bianca a Brescia, il divertimento e la sua amnistia



Quest'estate ero a La Spezia e mentre tornavo in città col vaporetto ho chiesto agli amici spezzini con cui stavo: "Ma qui da voi si può bere la birra camminando per strada?". Potete immaginarvi il loro stupore. "Beh, ovvio che si - mi hanno detto - perchè, a Brescia non si può?". Capitemi, era il 5 di agosto e avevo una di quelle seti che solo una Corona ti può soddisfare...

Ebbene, no, a Brescia non si può. Qui abbiamo il 7.1.x, ovvero un comma del regolamento di polizia municipale che recita: a salvaguardia della sicurezza e del decoro del Comune è vietato: "consumare sul pubblico suolo, ad eccezione dei plateatici concessi ai pubblici esercizi e/o nelle loro immediate vicinanze o in occasioni di fiere popolari o manifestazioni autorizzate, bevande alcoliche, in bottiglie di vetro, lattine, contenitori vari, e abbandonare e depositare detti contenitori fuori dagli appositi raccoglitori predisposti per la nettezza urbana. All’atto della contestazione, il trasgressore è tenuto a rimuovere eventuali rifiuti abbandonati sul suolo pubblico".

Ho evidenziato in neretto due passaggi chiave. Il primo di fatto salva piazzale Arnaldo (uno dei posti che più amo della mia città), visto che la presenza di una ventina di locali appiccicati rende difficile identificare un luogo della piazza che non sia "nelle immediate vicinaze dei plateatici concessi ai pubblici esercizi". Il secondo invece oltre ad un uso disinvolto dell'italiano (non si dice "in occasioni di" ma "in occasione di") salva fiere popolari e manifestazioni autorizzate. Quindi questa sera alla notte bianca birretta per tutti! Che peraltro se siete donne vi farà crescere anche le tette. L'importante è che siate in grado di reggere l'alcol, magari come le signorine nella fotografia.

In passato avevo già parlato di movida liofilizzata, ovvero, "potete divertirvi, ma solo QUANDO LO DICO IO"

martedì 31 agosto 2010

Toglietemi tutto, ma non il mio pirlo



Premesso che non credo molto nei sondaggi in cui viene uno e ti chiede: "Taglierai le spese questo mese per starci dentro?" ho trovato curioso scrivendo i due pezzi pubblicati oggi da Bresciaoggi è che i bresciani dichiarino di dover fare molti tagli nei prossimi mesi, ma che all'ultimo posto tra le voci in discussione nel tempo libero ci sia "bar, aperitivi e uscite serali", anche se al primo posto ci sono le "cene fuori casa".

Sarà il fascino discreto del pirlo???

nella foto una immagine presa nel mio locale preferito per il pirlo.. Udaberri Berri, via Lamarmora, Brescia

martedì 15 giugno 2010

sabato 29 maggio 2010

Tutto in una notte (movida liofilizzata parte seconda)



Devo ammettere che il Buongiorno Brescia di oggi, in cui è stata intervistata una trentaduenne che vive in centro città, e sostiene senza giri di parole che "La città si riempie solo con notti speciali", decisamente in linea con la mia idea espressa ieri, mi ha dato una certa soddisfazione intellettuale.

Un'altra conferma mi è arrivata dalla pagina Società de La Stampa, che ha fatto una chiara mappa dell'Italia dei Festival. Il tono di quest'ultimo articolo è analitico, per nulla critico, se non nel notare che "gli eventi si accavallano". A me continua a convincere poco questo paese degli eventi che deve vivere di un'endemica attesa dell'occasione per fare festa, ma che ormai è annoiato dalla quotidianità.

Update: ci hanno fatto anche un gruppo su Facebook :)

sabato 17 aprile 2010

Un cubo buono per tutte le braghe



A forza di parlarne questo cubo comincia a piaciucchiarmi.

In realtà ciò che penso (e che potrei esportare un po' a tutta la politica locale) l'ho scritto nelle prime righe del pezzo di oggi "Ciò che manca, per ora, è un'idea d'insieme che faccia chiarezza sul futuro di una zona del centro storico con alta presenza di immigrati, in cui ci sono due facoltà universitarie (Economia e Giurisprudenza) e che a detta di tutti (anche dell'architetto Giuliano Venturelli, che del cubo bianco è l'ideatore) va riqualificata e ricontestualizzata: politiche abitative, servizi, commercio, mobilità e, perchè no, nuove architetture". E se c'è, questo piano complessivo, è comunicato male.

Penso sia nell'interesse della maggioranza fare chiarezza, fino ad allora chiunque potrà sentirsi legittimato a mettere carne al fuoco o ad improvvisarsi architetto.