Atmosfera fumettistica azzeccata, dialoghi minimal, ambiente degno di un tributo al celebre protagonista degli album di Sergio Bonelli editore. Unica nota di demerito (non indifferente) la scelta del protagonista, un palestratissimo Dylan americanizzato che poco rende giustizia al fascino misterioso dell'originale su carta.
La storia propone il consueto schema delle avventure di Dylan Dog, la cui particolarità affascinante sta da sempre, secondo me, nella capacità di esplorare il mondo esterno come se fosse una enorme proiezione esterna delle paure interne dell'uomo. Umani, licantropi, zombie, vampiri non sono che le sfaccettature di personalità complesse e impercettibili. La storia fa apprezzare come sempre il clima da "solo contro tutti" che fa apparire ogni episodio del celebre fumetto come la proiezione di un intenso viaggio interiore attraverso l'uscita da se stessi in cui forte è la raffigurazione dello spettatore nel protagonista.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=gPa5f9SxlpE&w=640&h=390]
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lunedì 28 marzo 2011
mercoledì 2 marzo 2011
Brescia, l'aspirante città universitaria che chiude i locali alle 22. (Dopo il carosello tutti a nanna)
Le ordinanze antighetto non piacciono proprio a nessuno. Ecco un passaggio del discorso del rappresentante degli studenti Andrea Curcio durante l'inaugurazione dell'anno accademico dell'altro giorno (nel video trovate questo passaggio al minuto 9' 30")
In questi mesi si è detto che la capacità del vicesindaco Fabio Rolfi è quella di ascoltare le istanze della città. Beh, questo sms degli studenti universitari mi sembra abbastanza chiaro. Speriamo sia in ascolto.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=vNMQXLRqW0E&w=480&h=390]
L’Università di Brescia ha le potenzialità per guidare un serio cambiamento, ma in questo cambiamento deve necessariamente essere accompagnato dalla città e dalla cittadinanza. Quindi, ben venga il progetto di un campus universitario nel centro storico, ma che questo non rimanga chiuso in se stesso. Che l’università si apra alla città e che la città si apra all’università. Per lo stesso motivo bisogna dare la possibilità agli studenti di poter vivere la propria città. E’ quindi controproducente far chiudere i locali di aggregazione della zona universitaria di San Faustino entro le dieci di sera, adducendo pretestuose motivazioni di ordine pubblico. Come studenti universitari chiediamo una città a misura di giovani.
In questi mesi si è detto che la capacità del vicesindaco Fabio Rolfi è quella di ascoltare le istanze della città. Beh, questo sms degli studenti universitari mi sembra abbastanza chiaro. Speriamo sia in ascolto.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=vNMQXLRqW0E&w=480&h=390]
mercoledì 2 febbraio 2011
A Brescia è scoppiata la "guerra del putrido"
Nei giorni scorsi su Bresciaoggi con Thomas Bendinelli ho fatto una ricerca per verificare la situazione in città in seguito alla cosiddetta "ordinanza antighetto" (qui il PDF della pagina). Lo spunto mi era arrivato da un allarmistico pezzo di Bresciapoint.it dal titolo "Niente spuntini notturni a Brescia: il "putrido" chiude". UN PEZZO CHE RIPORTA COSE NON VERE. La realtà, come spesso accade a Brescia, non è così drastica, ma forse anche peggiore.
L'ordinanza antighetto, per chi ancora non lo sapesse, impone in due zone della città la chiusura degli esercizi commerciali e artigianali con aree commerciali alle 22, la pena è una multa da 450 euro. Annunciata in agosto, è stata realizzata il 7 dicembre scorso, e divulgata ufficialmente il 13 dicembre in conferenza stampa).
Andando PERSONALMENTE a verificare le affermazioni fatte in quell'articolo ho potuto constatare che la situazione è assai diversa da quella descritta.
- PRIMA COSA NON VERA
il titolo dice
il putrido chiude
e nel pezzo invece si legge
Praticamente è stato come obbligarli a chiudere, visto che buona parte delle vendite vengono effettuate tra la mezzanotte e le prime ore del mattino. Anzi, uno dei 3 negozi ha già chiuso
A parte lo stile da chiacchierata al bar (praticamente è stato come, anzi no hanno chiuso..): sono stato in via Vallecamonica (più precisamente Via Valsaviore, poi capirete il perchè) lunedì scorso (27 gennaio, tre giorni dopo l'articolo di Bresciapoint del 24 gennaio) e le tre fornerie dell'area erano ancora tutte aperte anche dopo le 22. Ho parlato personalmente con i tre proprietari. Per ora la reazione è stata passiva. Le due fornerie interessate dall'ordinanza si rifiutano di pagare le multe (tra un attimo capirete perchè 2 e non 3). Attendono la scadenza dell'ordinanza (30 giugno di quest'anno) per vedere come andrà a finire. Ma nessuno ha intenzione di chiudere. Tutt'altro. A me i proprietari sono anzi sembrati assai agguerriti.
- SECONDA COSA NON VERA
si legge nel pezzo:
i 3 negozi sono stati costretti ad abbassare anche loro le serrande alle ore 22:00.
Innanzitutto NESSUN PUTRIDO ha MAI chiuso alle 22 in via Vallecamonica (questo lo dico anche perchè una notizia falsa letta dalla gente può indurre a non andare in un posto che invece è APERTO. Inoltre questa affermazione oltre a non essere vera denota anche una certa ignoranza dei fatti. E' vero che in via Valcamonica - via Valsaviore sono presenti 3 fornerie, ma solo 2 sono comprese nell'ordinanza. Come è possibile? Riporto in corsivo la mia ricostruzione dei fatti (il pdf con l'articolo è alla fine di questo post): l'ordinanza del 7 dicembre scorso riporta nel titolo «misure relative ad attività economiche del complesso commerciale S11 di via Valsaviore - via Valcamonica», ma scorrendo il testo si legge che «il presente provvedimento si applica a tutela dell'area comunale all'interno del complesso commerciale S11 di via Valsaviore e ha validità sperimentale fino al 30 giugno 2011, con possibilità di proroga». Di fatto quindi è esclusa via Valcamonica (citata nel titolo ma non tra le disposizioni), e con essa una terza forneria (cut) in altre parole: le due attività del complesso «a U» che hanno numero civico in via Valsaviore devono obbligatoriamente chiudere alle 22, il loro dirimpettaio, al 29 di via Valcamonica no.
Aggiungo, a puro titolo informativo, che le due fornerie interessate sono di proprietà di pakistani, la terza (Frank) di un italiano. Casualità? Ognuno su questo fatto tragga le conclusioni che vuole. Come del resto fanno i diretti interessati nell'articolo pubblicato il 31 gennaio da Bresciaoggi.
Il problema quindi rimane. A Brescia da oltre un mese è attiva un'ordinanza che impone la chiusura dei negozi in due zone della città (il quartiere Carmine e il complesso commerciale di via Valsaviore) alle 22. Se per le attività diurne cambia poco, l'ordinanza diventa invece una sorta di condanna a morte per chi di fatto non fa un euro di fatturato prima delle 23 o di mezzanotte. Al Carmine si ha notizia di una sola multa data (ad un fruttivendolo!) in via Valsaviore i titolari delle due fornerie colpite parlano rispettivamente di 5 e 9 multe.
Curioso infine che in una recente lettera al Giornale di Brescia il vicesindaco Fabio Rolfi parli di:
una certa complicità con situazioni anche più gravi come lo spaccio di stupefacenti
una accusa grave ma poco circostanziata, che di fatto getta fango non tanto su kebabbari, pizzetari o fornai, ma su circa 40 commercianti delle due zone. Se poi invece questa frase è riferita nello specifico a via Valsaviore ed ai proprietari dei "putridi" viene da chiedersi perchè se c'è una relazione diretta tra il disordine e chi gestisce i locali, la proprietà di una delle due fornerie sia titolare anche di una attività identica, a Sant'Eufemia. Zona più ordinata e fuori dall'ordinanza, dove evidentemente i commercianti come per incanto diventano più buoni, come a natale. Ma evidentemente non era a loro che ci si riferiva.
Del caso si è occupato, con il suo solito stile canzonatorio anche il blog di sarcasmo politico Murodicani.
QUI potete scaricare il PDF della pagina di Bresciaoggi dedicata all'argomento
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lunedì 27 dicembre 2010
Capodanno a Brescia e dintorni? Ecco le idee discotecare...
Quest'anno ho già risolto il problema, me ne vado a Marsiglia. Chi invece resterà in città o nei dintorni e non vorrà farsi mancare la seratona in discoteca avrà solo l'imbarazzo della scelta. Ecco alcune idee by Lorenzo Tiezzi comunicazione
Qui altre proposte recensite da Bresciaoggi.it.
Capodanni 2011 a Brescia e zone vicine by Ltc: Circus, Fura, Sergio Mauri @ Campiglio, Mirkolino @ Nikita Grumello (Bg), Bobadilla (Bg), Hangar Orio (Bg)... etc
1) Sergio Mauri top dj producer Madonna di Campiglio (Zangola)
Alla Zangola di Madonna di Campiglio, la meta di montagna più amata dai bresciani, suona Sergio Mauri, che con la sua easy house scatenata è in grado di far muovere chiunque. I Feel In The Air", il suo nuovo singolo è contenuto in Los Cuarenta Winter 20011, una compilation davvero importante ed è al top delle chart italiane e non. Mauri è uno dei dj producer italiani in maggiore ascesa in ambito fashion. Sergio Mauri è sempre simpatico, sempre sorridente. E dietro al mixer propone una easy house piena di energia, proprio quello che ci vuole per dare una bella carica ai club più chic.
2) Mirkolino (vocalist di livello nazionale) @ Grumello, Bg (Nikita)
Sempre fuori provincia (ma di poco e infatti il locale è amatissimo dai bresciani), il capodanno del Nikita di Grumello (Bg). Qui arriva uno dei più bravi vocalist d'Italia, Mirkolino. Dalla riviera Romagnola al Veneto, dalla Toscana al sud, fa ballare il Bepaese con costanza. Una fisionomia senza età, al contrario di quanto sembrerebbe non ha più 20 anni dunque ha maturato una certa esperienza sul campo. Sul suo Facebook fa una sorta di reality in cui non racconta solo le sue serate ma anche le sue passioni e quello che gli passa per la testa. Dall'interesse per la musica di Jamiroquai o altre rock band, oppure punti di vista su fiere, eventi, tutto quello che gli può accadere in una giornata tradizionale o fuori dagli schemi... E sempre in zona, però a Dalmine, per l'ultimo dell'anno due top club come il Bobadilla e lo Studio 54 hanno puntato ad un abbinamento vincente. La serata inizia alle 20 con il Gran Cenone, dalle 23.30 si aprono le danze... che durano fino all'alba. Si comincia con la Live Performance dei FUNK UP HILL, che proporranno soprattutto musica anni '80, e si prosegue con i I grandi successi selezionati dai dj del club.
3) Paperon de Paperoni night per capodanno @ Fura Lonato Bs
Al Fura di Lonato, locale che ha appena compiuto 15 anni, ci si fa in due per i accontentare i propri clienti. Così, grazie all'esperienza del resident Denis M e all'energia dell'art director Christian Luzzardi, si passa in una sola notte dalla house più happy e divertente alla musica italiana... Al mixer c'è Nicola Zilioli, alla voce Fede Samba. C'è anche il rischio di vincere 1.000 euro e diventare, almeno per una notte, Paperon de Paperoni…
4) Circus Beat Club Brescia New year's eve con Jacopo & Space
Dopo qualche giorno di chiusura per problemi tecnici, è riaperto alla grande il Circus di Brescia che propone scatenate performance in consolle con dj e voci storiche idi questo club, ovvero Jacopo & Space. L'ingresso ha un prezzo molto ragionevole (25-30 euro). Ai quattro angoli del locale, dominano lampadari turchesi realizzati da artigiani di Murano che sono vere opere d'arte applicata. I lampadari sono rinchiusi in teche in cristallo e fanno da contraltare a tende di luce che illuminano in locale. L'impianto audio è stato rinnovato e anche quest'anno non mancheranno videoproiezioni e video show.
5) Studio 54 night per capodanno al Bobadilla di Dalmine Bg
Al Bobadilla di Dalmine Bg, il tema del capodanno è Studio 54. Visto l'arredamento retrò del club, senz'altro è un abbinamento vincente quello tra Bobadilla e Studio 54. Il club di Dalmine, infatti, ha quasi 40 anni di storia… ed è anche uno spazio in cui la cucina è curatissima, uno vero dinner & dance. Ma veniamo al programma della serata, che inizia alle 20 e finisce all'alba, alle 6. Si comincia con la Live Performance dei FUNK UP HILL, che proporranno soprattutto musica anni '80, e si prosegue con i I grandi successi selezionati dai dj del club.
6) Dandy Mantova presenta Capodanno con l'Artista (Daniele Carta Mantiglia)
Per chi vuole passare un Capodanno 2011 in maniera diversa, magari divertendosi ma non con i ritmi sincopati della dance, al Dandy di Mantova si esibisce un artista talentuoso e di gran carisma come Daniele Carta Mantiglia. Protagonista dell'opera popolare "Giulietta e Romeo" di Riccardo Cocciante e Pasquale Panella, si è fatto notare anche come John Darling nel Musical Peter Pan.
7) Capodanno easy @ Hangar 73 Orio al Serio (Bg)
Si cena a prezzi modici (il che non compromette la qualità) oppure si mangia la pizza. Poi si ascolta una cover band infine ci si scatena in pista con la musica a 360 gradi di Dj Batman. Il programma dell'Hangar 73 è questo ed è davvero piacevole. Ingresso libero con cons. facoltativa riservato ai soci Aics: il costo della tessera è 5 euro e dà diritto all'ingresso e ad una consumazione. Chi ha già la tessera entra gratis per tutto l'anno.
8) Cristian Marchi dj set @ Gran Teatro Le Fontane (Catanzaro) www.parcolefontane.it
Fuori dal mondo dei locali non è ancora conosciuto quanto dovrebbe. Ovvero, se chi gestisce un locale in Italia vuol essere sicuro di 'fare il pieno' e sente i suoi pr… il nome di Cristian Marchi viene fuori. Sempre. Il problema è che Marchi non può suonare dappertutto, altrimenti i problemi delle discoteche italiane sarebbero presto dimenticati… Ovviamente è una battuta, ma sono pochi i dj che a fine set firmano autografi come popstar. Lui lo fa e non è ancora un mito come Sinclar o Guetta. Ma la strada, forse, è proprio quella. Il suo sound easy e melodico lo mette insieme ad una tecnica sopraffina. Cristian Marchi è in console da 20 anni, produce dischi da 10 ed ha pure l'aspetto di un atleta, il che non guasta. Ma la sostanza è la musica, sono hit come Love sex american Express oppure Let it Rain oppure ancora il suo remix di In The music dei Deep Swing. Il sound 'alla Cristian Marchi', melodico e saltellante, è imitatissimo in Italia e non solo.
venerdì 3 dicembre 2010
Io sto con l'Art club
Viviamo in un curioso paese, in cui se le cose vengono fatte come si deve la gente si lamenta e i giornalisti gli danno pure corda.
Mi riferisco a quanto letto su Bsnews.it a proposito della riapertura dell'Art di mercoledì sera. Torno sull'argomento visto che sulla mia pagina pubblica di Facebook avevo pubblicato le immagini anteprima del locale.
Premesso che dal pezzo di Bsnews.it non si capisce una cosa fondamentale: che il locale di fatto è stato riempito con le prenotazioni e i tavoli e che quindi come dice anche Daniele Bonetti sul suo blog le porte potevano anche non essere aperte per tutti gli altri, visto che i locali hanno limiti sull'omologabilità (che non sono seghe ma precise disposizioni che tutelano la gente dai rischi... ricordate Duisburg o ve ne siete già dimenticati???).
Non ci sono dubbi quindi su chi abbia ragione. Anche perchè la polemica è così sentita che a fronte delle centinaia di persone in coda ci sono ben 13 persone che hanno sottoscritto il gruppo NO ART su Facebook - alla faccia! - (ma fa niente, la parola facebook ormai serve per avvalorare qualsiasi infondatezza). Del resto non c'è da stupirsi, visto che Bsnews.it su Facebook possiede un profilo irregolare che va contro la netiquette del social network, in ben due versioni.
mercoledì 10 novembre 2010
San Faustino by night
Per arrivare alla gru del metrobus dove da dieci giorni stanno asserragliati i clandestini bisogna prendere via San Faustino. Quella della fiera. Quella che un mio amico di destra diceva di non voler vedere nemmeno in cartolina perchè troppo straniera per uno come lui. Ed invece, in mezzo a loro, ci andò ad abitare.
Si fila dritti fino in fondo e sembra di stare alla notte bianca, c'è gente che si muove, che sta ferma e guarda il cordone di polizia. Sembra di stare alla notte bianca, come qualche settimana fa. Ma la notte è nera. Dopo gli scontri c'è ancora l'odore della paura nell'aria. Meno di quarantotto ore fa la polizia ha caricato, ha fatto arretrare il presidio. Perchè? Per cosa? Ora la gente sta cento metri indietro, ma continua a guardare naso all'insù quei sei disperati che minacciano di buttarsi se non avranno garantita l'incolumità. Un lavoro. Un foglio di carta che dice che esisti. Nemmeno loro sanno in che ordine stanno oggi il loro progetti.
Non c'è nessuna differenza tra quelli che stanno di là e di qua dal cordone. Recitano un ruolo, obbediscono agli ordini, stanno a teatro. E quando vanno allo scontro, armati o disarmati che siano: hanno paura. Sono uomini. Hanno potere. Vogliono potere. Sono donne. Vogliono potere sugli uomini. Avranno potere.
Viviamo in una città in guerra. C'è una pistola puntata che nessuno sembra vedere e forse non saranno loro a morire. Forse sarò io, perchè non si sa mai da che parte sta la vittima. Come Giuliani, come Raciti. Uno di qua e uno di là. Forse moriranno quelli che verranno dopo. Forse ci diranno che la guerra è risolta, ma continueremo a viverla mentre berrermo un caffè fianco a fianco con un uomo che non è nato a Brescia.
La democrazia non è una formuletta. E' una cosa che si sperimenta giorno per giorno. E noi viviamo la notte della nostra libertà. Glielo ha detto, il mio amico Enzo, che le cose stanno così. Che giù di là la vita è compromessa. Che quando tutto finirà l'odio continuerà a serpeggiare. Fino a quando non impareremo a guardare l'orizzonte oltre il dito.
Si fila dritti fino in fondo e sembra di stare alla notte bianca, c'è gente che si muove, che sta ferma e guarda il cordone di polizia. Sembra di stare alla notte bianca, come qualche settimana fa. Ma la notte è nera. Dopo gli scontri c'è ancora l'odore della paura nell'aria. Meno di quarantotto ore fa la polizia ha caricato, ha fatto arretrare il presidio. Perchè? Per cosa? Ora la gente sta cento metri indietro, ma continua a guardare naso all'insù quei sei disperati che minacciano di buttarsi se non avranno garantita l'incolumità. Un lavoro. Un foglio di carta che dice che esisti. Nemmeno loro sanno in che ordine stanno oggi il loro progetti.
Non c'è nessuna differenza tra quelli che stanno di là e di qua dal cordone. Recitano un ruolo, obbediscono agli ordini, stanno a teatro. E quando vanno allo scontro, armati o disarmati che siano: hanno paura. Sono uomini. Hanno potere. Vogliono potere. Sono donne. Vogliono potere sugli uomini. Avranno potere.
Viviamo in una città in guerra. C'è una pistola puntata che nessuno sembra vedere e forse non saranno loro a morire. Forse sarò io, perchè non si sa mai da che parte sta la vittima. Come Giuliani, come Raciti. Uno di qua e uno di là. Forse moriranno quelli che verranno dopo. Forse ci diranno che la guerra è risolta, ma continueremo a viverla mentre berrermo un caffè fianco a fianco con un uomo che non è nato a Brescia.
La democrazia non è una formuletta. E' una cosa che si sperimenta giorno per giorno. E noi viviamo la notte della nostra libertà. Glielo ha detto, il mio amico Enzo, che le cose stanno così. Che giù di là la vita è compromessa. Che quando tutto finirà l'odio continuerà a serpeggiare. Fino a quando non impareremo a guardare l'orizzonte oltre il dito.
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mercoledì 3 novembre 2010
ART CLUB, inizia il coutdown: il 1° dicembre via alle danze
Ieri Daniele Bonetti è stato all'interno del nuovo art. Oggi su Bresciaoggi vi raccontiamo tutto quello che c'è da sapere. La nuovissima discoteca di Madame Sisì aprirà il prossimo 1° dicembre.
Sulla mia pagina pubblica di Facebook l'anteprima fotografica della discoteca dove balleremo quest'inverno.
domenica 24 ottobre 2010
Una mattina d'autunno (riflessioni sul giallo di Ponte Crotte)
Ieri mattina avevo il turno di cronaca nera. Un passaggio per me abbastanza inusuale, anche se sempre affascinante e ricco di impegno. Mi è toccato il giallo di Ponte Crotte: una donna, probabilmente dell'Est, trovata morta nel Mella.
Ora, su Bresciaoggi.it trovate il mio pezzo. Qui volevo solo aggiungere una mia riflessione. C'è una cosa che mi ha colpito nella storia di questa donna semisconosciuta, probabilmente una badante ucraina, che una mattina esce di casa e non vi fa più ritorno. E' la totale - o quasi - assenza di una storia intorno ad un'esistenza. Non c'è un bar sotto casa a cui chiedere qualcosa di lei, non c'è l'amico d'infanzia e soprattutto non ci sono gli immancabili "sentito dire" de quartiere.
Tanti di noi, ancor più se immigrati, popolano queste città in un semianonimato rotto solo dai documenti in tasca. In assenza di quelli sono nessuno. E' il lato delle convivenze che mi fa paura: l'anonimato, diverso dal camaleontismo. Aspiriamo in tante forme all'immortalità, ma spesso non abbiamo storie che altri possano raccontare per noi nel presente. Viviamo di testimonianze rare e nascoste, e tutto questo genera insicurezza, distanza (pur in quartieri vivi ed affollati), diffidenza. Esistenze nel passato, senza un presente, senza condivisione.
Al punto che se ci pensi, per questa umanità sotto il minimo vitale, in questi individui senza socialità diffusa, ti sembra di trovare quell'unico approdo possibile, in una mattina d'autunno.
giovedì 26 agosto 2010
Writing, Brescia alla ricerca di un modello di dialogo
Su Bresciaoggi parlo del writing a Brescia. Il dibattito si è aperto nei giorni scorsi dopo che i nuovi treni del metrobus sono stati trovati taggati.
Credo che oggi il giornale abbia dato due contributi importanti, quello di Alessandro Mininno, che da anni svolge attività di ricerca sul writing ed ha pubblicato tre libri sul tema. E il mio pezzo in cui ho cercato di andare al cuore del problema, perchè, ad esempio, urlare che si spenderanno 250 mila euro per pulire i muri (che in realtà sono molti meno) se non viene paragonato con le cifre delle altre città è una somma senza alcun significato. E metterlo in cima ad un corposo programma come quello della Loggia (che in realtà parla di benaltro ed ha tutt'altra impostazione) è semplicemente fuoriluogo e fuorviante.
In realtà l'assessore Mario Labolani e il vicesindaco Fabio Rolfi hanno scelto la via del dialogo con i writers. Ed hanno elaborato un intelligente piano di collaborazione in otto punti per dare spazio alla creatività. Non è la fine del tag illegale, ma un ottimo modo per provare a risolvere il problema. Nei giorni scorsi ero personalmente infastidito dal fatto che tutto si stesse riducendo ai proclami polizieschi lanciati contro i taggatori del metrobus.
Mi spiego. Se Labolani dice: ora li prendiamo e pagheranno, semplicemente fa il suo dovere. Ma il messaggio non può fermarsi lì, e personalmente credo che giornalisticamente questo non sarebbe nemmeno il "titolo" se vivessimo in un Paese che sa far rispettare le leggi ed applica con equilibrio le sanzioni previste.
Anche io, come hanno fatto notare altri, sono convinto che la questione sia stata sollevata per una banale quisquilia di campanile contro Radio Onda d'Urto, che in questi giorni sta tenendo la tradizionale festa, che nell'Alabama bresciana rappresenta comunque il più importante evento culturale dell'estate (perchè è in assoluto il più partecipato). Ma mi pare che l'intento sia fallito.
E' un vero peccato che ci sia costantemente bisogno di accendere piccoli focolai ed inscenare dei muro contro muro, quando invece la razionalità dei provvedimenti e dei programmi amministrativi porta esattamente dall'altra parte. Forse, e lo dico direttamente a Labolani e Rolfi: si ignora che il costante clima di allarmismo crea una città psicologicamente più insicura, diffidente e sospettosa, difficile da far crescere da un punto di vista collaborativo, per non dire empatico.
In sostanza dico BRAVI a Labolani e Rolfi sul piano amministrativo. Peccato questo continuo sfociare del ruolo istituzionale in quello politico. Che rimane, purtroppo, quel che è.
Le due immagini di questa pagina sono prese da Gismovive.
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sabato 24 luglio 2010
Pmi, crisi e Rosari, uno spunto per il dibattito
"Le piccole e medie imprese nella crisi economica" è il titolo del dibattito che questa sera dovrò condurre a Botticino, alla festa provinciale del Pd, alle 21. Con me ci saranno un esponente confindustriale come Francesco Franceschetti, presidente del Comitato piccola industria di Aib, il leader di Apindustria Luciano Gaburri, il presidente provinciale di Confartigianato, Eugenio Massetti, e Luigi Dolci, presidente di Ascom Fidi.
Oggi, leggendo il Giornale di Brescia, ho avuto un bellissimo spunto da cui partire dal vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi, secondo cui i "Rosari" (confidenzialmente, il venditore di rose di strada, che vedete nella foto mentre ammalia i clienti-serpenti e fa fallire un paio di commercianti) mettono in difficoltà i negozi ed afferma: "i fioristi regolari a causa di questi venditori, per lo più indiani e pachistani, soffrono un calo delle vendite". Questa sarà di certo una delle domande che porrò ai miei interlocutori... convinto come sono che la crisi non sia solo un fatto economico ma anche sociale e più in generale una questione di democrazia internazionale.
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mercoledì 21 luglio 2010
Lo spring break di J-Ax ;)
Bella serata a Toscolano, venerdì scorso, per il concerto di J-Ax. Ecco qui il mio pezzo per Bresciaoggi.
Tanti presenti hanno caricato una valanga di video su Youtube. In particolare qui
«Hackerate tutto ciò che potete, non fatevi controllare, siete più intelligenti di loro».
venerdì 9 luglio 2010
Toy story 3: la fattoria degli animali nel 2010
Toy story 3 è uno dei sequel più riusciti della storia. Sufficientemente isolato rispetto alle vecchie storie (quindi, andate a vederlo a prescindere...) ed estremamente trasversale dal punto di vista dell'interesse che può destare, dai bambini agli adulti.
L'ho visto ed apprezzato tantissimo mercoledì sera. Una sorta di nuova fattoria degli animali con alcune scene che richiamano in maniera abbastanza esplicita certi passaggi del capolavoro di George Orwell (fu il mio primo libro letto anche in inglese...): ad esempio quando Buzz scopre il sistema di potere che vige nell'asilo, così come ad un certo punto gli animali scoprono le cene "umanizzate" dei maiali nella fattoria.
Ma rispetto agli animali del 1945 i giocattoli del 2010 non hanno ideologia. I sistemi di potere sono dettati infatti dalle personalità, dalle singolarità, dal vissuto di ognuno riportato alla dimensione sociale e interazionale. Ce ne sono almeno tre: il democratico Woody che accetta il contraddittorio e il dissenso, il dispotico Lots'o, il surreale Ken (quest'ultimo, nella foto, è il mio personaggio preferito in assoluto).
Emergono una Barbie-velina intelligente, un Mister Potato paterno leader domestico, un Buzz sofisticato e moderno ma resettabile... davvero una serie di profili umanizzati dei giocattoli (umanizzati, più che in passato) che rendono tutta la costruzione assolutamente godibile se non addirittura profonda nella capacità di analisi e di introspezione personale. Apprezzabile è anche il gioco sulla sessualità di Ken (qui in una intervista rilasciata prima dell'uscita del film), una mascolina femminilità che attira la Barbie, chiaramente suggerita dal nuovo marketing Mattel, che sul film ha evidentemente investito con una apprezzabile strategia no-logo da studiare.
Lo so, la sto mettendo giù dura, e questo è pur sempre "solo" Toy story. Ma è davvero divertente scoprire un film d'animazione, per giunta in 3d (quindi tecnicamente contemporaneissimo), che sa di moderno con dei chiari richiami a quella che ormai è la classicità. Un film che ha tutte le carte in regola per diventare un dvd da collezione.
mercoledì 9 giugno 2010
La massa che protegge, la massa che nasconde
Sono stato un po' lontano dalle cronache bresciane per entrare approfonditamente nei fatti degli ultimi giorni. Non mi è sfuggito, tuttavia, l'accoltellamento in Piazzale Arnaldo di martedì scorso (non potevo non scrivere una riga visto che Arnaldo campeggia da sempre come simbolo di questo blog nella colonna di sinistra). Così come non mi sono sfuggite le successive polemiche gratuite, ed anche le provocazioni condivisibili ma retoriche.
A tal proposito condivido Daniele Bonetti (mio collega a Bresciaoggi, terzo blogger in ordine di tempo in redazione) quando dice "Nella massa c’è tutto. Ma la massa ha anche il potere di nascondere e, come l’altra sera, di nascondersi", così come quando definisce pretestuose le prese di posizione del vicesindaco Fabio Rolfi (dimostrando che per non condividere Rolfi non è indispensabile essere di sinistra).
A Daniele, che dice: "Ho il sospetto che tra qualche ora potrei venire perquisito perchè bevo un aperitivo in una piazza", posso solo consigliare - infine - di non andare in via Milano dove queste cose succedono già.
lunedì 31 maggio 2010
L'anarchia sentimentale ai tempi di Sex and the city 2
Mi è piaciuto. Come il primo. Inizio dalla critica: il lusso è eccessivamente ostentato. Nel telefilm vestiti e scarpe sono una sottolineatura di qualità e gusto più che di ricchezza come successo in questa seconda pellicola.
Detto questo la storia corre via leggera per due ore e mezza con una brillante Samantha, un'altalenante Carrie e due personaggi che restano sullo sfondo, Charlotte e Miranda: incasellate nei ruoli di madri, come a voler tenere un punto fermo nell'anarchia sentimental-sessuale di cui da sempre Sex and the city è portatore. Parlo di anarchia convinto come sono che il vero ideale anarchico sia quello che mette la persona in condizione di elaborare individualmente un progetto capace di ordinare la propria esistenza, al di là delle convenzioni sociali (un potere individuale contro un potere superiore, dato in partenza).
Come successo nel precedente lungometraggio anche in questo mi ha convinto l'idea di fondo. Perchè vi è una profondità laica nell'idea che il regista vuol trasmettere. Se il primo film è servito per decostruire il mito del matrimonio-evento ideale, per rimettere la coppia e la sua unicità al centro dell'idea di una promessa di unione perenne, questa volta sono le dinamiche della vita di coppia ad essere analizzate e decomposte fino ad un punto di equilibrio.
Tutto si gioca su una domanda malposta "è giusto staccarsi periodicamente in maniera sistematica dalla coppia per coltivare se stessi anche dopo un impegno solenne come è il matrimonio?". E ancora: "coltivare la propria personalità lontano dal partner significa giocare col fuoco o dare ad entrambi una possibilità di eterna scoperta"? La risposta alla prima domanda sta nell'eliminare dalla domanda la "sistematicità" di una scelta, ridando alla libertà, anche nella coppia, una propria dignità e riconoscendole la capacità di unire. La risposta alla seconda domanda sta nel perdono. Probabilmente la più alta forma di potere che un individuo può esercitare nel suo vivere sociale. Un potere che si eleva se questo vivere sociale diviene sentimento e amore.
Quando tornano le ragazze sanno sempre come lasciare il segno + grande scelta della colonna sonora, a partire da True Colors di Cindy Lauper, che chiude il film.
sabato 29 maggio 2010
Tutto in una notte (movida liofilizzata parte seconda)
Devo ammettere che il Buongiorno Brescia di oggi, in cui è stata intervistata una trentaduenne che vive in centro città, e sostiene senza giri di parole che "La città si riempie solo con notti speciali", decisamente in linea con la mia idea espressa ieri, mi ha dato una certa soddisfazione intellettuale.
Un'altra conferma mi è arrivata dalla pagina Società de La Stampa, che ha fatto una chiara mappa dell'Italia dei Festival. Il tono di quest'ultimo articolo è analitico, per nulla critico, se non nel notare che "gli eventi si accavallano". A me continua a convincere poco questo paese degli eventi che deve vivere di un'endemica attesa dell'occasione per fare festa, ma che ormai è annoiato dalla quotidianità.
Update: ci hanno fatto anche un gruppo su Facebook :)
giovedì 27 maggio 2010
Movida liofilizzata
In una città che nell'ultimo anno ha sanzionato: una signora marocchina sedutasi ai piedi del monumento Bella Italia in piazza Loggia, due operai che bevevano una birra fuori da un locale di via Milano e alcuni ragazzi di origine asiatica che giocavano a cricket al parco Pescheto, le notti bianche e rosa sono solo una buffa liofilizzazione della movida notturna, una parodia della vita in un centro storico, l'anestetizzazione del divertimento, un inutile surgelato dal sapore sempre uguale da consumare dopo abbondante uso di coloranti.
Sarà, ma personalmente non mi sono mai divertito alle feste di compleanno ed ancor meno alle feste comandate. Ho sempre apprezzato molto di più quelle serate spontanee dove si inizia a bere una birra in due e si finisce in enormi tavolate che lasciano il locale passando da sotto la saracinesca dopo aver udito il rumore dei vuoti riversati nel cassonetto sull'altro lato della strada...
Update (28 mag): fortunatamente vivo nella città in cui i blogger come Francesco Savio ci raccontano così di un giornale letto su una panchina nel giorno del Giro.
Sarà, ma personalmente non mi sono mai divertito alle feste di compleanno ed ancor meno alle feste comandate. Ho sempre apprezzato molto di più quelle serate spontanee dove si inizia a bere una birra in due e si finisce in enormi tavolate che lasciano il locale passando da sotto la saracinesca dopo aver udito il rumore dei vuoti riversati nel cassonetto sull'altro lato della strada...
Update (28 mag): fortunatamente vivo nella città in cui i blogger come Francesco Savio ci raccontano così di un giornale letto su una panchina nel giorno del Giro.
sabato 8 maggio 2010
Puttane e spose
I primi giorni di primavera mi fanno venir voglia di musica, di caldo, di stadi e gente e amicizia, di gente che ascolta un concerto, di sudore e birre fredde, di lacrime e caldo, di donne dai vestiti leggeri, di storie che iniziano ed emozioni che finiscono, di gente che ci mette il cuore quando cala la sera, di gente che fa sesso fino a sentire che potrebbe svenire, di lenzuola disfatte, di ritmi lenti e battiti incessanti, di urla alla luna che nascondono la decadenza di questi anni. E quando tutto va concludendosi, c'è il languido mese di agosto, quando tutto è maturo ed è tempo di ritirarsi... e pensare a nuove storie.
venerdì 7 maggio 2010
Mojomatics
Questa sera al Lio Bar ci sono i Mojomatics. Al di là delle definizioni (garage? punk? blues?) ecco quello che scrissi un paio di anni fa dopo un concerto al Latte+
Mojomatics: punk inafferrabile
concerto al Lattepiù (maggio 2008)
ora lo so che voi mi direte "si ma non sono punk, fanno garage e bla bla bla"...
Dopo tre album i Mojomatics possono stabilire un piccolo record: diventare una fra le band per le quali si elenca il maggior numero di definizioni musicali alla ricerca di una sintesi che colga l'essenza della loro produzione.
In realtà le loro performance e ciò che musicalmente esprimono
tocca tutto ciò che giunge alle loro orecchie declinato dal minimo comune denominatore del punk. Loro si divertono ad essere sè stessi, sul palco e in studio, portando al pubblico un punk (perchè alla fine di questo si tratta) creativo nelle forme e nei risultati, con una presenza scenica dal sapore vintage ed un'eleganza incravattata da Beatles incattiviti.
Al pubblico del Lattepiù di via Di Vittorio (Brescia) hanno presentato il loro «Don't pretend that you know me», pescando anche dal passato e proponendo qualche cover liberamente rivisitata. Il nuovo lavoro che loro stessi con autoironia definiscono «il disco della maturità», sfugge per l'ennesima volta ad una definizione univoca, che difficilmente potrà essere raggiunta.
Sul palco la loro cifra artistica li porta a sperimentare andando oltre:
garage, blues, rock, qualche passaggio vagamente british, brani che
potrebbero anche diventare radiofonicamente appetibili per il formato e l'impatto sul pubblico. Viene il dubbio che ci sia troppo di tutto anche se fortunatamente il punk riesce a contenere e dare misura a tutto ciò. Curiosamente quando in un genere, che ha anche nella immediatezza della ripetitività una delle sue ragioni d'essere, si arriva ad una crescente varietà, le etichette si sprecano come se fosse nato qualcosa d'altro.
Il risultato live è coinvolgente, anche se il Lattepiù non si è riempito come in altre occasioni (ma per il pubblico bresciano curioso l'appuntamento è rimandato al No Silenz Festival di Coniolo, dove i veneziani saranno presenti il 18 luglio prossimo). Sul palco gli inafferrabili Mojomatt e Davmatic sono stati preceduti dai bresciani Mastabilly e Mad For Joke.
martedì 13 aprile 2010
IlNottambulo.it: quando Brescia inventò i social network locali senza saperlo
I social network locali? Sono una invenzione bresciana. Chi dice il contrario è mal informato. Del resto come dico sempre, è difficile essere modesti se si nasce bresciani. Intorno ai primi mesi del 2004 nacque a Lograto, in provincia di Brescia, il primo vero social network locale: Il Nottambulo.it.
Erano i tempi delle chat, del web basato sui nickname che non aveva ancora sdoganato il nome e cognome. Il boom di Myspace (estate 2006) e quello di Facebook (estate 2008) erano ancora lontani, così come le suggestioni in 3d di Second Life.
Basato su una tecnologia un po' vecchiotta anche per i tempi (con molte finestre popup che a volte lo facevano individuare da alcuni firewall come sito "infetto"), il social network bresciano era partito con l'idea di fare da punto di riferimento per i locali (il business model doveva essere la pubblicità di pub e discoteche della zona) ma ben presto diventò altro.
Gli utenti (mediamente tra i 20 e i 25 anni, tutti geograficamente localizzati in provincia con qualche eccezione nelle zone limitrofe) utilizzavano i pochi strumenti a disposizione: forum, profili (molto semplici e scarni), la possibilità di pubblicare post più lunghi su un proprio blog con un paio di funzione base e nulla più, album fotografici e una sorta di messaggeria basata su popup che ritardava di qualche secondo la ricezione dei messaggi. Poca condivisione, non troppe idee di crescita, un circolo sostanzialmente chiuso e poco linkabile, ma un dato importante: il tempo medio di connessione al sito per utente era molto alto, molta gente utilizzava la messaggeria come chat e il forum come una sorta di chiacchierata in differita di qualche secondo. La potenzialità dello strumento - dopo una crescita durata all'incirca fino a tutto il 2006 - non venne mai sviluppata dai ragazzi di Fabbrica creativa che lo avevano promosso.
Oggi il sito è ancora attivo ma sostanzialmente disabitato. Il progetto è stato progressivamente abbandonato dai ragazzi, che hanno poi incentrato il business della loro piccola azienda su gadget ed altro. Un peccato perchè l'iniziativa non venne mai razionalizzata e valorizzata con una pianificazione chiara e una visione tecnica e non solo.
Col tempo lo sviluppo del social network divenne secondario rispetto ai rapporti di amicizia che si erano creati fra i frequentatori dello stesso sito (molti tutt'ora ancora amici), e i promotori stessi persero un po' di vista il vero focus, ovvero la crescita tecnologica e contenutistica della piattaforma.
Soprattutto questo secondo aspetto, ovvero la volontà di controllo sulle discussioni e una sorta di limitazione forzata dei contenuti pubblicati, fu causa di un generale progressivo disamoramento.
La crescita esponenziale di Facebook (e la libertà illimitata concessa di fatto dal network americano) diede il colpo di grazia generando il fuggi fuggi degli utenti stanziali.
Perchè ho raccontato questa cosa?
Ebbene, ad un certo punto, per cautelarsi dal rischio querela per i contenuti pubblicati dagli utenti Fabbrica Creativa fece ricorso ad un espediente (in parte criticato dagli utenti stessi) che era quello di far accettare le condizioni di servizio ad ogni connessione. Vi era inoltre una sorta di regolamento, molto profano ed artigianale, in realtà, che ad ogni connessione ci si impegnava a rispettare.
Questo dettaglio mi è venuto in mente rileggendo la sentenza e le reazioni al caso Vividown (quello del video pubblicato sul web del ragazzo down maltrattato...). Emblematico il commento di Luca De Biase alle motivazioni: "tutte concentrate sul fatto che Google avrebbe dovuto - e non l'ha fatto in modo vagamente doloso - avvertire con molta più decisione e attenzione gli utenti dei loro obblighi nei confronti della privacy altrui. Dunque non c'è nessun obbligo di controllo da parte delle piattaforme sui contenuti immessi in rete dagli utenti. Ma le piattaforme devono assicurarsi in ogni modo che gli utenti conoscano le regole".
In tal senso la soluzione suggerita dai consulenti dell'azienda (che successivamente ha trasferito la propria sede da Lograto a Castelcovati) fu assolutamente lungimirante, benchè del tutto unica nel suo genere, e capace di suggerire con qualche anno di anticipo quella che potrebbe essere la sostanziale soluzione formale della necessità di informazione da parte di una piattaforma nei confronti dei propri utenti ovvero l'accettazione sistematica ad ogni connessione di una normativa.
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mercoledì 31 marzo 2010
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