[youtube http://www.youtube.com/watch?v=tctK-GcZZJE&w=560&h=315]
Auda è il "rottamatore" del deserto. Il giovane studioso che attraverso la conoscenza diventa un leader politico guerriero migliore rispetto ai maestri. Che dei maestri somma vizi e virtù ma che riesce ad essere migliore perchè legato ad un sapere più complesso e meno dogmatico. Un film affascinante in oltre due ore da gustare d'un fiato, di quelli che ti fan venir voglia di andare alla ricera dei vecchi titoli del regista, che qui è soprattutto bravo a non cadere nei giudizi ed a differenziarsi rispetto agli schemi tradizionali del mondo arabo. Illuminante.
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lunedì 2 gennaio 2012
domenica 1 gennaio 2012
2011 in review
The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.
Here's an excerpt:
The concert hall at the Syndey Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 15.000 times in 2011. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 6 sold-out performances for that many people to see it.
lunedì 17 ottobre 2011
Jobs
Quando nel 2002 partecipai ad un forum di creativi a Rimini basato sulle applicazioni per Macintosh (ai tempi "Mac" era riservato agli affezionati, gli altri lo chiamavano per esteso), i computer pensati a Cupertino erano ancora prodotti di nicchia.
Non erano migliori nè peggiori rispetto ai dispositivi venuti dopo. Nel 1997 l'azienda era stata rilanciata dopo un lungo periodo di crisi. Esisteva dal 1976 con alterne fortune. Non era un logo alla moda. Veniva da delusioni epocali come il flop sul mercato delle console per videogiochi.
Il resto è storia recente. Quella che vi hanno raccontato in questi giorni dopo la morte dell'ex numero uno dell'azienda.
Uno che ha fatto prodotti ottimi per una vita, ma che è diventato un grande imprenditore solo nell'ultimo decennio della sua esistenza.
E' stato celebrato (meritatamente), purtroppo per lo più per sentito dire, da chi ha conosciuto prevalentemente la fase finale, ovvero quella dei suoi successi imprenditoriali, commerciali e strategici. Non i suoi prodotti (buoni da sempre) ma il suo successo planetario (arrivato dal 2005 in poi).
Quella storia della follia e della fame è poetica, ma ha i suoi pro e i suoi contro, perchè puoi anche inventare le cose dieci anni prima degli altri, ma in questo mondo se non è il mercato a decretare il tuo successo rimani un perdente (non sempre di lusso).
Interessante, in questo senso, l'analisi di Max Giuliani nella odierna rubrica su Bresciaoggi, "Linguaggi nella rete", a proposito del fiume di parole dei giorni scorsi.
Non sarebbe stato così ovvio, qualche anno fa, veder celebrare come un'icona pop un ricco imprenditore appena defunto. Mentre scrivo, la frase «stay hungry, stay foolish» dal discorso di Steve jobs alla cerimonia dei diplomi a Stanford, 2005, ricorre in Google dieci milioni e mezzo di volte (un qualunque verso di «Imagine» di John Lennon non arriva alla metà).
Se Alberoni nel 1972 distingueva le star dello spettacolo (le «élite ammirate») da altre personalità come politici, scienziati, manager (le «élite invidiate»), la distinzione appare oggi alquanto superata, a giudicare dall'emozione che ha accompagnato la scomparsa di Steve jobs, celebrato per il genio ma anche per una storia personale di quelle che ci piace sentir raccontare: non era un figlio di papà, ma aveva un'idea e ce l'ha fatta. Bisogna dire che la rete restituisce di jobs un'immagine complessa. Matteo Bordone (blog.wired.it/ifiona, giovedì 6) identifica il fattore che determina la differenza incolmabile fra «l'uomo più influente degli ultimi vent'anni di tecnologia» e tutti gli altri: è l'«affetto» che l'uomo e i suoi giocattoli si sono conquistati. Il post del 26 settembre su www.wumingfoundation.com/giap alimenta ancora la discussione: va bene apprezzare le creazioni di Apple, ma altro è l'idolatria (il numero dei suicidi nella multinazionale cinese che assembla i prodotti della mela fa meno rumore dell'inaugurazione dell'ultimo store). Pippo Civati, domenica 9 su civati.splinder.com, commenta ironicamente il successo che quel verbo «stay» («restare») ha riscosso in una «Italia immobile» che non si mette più in gioco, mentre in tanti sorridono condividendo il post «Se Steve fosse nato in provincia di Napoli» (antoniomenna.wordpress.com, 8 ottobre).
E non manca Bill Gates, che twitta: «Mi mancherà immensamente».
domenica 26 giugno 2011
Le donne del sesto piano - #cinema #recensioni
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=NK_RigRIeFA&w=560&h=349]
L'inevitabilità del cambiamento, il fascino della diversità, la libertà come conquista. Le donne del sesto piano (in programma in questi giorni al cinema Sociale di Brescia) è una pellcola francese, semplice: fatta di intimità gentile, sensualità senza ostentazioni, quotidianità cruda ma lieve. Ambientato nella Parigi degli anni '60, racconta la vita di un borghese che, dopo anni di assopimento nella routine delle convenzioni sociali del suo ceto, si appassiona al mondo semplice, fatto di lavoro faticoso e quotidiano, delle cameriere spagnole in fuga dal franchismo, che vivono al sesto piano del suo palazzo.
Resta sullo sfondo l'amore per la governante Maria, ma emerge in tutta la sua forza il viaggio del protagonista verso un cambiamento senza troppa introspezione, fatto di osservazione, generosità e nuove letture della realtà circostante. Una rinascita che proprio per la sua naturalezza assume toni bizzarri ma misuratissimi, come nella scena della luce naturale che finalmente nelle finestre del grigio studio della società in cui li lavora il protagonista.
Evidenti ammiccamenti progressisti e una storia che ritorna, oggi come ieri, in un mondo in cui l'immigrazione resta fenomeno sociale governabile ma inarrestabile, ma anche una occasione per misurare il proprio vissuto scoprendo la possibilità di un riscatto umano attraverso una nuova conquista di libertà. Jean Luis, il protagonista, capisce in divenire come (attraverso nuove letture, storie di una vita prima a lui nascosta) l'incontro con la diversità può diventare ricchezza e nuova occasione. E si innamora della dignità umana delle donne prima ancora che del fascino di Maria, in un rapporto paritario senza finzioni.
Pellicola lieve ma di profondità. Una gaia ribellione personale, silenziosa, naturale.
GENERE: Commedia.
ANNO: 2011. DATA: 10/06/2011.
NAZIONALITÀ: Francia.
REGIA: Philippe Le Guay.
CAST: Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Natalia Verbeke, Carmen Maura, Lola Dueñas, Berta Ojea.
L'inevitabilità del cambiamento, il fascino della diversità, la libertà come conquista. Le donne del sesto piano (in programma in questi giorni al cinema Sociale di Brescia) è una pellcola francese, semplice: fatta di intimità gentile, sensualità senza ostentazioni, quotidianità cruda ma lieve. Ambientato nella Parigi degli anni '60, racconta la vita di un borghese che, dopo anni di assopimento nella routine delle convenzioni sociali del suo ceto, si appassiona al mondo semplice, fatto di lavoro faticoso e quotidiano, delle cameriere spagnole in fuga dal franchismo, che vivono al sesto piano del suo palazzo.
Resta sullo sfondo l'amore per la governante Maria, ma emerge in tutta la sua forza il viaggio del protagonista verso un cambiamento senza troppa introspezione, fatto di osservazione, generosità e nuove letture della realtà circostante. Una rinascita che proprio per la sua naturalezza assume toni bizzarri ma misuratissimi, come nella scena della luce naturale che finalmente nelle finestre del grigio studio della società in cui li lavora il protagonista.
Evidenti ammiccamenti progressisti e una storia che ritorna, oggi come ieri, in un mondo in cui l'immigrazione resta fenomeno sociale governabile ma inarrestabile, ma anche una occasione per misurare il proprio vissuto scoprendo la possibilità di un riscatto umano attraverso una nuova conquista di libertà. Jean Luis, il protagonista, capisce in divenire come (attraverso nuove letture, storie di una vita prima a lui nascosta) l'incontro con la diversità può diventare ricchezza e nuova occasione. E si innamora della dignità umana delle donne prima ancora che del fascino di Maria, in un rapporto paritario senza finzioni.
Pellicola lieve ma di profondità. Una gaia ribellione personale, silenziosa, naturale.
GENERE: Commedia.
ANNO: 2011. DATA: 10/06/2011.
NAZIONALITÀ: Francia.
REGIA: Philippe Le Guay.
CAST: Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Natalia Verbeke, Carmen Maura, Lola Dueñas, Berta Ojea.
sabato 25 giugno 2011
Un vitaminico Pane web e salame - #pwes #Brescia
Il "Pane web e salame" organizzato da Viral Farm e Uncle Pear è stata una iniezione di vitamine ed energie per tanti. Dai giornalisti agli esperti di marketing, dalle agenzie di comunicazione, per arrivare a imprenditori e professionisti presenti al Castello Malvezzi giovedì pomeriggio.
Interessante soprattutto il dibattito sviluppato su Twitter. Mai a Brescia si era organizzata una conferenza (in realtà si trattava di un barcamp, quindi di una non-conferenza) così tecnologicamente avanti (lo so che non è stato fatto nulla di rivoluzionario, ma in certi contesti purtroppo la normalità è un passo avanti. Ho avuto modo di scriverlo nella pagina che Bresciaoggi ha dedicato all'evento (clicca qui per il pdf):
Tu ascolti la relazione, e sul tuo iPhone si scatena il dibattito attraverso Twitter. Non solo tra i presenti, anche tra chi da casa o dall'ufficio - più di 100 persone nei momenti di punta - segue in streaming attraverso il collegamento su Justin.tv (e altri siti minori allacciati con collegamenti di secondo livello). Nei convegni dell'establishment economico locale questa è ancora fantascienza. Ieri, durante il «non-convegno» degli smanettoni bresciani il silenzioso dibattito a colpi di tweet si è dipanato come se si trattasse (ma del resto lo è in molti posti del mondo) della cosa più normale possibile.
Oltre tremila «cinguettate» hanno accompagnato la religiosa attenzione prestata agli interventi nelle due sale del Castello Malvezzi. Il picco si è avuto prima di pranzo quando si è arrivati fino a 30-40 tweet al minuto (senza contare gli scambi ultieriori fra gli utenti che proseguono privatamente sul social network).
Con piacere vedo che sul tema delle tecnologie applicate ai convegni è tornato oggi ilPost con un articolo di Riccardo Luna (ex direttore di Wired) che giustamente sottolinea (in un pezzo che invito a leggere per intero per i tanti spunti, come sempre acuti da parte di Luna) a proposito di un convegno tenuto lo stesso giorno di Pane web e salame, ma in Campidoglio a Roma sul tema dei “nuovissimi media”:
La prima innovazione è non fare mai più convegni così: senza live streaming, senza wifi, senza voler condividere nulla con nessuno. Parlandoci addosso. Invece di parlare di nuovi media, usiamoli. Sembra banale ma pochissimi lo fanno ancora.
continua su Il Post
Mi risulta che Luna fosse invitato a Brescia. Con il sorriso - a proposito di chi predica e razzola - mi limito a constatare che forse anche i conferenzieri di maggior spicco dovrebbero imparare a scegliere dove presenziare in base all'interesse generato dalla loro presenza e non al peso del palcoscenico. Però capisco bene che sedersi al tavolo con Gianni Riotta in Campidoglio sia sempre - oltre che legittimo - gratificante, anche se davanti non c'è nessuno.
Per capirci: questa era la platea romana:
e questa quella bresciana
Chiudo con il mio personalissimo podio degli interventi più interessanti della giornata a cui ho assistito al Pane web e salame.
1. Luigi Centenaro – “Introduzione al personal Branding”
sono sempre più convinto che il futuro delle fortune giornalistiche passi sempre più dalle persone e un po' meno dalle redazioni, in questo senso il personal branding rappresenta l'approccio metodologico attualmente più immediato ed efficace
2. Claudio Somazzi di Applix – “Editoria su Mobile: quale futuro?”
sostanzialmente in linea con quella che è la mia visione - espressa nel mio intervento - della fruizione di notizie negli anni a venire
3. Alessio Carciofi – “Conversazione con il territorio: il caso Umbria on the Blog”
per la grande esportabilità del progetto, che mi ha fatto accendere più di una lampadina
mercoledì 22 giugno 2011
Bike mob, i cittadini di #Brescia si sono riappropriati della politica - #slegalabici
Io lo so che la parola "politica" fa paura. Perchè ormai in Italia viene usata per definire il tatticismo politico che ha a che fare con le carriere personali più che con la soluzione dei problemi della gente. Tuttavia non conosco alcun modo di risolvere le istanze sociali, economiche e di civile convivenza delle persone che non sia principalmente politico.
Per questo dico che le mille persone che ieri hanno affollato piazza Loggia hanno dato un messaggio soprattutto politico. E lo hanno fatto nel modo più naturale possibile, senza che in piazza comparisse una sola bandiera, senza simboli, affermando un'idea che è di tutti e su cui nessuno ha avuto il coraggio di mettere il proprio stemmino (anche se legittimamente alcuni hanno espresso sostegno e solidarietà). Perchè ieri in piazza Loggia c'era la sacralità di un'idea. Altro che strumentalizzazione.
Ieri i bresciani hanno detto che vogliono mobilità sostenibile, meno inquinamento, stili di vita diversi. Non è così scontato. Non è l'unica soluzione possibile. Altrimenti non ci sarebbe stata una protesta. Che poi non è che fosse una protesta di incazzati, di "indignados", per dirla alla spagnola. In piazza Loggia ieri i bresciani erano felici e sorridenti, contenti di manifestare.
La stessa Laura Castelletti, presidente dell'Associazione Brescia per Passione e consigliera comunale (non un extraterrestre, ma una donna che vive di politica), ha mandato un segnale all'amministrazione cittadina chiaro e, come nel suo stile, assolutamente dialogante:
Il sindaco ascolti questa gente e agisca di conseguenza. Ma quel che più conta è questa sensibilità nuova della città nei confronti della mobilità sostenibile che l'amministrazione non può ignorare
Se facessero così tutti quelli che vogliono entrare in Giunta... povero Paroli
Ora quella gente aspetta una risposta. Perchè la solidarietà alla iniziativa di Brescia per passione la potevano dare oggettivamente tutti, ma poi amministrare la cosa pubblica e realizzare i sogni della gente è tutt'altra cosa ed ha a che fare con la macchina amministrativa, con passaggi logici e logistici (che inevitabilmente creano qualche disagio), e quindi pianificazione, programmazione, realizzazione.
Intanto la gente ha dato un segnale, autoconvocandosi attraverso Internet in piazza, che ho sottolineato nel mio pezzo odierno su Bresciaoggi:
LA FORZA DEL WEB è anche questa. La capacità di richiamare l'attenzione su un tema che più politico non si può utilizzando strumenti che la politica (cittadina e non solo) totalmente ignora. La capacità di far politica per temi e non per tattiche, esprimendo richieste chiare. Con i cittadini protagonisti attraverso un linguaggio diretto, schietto, così inusuale nei circolini partitici. CONTINUA QUI
sabato 11 giugno 2011
Bee hive a #Brescia
che nostalgia!
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=cTtLmlMRLf8&w=560&h=349]
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=cTtLmlMRLf8&w=560&h=349]
venerdì 27 maggio 2011
La leggenda del #furgone che rapisce i #bambini. Chi ha #paura dell'uomo nero? - #leggendemetropolitane
In questi giorni si stanno diffondendo su Facebook ed altri social network (ma su facebook di più perchè essendo più diffuso il livello mentale è mediamente inferiore) delle catene di Sant'Antonio che puntano a diffondere paura e sospetto di chiaro stampo razzista con messaggi di questo tipo:
...ho copiato e incollato da un'amico..fatelo anche voi...ATTENZIONE A TUTTE LE MAMME: ci sn dei bastardi cn 1 furgone marrone, ke cercano di rapire i bambini dicendogli ke i loro genitori hanno avuto 1 incidente e ke li accompagnano da loro, girano tra castenedolo, buffalora e san zeno, l'anno scorso da quel ke so giravano anke a mazzano quindi OKKIO! fate girare, + gente sa meglio è...
Messaggi di questo tipo tendono a variare in base alle zone geografiche. Nel bresciano le località più gettonate sembrano essere quelle camune, al punto che il portale Camunity ha cercato di spiegare il fenomeno per spegnere sul nascere l'allarmismo.
Da qualche giorno circola in bassa Valle Camonica una vera e propria “leggenda metropolitana” che come tale si sta ingrandendo e creando anche un certo disagio e apprensione, specie tra le sempre apprensive mamme. In alcune scuole molte mamme sono in perenne stato di agitazione e qualcuna ha anche dato segnali di panico per via della notizia, completamente inventata da qualche burlone, che da qualche giorno, si starebbe aggirando un furgone bianco su cui vi è uno o più individui che cercherebbero di adescare i bambini nei pressi delle scuole e dei parchi giochi. Sembra anche che qualche mamma, al limite della fobia, abbia anche chiamato le forze dell’ordine che, come loro dovere, hanno iniziato delle indagini che non hanno portato a nulla. Molte volte le leggende metropolitane, a quanto ci risulta, viaggiano più velocemente che non le notizie vere. camunity
Inoltre, consiglio di dare una lettura a questa inchiesta di Peacelink - una associazione volontaria di giornalisti professionisti attiva in Italia dal 1992 - che afferma tra l'altro:
Il fenomeno di rapimenti di bimbi italiani da parte di nomadi o organizzazioni criminali non compare nei dati raccolti dalla polizia di Stato sui minori scomparsi. E' invece una costante registrata dagli studiosi di leggende metropolitane.
E' quanto emerge dall'analisi delle statistiche diffuse dalla direzione centrale della polizia criminale riguardanti scomparse di minori in Italia (www.bambiniscomparsi.it) e dai pareri espressi con Reuters da alcuni esperti.
Un tema ripreso anche qui.
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venerdì 29 aprile 2011
giovedì 28 aprile 2011
Camunia lovers
TerraUomoCielo, il blog di Giovanni Arcari, racconta una bella storia made in Vallecamonica

I negozi Prestorik sono a Breno e a Boario Terme, ma c’è anche l’e-commerce al sito http://www.prestorik.com E vi consiglio di tenere d’occhio anche il profilo fb , con tutte le immagini e le novità https://www.facebook.com/prestorik
una linea di abbigliamento per un target giovane, dove al posto delle tavole da surf e delle onde di Tarifa appaiono snowbord e “pagher” del Parco dell’Adamello. Disegnato il logo, scelto il nome, registrato il marchio. E si fa sul serio. L’ispirazione diventa un’idea, che si tramuta in disegno che viene poi riportato a pc; si crea il telaio, si stampano i capi, si piegano e s’imbustano, tutto in Valle Camonica.
TerraUomoCielo.
I negozi Prestorik sono a Breno e a Boario Terme, ma c’è anche l’e-commerce al sito http://www.prestorik.com E vi consiglio di tenere d’occhio anche il profilo fb , con tutte le immagini e le novità https://www.facebook.com/prestorik
lunedì 28 marzo 2011
Dylan dog, il fascino (anabolizzato) anche al cinema
Atmosfera fumettistica azzeccata, dialoghi minimal, ambiente degno di un tributo al celebre protagonista degli album di Sergio Bonelli editore. Unica nota di demerito (non indifferente) la scelta del protagonista, un palestratissimo Dylan americanizzato che poco rende giustizia al fascino misterioso dell'originale su carta.
La storia propone il consueto schema delle avventure di Dylan Dog, la cui particolarità affascinante sta da sempre, secondo me, nella capacità di esplorare il mondo esterno come se fosse una enorme proiezione esterna delle paure interne dell'uomo. Umani, licantropi, zombie, vampiri non sono che le sfaccettature di personalità complesse e impercettibili. La storia fa apprezzare come sempre il clima da "solo contro tutti" che fa apparire ogni episodio del celebre fumetto come la proiezione di un intenso viaggio interiore attraverso l'uscita da se stessi in cui forte è la raffigurazione dello spettatore nel protagonista.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=gPa5f9SxlpE&w=640&h=390]
La storia propone il consueto schema delle avventure di Dylan Dog, la cui particolarità affascinante sta da sempre, secondo me, nella capacità di esplorare il mondo esterno come se fosse una enorme proiezione esterna delle paure interne dell'uomo. Umani, licantropi, zombie, vampiri non sono che le sfaccettature di personalità complesse e impercettibili. La storia fa apprezzare come sempre il clima da "solo contro tutti" che fa apparire ogni episodio del celebre fumetto come la proiezione di un intenso viaggio interiore attraverso l'uscita da se stessi in cui forte è la raffigurazione dello spettatore nel protagonista.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=gPa5f9SxlpE&w=640&h=390]
domenica 27 marzo 2011
Il giorno in cui la Confindustria bresciana sdoganò i blog
Ho letto con un certo entusiasmo, questa sera, la lettera di risposta del presidente dell'Aib, Giancarlo Dallera, al blog di Laura Castelletti. Il leader della Confindustria bresciana risponde nel merito di un dibattito su aziende e ambiente, e esordisce giocando al ribasso: "solamente perché, come si usa dire, vengo tirato per la giacca".
In realtà il passo compiuto da Dallera è ben più importante. Innanzitutto perchè leggendo il contenuto si nota che tra Dallera e Castelletti si sviluppa un dibattito che ha senso nella sua dimensione pubblica e non certo privata. In secondo luogo perchè rispondendo ad un blog elencando quanto Aib sta facendo in questi anni in tema di ambiente, energia, prevenzione e pianificazione, il presidente di fatto riconosce il blog (o forse la blogger prima che il suo strumento) come interlocutore. Non già un interlocutore privato, come potrebbe essere con un qualsiasi esponente politico interessato alle tematiche, ma come interlocutore pubblico, con il quale intavolare un dialogo in piazza.
Non è un passaggio di poco conto. Fino a ieri questo tipo di dibattiti venivano impostati solo con i media tradizionali: i giornali o le tv, ora Dallera invece riconosce il potenziale divulgativo del blog, evidentemente capisce l'importanza di una audience altra rispetto a quella che solitamente frequenta le pagine di giornali e rispondento alla blogger Castelletti di fatto riconosce la necessità di un dialogo con il suo pubblico. La lettera di risposta diventa una finzione teatrale, perchè Dallera ben sa di essere in contatto con una audience ben più vasta.
A memoria mia è la prima volta che un esponente confindustriale interviene in Italia - nell'esercizio delle sue funzioni istituzionali - in un dibattito sviluppato dai blog. E' un passaggio storico, di cui andrà verificata la portata nelle prossime settimane. Intanto da parte della Confindustria un segnale di apertura e, lasciatemelo dire, di trasparenza.
Solo su una cosa trovo di dover eccepire rispetto a quanto esposto dal presidente Aib. Quando Dallera dice:
Gli imprenditori, particolarmente quelli bresciani, sono persone schive e non amano vantarsi di ciò che hanno fatto, preferiscono guardare solo al domani più che al passato.
in realtà il presidente Aib prova - sulla base di una presunta umiltà minimalista - a giustificare uno stile comunicativo che proprio i blog e i nuovi media stanno contribuendo a superare. Non si tratta di essere schivi, o di vantarsi di cose fatte. Le cose che si fanno non sempre portano a risultati positivi ed anche nel mondo delle lobby (come in quello della politica) sono i risultati a contare più delle buone volontà. Oggi la comunicazione pubblica delle associazioni di categoria è fatta sui progetti più che sui risultati, sulle potenzialità più che su ciò che viene concretizzato. Ebbene, chiedere resoconti e risultati non è un voler snaturare nature schive e volutamente low profile, si tratta di soddisfare la necessità di sapere che la strada che si sta percorrendo non si risolve in proclami ecologisti e sterili pressing improduttivi, ma cercare la testimonianza viva di idee che diventano realtà e che ancora sono in grado di influenzare le nostre esistenze. Di questo, se vorrà a sua volta accreditarsi presso la platea dei blogger o dei lettori dei blog, l'associazionismo imprenditoriale, di matrice confindustriale ma non solo, dovrà in futuro sempre più rendersi conto.
Spiedo? A regola d'arte
Lo spiedo di Serle diventa De.Co: il più tipico, amato e discusso dei piatti tipici bresciani ha ora un suo disciplinare ufficiale sancito dalla delibera con la quale l'amministrazione comunale, retta dal sindaco Gianluigi Zanola, ha istituito la Denominazione Comunale a tutela di un monumento della brescianità gastronomica. Dieci i ristoranti serlesi nei quali si può degustare lo Spiedo De.Co.: un circuito cui ha aderito la stragrande maggioranza dei locali del paese, e che comprende la trattoria Castello, i ristoranti Valpiana, Il Buongustaio, Belmonte e La Betulla, l'osteria Antica Fornace e gli agriturismo Casinetto, Dell'Altopiano, L'Aquila Solitaria e Delle Valli.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=IyFsvxPyZTc&w=640&h=390]
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=IyFsvxPyZTc&w=640&h=390]
mercoledì 16 marzo 2011
L'unità d'Italia, una vicenda comunale
L'essere uniti non deve farci perdere la percezione di quale è la nostra forza di italiani. Una forza che pone le sue radici nell'essere stati divisi ed aver sognato il momento in cui avremmo avuto una sola bandiera. Non è quindi una contraddizione amare la nostra patria in quanto bresciani, con forti radici territoriali, radici anche e soprattutto comunali. Il nostro sentimento patriottico nasce prima di tutto dall'amore per la nostra città. Perchè siamo l'Italia dei Comuni e questo è il nostro peculiare elemento di forza, identità e libertà culturale.
da Wikipedia
Con Risorgimento la storiografia si riferisce al periodo della storia d'Italia durante il quale la nazione italiana conseguì la propria unità nazionale, riunendo in un solo nuovo Stato - il Regno d'Italia - i precedenti Stati preunitari.
Il termine, che designa anche il movimento culturale, politico e sociale che promosse l'unificazione, richiama l'ideale romantico e nazionalista di una resurrezione dell'Italia attraverso il raggiungimento di un'identità unitaria che si era iniziata a delineare durante la dominazione romana, la cui specificità «...valse a imprimere sull'Italia un tratto oggettivo di esperienza unitaria...»[1]. Tale processo si arrestò definitivamente nella seconda metà del VI secolo.
Sebbene non vi sia consenso unanime tra gli storici, la maggior parte di essi tende a stabilire l'inizio del Risorgimento, come movimento, subito dopo la fine del dominio Napoleonico e il Congresso di Vienna nel 1815, e il suo compimento fondamentale con l'annessione dello Stato Pontificio e lo spostamento della capitale a Roma nel febbraio 1871.
Tuttavia, gran parte della storiografia italiana ha esteso il compimento del processo di unità nazionale sino agli inizi del XX secolo, con l'annessione delle terre irredente, a seguito della prima guerra mondiale. Anche la Resistenza italiana (1943-1945) è stata talvolta ricollegata idealmente al Risorgimento.[2]
Sin dalla nascita del Regno d'Italia, sono state mosse critiche al processo di unificazione, le quali hanno dato origine ad una storiografia revisionista, di varia ispirazione culturale ed ideale, che contesta in diverso modo la rappresentazione offerta dalla storiografia più diffusa circa i processi politici e militari che condussero all'unità d'Italia, tanto da influenzare, in taluni casi, l'origine di movimenti autonomisti e separatisti, meridionali e settentrionali.[3]
lunedì 14 febbraio 2011
La vita è anche questa
Non ne sapevo niente di ciclismo, ma i miei compagni di classe avevano i loro preferiti: Bugno, Chiappucci. Io scelsi a caso. Avevo scelto il più grande senza saperlo. Il suo poster nella mia camera da adolescente non è mai stato tolto. Ciao campione.
(la canzone Un uomo in fuga è di Riccardo Maffoni, nato a Orzinuovi, dove io andavo a scuola in quegli anni)
(la canzone Un uomo in fuga è di Riccardo Maffoni, nato a Orzinuovi, dove io andavo a scuola in quegli anni)
giovedì 30 dicembre 2010
2011. Mission impossibile. Ripartire dalla provincia senza provincialismo. Pulendo lo zerbino di casa
"Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante,
mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più d' un cantante:
giovane e ingenuo io ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo,
e un cazzo in culo e accuse d' arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta..."
Jebediah Wilson commentando il mio pezzo dei giorni scorsi su Brescia e la mancanza di un'avanguardia culturale della città dice: L’italia è stata fatta 150 anni fa e gli italiani ancora non esistono. Non esistiamo perchè non abbiamo una storia condivisa. Io trovo tuttavia che una radice comune, da destra a sinistra, questa Italia ce l'abbia e stia scritta nella sua storia. E' il provincialismo. Lo dico senza giudizi di valore sul termine stesso.
Francesco Guccini ne L'Avvelenata riesce a dare al termine provincialismo un'accezione quasi positiva, salvifica, di rifugio. Romano Prodi ha usato il termine provincialismo parlando in Cina per sintetizzare le difficoltà dell'Italia nel mercato mondiale. Forse è proprio a lui che si deve negli ultimi 15 anni l'unico sussulto anti-provincialismo: quella tassa sull'Europa che ci fece fare il miracoloso recupero per entrare nell'Euro. Il Tempo si è lanciato in una difesa d'ufficio condivisibile:
Provincia non significa malevolmente provincialismo. Sembrano due termini dallo stesso significato. L'aggettivo è malevolo. Il sostantivo è la caratteristica del luogo che ha arte, mestieri, intraprendenza, e spirito di sacrificio.
Aldo Forbice qualche settimana fa parlava di provincialismo nel dibattito Fiat indicando l'uscita:
tutte le parti sociali dovrebbero partecipare a un confronto aperto perché "le verità scomode", come afferma ora anche Romano Prodi,non si possono ignorare o demonizzare.
Oggi sul Corriere gli ha fatto eco Ernesto Galli della Loggia che in mezzo a (presunti) qualunquismi aggiunge che:
Avvertiamo con chiarezza che avremmo bisogno di bilanci sinceri e impietosi fatti in pubblico, di un grande esame di coscienza, di poterci specchiare finalmente e collettivamente nella verità. Che ci servirebbero terapie radicali. Invece sulla scena italiana continua a non accadere nulla di tutto ciò.
Ma siamo intrisi di provincialismo al punto che anche le avanguardie come dovrebbero essere i blogger secondo gli studi di Linkfluence ne sono permeate. Ed il fatto stesso che io venga qui a citare Linkfluence, che fino a due ore fa nemmeno sapevo cosa fosse, dimostra che pure io sono un banalissimo provinciale.
Al termine PROVINCIA Repubblica ha dedicato queste due pagine interessanti. In cui Giorgio Bocca dice che la provincia:
è il luogo dei buoni ricordi, dei buoni cibi, dei buoni amici, ma anche la prigione da cui si sogna di fuggire per andare a conoscere il mondo
Ma c'è di più. E qui sta il problema. Il nostro provincialismo sfocia in qualcosa di ancor più radicato: si chiama familismo, ed è un atteggiamento sociale tribale che nelle sue peggiori derive solidali sfocia in fenomeni mafiosi, mentre in quelle politiche dà luogo a malcostumi radicati come parentopoli, che per il nostro presidente del Consiglio sono addirittura giustificabili in base al colore politico:
Dell'editoriale-sfogo di Galli della Loggia io ho estrapolato soprattutto la richiesta di terapie radicali. La ragione mi porta a pensare che l'auspicio sia dovuto più che altro alla dolorosa constatazione dell'irriformabilità di un paese che non ha una minima parvenza di coscienza sociale ed invoca sempre qualcosa di lontano per creare un comodo alibi. L'amputazione al posto della cura. Ma in resaltà siamo noi stessi a non funzionare. Ernesto Che Guevara banalmente diceva che "non avremo mai una città pulita se non iniziamo dallo zerbino di casa".
Il bivio è banalissimo. O tutti si impongono in una sorta di autoterapia collettiva di pulire lo zerbino di casa, o non ci resterà che l'amara ma inevitabile attesa della guerra, sola igiene del mondo.
venerdì 17 dicembre 2010
Prima di collegarsi a Facebook (che fa venire la sifilide) indossare il preservativo
E' notizia di oggi, Emilio Arisi, consigliere nazionale Sigo (Società italiana di Ginecologia e Ostetricia)
La nostra pratica clinica ci conferma quanto emerge da diverse indagini internazionali: gli adolescenti usano sempre meno precauzioni, con un aumento di gravidanze indesiderate ma, soprattutto, di malattie sessualmente trasmissibili. Un esempio in tal senso arriva dalla Gran Bretagna, dove si è riscontrata una forte correlazione tra le aree in cui Facebook è molto popolare e il numero di persone affette da sifilide
...
Secondo l'esperto, proprio perché "protetti" dall'anonimato garantito dal web, quando sono davanti al pc i ragazzini sembrano diventare molto più intraprendenti
e infine:
Una recente indagine pubblicata sul Journal of Adolescence Health - ha confermato Arisi - ha rivelato come i social network siano fra le principali fonti di creazione di falsi miti sulla contraccezione
tutto chiaro no?
lunedì 29 novembre 2010
giovedì 18 novembre 2010
martedì 9 novembre 2010
Citazioni colte... da Gioacchino Belli a Nichi Vendola
ma la mia preferita rimane...
Ecco per voi, o mortali, la sacra litania:
W la figa e chi la spisiga
W la brogna e chi la palpogna
W la berta e chi l'ha scoperta
W la vagia e chi la massagia
W la vulva e chi la masturba
W passerina e chi la incrina
W il bosco selvaggio e chi gli ha dato un assaggio
W la topa e chi la scopa
W la selva e chi la sbrana come una belva
W la foresta nera e chi ci gioca tutta sera
W il triangolo e chi ci entra col trampolo
W il buco ardente e chi lo mangia sempre al dente
W il taglio dientro la lampo e chi non gli dà scampo
W il buco nero e chi glielo infila tutto intero
W la serratura e chi gliela stura
W il fodero vuoto e chi lo riempie con lo scroto
W le labbra pelose e chi le mette in mille pose
W la breccia e chi ci infila la sua treccia
W il pelame e chi lo invade col bestiame
W il clito e chi ci mette il dito
W il fiore d'arancio e chi lo raccoglie con il gancio
W la prugna e chi la riempie come una spugna
W la prateria e chi ci mangia la cremeria
W il contenitore e chi gli dà sapore
W il buchetto e chi lo allarga quando è stretto
W l'organo genitale femminile e chi lo lavora con stile
W la fessura e chi la cattura
W il posto fra le coscie e chi ben lo conosce
W il figame e chi ha fame
W il luogo del fallo e chi lo tiene sempre in ballo
W la peluria e chi la apre come un'anguria
W il luogo ambito e chi sa quanto è squisito
W il passaggio e chi ci fa canottaggio
W il forello e chi lo apre come uno sportello
W lo scudetto scuro e chi ci piazza il suo siluro
W la sacca e chi ci dà una bella pacca
W la figassa e chi la squassa
W quella al vento e chi la agguanta in un momento
W la falda e chi gliela scalda
W la ciambella e chi ci infila la sua cappella
W l'imbuto e chi lo ottura in un minuto
W la figaccia e chi gli dà sempre la caccia
W la tasca e chi sempre dentro gli casca
W la farfalla e chi ci infila anche una balla
W la presa e chi la tiene sempre tesa
W la busta e chi gliela frusta
W il foro e chi ci trova ristoro.
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