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lunedì 14 novembre 2011

5 idee da 2 miliardi di euro sul taglio dei costi della politica - #finecorsa #rimontiamo #oramonti @openparlamento



Tutti speriamo che questo Parlamento nell'anno che separa i lavori in aula dalle urne si concentri nell'unica riforma in grado di dimostrare responsabilità e serietà e ridare parzialmente, ma in maniera diretta, fiducia nei politici: il taglio dei costi della politica.

(Volendo essere maligno aggiungo: per molti di loro si tratterebbe anche di una riforma sostanzialmente a costo zero sul piano personale visto che l'auspicio è che la prossima legislatura porti anche ad un ampio rinnovamento dell'attuale compagine).

Per entrare nel merito, sono giunto ad alcune convinzioni dopo aver curato nel mese di agosto su Bresciaoggi un'inchiesta (in chiave locale, ma non solo) sui costi della politica, in 5 capitoli: parlamento, regione, provincia, comuni, vitalizi dei parlamentari. Dopo l'inchiesta posso delineare

5 PERCORSI CONCRETI PER TAGLIARE
DI 2 MILIARDI ALL'ANNO
I COSTI DELLA POLITICA.


1. PARLAMENTO: MONOCAMERALISMO,
RISPARMIO DI UN MILIARDO DI EURO


Con l'abolizione del Senato si risponderebbe a una delle critiche più comuni: il nostro bicameralismo si basa su due camere con funzioni identiche, ovvero sul sostanziale fallimento dell'idea dei costituenti di Senato come camera delle regioni.

Sul numero dei parlamentari il problema non è il numero assoluto ma il significato della rappresentanza. Più che stabilire se avere una camera da 630 o da 500 deputati quel che conta è che ogni seggio abbia un forte valore territoriale e che la distribuzione dei seggi sia valutata in base a tre parametri: estensione geografica, prodotto interno lordo e numero di abitanti del collegio elettorale.

Sugli stipendi dei parlamentari il miglior parametro è quello suggerito da lavoce.info (e da me scovato su Linkiesta), ovvero parametrare gli stipendi dei parlamentari in base al livello di benessere del paese, ovvero al Pil pro capite.



Il grafico qui sopra mostra chiaramente come in tutti i paesi europei ci sia una sostanziale proporzionalità diretta tra stipendi dei parlamentari e benessere dei cittadini. Infatti, al di là dei discostamenti, si può seguire una linea crescente che ha una sola eccezione: l'Italia.

I nostri parlamentari ci fanno vivere come Grecia, Slovenia e Cipro, ma pagano se stessi più di Olanda e Austria (prendono quasi il 30% in più dei loro colleghi austriaci che sono i meglio pagati ma anche il secondo Paese per Pil pro capite d'Europa!!!).

- Concretamente adottare questo parametro significa decurtare lo stipendio annuo da 150 mila euro a 50 mila euro l'anno (all'incirca il 66%). Ovviamente il parametro dovrebbe essere adottato anche per tutte le spese parlamentari connesse. Considerando che camera e senato costano ogni anno 1 miliardo e 600 milioni di euro in termini di spese correnti (per la precisione 1.638.473.981 euro secondo i dati di bilancio pubblicati dalle due camere, un miliardo la sola Camera dei deputati) si deduce che il passaggio al monocameralismo ci porterebbe (milione più milione meno...) a risparmiare UN MILIARDO di euro.

2. COSTI DEI CONSIGLI REGIONALI DIMEZZATI.

Il taglio degli stipendi dei consiglieri regionali può essere fatto in maniera identica a quelli dei parlamentari e parametrato su dati europei.

Qui il quadro è più variegato, ma con approssimazione possiamo prendere il caso della Lombardia, dove ogni consigliere prende sui 10.800 euro netti al mese (con diverse voci variabili in gioco). Per semplificare paragoniamo la regione più ricca d'Italia alla media delle regioni tedesche, da sempre considerate un modello di efficienza, che si attesta intorno ai 4.500 (con differenziazioni notevoli da regione a regione in ossequio alla totale indipendenza finanziaria). Siamo ad un rapporto 2:1. Il funzionamento del consiglio regionale costa 73,050 milioni (stando al bilancio annuale pubblico dell'organismo). Il dimezzamento è quindi sostanzialmente possibile e porterebbe a un ulteriore risparmio di almeno 35 milioni nella sola Lombardia, che tuttavia è la più ricca. Moltiplicato per venti e parametrato ai vari casi porterebbe non meno di 400 milioni di euro di risparmi.

Nota a margine: il consiglio regionale lombardo ha iniziato da quest'anno a risparmiare. ma i primi tagli li pagheranno i precari e i dipendenti, non i politici!!

3. ABOLIZIONE DEI CONSIGLI PROVINCIALI, NON DELLE PROVINCE

Il consiglio provinciale di Brescia nell'ultimo anno è costato 456 mila euro lordi che diviso per 12 mesi e 35 consiglieri dà una indennità media netta per consigliere provinciale da 1.086 euro lordi al mese, ovvero 706 euro netti. Briciole. Significa arrivare al massimo a una 50 milioni a livello nazionale. Che tuttavia sono rinunciabilissimi.

Un recente studio di Luigi Olivieri (collaboratore della società dell'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e del Centro Studi e Ricerche sulle Autonomie Locali di Savona) ripreso online da lavoce.info, mostra però come il taglio delle Province potrebbe generare un risparmio nominale di 2 miliardi di euro (su 12 totali spesi ogni anno). Ma si tratterebbe di costi amministrativi (non politici!!) che verrebbero traslati poi sulle Regioni. L'effetto sarebbe quello di spostare sostanzialmente da una contabilità all'altra con il rischio di un aumento dei costi.

Se tuttavia si adottasse una legge elettorale in grado di ricalcare quella per il parlamento (come descritto sopra) si potrebbe introdurre una rappresentanza territoriale nel consiglio regionale, ed in questo modo si avrebbero consiglieri regionali funzionalmente legati al territorio.

4. DIFESA DEI COMUNI,
NUOVE ENTITA' POLITICO-TERRITORIALI
DA ALMENO 15 MILA ABITANTI:
MEZZO MILIARDO DI RISPARMI ALL'ANNO


Il problema, come nel caso delle Province, non è quello di tagliare costi amministrativi ma POLITICI e di rappresentanza.

Uno studio dell'Osservatorio degli enti locali ha stimato in 1,661 miliardi di euro i costi della politica nei Comuni.

Il dato comprende gettone del sindaco, degli assessori e dei consiglieri comunali, compenso del revisore dei conti, assicurazioni per amministratori, spese per le ricorrenze istituzionali, gemellaggi, associazione (Acb e Anci in primis), spese di rappresentanza, rimborsi agli amministratori, personale di segreteria se assegnato agli amministratori, auto blu, altri acquisti di beni per organi istituzionali e prestazioni di servizi per organi istituzionali.

Cosa dice questo studio?

Innanzitutto che il mantenimento dei consigli comunali nei comuni più piccoli (con meno di mille abitanti) ai singoli cittadini costa più del doppio rispetto alle altre realtà: 64 euro all'anno contro i 27 di media nazionale.

Alla luce di questo dato si capisce che l'esigenza per i piccoli comuni non è tanto quella di avere un consiglio comunale quanto un rappresentante che porti le istanze della sua piccola realtà in un organismo più grande.

Questo anche perchè - come sa chiunque abbia una infarinatura di economia - ragionando su risorse economiche più numerose è possibile razionalizzare meglio le spese. Ovvero garantire migliori servizi a minor costo. E del resto il fenomeno degli ultimi venti anni sono i consorzi servizi in grado (si spera) di gestire in maniera più efficace ed efficiente risorse maggiori.

Il tema quindi è quello di una legge elettorale comunale che anche qui garantisca rappresentanza diretta alle comunità locali nei consigli comunali.

Supponiamo l'aggregazione tra un comune A di 13 mila abitanti, un comune B di 3 mila abitanti un comune C da 2 mila abitanti e due mini-comuni da 500 abitanti l'una. Se l'organo conservato fosse quello del Comune maggiore precedentemente esistente si dovrebbero eleggere 20 consiglieri, grosso modo un consigliere ogni mille abitanti.

Quale risparmio genererebbe?
Sostanzialmente cancellare tutte le spese per organi istituzionali di comuni sotto i 15 mila abitanti sempre stando alla tabella dell'Osservatorio enti locali si arriverebbe a circa 460 milioni annui risparmiati

5. VITALIZI DEGLI EX PARLAMENTARI

Ogni anno la spesa nazionale è di 200 milioni di euro: quasi 62 pagati da palazzo Madama, gli altri 138 da Montecitorio. (A Brescia sono 28 i beneficiari).

Anche qui non esiste uno studio puntuale, ma faccio un ragionamento di equità più che puramente matematico. Il vitalizio dovrebbe essere corrisposto solo al compimento del 65esimo anno di età (o 67esimo in caso di riforma delle pensioni in questo senso). e valutato comunque su base contributiva (ovvero in base a quanto realmente versato, non in base allo stipendio percepito) e non retributiva, come attualmente avviene, andandosi a cumulare con tutti gli altri contributi versati.

mercoledì 10 agosto 2011

Londra brucia - #londonriots #prayforlondon #riotcleanup #staysafe #ukriots

Quando i teppisti diventano un esercito e mettono a ferro e fuoco una metropoli occidentale, significa che è successo qualcosa che non si può più combattere solo aumentando il numero dei poliziotti e delle celle.


Gramellini come sempre illuminante su LaStampa.it

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=yzPbNvIzMf0&w=425&h=349]

mercoledì 27 luglio 2011

Sole di mezzanotte. Testimonianze dalla #Norvegia in lacrime - #Norway #Oslo #Utoya #weareallnorwegian

Oslo, Norvegia

Claudia Taurisano era a Trondheim in Norvegia, una settimana fa, mentre, sotto i suoi occhi di turista, si consumava il dramma del Paese: dalla tv agli sguardi in lingua sconosciuta della gente che la circondava. Martin Ranhoff era tornato da pochi giorni a casa, lui - norvegese per spirito, mentalità e formazione - ama Brescia e l'Italia, ha studiato alla Bocconi. Entrambi stanno bene e possono raccontare la "loro" Norvegia.

Ho raccolto ieri per Bresciaoggi le loro testimonianze in una doppia intervista pubblicata oggi a pagina 9.

Mi hanno colpito in particolare le parole di Martin, 24 anni, che dice, a pochi giorni dalle stragi di Oslo e Utoya:

«Abbiamo reagito all'odio tutti insieme, senza isterismi, coralmente: i politici e la gente comune, abbiamo pianto con dignità senza gridare vendetta, tristi fino in fondo all'anima, alzando ancora di più la nostra voglia di democrazia e civiltà».


Degli scandinavi (in questo termine unisco svedesi, norvegesi, finlandesi, danesi ma anche olandesi) ho sempre apprezzato la capacità di essere radicali nei loro pensieri, essenziali, diretti. Una capacità che si traduce in buon governo, volontà di modificare i propri stili di vita in base alle esigenze collettive prima che individuali. Sono così in tante cose che di loro ho conosciuto: dall'approccio sulla sostenibilità ambientale al loro originale approccio alle discipline sportive.

Noi, popolo del condono, dobbiamo solo imparare da questo popolo dell'"even better" (sempre meglio) che incita a comportamenti virtuosi non come atteggiamenti da lodare in piazza, ma come essenziali passaggi per una convivenza organizzata e armonica.



Mi hanno colpito per questo le parole di Martin che, con il Paese ancora in lacrime, parla di "pianto dignitoso che non grida vendetta". Tante volte in Italia davanti a drammi umani si chiede, a chi ha subito il dolore direttamente, di esprimere il suo stato d'animo domandandosi se perdonerà o non perdonerà. Sempre si chiede di alzare l'asticella della pena, di essere esemplari, categorici, spietati.

Ebbene, le parole di Martin sono una lezione di profonda civiltà: tu mi hai ferito, ma proprio per questo io percepisco l'eccezionalità dell'accaduto e più forte di ieri credo nei miei valori: la democrazia, la cività, l'integrazione. Per questo tornerò più democratico, civile e integrato di prima. C'è una autoanalisi prima che una sentenza. Una tensione al miglioramento personale prima che un dito puntato alla pagliuzza nell'occhio del peccatore.

Una seconda cosa che di Martin mi ha colpito è stato l'approccio positivo, la voglia di parlarne, senza protagonismo, senza minimizzare il suo ruolo. Svolgendo nella giusta misura il compito richiesto dagli eventi: quello di essere testimone dell'accaduto per raccontare la sua Oslo ferita ad una città - Brescia - che lui conosce bene. Senza aggiunte o sensazionalismi, solo per quanto nelle sue possibilità e facoltà. E' stato asettico nel descrivere le sue sensazioni personali, profondo ed appassionato nel raccontare la tragedia collettiva.

E' una lezione a tutti noi che davanti a certi eventi da cronaca ci trinceriamo dietro ad omertosi silenzi oppure esibiamo protagonismi fuoriluogo (penso alle spettacolarizzazioni dei delitti che noi, gente comune, coi nostri silenzi di comodo e i nostri pettegolezzi irrispettosi, contribuiamo ad alimentare prima ancora che il giornalismo becero e scandalista soffi sul fuoco). Le parole di Martin testimoniano un equilibrio razionale che nessuno può esibire spontaneamente se non è radicato nel proprio essere.

Raramente, davanti a drammi così enormi, si ha la possibilità di confrontarsi direttamente con gli uomini e i loro stati d'animo, ed anche per questo non amo il giornalismo dei coccodrilli che diventano corvi al pari di quello delle vox populi che indugiano su lacrime inconsapevoli. Io ho avuto la fortuna di raccogliere queste testimonianze ed ancora di più, oggi, apprezzo l'approccio alla vita di questa gente di Norvegia e di tutta la Scandinavia.

Per questo chiudo con le parole di Claudia che, con grande profondità, trova una metafora tra l'ambiente e la sua gente, e spiega molto bene il solco profondo tra l'emotività degli eventi che scorrono e la razionalità dei principi che rimangono e indicano l'orizzonte anche nei drammi più profondi.

«Non hanno avuto l'incubo della notte, il sole di mezzanotte in qualche modo è stato d'aiuto, perchè quando ti succede qualcosa di brutto le tenebre che arrivano la sera sembrano nascondere qualcosa di ancor più pauroso. Ma in Norvegia questo non esiste, la sera non arriva, nelle città rimane la luce, e forse la mancanza del buio li ha tenuti ad occhi aperti ad affrontare l'interminabile giorno iniziando subito a restaurare il loro sistema e il loro orgoglio ferito».

mercoledì 13 luglio 2011

Il lettore che sto diventando | Apogeonline - #giornalismo

Illuminante Sergio Maistrello su Apogeonline

Il lettore in rete non cerca la messa in scena del contenuto, cerca il contenuto e lo cerca all’altezza, altrimenti va altrove. Io, come lettore, mi sto abituando a scomporre la complessità in unità di senso, servendomi di ogni fonte disponibile. Cerco l’articolo prima che il giornale, il post prima che il blog, il messaggio di stato prima che il social network. Il processo di accesso all’informazione è capovolto e procede per ricombinazioni personali e non preventivabili all’origine. Non sto affatto insinuando che il giornale, la trasmissione, il palinsesto nel loro passaggio alla rete vengano superati, quanto piuttosto che diventano strumenti abilitanti al servizio dei contenuti.

martedì 5 luglio 2011

La lezione araba per i politici di tutto il mondo - #italianrevolution #indignados #notav



NoiseFromAmeriKa sintetizza molto bene il vero comune denominatore economico-sociale-culturale-antropologico valido per tutti i Paesi che scaturisce dalle rivoluzioni arabe (e non solo, si pensi alla Spagna). Un insegnamento che dovrebbe guidare metodologicamente ed anche sul piano dei contenuti le scelte politiche future.

La crescita macroeconomica, se disgiunta da un assetto istituzionale che favorisca la diffusione dei benefici e delle opportunità a vasti strati della popolazione, genera malcontento e risentimento.
(cut)
I sacrifici richiesti dalle liberalizzazioni economiche possono essere accettati nella ragionevole speranza di un miglioramento per sé o quantomeno per i propri figli, ma se si sparge solo l'illusione senza che la maggioranza veda migliorare le proprie condizioni (e anzi si ingrossa un sottoproletariatto urbano che attratto dal miraggio della città finisce per vivere di espedienti ai margini della società) un giorno o l’altro una scintilla provoca l’esplosione della polveriera sociale.

sabato 25 giugno 2011

Un vitaminico Pane web e salame - #pwes #Brescia



Il "Pane web e salame" organizzato da Viral Farm e Uncle Pear è stata una iniezione di vitamine ed energie per tanti. Dai giornalisti agli esperti di marketing, dalle agenzie di comunicazione, per arrivare a imprenditori e professionisti presenti al Castello Malvezzi giovedì pomeriggio.

Interessante soprattutto il dibattito sviluppato su Twitter. Mai a Brescia si era organizzata una conferenza (in realtà si trattava di un barcamp, quindi di una non-conferenza) così tecnologicamente avanti (lo so che non è stato fatto nulla di rivoluzionario, ma in certi contesti purtroppo la normalità è un passo avanti. Ho avuto modo di scriverlo nella pagina che Bresciaoggi ha dedicato all'evento (clicca qui per il pdf):


Tu ascolti la relazione, e sul tuo iPhone si scatena il dibattito attraverso Twitter. Non solo tra i presenti, anche tra chi da casa o dall'ufficio - più di 100 persone nei momenti di punta - segue in streaming attraverso il collegamento su Justin.tv (e altri siti minori allacciati con collegamenti di secondo livello). Nei convegni dell'establishment economico locale questa è ancora fantascienza. Ieri, durante il «non-convegno» degli smanettoni bresciani il silenzioso dibattito a colpi di tweet si è dipanato come se si trattasse (ma del resto lo è in molti posti del mondo) della cosa più normale possibile.
Oltre tremila «cinguettate» hanno accompagnato la religiosa attenzione prestata agli interventi nelle due sale del Castello Malvezzi. Il picco si è avuto prima di pranzo quando si è arrivati fino a 30-40 tweet al minuto (senza contare gli scambi ultieriori fra gli utenti che proseguono privatamente sul social network).


Con piacere vedo che sul tema delle tecnologie applicate ai convegni è tornato oggi ilPost con un articolo di Riccardo Luna (ex direttore di Wired) che giustamente sottolinea (in un pezzo che invito a leggere per intero per i tanti spunti, come sempre acuti da parte di Luna) a proposito di un convegno tenuto lo stesso giorno di Pane web e salame, ma in Campidoglio a Roma sul tema dei “nuovissimi media”:


La prima innovazione è non fare mai più convegni così: senza live streaming, senza wifi, senza voler condividere nulla con nessuno. Parlandoci addosso. Invece di parlare di nuovi media, usiamoli. Sembra banale ma pochissimi lo fanno ancora.
continua su Il Post


Mi risulta che Luna fosse invitato a Brescia. Con il sorriso - a proposito di chi predica e razzola - mi limito a constatare che forse anche i conferenzieri di maggior spicco dovrebbero imparare a scegliere dove presenziare in base all'interesse generato dalla loro presenza e non al peso del palcoscenico. Però capisco bene che sedersi al tavolo con Gianni Riotta in Campidoglio sia sempre - oltre che legittimo - gratificante, anche se davanti non c'è nessuno.

Per capirci: questa era la platea romana:

e questa quella bresciana


Chiudo con il mio personalissimo podio degli interventi più interessanti della giornata a cui ho assistito al Pane web e salame.

1. Luigi Centenaro – “Introduzione al personal Branding”

sono sempre più convinto che il futuro delle fortune giornalistiche passi sempre più dalle persone e un po' meno dalle redazioni, in questo senso il personal branding rappresenta l'approccio metodologico attualmente più immediato ed efficace

2. Claudio Somazzi di Applix – “Editoria su Mobile: quale futuro?”

sostanzialmente in linea con quella che è la mia visione - espressa nel mio intervento - della fruizione di notizie negli anni a venire

3. Alessio Carciofi – “Conversazione con il territorio: il caso Umbria on the Blog”

per la grande esportabilità del progetto, che mi ha fatto accendere più di una lampadina

mercoledì 22 giugno 2011

Bike mob, i cittadini di #Brescia si sono riappropriati della politica - #slegalabici



Io lo so che la parola "politica" fa paura. Perchè ormai in Italia viene usata per definire il tatticismo politico che ha a che fare con le carriere personali più che con la soluzione dei problemi della gente. Tuttavia non conosco alcun modo di risolvere le istanze sociali, economiche e di civile convivenza delle persone che non sia principalmente politico.

Per questo dico che le mille persone che ieri hanno affollato piazza Loggia hanno dato un messaggio soprattutto politico. E lo hanno fatto nel modo più naturale possibile, senza che in piazza comparisse una sola bandiera, senza simboli, affermando un'idea che è di tutti e su cui nessuno ha avuto il coraggio di mettere il proprio stemmino (anche se legittimamente alcuni hanno espresso sostegno e solidarietà). Perchè ieri in piazza Loggia c'era la sacralità di un'idea. Altro che strumentalizzazione.

Ieri i bresciani hanno detto che vogliono mobilità sostenibile, meno inquinamento, stili di vita diversi. Non è così scontato. Non è l'unica soluzione possibile. Altrimenti non ci sarebbe stata una protesta. Che poi non è che fosse una protesta di incazzati, di "indignados", per dirla alla spagnola. In piazza Loggia ieri i bresciani erano felici e sorridenti, contenti di manifestare.

La stessa Laura Castelletti, presidente dell'Associazione Brescia per Passione e consigliera comunale (non un extraterrestre, ma una donna che vive di politica), ha mandato un segnale all'amministrazione cittadina chiaro e, come nel suo stile, assolutamente dialogante:

Il sindaco ascolti questa gente e agisca di conseguenza. Ma quel che più conta è questa sensibilità nuova della città nei confronti della mobilità sostenibile che l'amministrazione non può ignorare


Se facessero così tutti quelli che vogliono entrare in Giunta... povero Paroli

Ora quella gente aspetta una risposta. Perchè la solidarietà alla iniziativa di Brescia per passione la potevano dare oggettivamente tutti, ma poi amministrare la cosa pubblica e realizzare i sogni della gente è tutt'altra cosa ed ha a che fare con la macchina amministrativa, con passaggi logici e logistici (che inevitabilmente creano qualche disagio), e quindi pianificazione, programmazione, realizzazione.

Intanto la gente ha dato un segnale, autoconvocandosi attraverso Internet in piazza, che ho sottolineato nel mio pezzo odierno su Bresciaoggi:



LA FORZA DEL WEB è anche questa. La capacità di richiamare l'attenzione su un tema che più politico non si può utilizzando strumenti che la politica (cittadina e non solo) totalmente ignora. La capacità di far politica per temi e non per tattiche, esprimendo richieste chiare. Con i cittadini protagonisti attraverso un linguaggio diretto, schietto, così inusuale nei circolini partitici. CONTINUA QUI

domenica 1 maggio 2011

#ikea e i #gay ... il nuovo manifesto ha qualche connessione?



nel cartellone che offre l’hot dog di manzo a soli 50 centesimi di dollaro, è stato reso chiaro (e scritto anche molto grande) che l’immagine non è a dimensione reale. Che peccato! Visto che il cartellone misura ad occhio e croce 5 metri.
via Ninja Marketing.


alzi la mano chi non ha pensato che si sia trattato di una specifica messa apposta per "tranquillizzare" le famiglie target dell'ultimo cartellone che non piacciono a quel buontempone di Giovanardi.

venerdì 29 aprile 2011

#Luzer - una botta di vita sul pacco della #cultura #underground a #Brescia



http://www.luzer.it/Culture_Pathos_Nulla.html

Ormai è diventato un appuntamento fisso quello con l'uscita del nuovo numero di Luzer, la rivista di "culture/pathos/nulla" coordinata da Elia Zupelli.

Il numero di questo mese (che come al solito potete trovare in giro se frequentate i posti giusti e solo se siete assaliti da una improvvisa botta di cul-t underground) - affidato alla regia grafica di ricCarlo De Stefani è particolarmente interessante.

Elia lo ha sottolineato (sulla pagina facebook) con un molto bresciano "stranculet graficità" e lo ha inquadrato con la sua solita genialità lessicale scritta (perchè Elia è uno che ha il dono di spiegarsi molto meglio scrivendo che raccontandotela): "culture/pathos/napalm/cool britannia quella dei sì lo voglio".

Il numero #19(14) (che non si capisce che numero è) titolato "the war issue" è una raccolta di immagini. Sarà che avevo detto a Elia di togliere alcuni barocchismi intellettuali al linguaggio usato. Sarà. Sta di fatto che lui ne ha tratto un suggerimento radicale ed ha messo in fila una serie di immagini.

Splatter. L'ha definito uno a cui l'ho fatto sfogliare. Ma non sono sicuro che sapesse il significato del termine. E forse ha confuso il rosso fragola di un'immagine (l'ultima) con il rosso sangue.

Sta di fatto che i ragazzi di Luzer hanno dato un altro saggio di vitamina mentale a tutti noi che frequentiamo i posti giusti (e che abbiamo la fortuna che i posti giusti a volte si divertono frequentando noi) con la loro consueta semplice complessità.

#guerra alla #Libia fuorilegge? no, solo l'ennesimo atto contro la #costituzione

Ieri i Tornado italiani armati di missili sono decollati da Trapani e il ministro della Difesa, alla faccia della trasparenza e della democrazia, oggi si rifiuta di far sapere ai cittadini italiani quello che i cittadini italiani avrebbero tutto il diritto di sapere: cioè se hanno bombardato o no, quindi se siamo in guerra o no, quindi se il governo ha violato l’articolo 78 della Costituzione, entrando in un conflitto armato senza una precedente delibera delle Camere.
La Carta straccia, da D’Alema a B. » Piovono rane - Blog - L'espresso.

giovedì 14 aprile 2011

Corruzione, Italia peggio del Rwanda

Nella classifica della corruzione allestita annualmente dall’associazione Transparency International, l’Italia è scivolata al 67esimo posto. Sono risultato meno corrotti anche paesi come il Rwanda e Capo Verde. Fra i paesi dell’Europa occidentale, hanno fatto peggio solo Romania, Bulgaria e Grecia.

via infoinsubria.

venerdì 25 marzo 2011

martedì 22 marzo 2011

Raunch girl, onori e oneri dell'indie porno



Il documentario presentato a Bergamo Film Festival venerdì scorso da Giangiacomo De Stefano e Lara Rongoni è un lavoro di profondità e sfumature.

Ho sempre considerato poetico tutto ciò che sa essere suggestivo ed allo stesso tempo estremamente personalizzabile. Capace di generare emozioni contrastanti e di lasciare all'occhio dello spettatore un numero infinito di interpretazioni possibili. In questo senso credo che questo documentario arrivi all'obiettivo. E di questo... delle mie percezioni, suggestioni e sensazioni, voglio scrivere.

Raunch girl è la vita di Clara Pizzaferri - 21 anni, attrice porno indipendente, per scelta - e si muove su un doppio piano. Scrivendo la sinossi gli autori dicono di analizzare: la ricerca di popolarità e la velocità con la quale questa si può raggiungere, la giovane età e molto spesso le mistificazioni che si creano...

Ci sarebbe una doppia difficoltà in un lavoro come questo: da una parte quella di sminuire la portata emotiva e l'invasione della sfera personale che la scelta di recitare scene porno determina in una persona, dall'altra quella di cadere nel moralismo. Gli autori qui prendono queste precauzioni e non cadono in un risultato neutro, ma mettono con nochalance la pulce di un loro giudizio, secco ma non invasivo, nell'orecchio (e nell'occhio) dello spettatore.

La parabola umana di Clara, un matrimonio a Las Vegas con il compagno che recita (senza troppa convinzione) sul palco con lei, si risolve in un nome d'arte (una identità altra) e in un matrimonio fallito (comunque lo si veda un esito sentimentale negativo). Un risultato assai deludente rispetto alla voglia iniziale di emersione, autodeterminazione e successo.

Questo l'epilogo, in cui entrano dettagli che potrebbero essere omessi (nickname e separazione, tra gli altri) ma stanno lì come informazioni utili non certo a "fare il titolo" (sensazionalistico e banalizzante) ma a dialogare con il "lettore-spettatore" della vicenda. Nello sviluppo tuttavia la storia non manca di far emergere un certo coraggio - pur non enfatizzato - da parte della protagonista, che sceglie la via del porno non già come vizio esibizionistico ma come forma radicale di espressione. Costruendoci su - tuttavia - (inevitabili?) "mistificazioni".

Sembra muoversi, la vicenda di Clara, su un doppio piano. La propria ferrea volontà di successo, anche provando ad alzare (artificiosamente) il proprio livello gerarchico (da attrice a "imprenditrice" nel mondo del pay-porn indipendente del web) che si scontra con una società che se da una parte induce a mettersi a nudo in cambio di... (successo? notorietà? fama e gloria?) dall'altro prende le distanze dal re nudo (in senso letterale) pur ignorando in parte la propria ipocrisia di fondo. Il porno non è (non può? lo sarà mai?) essere pubblicamente e socialmente accettato, ma se esiste un germe alla sua radice questo si è già radicato nel nostro modo di socializzare le nostre vite.

E passa una riflessione, ad un certo punto, che merita di essere sottolineata, e che semplifico così. Oggi vi è una sostanziale gratuità dell'esibizionismo. Ti fai fare due foto le metti in rete e sei pubblicato. Una gratuità (che altro non è se non il più basso livello di mercificazione, perchè il gratis è il senza valore, è il 100% inflazionato) che, anche quando non si spinge al presunto eccesso dell'hardcore di pompini e penetrazioni, ma si ferma ad ammiccamenti e sensualità ostentata, è già potenzialmente-pornografica-in-sè, semplicemente perchè capace di svilire una sfera intima personale spogliata della sua inviolabilità prima che dei suoi abiti.

Sul terreno di gioco rimane un cadavere. Esiste una corsa all'esibizione che è indotta dalla mentalità dominante (e dai mezzi di comunicazione emergenti che la caratterizzano). Forse il porno indipendente è solo l'eccesso più efficace per descrivere l'iperbole di una deriva che togliendoci intimità rende più insicuri i nostri passi e meno certi i nostri esiti.

Ma resta il fatto - che necessita di grande e matura consapevolezza - che ogni nostro pensiero pubblicato e pubblicizzato, e quindi messo a nudo, è definitivamente messo in gioco.

mercoledì 16 marzo 2011

Famiglia e matrimonio (quelli che razzolano male)



Ricordo, in occasione del referendum sul divorzio del '74, d'aver chiesto a bruciapelo, e senza alcun fair play, ad un esponente D.C., testimone del no al divorzio e del matrimonio “indissolubile”, perché volesse negare ai cittadini ciò che si sapeva aspettasse in grazia per se stesso. Già, “politically scorrect”, da parte mia! Ma non l'ho più visto in giro per l'intera campagna elettorale. In compenso, tempo dopo non mi è mancata l'occasione, con una certa qual mia faccia tosta, di congratularmi con lui per la sua nuova famiglia. E, pure con la nuova moglie, del fatto “provvidenziale” che il marito avesse perso il referendum.


Che vi devo dire, a me il politicamente scorretto Claudio Bragaglio, che quando ti coglie in fallo sembra voglia dirti "domani venga accompagnato dai genitori", piace un casino.

lunedì 31 gennaio 2011

La GRU chiede ancora attenzione (videointervista ai ragazzi della protesta)

A due mesi di distanza dalla protesta di Brescia, i tre ragazzi saliti sulla gru per chiedere diritti e giustizia si raccontano in una video intervista che trovate in coda a questo post ed è stata realizzata da Gruppo Abele e Libera, che non sono proprio due gruppi estremisti di sinistra, ma l'espressione dell'opera di un prete come don Luigi Ciotti.

Tra la cronaca di quei difficili giorni, la denuncia di promesse che non sono mai state esaudite e un'incrollabile, fortissima speranza. "Continuare la lotta, insieme a studenti, operai, precari, per ottenere diritti che non hanno colore o Paese di appartenenza, ma ci chiamano in causa in quanto uomini".

Oggi è stato il giorno del "click day" un meccanismo SADICO grazie al quale se tu hai un lavoro ed un datore di lavoro mandi un certificato e se sei fortunato sei uno dei 52 mila che possono restare (su 300 mila che fanno domanda). Solo a Brescia, terza città d'Italia per numero di pratiche, ci sono state 18.800 richieste. Praticamente nel nostro Paese questa gente si trova nella condizione di giocare ad una sorta di roulette online grazie alla quale se la persona è fortunata avrà un permesso di soggiorno, in caso contrario può essere incarcerata per aver commesso reato di clandestinità.






domenica 23 gennaio 2011

E tu, che donna sei? Ora che hanno sdoganato alcuni concetti puoi dirlo più liberamente



Fossi la sua fidanzata avrei risolto ogni problema economico, avrei case, palazzi, macchine, autisti, probabilmente anche un lavoro in televisione se solamente lo volessi. Invece devo darmi da fare come modella e come hostess per riuscire a pagare la rata del mio mutuo. Berlusconi sarebbe un fidanzato eccezionale, ha conosciuto anche i miei genitori, pure loro stravedono per lui. Come me del resto

Manuela Ferrera, su Bresciaoggi.it


Berlusconi, con le sue parole e i suoi comportamenti, ha inferto una ferita a tutte le donne italiane: alle donne che studiano e lavorano (spesso percependo stipendi inadeguati o, come nel caso delle casalinghe, senza percepirli affatto), a tutte noi che facciamo fatica un giorno dopo l'altro; alle donne che per raggiungere ruoli di rilievo non soltanto a certe feste non ci sono andate, ma hanno semmai dovuto rinunciare a vedere gli amici; a quante, invece di cercare scorciatoie, hanno percorso con dignità la strada dell'impegno e del sacrificio.

Giulia Bongiorno, su Repubblica.it

PS: per il primo genere va bene anche un vorrei

sabato 25 settembre 2010

Clamoroso in Loggia: la legalità va oltre i proclami e il Pd scavalca "a destra" la Lega (occhio alle virgolette)



Quello che è successo ieri a Brescia in consiglio comunale sul tema dei campi nomadi è un fatto storico che va analizzato e capito. L'impostazione del Partito democratico è epocale. Di fatto il Pd ha imposto due emendamenti sulla regolamentazione dei campi che sono ancor più restrittivi di quelli pensati dalla maggioranza composta da Lega Nord e Pdl. Come è stato possibile? Semplicemente perchè i consiglieri, guidati dall'ex assessore ai servizi sociali Fabio Capra, hanno ragionato sui contenuti e non sui proclami politici uscendo vincitori in consiglio. E' un passaggio politico che va sottolineato con forza e che auspico diventi una pietra miliare nel metodo di elaborazione politica del Pd.

ANTEFATTO.
Fabio Rolfi (assessore alla sicurezza) e Giorgio Maione (assessore ai servizi sociali) mercoledì avevano tenuto una conferenza stampa in cui avevano presentato il loro modello per superare il fallimento dei campi nomadi e puntare all'integrazione degli "ospiti" dei campi nella città. In altre parole: Rom e Sinti fuori dai campi fatiscenti per essere progressivamente portati negli appartamenti (popolari e non) di Brescia. La necessità tutta leghista di fare i soliti proclami su una questione apparentemente scontata come il pagamento delle utenze (bollette di acqua e energia) per gli ospiti dei campi aveva portato ad enfatizzare il passaggio sull'imposizione del pagamento.

LA DELIBERA.
Venerdì la Giunta di centrodestra ha portato in consiglio una delibera in cui diceva sostanzialmente due cose:
1. il campo di via Orzinuovi sarà previsto come unica struttura rientrante nella disciplina del «regolamento aree per nomadi»
2. verranno espulsi coloro che reiteratamente non pagheranno le bollette delle utenze e di tutti i servizi erogati dal Comune

Il punto 2 può sembrare scontato. Ma come, non devono già pagare? L'ho chiesto personalmente agli assessori in conferenza stampa: Rolfi ha spiegato che dal 2007 c'era stata una deroga da parte della maggioranza (allora centrosinistra) che aveva concesso di non pagare a causa del "disagio abitativo".

Inoltre mi stupiva quel "reiteratamente": che vuol dire? Un mese? Due mesi? Un anno? La risposta è stata "si valuta di caso in caso in base alle situazioni". Non proprio una replica da pugno di ferro (quello si era esaurito sui proclami iniziali...).

L'altra mia domanda era stata: cosa succederà con i debiti pregressi? Rolfi e Maione avevano fatto spallucce: come possiamo stabilire chi ha speso e quanto ha speso?

Successivamente gli assessori ed il presidente della commissione competente, Giovanni Aliprandi, avevano auspicato senso di responsabilità da parte dell'opposizione e massima condivisione.

IL RISULTATO
Ebbene. Ieri in Consiglio la delibera è passata con il voto favorevole della maggioranza, del Pd e della lista Castelletti. Contrari la Sinistra arcobaleno e Claudio Bragaglio (Pd, autosospeso). Ma la delibera è stata corretta da due emendamenti. E qui sta la svolta storica.

NEL PRIMO il Pd ha chiesto di cancellare la parola "reiteratamente" dal regolamento. Ovvero: basterà anche un solo mancato pagamento per l'espulsione dal campo. Questo passaggio ha generato una maggioranza curiosa: Lega, Sinistra Arcobaleno e consigliere sospeso del Pd (Claudio Bragaglio) relegati nel ruolo di opposizione. Pd, Pdl e lista Castelletti: maggioranza. Mi sfuggono ancora le cause per cui la Lega non abbia votato a favore ma addirittura contro. Non voglio arrivare a dire che in quel voto si nasconda una volontà di esercizio arbitrario e soggettivo del potere, di certo, tuttavia, in questo caso la Lega è rimasta un passo indietro rispetto ad una impostazione maggioritaria più rigorosa.

NEL SECONDO sempre il Pd ha fatto introdurre un canone di 25 euro per famiglia a copertura dei debiti pregressi. Questo emendamento ha visto il voto favorevole della maggioranza, del Pd e della lista Castelletti, il no di Albini di Sinistra Arcobaleno e l'astensione di Claudio Bragaglio.

Quest'ultima, di fatto, è la stessa maggioranza che ha approvato il nuovo regolamento. Un regolamento che prevede che ora i nomadi dovranno pagare i debiti pregressi e che in caso di mancato pagamento anche una volta sola saranno espulsi dai campi.

L'IMPOSTAZIONE POLITICA
Fabio Capra (consigliere di opposizione Pd che fu assessore ai servizi sociali ai tempi della deroga sui pagamenti delle bollette) di fatto è intervenuto dichiarando FALLITO il tentativo di dialogo ed allineandosi INASPRENDO le linee della maggioranza. Un inasprimento che tuttavia va valutato in una doppia direzione: aver tolto la parola "reiteratamente" da una parte aumenta le possibilità di espulsione dai campi, ma dall'altra TOGLIE un elemento di VALUTAZIONE SOGGETTIVA della norma. In altre parole dimostra che la legalità si fa con certezza delle regole e non con terminologie aleatorie e potenzialmente arbitrarie. Il problema non è essere amici o nemici dei nomadi, il problema è che le regole devono essere uguali per tutte. Non si tratta di dichiarare guerra, ma di imporre fermezza e diritto senza proclami socialmente pericolosi.

E' un salto di qualità di impostazione politica non da poco.

1. il Pd non ha difeso ma ha superato la sua vecchia impostazione improntata al dialogo, ha allargato la maggioranza, ha sostanzialmente condiviso il progetto Rolfi-Maione di integrazione degli ospiti dei campi nomadi nella città. Lo stesso Rolfi aveva fatto notare in conferenza stampa che si tratta di famiglie da tempo presenti nei campi (anche da 20 anni in alcuni casi) e spesso si tratta di coppie giovani.

2. il Pd non si è limitato a rispondere ai proclami leghisti e a "chi non paga fuori dal campo" ha risposto con un emendamento restrittivo che diminuisce l'interpretabilità soggettiva dei passaggi. Lo stesso Capra ha detto che "non sarà facile", ma ciò che ha fatto la differenza è il coraggio di una posizione che va nella opzione opposta alla sterile difesa conservatrice di opzioni passate che evidentemente non hanno sortito gli effetti voluti.


VALUTAZIONE
C'è un aspetto extra Pd nel progetto Rolfi-Maione che il Pd ha sottoscritto e rafforzato. E' stato evidenziato da Jebediah Wilson, di Muro di Cani, in un commento su questo blog al mio post di ieri. Analizzando il mio pezzo su Bresciaoggi JW scrive: "Certo non gli hai reso un gran servizio dal punto di vista elettorale. Il legaiolo medio se ne frega dell’integrazione, preferisce un Rolfi in stile “paga l’affito o foera dai coioni”. Quindi, teoricamente, potresti aver fatto perdere almeno un voto al povero Fabiolino… quindi, preferisco decisamente il tuo articolo."

Ora, ammesso che il leghista medio sia attento a quel che si scrive sui giornali... c'è ormai un dato di fatto nella politica sul territorio del centrodestra di cui la Lega è principale ispiratore teorico. Da una parte i proclami di guerra agli immigrati, dall'altra atti amministrativi di sostanziale responsabilità che aprono al dialogo, ipotizzano scenari e sostanzialmente prendono atto della inevitabilità del fenomeno migratorio. Perchè quando Pdl e Lega arrivano a condividere una impostazione che io ho sintetizzato nei giorni scorsi scrivendo che si tratta di integrare Rom, Sinti ed i cosiddetti «nomadi» nella città. Portarli progressivamente fuori dai campi per farli vivere a Brescia da bresciani a tutti gli effetti e non in strutture «che hanno fatto il loro tempo e fallito la loro missione» diventa evidente che i proclami di borgheziana e prosperiniana memoria sono assai lontani e che i passaggi ragionati sono sostanzialmente condivisibili.

Forse non è ancora finito il tempo in cui etnia, religione, sessualità e diritti essenziali saranno degradati a temi disponibili per alzare i toni dello scontro politico, ma di certo ieri il Pd ha dato un esempio alto di come andranno elaborati programmi e contenuti politici in prospettiva.

Mi chiedo a questo punto quando arriverà il giorno in cui la gente, finalmente, comincerà a ragionare sulla base di questi contenuti e non dei proclami conservatori destinati a restare fini a se stessi senza sortire effetti se non una crescita dell'odio sociale. Me lo chiedo anche come giornalista: da un po' sto cercando di andare all'essenza degli atti amministrativi e non alle esigenze pubblicitarie ed agli slogan dei vari esponenti di partito, perchè sono i primi a mettere ordine e non i secondi. Questo (e qui rispondo all'interrogativo che provocatoriamente ho posto ieri) credo sia il primo compito di chi quotidianamente racconta la realtà. Questo, infine, deve essere lo sforzo che l'opposizione oggi deve fare per essere un responsabile contraltare alle scelte della maggioranza legittimata dal voto.

POST SCRIPTUM
Nel titolo ho messo scavalca "a destra" la Lega. A destra è tra virgolette. Da tempo ormai considero totalmente vuote le definizioni di destra e di sinistra. Sono due parole che non dicono più niente di contemporaneo. Sono categorie di pensiero del passato, buone per la storia e non per le prospettive. Se devo semplificare preferisco le categorie di progressista e conservatore. Non sempre i progressisti stanno a sinistra, non sempre i conservatori stanno a destra. In realtà secondo me siamo di fronte ad un progetto di INTEGRAZIONE, quindi per nulla "di destra" o conservatore che dir si voglia, ma di grande cambiamento, un po' visionario (non sarà facile raggiungere l'obiettivo) e sicuramente progressista, non certo da scontri e barricate, pure con una certa lungimiranza. Ecco perchè, forse, più che il Pd che scavalca a destra la Lega si tratta a mio giudizio di un programma PROGRESSISTA responsabile degno di un paese LIBERALE rispettoso delle regole e che ancora vuole pensare il futuro immaginando scenari nuovi. Se poi a firmarlo è stata una maggioranza atipica, che prefigura l'impegno attivo della Lega e del Pd, TANTO MEGLIO!

giovedì 23 settembre 2010

Nomadi, il modello Rolfi-Maione



Ogni volta che partecipo ad una conferenza stampa della Loggia non riesco a capire se io sono ingenuo o se sono solamente un pessimo giornalista.

Ieri la stessa conferenza stampa ha generato pezzi diametralmente opposti:
Quibrescia.it: Chi non paga fuori dal campo. Bresciaoggi.it: Un piano della Loggia per i campi nomadi: obiettivo integrazione.

L'attacco di Quibrescia. Una modifica al regolamento comunale sui campi nomadi per "scacciare" gli zingari "morosi" ed evitare che possano beneficiare dei servizi erogati dal comune di Brescia. E' questo che la giunta comunale di Brescia proporrà al consiglio durante la seduta di venerdì.

Il mio attacco. Integrare Rom, Sinti ed i cosiddetti «nomadi» nella città. Portarli progressivamente fuori dai campi per farli vivere a Brescia da bresciani a tutti gli effetti e non in strutture «che hanno fatto il loro tempo e fallito la loro missione». Parole e musica di Fabio Rolfi, vicesindaco ed assessore alla sicurezza del Comune di Brescia e Giorgio Maione, titolare dei servizi sociali nella giunta cittadina.

Mi chiedo: sono diventato buonista? Sbaglio? Era già successo in occasione del tema dei muri taggati dai writers.

Ma i lettori da noi cosa vogliono? Sintesi e proclami o progetti e logiche razionali? Me lo dite please?

martedì 14 settembre 2010

Robe da Mattes



Vi ricordate i due net artist bresciani Eva e Franco Mattes? Ne parlai tempo fa a proposito della loro performance di suicidio in chat su Chatroulette.

Questa volta sono andati a Chernobyl. Non so perchè ma ho come l'impressione che la performance non si esaurisca qui... le immagini? beh guardatele...

giovedì 2 settembre 2010

L'infiltrazione



Ci sono infiltrazioni e infiltrazioni. L'ultima di cui mi ero occupato con curiosità era quella di una ragazza che alle tre di notte invitò tre miei amici da lei per vedere bene quelle di casa sua. Quel giorno capii che è nelle serate più divertenti che decidi di andare a letto presto.

L'altra infiltrazione curiosa è quella di Sara Grattoggi, la giornalista freelance che nei giorni scorsi è riuscita ad infiltrarsi alla lezione di Mu'ammar Gheddafi tra le hostess (pagate 100 euro lordi per il disturbo) e raccontare la lezione del Colonnello. Io Sara la ricordo a Bresciaoggi e mi è un po' dispiaciuto (nel pezzo si vede) l'averla contattata per questa bravata anzichè per farmi raccontare di tutte le testimonianze e i dati che ha raccolto negli ultimi mesi per raccontare i disastri di Mary Star Gelmini sulla Scuola italiana, dalle collette studentesche nei licei ai genitori che fanno le pulizie.

Ma che volete, ci vogliono così, noi ggiovani: fantasiosi, sognatori, spericolati e precari. Che aiuta a rispondere con riverenza.

Rosy Bindi: “Umiliata la dignità delle donne italiane”. In effetti settanta euro è un prezzo da nigeriane. (spinoza.it)