Visualizzazione post con etichetta Lega Nord. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lega Nord. Mostra tutti i post

venerdì 6 aprile 2012

E se ora la #Lega facesse come la Dc? - #politica #amiainsaputa

Umberto Bossi

Leggo troppo entusiasmo intorno alle dimissioni di Bossi. Ammesso e non concesso che ci sia qualcosa che è arrivato al capolinea questo è il bossismo, non ancora il leghismo tout court.

Il rischio maggiore? Che ora gli esperti del marketing politico si mettano alla rincorsa di eventuali voti in fuga provando ad occupare i territori elettorali in cerca d'autore sensibili ai temi intrecciati dalle parole: "ordine, sicurezza, immigrati". Proponendo magari una versione riveduta e corretta del celodurismo.

Il rischio vero? Quando morì la Dc ci fu la diaspora Dc in tutto l'arco parlamentare, ora la stessa cosa potrebbe succedere con la Lega, che peraltro dalla Fiom all'estremismo di destra, come noto, ha sempre raccolto consensi trasversali.

sabato 25 settembre 2010

Clamoroso in Loggia: la legalità va oltre i proclami e il Pd scavalca "a destra" la Lega (occhio alle virgolette)



Quello che è successo ieri a Brescia in consiglio comunale sul tema dei campi nomadi è un fatto storico che va analizzato e capito. L'impostazione del Partito democratico è epocale. Di fatto il Pd ha imposto due emendamenti sulla regolamentazione dei campi che sono ancor più restrittivi di quelli pensati dalla maggioranza composta da Lega Nord e Pdl. Come è stato possibile? Semplicemente perchè i consiglieri, guidati dall'ex assessore ai servizi sociali Fabio Capra, hanno ragionato sui contenuti e non sui proclami politici uscendo vincitori in consiglio. E' un passaggio politico che va sottolineato con forza e che auspico diventi una pietra miliare nel metodo di elaborazione politica del Pd.

ANTEFATTO.
Fabio Rolfi (assessore alla sicurezza) e Giorgio Maione (assessore ai servizi sociali) mercoledì avevano tenuto una conferenza stampa in cui avevano presentato il loro modello per superare il fallimento dei campi nomadi e puntare all'integrazione degli "ospiti" dei campi nella città. In altre parole: Rom e Sinti fuori dai campi fatiscenti per essere progressivamente portati negli appartamenti (popolari e non) di Brescia. La necessità tutta leghista di fare i soliti proclami su una questione apparentemente scontata come il pagamento delle utenze (bollette di acqua e energia) per gli ospiti dei campi aveva portato ad enfatizzare il passaggio sull'imposizione del pagamento.

LA DELIBERA.
Venerdì la Giunta di centrodestra ha portato in consiglio una delibera in cui diceva sostanzialmente due cose:
1. il campo di via Orzinuovi sarà previsto come unica struttura rientrante nella disciplina del «regolamento aree per nomadi»
2. verranno espulsi coloro che reiteratamente non pagheranno le bollette delle utenze e di tutti i servizi erogati dal Comune

Il punto 2 può sembrare scontato. Ma come, non devono già pagare? L'ho chiesto personalmente agli assessori in conferenza stampa: Rolfi ha spiegato che dal 2007 c'era stata una deroga da parte della maggioranza (allora centrosinistra) che aveva concesso di non pagare a causa del "disagio abitativo".

Inoltre mi stupiva quel "reiteratamente": che vuol dire? Un mese? Due mesi? Un anno? La risposta è stata "si valuta di caso in caso in base alle situazioni". Non proprio una replica da pugno di ferro (quello si era esaurito sui proclami iniziali...).

L'altra mia domanda era stata: cosa succederà con i debiti pregressi? Rolfi e Maione avevano fatto spallucce: come possiamo stabilire chi ha speso e quanto ha speso?

Successivamente gli assessori ed il presidente della commissione competente, Giovanni Aliprandi, avevano auspicato senso di responsabilità da parte dell'opposizione e massima condivisione.

IL RISULTATO
Ebbene. Ieri in Consiglio la delibera è passata con il voto favorevole della maggioranza, del Pd e della lista Castelletti. Contrari la Sinistra arcobaleno e Claudio Bragaglio (Pd, autosospeso). Ma la delibera è stata corretta da due emendamenti. E qui sta la svolta storica.

NEL PRIMO il Pd ha chiesto di cancellare la parola "reiteratamente" dal regolamento. Ovvero: basterà anche un solo mancato pagamento per l'espulsione dal campo. Questo passaggio ha generato una maggioranza curiosa: Lega, Sinistra Arcobaleno e consigliere sospeso del Pd (Claudio Bragaglio) relegati nel ruolo di opposizione. Pd, Pdl e lista Castelletti: maggioranza. Mi sfuggono ancora le cause per cui la Lega non abbia votato a favore ma addirittura contro. Non voglio arrivare a dire che in quel voto si nasconda una volontà di esercizio arbitrario e soggettivo del potere, di certo, tuttavia, in questo caso la Lega è rimasta un passo indietro rispetto ad una impostazione maggioritaria più rigorosa.

NEL SECONDO sempre il Pd ha fatto introdurre un canone di 25 euro per famiglia a copertura dei debiti pregressi. Questo emendamento ha visto il voto favorevole della maggioranza, del Pd e della lista Castelletti, il no di Albini di Sinistra Arcobaleno e l'astensione di Claudio Bragaglio.

Quest'ultima, di fatto, è la stessa maggioranza che ha approvato il nuovo regolamento. Un regolamento che prevede che ora i nomadi dovranno pagare i debiti pregressi e che in caso di mancato pagamento anche una volta sola saranno espulsi dai campi.

L'IMPOSTAZIONE POLITICA
Fabio Capra (consigliere di opposizione Pd che fu assessore ai servizi sociali ai tempi della deroga sui pagamenti delle bollette) di fatto è intervenuto dichiarando FALLITO il tentativo di dialogo ed allineandosi INASPRENDO le linee della maggioranza. Un inasprimento che tuttavia va valutato in una doppia direzione: aver tolto la parola "reiteratamente" da una parte aumenta le possibilità di espulsione dai campi, ma dall'altra TOGLIE un elemento di VALUTAZIONE SOGGETTIVA della norma. In altre parole dimostra che la legalità si fa con certezza delle regole e non con terminologie aleatorie e potenzialmente arbitrarie. Il problema non è essere amici o nemici dei nomadi, il problema è che le regole devono essere uguali per tutte. Non si tratta di dichiarare guerra, ma di imporre fermezza e diritto senza proclami socialmente pericolosi.

E' un salto di qualità di impostazione politica non da poco.

1. il Pd non ha difeso ma ha superato la sua vecchia impostazione improntata al dialogo, ha allargato la maggioranza, ha sostanzialmente condiviso il progetto Rolfi-Maione di integrazione degli ospiti dei campi nomadi nella città. Lo stesso Rolfi aveva fatto notare in conferenza stampa che si tratta di famiglie da tempo presenti nei campi (anche da 20 anni in alcuni casi) e spesso si tratta di coppie giovani.

2. il Pd non si è limitato a rispondere ai proclami leghisti e a "chi non paga fuori dal campo" ha risposto con un emendamento restrittivo che diminuisce l'interpretabilità soggettiva dei passaggi. Lo stesso Capra ha detto che "non sarà facile", ma ciò che ha fatto la differenza è il coraggio di una posizione che va nella opzione opposta alla sterile difesa conservatrice di opzioni passate che evidentemente non hanno sortito gli effetti voluti.


VALUTAZIONE
C'è un aspetto extra Pd nel progetto Rolfi-Maione che il Pd ha sottoscritto e rafforzato. E' stato evidenziato da Jebediah Wilson, di Muro di Cani, in un commento su questo blog al mio post di ieri. Analizzando il mio pezzo su Bresciaoggi JW scrive: "Certo non gli hai reso un gran servizio dal punto di vista elettorale. Il legaiolo medio se ne frega dell’integrazione, preferisce un Rolfi in stile “paga l’affito o foera dai coioni”. Quindi, teoricamente, potresti aver fatto perdere almeno un voto al povero Fabiolino… quindi, preferisco decisamente il tuo articolo."

Ora, ammesso che il leghista medio sia attento a quel che si scrive sui giornali... c'è ormai un dato di fatto nella politica sul territorio del centrodestra di cui la Lega è principale ispiratore teorico. Da una parte i proclami di guerra agli immigrati, dall'altra atti amministrativi di sostanziale responsabilità che aprono al dialogo, ipotizzano scenari e sostanzialmente prendono atto della inevitabilità del fenomeno migratorio. Perchè quando Pdl e Lega arrivano a condividere una impostazione che io ho sintetizzato nei giorni scorsi scrivendo che si tratta di integrare Rom, Sinti ed i cosiddetti «nomadi» nella città. Portarli progressivamente fuori dai campi per farli vivere a Brescia da bresciani a tutti gli effetti e non in strutture «che hanno fatto il loro tempo e fallito la loro missione» diventa evidente che i proclami di borgheziana e prosperiniana memoria sono assai lontani e che i passaggi ragionati sono sostanzialmente condivisibili.

Forse non è ancora finito il tempo in cui etnia, religione, sessualità e diritti essenziali saranno degradati a temi disponibili per alzare i toni dello scontro politico, ma di certo ieri il Pd ha dato un esempio alto di come andranno elaborati programmi e contenuti politici in prospettiva.

Mi chiedo a questo punto quando arriverà il giorno in cui la gente, finalmente, comincerà a ragionare sulla base di questi contenuti e non dei proclami conservatori destinati a restare fini a se stessi senza sortire effetti se non una crescita dell'odio sociale. Me lo chiedo anche come giornalista: da un po' sto cercando di andare all'essenza degli atti amministrativi e non alle esigenze pubblicitarie ed agli slogan dei vari esponenti di partito, perchè sono i primi a mettere ordine e non i secondi. Questo (e qui rispondo all'interrogativo che provocatoriamente ho posto ieri) credo sia il primo compito di chi quotidianamente racconta la realtà. Questo, infine, deve essere lo sforzo che l'opposizione oggi deve fare per essere un responsabile contraltare alle scelte della maggioranza legittimata dal voto.

POST SCRIPTUM
Nel titolo ho messo scavalca "a destra" la Lega. A destra è tra virgolette. Da tempo ormai considero totalmente vuote le definizioni di destra e di sinistra. Sono due parole che non dicono più niente di contemporaneo. Sono categorie di pensiero del passato, buone per la storia e non per le prospettive. Se devo semplificare preferisco le categorie di progressista e conservatore. Non sempre i progressisti stanno a sinistra, non sempre i conservatori stanno a destra. In realtà secondo me siamo di fronte ad un progetto di INTEGRAZIONE, quindi per nulla "di destra" o conservatore che dir si voglia, ma di grande cambiamento, un po' visionario (non sarà facile raggiungere l'obiettivo) e sicuramente progressista, non certo da scontri e barricate, pure con una certa lungimiranza. Ecco perchè, forse, più che il Pd che scavalca a destra la Lega si tratta a mio giudizio di un programma PROGRESSISTA responsabile degno di un paese LIBERALE rispettoso delle regole e che ancora vuole pensare il futuro immaginando scenari nuovi. Se poi a firmarlo è stata una maggioranza atipica, che prefigura l'impegno attivo della Lega e del Pd, TANTO MEGLIO!

giovedì 22 luglio 2010

I benefattori della Credieuronord (bank for dummies)



ANTEFATTO: (Da Wikipedia) La banca Credieuronord è un istituto bancario, nota come Banca della Lega per la vicinanza ai vertici della Lega Nord. Nata nel 1998, venne sponsorizzata dallo stesso Umberto Bossi, che invitava con una lettera i vertici del movimento a sottoscrivere le quote. Dopo diverse vicende la banca fallisce e nel 2006 arrivano le prime sentenze giudiziarie contro Gian Maria Galimberti, Giancarlo Conti e Piero Franco Filippi, condannati a risarcire 3 milioni di euro, mentre lo stesso verdetto assolve i politici indagati. I condannati sono ritenuti responsabili di MALA GESTIO della banca.

Ieri è arrivato un comunicato in redazione, da cui è uscito questo pezzo sul giornale.

Ciò che però mi è piaciuto più di tutto, in assoluto, è il tono del comunicato stampa.
In particolare:
"Il Comitato di Soccorso ha potuto effettuare almeno un versamento di denaro alle oltre 2.000 persone che ci hanno richiesto un aiuto". Avete capito bene? UN AIUTO. Praticamente dei benefattori.
E l'altra perla:
"Sono oltre mille gli ex azionisti che sono stati completamente rimborsati; sfido chiunque a trovare in questo decennio casi di investitori che hanno recuperato la totalità del loro investimento". Frase dalla logica deduzione: uno degli "investimenti" più sicuri che potete fare è investire in una banca che fallisce!!

Quando si dice "il potere alla parola"...





venerdì 7 maggio 2010

Il burqa, la libertà, la soluzione dei problemi



Condivido nella sostanza, e quindi ripropongo qui, la nota pubblicata su Facebook dall'avvocato Stefano Paloschi a proposito del burqa e dell'attuale confusione politica sia da parte progressista che conservatrice.

Premessa: il burqa mi inquieta, e vedere donne 'costrette' in tale abbigliamento, a volte anche con temperature proibitivamente calde credo sia lo specchio della sottomissione che le donne subiscono nella cosiddetta cultura islamica; aggiungo che chi si professa progressista non può in alcun modo condividere tale condizione, frutto quanto meno di una mentalità retrograda, ed anzi dovrebbe essere in prima linea per cercare di combatterla.

Ciò posto NON condivido la politica di certi sindaci leghisti, che a suon di orinanze pretendono di sanzionare, dietro il paravento della tutela della sicurezza pubblica, l'uso di tale capo d'abbigliamento.

La pubblica sicurezza è già tutelata dall'art. 5 l. 152/75, che "consente nel nostro ordinamento che una persona indossi il velo per motivi religiosi o culturali; le esigenze di pubblica sicurezza sono soddisfatte dal divieto di utilizzo in occasione di manifestazioni e dall'obbligo per tali persone di sottoporsi all'identificazione e alla rimozione del velo, ove necessario a tal fine" (Consiglio Stato , sez. VI, 19 giugno 2008, n. 3076).

Tali ordinanze rispecchiano un "furor sanzionatorio" di matrice populista, che mira a raccogliere facili consensi, e che mi pare tipico della legiferazione di certi governi (di dx e sx, se è per quello).

L'effetto che otterranno sarà di aumentare l'emarginazione delle donne islamiche, cui i rispettivi mariti impediranno di uscire di casa, senza minimamente toccare la radice del problema!

sabato 20 marzo 2010

Giornalismo, tempi, notizie, approfondimenti

La fortuna di scrivere un blog è che non hai l'obbligo di redigere un post subito dopo una conferenza stampa. Puoi eventualmente informarti e cercare di andare oltre il resoconto, citare i pezzi dei giornali, raccogliere qualche commento, approfondire un tema.

L'ultimo caso in ordine di tempo è quello della conferenza stampa in cui il vicesindaco di Brescia, Fabio Rolfi, ha denunciato una sorta di "discriminazione" dei bresciani nell'accesso alle case popolari.

Su quibrescia.it è partito il consueto dibattito fatto di qualche riflessione, tanto tifo, molte contrapposizioni. Il quotidiano online cittadino sta confermando la sua crescita in termini di partecipazione, e questo a mio giudizio gli impone sempre più di fornire un numero crescente di strumenti di valutazione.

Laura Castelletti sul sul blog politicizza la questione: Il Rolfi di lotta chiede al Rolfi di governo. Ma al di là del metodo aggiunge un vero elemento mancante per una lucida analisi: la Regione è l’unica istituzione che ha il potere di modificare i criteri da utilizzare nell’assegnazione delle abitazioni ad edilizia convenzionata. Un passaggio assente, questo, nel pezzo giornalistico di quibrescia, che ha fuorviato la discussione degli utenti.

Sono, in sostanza, i limiti dell'informazione spray dei giorni nostri, che avrebbe bisogno di giornalisti tuttologhi capaci di saper trattare con competenza quotidianamente gli argomenti a sorpresa preparati (con strumentalizzazioni ad arte) dai politici che convocano le conferenze stampa (a prescindere dagli schieramenti). Tutto si risolve in una resocontazione di dichiarazioni senza la benchè minima possibilità/capacità di analisi che svilisce il ruolo stesso di chi fa informazione.

Nel merito avrei posto volentieri a Rolfi due domande:

- La prima di merito sulla sua "denuncia". Quale è la condizione dell'immigrato che accede ai benefici delle case popolari rispetto a quella dell'italiano/bresciano? In altre parole: siamo di fronte a casi di discriminazioni economiche o, effettivamente, lo stato di bisogno degli immigrati è commisurato alle reali necessità? Perchè qui stiamo parlando di sostegno su basi economiche, non ancora, fortunatamente, su basi razziali.

- La seconda di metodo politico. Quale credibilità crede possa avere, nel lungo periodo, la politica del fa e disfa di cui lui stesso si fa portatore dichiarando, a mio modo di vedere in maniera del tutto arbitraria che: "I cinque anni di residenza per gli stranieri prima di accedere alle liste per le assegnazioni, proposta che a suo tempo fu avanzata e introdotta grazie dalla Lega, ormai non sono più sufficienti, visti i flussi migratori indiscriminati che hanno caratterizzato gli anni passati". Dichiarando in sostanza il fallimento di una strategia ed anche quella di un rimedio (sui flussi migratori - ammesso che di flussi si possa parlare - governati dalla Bossi-Fini) interamente di matrice leghista.

martedì 9 marzo 2010

I terroni non puzzano più

More about Ma il cielo è sempre più su

I terroni non puzzano più e guardano di traverso i pakistani. E' la prima amara, provocatoria reazione, che mi è venuta in mente leggendo (da qui, dal Nord Italia) "Ma il cielo è sempre più su?" di Luca Bianchi e Giuseppe Provenzano. E' la storia di una rimozione sociologica, quella della questione meridionale, che ha lasciato spazio alla rabbia xenofoba degli anni 2000, che presto potrebbe lasciare il campo ad un nuovo antagonista.

Il libro riporta sotto i riflettori tutti i problemi dell'immigrazione interna all'Italia aggiornati al 2010. Storia di migliaia di italiani. Storia di migrazione dimenticata. Il "leghismo" di potere ha sdoganato i meridionali, li ha ingabbiati, ha rimosso dall'agenda politica tutte le questioni che riguardavano il meridione d'Italia. E quando queste si sono ripresentate ha cercato di assopirle con idee da ancien regime: gabbie salariali, cassa del mezzogiorno.

Un bel testo, consigliato a chi vuole approfondire. Illuminante in tante letture sociologiche e storiche, riesce a porre alcuni obiettivi di fondo per una politica reale di cambiamento. Scorrevole, quasi un programma amministrativo-governativo corposo e completo a cui attingere a piene mani.

C'è, tuttavia, al di là dello sforzo di prospettiva degli autori, che cercano un orizzone progettuale su cui scommettere, un gusto agro nelle analisi. Non ultima la reale mancanza di una motivazione personale che muova le scelte personali di ogni individuo. Una volta c'era l'operaio che voleva il figlio dottore. Poi arrivò il precariato che svilì le attese di riscatto e confermò l'immobilismo sociale di un Paese invecchiato in grado solo di sotto-occupare i figlidottori.

Un Paese in cui l'appello estremo alla politica, partendo da questo assunto, diventa paradossalmente solo l'ultimo baluardo a cui si arriva già senza speranze, già rassegnati all'andazzo, già pronti al compromesso (a destra come a sinistra).