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sabato 28 agosto 2010

Armi, ecco il futuro del Banco di Prova



Su Bresciaoggi (in una pagina che potete scaricare qui ho anticipato il progetto, attraverso il quale il Banco nazionale di Prova di Gardone Valtrompia sta cercando di diventare interamente bresciano sotto l’egida della Camera di commercio in qualità di azienda speciale.

Riporto qui soltanto la parte relativa alla ricostruzione delle vicende degli ultimi due anni. Dal decreto taglia enti di inizio 2009 (Brunetta) fino al tentativo centralista di far passare il ministero dal 25% al 60% in Cda, perchè credo sia un esempio della schizofrenia politica di questo Governo, del suo modo di muoversi, della totale inconcludenza e strumentalità della gran parte dei provvedimenti adottati o solo ventilati.

L’ente è da due anni al centro di una querelle tra le istituzioni locali ed il Governo. Ad inizio 2009 inspiegabilmente il Banco nazionale di prova delle armi (che è privato, ma di interesse pubblico) venne incluso nella lista degli enti inutili da tagliare del celebratissimo decreto Brunetta. Dopo il grande clamore iniziale, tuttavia, quel decreto non tagliò nulla. Durante Exa 2009 l’allora ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola - ai tempi ancora in sella, e ancora ignaro di chi gli avesse pagato casa - garantì ai produttori: «Il Banco non si tocca. Ci penso io, non so come ma ci penserò io». Il danno era evidente: la chiusura avrebbe creato un vuoto a livello nazionale visto che la struttura è l’unica in Italia atta a certificare armi e munizioni idonee a finire sul mercato. Dopo l’estate la prima svolta con la riabilitazione dell’ente, in seguito al cosiddetto «piano di riordino», che tuttavia lo appesantì burocraticamente imponento un collegio sindacale (30 mila euro circa all’anno di nuovi oneri). Degli 84 organismi che al 31 ottobre aderirono al «piano di riordino» nessuno fu tagliato.
Superato l’ostacolo Brunetta il Banco di Prova è finito nel mirino del Governo all’inizio del mese di giugno. L’obiettivo: ridurre i membri del Cda da 12 a 5 membri. Un taglio che nascondeva un fine secondario, perchè la riforma prevista puntava ad un azzeramento della presenza degli enti territoriali ed il depotenziamento della rappresentanza delle aziende (un armiere ed un munizonista in minoranza). Allo stesso momento la conferma dei 3 membri di nomina ministeriale avrebbe portato le nomine ministeriali dal 25% al 60% del Cda. La notizia cadde nei giorni della prima Exa international (a Toronto), e la reazione delle istituzioni locali economiche e politiche fu immediata, con il presidente della Camera di commercio Francesco Bettoni e quello del Banco di Prova, Aldo Rebecchi, che puntarono alla liberalizzazione dell’ente con l’intento di difendere una specificità locale, che ora ha portato a questo progetto.

venerdì 13 novembre 2009

Decreto taglia-enti: una presa per il culo



Come ha scritto Il Sole 24 Ore nei giorni scorsi, il decreto Taglia-enti non taglierà nessun ente. Genererà anzi PIU' COSTI per chi era finito nel calderone. Anche se, nel calderone, non doveva starci. Grazie Brunetta per gli slogan.

E' il caso del Banco di prova delle Armi di Gardone Valtrompia, che per qualche stranezza burocratica dell'Italia moderna doveva essere tagliato.

In occasione di Exa il ministro Claudio Scajola annunciò che "ci avrebbe pensato lui". Grazie.

Risultato: il banco di prova l'anno prossimo dovrà pagare 30 mila euro di oneri in più per un collegio sindacale.
Piccolo particolare: il Banco di Prova è un ente privato di diritto pubblico. In quanto tale non ha dipendenti pubblici. (Ed anche un bilancio invidiabile). Cancellarlo da quella lista? Sarebbe stato troppo facile.

Di seguito, per chi volesse saperne di più, il mio pezzo dell'11 novembre pubblicato da Bresciaoggi ma non disponibile sul sito.

«Un Paese irriformabile, in cui anche il decreto Brunetta non eliminerà enti
inutili ma andrà ad appesantire realtà funzionanti con costi superflui». È
il commento del presidente del Banco nazionale di prova per le armi, Aldo
Rebecchi, dopo che l’ente (privato, ma di diritto pubblico: sotto la
vigilanza dei ministeri dello sviluppo economico, dell’interno e della
difesa) è stato «riabilitato» in seguito al cosiddetto piano di riordino.
«Il Banco di Prova era inspiegabilmente finito fra gli enti da tagliare - ha
spiegato Rebecchi - ma invece di eliminarlo dall’elenco si è deciso di
imporre nuovi adempimenti come quello dell’obbligatorietà del collegio
sindacale, che ci costerà 30 mila euro circa all’anno e ci imporrà nuovi
oneri». Rebecchi sostanzialmente contesta i dati dei ministeri secondo cui
il Banco sarà riordinato con un taglio di 6 mila euro e 5 dipendenti. «Non
si tratta di dipendenti pubblici - precisa infatti il presidente -, e da
parte nostra non c’era necessità di tagli visti i risultati positivi degli
ultimi anni, in cui peraltro abbiamo pagato 150 mila euro all’anno di
tasse». Giudizio lapidario quindi: «Solo fumo negli occhi e burocrazia che
si aggiunge alla situazione già pesante».
Degli 84 organismi che al 31 ottobre hanno presentato il cosiddetto «piano
di riordino» nessuno verrà tagliato. In realtà non è possibile sapere di
più, visto che non esiste un eleco di tutti gli enti da tagliare secondo il
ministero (anche se interpretando alla lettera il decreto chi entro il primo
novembre non ha presentato riordino dal primo novembre di fatto è estinto).
Detto questo l’operazione è totalmente avvolta nella nebbia. G.ARMA