Il Consiglio della Federazione Svizzera ha approvato il progetto di legge che permetterà alle coppie omosessuali, unitesi nel paese grazie alle “unioni civili”, di accedere al diritto di adozione.
In Italia nel frattempo si è scatenato un dibattito a suon di banalità ad uso e consumo dei politicanti. Polemica quantomeno fuoriluogo e lontana anni luce dai primi eventuali passi che andrebbero fatti. Basti pensare che il nostro paese discrimina pure i single.
Da Brescia alla Svizzera ci sono circa 3 ore di strada.
Curioso come le distanze geografiche e sociali possano improvvisamente moltiplicarsi.
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giovedì 22 marzo 2012
mercoledì 30 novembre 2011
Mumbai bye - #india #viaggi
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=e8EipmV3TBE&w=420&h=315]
Se Rio de Janeiro, che ho visto per la prima volta a fine maggio, è la città delle contraddizioni, Mumbai (la vecchia Bombay) è LA contraddizione.
Non riusciremo a capirci se non ridurremo la lingua a sette parole, diceva il vecchio Gibran, saggio libanese navigatore. Lo capisci quando l'uomo viene messo di fronte alla sua umanimalità. Come nelle strade di Mumbai, dove puoi essere comunista o capitalista, comunitario, libertario o identitario, agnostico o religioso, razzista e pure fascista e convinto della tua superiorità, dove puoi essere solo te stesso e tutto è possibile. Dove sei di fronte al nulla, nudo, ed alla sua crudezza, affamata. Dove l'individualità mitizza l'individualità calpestata.
Nulla è più disarmante del tutto è possibile. Distruttivo e rivoluzionario nel punto in cui il destino si incrocia con il libero arbitrio e l'opportunità con il niente.
Ti viene da ribellarti dicendo no, non siamo frutto della stessa umanità.
Sei libertario e ti aggrappi agli spiragli di un sistema che non c'è.
Sei capitalista e assaggi la contraddizione della pancia gonfia che ti limita i movimenti.
Sei umanitario e ti volti per riscoprire la tua essenza isolandoti dal resto, un razzista in preda ai tuoi pensieri di diversità.
Vorresti essere comunista per rifugiarti in un diritto di nascita, e già ti senti mancare lo spazio all'orizzonte.
E cos'altro di insensato puoi essere quando ti trovi di fronte la tua umanimalità che ha mani e piedi diversi dai tuoi?
Cosa dire di una città del caos dove anche essere il nulla è lecito. Dove i bambini rovistano pane tra i rifiuti. Piccoli imprenditori affamati della loro crescita rachitica. Dove nessuno ha colpa perchè vivere non è colpa e morire solo un effetto indotto dal risveglio.
Dove nessuno si rialza se nessuno tende una mano e nessuno resta in piedi se tutti restano somma, ma non prodotto, dei loro desideri.
Il cambiamento si può solo governare. Il riscatto è la moneta del prigioniero.
E' sporca la città, tutto cercherà
Di condurre sino a te e io no.
(Manuel Agnelli)
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=Iyt16efRrBo&w=560&h=315]
(nel video le immagini del flash mob di domenica alla stazione di Mumbai)
Vedi amore, i viaggi con te
giocano ad inseguire orizzonti,
intrappolano emozioni senza parole:
lì nascono e dentro noi, morendo, vivono.
Vedi amore, i viaggi senza te
perchè solo abbiano un senso
che non sia la mia solitudine
sono aliti da regalare al mondo.
I viaggi con te
sono istantanee morenti
che di sangue, solo, vivono. (g.a.)
Se Rio de Janeiro, che ho visto per la prima volta a fine maggio, è la città delle contraddizioni, Mumbai (la vecchia Bombay) è LA contraddizione.
Non riusciremo a capirci se non ridurremo la lingua a sette parole, diceva il vecchio Gibran, saggio libanese navigatore. Lo capisci quando l'uomo viene messo di fronte alla sua umanimalità. Come nelle strade di Mumbai, dove puoi essere comunista o capitalista, comunitario, libertario o identitario, agnostico o religioso, razzista e pure fascista e convinto della tua superiorità, dove puoi essere solo te stesso e tutto è possibile. Dove sei di fronte al nulla, nudo, ed alla sua crudezza, affamata. Dove l'individualità mitizza l'individualità calpestata.
Nulla è più disarmante del tutto è possibile. Distruttivo e rivoluzionario nel punto in cui il destino si incrocia con il libero arbitrio e l'opportunità con il niente.
Ti viene da ribellarti dicendo no, non siamo frutto della stessa umanità.
Sei libertario e ti aggrappi agli spiragli di un sistema che non c'è.
Sei capitalista e assaggi la contraddizione della pancia gonfia che ti limita i movimenti.
Sei umanitario e ti volti per riscoprire la tua essenza isolandoti dal resto, un razzista in preda ai tuoi pensieri di diversità.
Vorresti essere comunista per rifugiarti in un diritto di nascita, e già ti senti mancare lo spazio all'orizzonte.
E cos'altro di insensato puoi essere quando ti trovi di fronte la tua umanimalità che ha mani e piedi diversi dai tuoi?
Cosa dire di una città del caos dove anche essere il nulla è lecito. Dove i bambini rovistano pane tra i rifiuti. Piccoli imprenditori affamati della loro crescita rachitica. Dove nessuno ha colpa perchè vivere non è colpa e morire solo un effetto indotto dal risveglio.
Dove nessuno si rialza se nessuno tende una mano e nessuno resta in piedi se tutti restano somma, ma non prodotto, dei loro desideri.
Il cambiamento si può solo governare. Il riscatto è la moneta del prigioniero.
E' sporca la città, tutto cercherà
Di condurre sino a te e io no.
(Manuel Agnelli)
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=Iyt16efRrBo&w=560&h=315]
(nel video le immagini del flash mob di domenica alla stazione di Mumbai)
Vedi amore, i viaggi con te
giocano ad inseguire orizzonti,
intrappolano emozioni senza parole:
lì nascono e dentro noi, morendo, vivono.
Vedi amore, i viaggi senza te
perchè solo abbiano un senso
che non sia la mia solitudine
sono aliti da regalare al mondo.
I viaggi con te
sono istantanee morenti
che di sangue, solo, vivono. (g.a.)
venerdì 12 agosto 2011
Auguri Fidel! - #Cuba #Sky #Video
[brightcove vid=1105309192001&exp3=1612750230&surl=http://c.brightcove.com/services&pubid=1445083406&pk=AQ~~,AAAAAFYiOQ4~,wE6_nns21hJ9skAUrawuU4I-5L6OVMbQ&lbu=http://video.sky.it/videoportale/index.shtml?videoID=1105309192001&w=486&h=412]
Geniale video di Sky preso da Linkiesta.
idel Alejandro Castro Ruz ha guidato Cuba per 49 anni di fila e oggi compie 85 anni. In un video di Sky.it, si può rivivere - in 100 secondi - la corsa di Fidel contro tutti, fino al “passaggio di testimone” con il fratello Raul.
mercoledì 10 agosto 2011
Londra brucia - #londonriots #prayforlondon #riotcleanup #staysafe #ukriots
Quando i teppisti diventano un esercito e mettono a ferro e fuoco una metropoli occidentale, significa che è successo qualcosa che non si può più combattere solo aumentando il numero dei poliziotti e delle celle.
Gramellini come sempre illuminante su LaStampa.it
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=yzPbNvIzMf0&w=425&h=349]
mercoledì 27 luglio 2011
Sole di mezzanotte. Testimonianze dalla #Norvegia in lacrime - #Norway #Oslo #Utoya #weareallnorwegian
Claudia Taurisano era a Trondheim in Norvegia, una settimana fa, mentre, sotto i suoi occhi di turista, si consumava il dramma del Paese: dalla tv agli sguardi in lingua sconosciuta della gente che la circondava. Martin Ranhoff era tornato da pochi giorni a casa, lui - norvegese per spirito, mentalità e formazione - ama Brescia e l'Italia, ha studiato alla Bocconi. Entrambi stanno bene e possono raccontare la "loro" Norvegia.
Ho raccolto ieri per Bresciaoggi le loro testimonianze in una doppia intervista pubblicata oggi a pagina 9.
Mi hanno colpito in particolare le parole di Martin, 24 anni, che dice, a pochi giorni dalle stragi di Oslo e Utoya:
«Abbiamo reagito all'odio tutti insieme, senza isterismi, coralmente: i politici e la gente comune, abbiamo pianto con dignità senza gridare vendetta, tristi fino in fondo all'anima, alzando ancora di più la nostra voglia di democrazia e civiltà».
Degli scandinavi (in questo termine unisco svedesi, norvegesi, finlandesi, danesi ma anche olandesi) ho sempre apprezzato la capacità di essere radicali nei loro pensieri, essenziali, diretti. Una capacità che si traduce in buon governo, volontà di modificare i propri stili di vita in base alle esigenze collettive prima che individuali. Sono così in tante cose che di loro ho conosciuto: dall'approccio sulla sostenibilità ambientale al loro originale approccio alle discipline sportive.
Noi, popolo del condono, dobbiamo solo imparare da questo popolo dell'"even better" (sempre meglio) che incita a comportamenti virtuosi non come atteggiamenti da lodare in piazza, ma come essenziali passaggi per una convivenza organizzata e armonica.
Mi hanno colpito per questo le parole di Martin che, con il Paese ancora in lacrime, parla di "pianto dignitoso che non grida vendetta". Tante volte in Italia davanti a drammi umani si chiede, a chi ha subito il dolore direttamente, di esprimere il suo stato d'animo domandandosi se perdonerà o non perdonerà. Sempre si chiede di alzare l'asticella della pena, di essere esemplari, categorici, spietati.
Ebbene, le parole di Martin sono una lezione di profonda civiltà: tu mi hai ferito, ma proprio per questo io percepisco l'eccezionalità dell'accaduto e più forte di ieri credo nei miei valori: la democrazia, la cività, l'integrazione. Per questo tornerò più democratico, civile e integrato di prima. C'è una autoanalisi prima che una sentenza. Una tensione al miglioramento personale prima che un dito puntato alla pagliuzza nell'occhio del peccatore.
Una seconda cosa che di Martin mi ha colpito è stato l'approccio positivo, la voglia di parlarne, senza protagonismo, senza minimizzare il suo ruolo. Svolgendo nella giusta misura il compito richiesto dagli eventi: quello di essere testimone dell'accaduto per raccontare la sua Oslo ferita ad una città - Brescia - che lui conosce bene. Senza aggiunte o sensazionalismi, solo per quanto nelle sue possibilità e facoltà. E' stato asettico nel descrivere le sue sensazioni personali, profondo ed appassionato nel raccontare la tragedia collettiva.
E' una lezione a tutti noi che davanti a certi eventi da cronaca ci trinceriamo dietro ad omertosi silenzi oppure esibiamo protagonismi fuoriluogo (penso alle spettacolarizzazioni dei delitti che noi, gente comune, coi nostri silenzi di comodo e i nostri pettegolezzi irrispettosi, contribuiamo ad alimentare prima ancora che il giornalismo becero e scandalista soffi sul fuoco). Le parole di Martin testimoniano un equilibrio razionale che nessuno può esibire spontaneamente se non è radicato nel proprio essere.
Raramente, davanti a drammi così enormi, si ha la possibilità di confrontarsi direttamente con gli uomini e i loro stati d'animo, ed anche per questo non amo il giornalismo dei coccodrilli che diventano corvi al pari di quello delle vox populi che indugiano su lacrime inconsapevoli. Io ho avuto la fortuna di raccogliere queste testimonianze ed ancora di più, oggi, apprezzo l'approccio alla vita di questa gente di Norvegia e di tutta la Scandinavia.
Per questo chiudo con le parole di Claudia che, con grande profondità, trova una metafora tra l'ambiente e la sua gente, e spiega molto bene il solco profondo tra l'emotività degli eventi che scorrono e la razionalità dei principi che rimangono e indicano l'orizzonte anche nei drammi più profondi.
«Non hanno avuto l'incubo della notte, il sole di mezzanotte in qualche modo è stato d'aiuto, perchè quando ti succede qualcosa di brutto le tenebre che arrivano la sera sembrano nascondere qualcosa di ancor più pauroso. Ma in Norvegia questo non esiste, la sera non arriva, nelle città rimane la luce, e forse la mancanza del buio li ha tenuti ad occhi aperti ad affrontare l'interminabile giorno iniziando subito a restaurare il loro sistema e il loro orgoglio ferito».
martedì 5 luglio 2011
La lezione araba per i politici di tutto il mondo - #italianrevolution #indignados #notav
NoiseFromAmeriKa sintetizza molto bene il vero comune denominatore economico-sociale-culturale-antropologico valido per tutti i Paesi che scaturisce dalle rivoluzioni arabe (e non solo, si pensi alla Spagna). Un insegnamento che dovrebbe guidare metodologicamente ed anche sul piano dei contenuti le scelte politiche future.
La crescita macroeconomica, se disgiunta da un assetto istituzionale che favorisca la diffusione dei benefici e delle opportunità a vasti strati della popolazione, genera malcontento e risentimento.
(cut)
I sacrifici richiesti dalle liberalizzazioni economiche possono essere accettati nella ragionevole speranza di un miglioramento per sé o quantomeno per i propri figli, ma se si sparge solo l'illusione senza che la maggioranza veda migliorare le proprie condizioni (e anzi si ingrossa un sottoproletariatto urbano che attratto dal miraggio della città finisce per vivere di espedienti ai margini della società) un giorno o l’altro una scintilla provoca l’esplosione della polveriera sociale.
lunedì 4 luglio 2011
#Marocco: una lezione per l'Italia? - #20feb #feb20 #morocco
La commissione costituzionale che doveva elaborare una revisione costituzionale in Marocco pare aver partorito il classico topolino. Almeno stando all'analisi di Jacopo Granci sul blog (r)umori dal Mediterraneo.
Tuttavia dal Marocco arriva una lezione che andrebbe importanta anche in Italia, laddove la costituzione vieta:
continua su (r)umori dal Mediterraneo: Marocco: la rivoluzione non è nella costituzione
In pratica i marocchini prima ancora di avere la libertà si sono assicurati di non avere gli Scilipoti.
Tuttavia dal Marocco arriva una lezione che andrebbe importanta anche in Italia, laddove la costituzione vieta:
la transumanza politica dei parlamentari eletti (art. 61), un fenomeno comune negli ultimi anni, quando parte dei deputati hanno abbandonato i propri schieramenti politici per passare tra le fila del PAM (Partito dell’autenticità e della modernità, l’ultima formazione di regime creata nel 2008).
continua su (r)umori dal Mediterraneo: Marocco: la rivoluzione non è nella costituzione
In pratica i marocchini prima ancora di avere la libertà si sono assicurati di non avere gli Scilipoti.
lunedì 23 maggio 2011
#Banche - #imprese: in #Italia la stretta del #credito è stata meno forte
Da almeno due anni le aziende italiane lamentano una stretta creditizia da parte delle banche. Per questo ho letto con sorpresa i dati dell’Osservatorio permanente sui rapporti banche-imprese secondo cui:
via Bank-Press.com
In sostanza, le aziende italiane hanno meno da lamentarsi rispetto alla media europea. Il dato in qualche modo avvalora questa mia tesi del gennaio scorso.
la variazione tendenziale del totale impieghi, che è risultata pari a +1,1% nella media dell’Area euro (+2% a maggio 2009), +2,5% in Italia (+2,9% a maggio 2009).
via Bank-Press.com
In sostanza, le aziende italiane hanno meno da lamentarsi rispetto alla media europea. Il dato in qualche modo avvalora questa mia tesi del gennaio scorso.
domenica 22 maggio 2011
Patto sociale vs populismo - #spainrevolution #italianrevolution @braomario
Condivido in pieno l'analisi de "Linkiesta" sullo scenario europeo e la doppia strada (tutta politica) per uscire dalla crisi.
continua su Linkiesta.it.
La strada “virtuosa” è quella di un nuovo patto sociale, con una migliore distribuzione del reddito, e finalmente una vera apertura alle realtà imprenditoriali giovanili. Esiste però anche una via populista: cavalcando le proteste, governi edonistici in cerca di apprezzamento generale potrebbero sentirsi autorizzati a dichiarare default e a uscire in tutta fretta dall’euro. Ciò prolungherebbe la crisi, e annienterebbe le aspettative anche delle prossime generazioni: i paesi “fuoriusciti” entrerebbero in una “Serie B” finanziaria da cui uscirebbero con enorme fatica.
Si sente dire che “tanto lo ha già fatto l’Argentina, e non stanno poi messi molto male”. Il problema è che l’Argentina del 2002 non era un’economia industrialmente sviluppata” come quelle europee di oggi. Le opportunità di crescita in Argentina sono superiori a quelle di casa nostra, proprio perché il paese sudamericano è ancora indietro nella crescita. Da noi, un default distruggerebbe un patrimonio economico creato in sessant’anni di impegno. Le piazze avranno la maturità di comprendere tutto questo?
continua su Linkiesta.it.
sabato 7 maggio 2011
Tutta la verità su #Osama
Bin Laden era stato riconosciuto colpevole di uno dei più vergognosi crimini della storia: la rielezione di George W. Bush.
spinoza.
lunedì 2 maggio 2011
Gap dimensionale. L'uovo di Colombo delle #aziende che vendono all' #estero
Gira e rigira il problema è sempre quello della dimensione.
In quest'ottica anche il fatto che il 67% delle imprese manifatturiere italiane esporti parte dei propri prodotti (nel corso del 2008, prima della crisi) ottenendo da questa attività il 34,5% del proprio fatturato, diventa un dato quasi irrilevante sul piano strategico e delle prospettive.
le imprese sono sì spesso impegnate nello sviluppo di prodotti nuovi, ma che sono qualcosa di nuovo “per l’azienda” più che qualcosa di nuovo “per il mercato”, perché spesso mancano le competenze (e le collaborazioni con centri di ricerca) per fare qualcosa di “realmente” innovativo.
Le imprese italiane “reggono”, ma cosa serve per superare la crisi? | Banche, Risparmio, Investimenti e Trading.
In quest'ottica anche il fatto che il 67% delle imprese manifatturiere italiane esporti parte dei propri prodotti (nel corso del 2008, prima della crisi) ottenendo da questa attività il 34,5% del proprio fatturato, diventa un dato quasi irrilevante sul piano strategico e delle prospettive.
venerdì 29 aprile 2011
#guerra alla #Libia fuorilegge? no, solo l'ennesimo atto contro la #costituzione
Ieri i Tornado italiani armati di missili sono decollati da Trapani e il ministro della Difesa, alla faccia della trasparenza e della democrazia, oggi si rifiuta di far sapere ai cittadini italiani quello che i cittadini italiani avrebbero tutto il diritto di sapere: cioè se hanno bombardato o no, quindi se siamo in guerra o no, quindi se il governo ha violato l’articolo 78 della Costituzione, entrando in un conflitto armato senza una precedente delibera delle Camere.
La Carta straccia, da D’Alema a B. » Piovono rane - Blog - L'espresso.
mercoledì 13 aprile 2011
L'Italia "too big to bail"
Gideon Rachman definisce l'Italia "too big to bail". Troppo grande per essere salvata con soldi pubblici. Segue una tirata sulla nostra cultura dell'inflazione. Non c'è che dire, questi anglosassoni ci sanno fare con le assonanze. Loro che in una notte da liberisti diventarono socialisti comprandosi tutto. Ma durante la grande crisi i colossi erano "too big to fail" (troppo grandi per fallire).
dal blog di Gideon Rachman.
Last week, Portugal became the latest country to succumb to the European debt crisis and to apply for a bail-out. But Portugal is a relative tiddler and its application for a bail-out was actually welcomed by the EU authorities. A Spanish bail-out, if it were ever to happen, would be much bigger – although the EU could probably still manage. But Italy is too big to bail.
dal blog di Gideon Rachman.
lunedì 4 aprile 2011
Una lezione americana per la sinistra italiana
So the Republican primary elections promise to be a fairly vicious spectacle – and anyone who emerges at the other end may be badly damaged or committed to an agenda that is far to the right of the average American voter.
Le elezioni primarie repubblicane rischiano di essere uno spettacolo abbastanza vizioso - rischiando di far emergere candidati gravemente danneggiati o impegnati in un ordine del giorno che è di gran lunga a destra rispetto all'elettore medio americano.
lo dice il blog FT di Gideon Rachmans analizzando la situazione alla luce dell'ufficiale ricandidatura (che pare ancora ampiamente sostenuta dalla maggioranza degli elettori Usa) di Barack Obama.
O, per dirla alla Andreotti: "il potere logora chi non ce l'ha".
Le violenze di serie B in Costa d'Avorio
the world is harder to divide into “goodies” and “baddies” than the West often likes to think
via Ivory Coast and intervention | Gideon Rachman's blog | International affairs blog from the FT – FT.com.
via Ivory Coast and intervention | Gideon Rachman's blog | International affairs blog from the FT – FT.com.
venerdì 25 marzo 2011
Tunisia, la rivoluzione dolce
Il reportage di Paola Buizza e Andrea Corini, Brescia Punto Tv. Da vedere.
[vimeo 21480564 w=400 h=320]
[vimeo 21480564 w=400 h=320]
martedì 30 novembre 2010
Wikileaks
Visto che ne parlate tutti: io concordo con quanto scrive Marcello Veneziani oggi su Il Giornale. Lo trovate alla voce "orologi fermi che battono l'ora giusta due volte al giorno".
Per questo trovo ancor più giusta la distinzione che fa Giovanni Boccia Artieri: Wikileaks non fa giornalismo.
mercoledì 10 novembre 2010
San Faustino by night
Per arrivare alla gru del metrobus dove da dieci giorni stanno asserragliati i clandestini bisogna prendere via San Faustino. Quella della fiera. Quella che un mio amico di destra diceva di non voler vedere nemmeno in cartolina perchè troppo straniera per uno come lui. Ed invece, in mezzo a loro, ci andò ad abitare.
Si fila dritti fino in fondo e sembra di stare alla notte bianca, c'è gente che si muove, che sta ferma e guarda il cordone di polizia. Sembra di stare alla notte bianca, come qualche settimana fa. Ma la notte è nera. Dopo gli scontri c'è ancora l'odore della paura nell'aria. Meno di quarantotto ore fa la polizia ha caricato, ha fatto arretrare il presidio. Perchè? Per cosa? Ora la gente sta cento metri indietro, ma continua a guardare naso all'insù quei sei disperati che minacciano di buttarsi se non avranno garantita l'incolumità. Un lavoro. Un foglio di carta che dice che esisti. Nemmeno loro sanno in che ordine stanno oggi il loro progetti.
Non c'è nessuna differenza tra quelli che stanno di là e di qua dal cordone. Recitano un ruolo, obbediscono agli ordini, stanno a teatro. E quando vanno allo scontro, armati o disarmati che siano: hanno paura. Sono uomini. Hanno potere. Vogliono potere. Sono donne. Vogliono potere sugli uomini. Avranno potere.
Viviamo in una città in guerra. C'è una pistola puntata che nessuno sembra vedere e forse non saranno loro a morire. Forse sarò io, perchè non si sa mai da che parte sta la vittima. Come Giuliani, come Raciti. Uno di qua e uno di là. Forse moriranno quelli che verranno dopo. Forse ci diranno che la guerra è risolta, ma continueremo a viverla mentre berrermo un caffè fianco a fianco con un uomo che non è nato a Brescia.
La democrazia non è una formuletta. E' una cosa che si sperimenta giorno per giorno. E noi viviamo la notte della nostra libertà. Glielo ha detto, il mio amico Enzo, che le cose stanno così. Che giù di là la vita è compromessa. Che quando tutto finirà l'odio continuerà a serpeggiare. Fino a quando non impareremo a guardare l'orizzonte oltre il dito.
Si fila dritti fino in fondo e sembra di stare alla notte bianca, c'è gente che si muove, che sta ferma e guarda il cordone di polizia. Sembra di stare alla notte bianca, come qualche settimana fa. Ma la notte è nera. Dopo gli scontri c'è ancora l'odore della paura nell'aria. Meno di quarantotto ore fa la polizia ha caricato, ha fatto arretrare il presidio. Perchè? Per cosa? Ora la gente sta cento metri indietro, ma continua a guardare naso all'insù quei sei disperati che minacciano di buttarsi se non avranno garantita l'incolumità. Un lavoro. Un foglio di carta che dice che esisti. Nemmeno loro sanno in che ordine stanno oggi il loro progetti.
Non c'è nessuna differenza tra quelli che stanno di là e di qua dal cordone. Recitano un ruolo, obbediscono agli ordini, stanno a teatro. E quando vanno allo scontro, armati o disarmati che siano: hanno paura. Sono uomini. Hanno potere. Vogliono potere. Sono donne. Vogliono potere sugli uomini. Avranno potere.
Viviamo in una città in guerra. C'è una pistola puntata che nessuno sembra vedere e forse non saranno loro a morire. Forse sarò io, perchè non si sa mai da che parte sta la vittima. Come Giuliani, come Raciti. Uno di qua e uno di là. Forse moriranno quelli che verranno dopo. Forse ci diranno che la guerra è risolta, ma continueremo a viverla mentre berrermo un caffè fianco a fianco con un uomo che non è nato a Brescia.
La democrazia non è una formuletta. E' una cosa che si sperimenta giorno per giorno. E noi viviamo la notte della nostra libertà. Glielo ha detto, il mio amico Enzo, che le cose stanno così. Che giù di là la vita è compromessa. Che quando tutto finirà l'odio continuerà a serpeggiare. Fino a quando non impareremo a guardare l'orizzonte oltre il dito.
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venerdì 7 maggio 2010
Il burqa, la libertà, la soluzione dei problemi
Condivido nella sostanza, e quindi ripropongo qui, la nota pubblicata su Facebook dall'avvocato Stefano Paloschi a proposito del burqa e dell'attuale confusione politica sia da parte progressista che conservatrice.
Premessa: il burqa mi inquieta, e vedere donne 'costrette' in tale abbigliamento, a volte anche con temperature proibitivamente calde credo sia lo specchio della sottomissione che le donne subiscono nella cosiddetta cultura islamica; aggiungo che chi si professa progressista non può in alcun modo condividere tale condizione, frutto quanto meno di una mentalità retrograda, ed anzi dovrebbe essere in prima linea per cercare di combatterla.
Ciò posto NON condivido la politica di certi sindaci leghisti, che a suon di orinanze pretendono di sanzionare, dietro il paravento della tutela della sicurezza pubblica, l'uso di tale capo d'abbigliamento.
La pubblica sicurezza è già tutelata dall'art. 5 l. 152/75, che "consente nel nostro ordinamento che una persona indossi il velo per motivi religiosi o culturali; le esigenze di pubblica sicurezza sono soddisfatte dal divieto di utilizzo in occasione di manifestazioni e dall'obbligo per tali persone di sottoporsi all'identificazione e alla rimozione del velo, ove necessario a tal fine" (Consiglio Stato , sez. VI, 19 giugno 2008, n. 3076).
Tali ordinanze rispecchiano un "furor sanzionatorio" di matrice populista, che mira a raccogliere facili consensi, e che mi pare tipico della legiferazione di certi governi (di dx e sx, se è per quello).
L'effetto che otterranno sarà di aumentare l'emarginazione delle donne islamiche, cui i rispettivi mariti impediranno di uscire di casa, senza minimamente toccare la radice del problema!
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