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martedì 16 marzo 2010

Le aziende ai tempi del blog

Il consulente bresciano Marco Gafforini (Oxigenio - Officina strategia), sul suo blog riprende un interessante un-decalogo tradotto da “The Big Money” sull'approccio corretto delle aziende ai social media.

Curioso che le regole siano 11 e non le canoniche dieci. In realtà a me l'undicesima, ovvero Non useremo Twitter o Facebook solo per informare delle cose positive, ma anche per mantenere i clienti informati in caso di cattive notizie (es. un problema sui nostri prodotti) sarebbe piaciuto leggerla come introduzione, un po' come "Io sono il signore dio tuo" nei dieci comandamenti cristiani.

lunedì 15 febbraio 2010

Google colleziona socialdisastri, ma dorme sonni tranquilli

google wave

Il celeberrimo BigG rischia di perdersi in un bicchier d'acqua e sviluppare una sorta di sindrome da social network. Nonostante i vantaggi acquisiti.

La rincorsa è partita da tempo, ma per ora la vocazione social di Google sembra essere solo quella ai disastri. Anche se le armi sono affilate e le possibilità di investimento importanti.

Partiamo dai sonni tranquilli.

Per ora dalle sfide rimangono defilati gli editori dei media tradizionali. Sarà così, credo, fino a che questi non capiranno che i loro brand, spesso fortissimi fuori dalla rete, non rappresentano un valore altrettanto grande una volta sbarcati nel mare magnum di internet. In tal senso le imprese editoriali tradizionali dovrebbero iniziare a studiare cosa funziona sulla rete per anticipare, magari in un prossimo futuro, operazioni come l'acquisizione di Aardvark da parte di Google.

In altre parole si tratta di acquisire credibilità sulla rete facendo propri servizi strategici e dal potenziale di crescita interessante. Molto più che interrogarsi su come veicolare i propri contenuti (spesso di altissima qualità) su un nuovo media (che in realtà tende ad imporre dinamiche proprie nella fruizione di contenuti).

ed ora veniamo invece ai piccoli grandi incubi quotidiani di BigG

Prendo spunto dalla rubrica di Mantellini su Punto Informatico che evidenzia come a Google con i social network non hanno mai avuto troppa fortuna. Da Orkut a Jaiku, fino al recentissimo Google Wave, progetti e acquisizioni varie nel campo delle reti sociali, dalle parti di Mountain View, quasi mai hanno raggiunto i risultati attesi.

Buzz è solo l'ultimo esempio. Nel frattempo si scopre da San Francisco Chronicle che Facebook ha superato Google per diventare la massima fonte di traffico per alcuni portali principali (cit. De Biase).

E' il successo dei social search engine, che impongono una fruizione dei contenuti diversa da prima, più comunitaria e ragionata, a cui Google cerca ora di porre rimedio con Aardvark, un servizio che consente di porre un quesito e ottenere una risposta dagli amici e dagli amici degli amici. L'ennesimo tentativo di riposizionamento social.

Mi limito a due considerazioni
1. nella vita avere una illuminazione geniale è tanto, la seconda è quasi impossibile. dalla sua nascita ad oggi internet ha mostrato una tendenza democratica a vanificare, nel lungo periodo, i tentativi di egemonia. in questo senso la strategia di consolidamento di google diventa, irrimediabilmente, tempo perso.
2. se ci si pone invece l'obiettivo di consolidare attività editoriali nei nuovi media come nei media tradizionali è forse tempo che i due mondi (a tutti i livelli, non solo ai vertici di Newscorp-Myspace) inizino a sporcarsi le mani investendo reciprocamente gli uni negli altri creando moderne aziende di contenuti e diffusione degli stessi che superino il consolidato dualismo tra nuovi e vecchi media.

sabato 13 febbraio 2010

La Cina censura, ma anche Facebook non scherza

Youku

Stando alle ultime statistiche sulle iscrizioni sembra che la campagna di censura del Governo cinese sui social network stia ottenendo i primi successi. In crescita servizi come Kaixin (la versione gialla di Facebook), Youku e la messaggistica istantanea di QQ.

In Italia intanto continua la censura di Facebook contro i blog sgraditi come Muro di Cani, che al contrario di Nonleggerequestoblog dopo essere stato cancellato (alla maniera di FB ovvero senza uno straccio di riga di motivazione) preferisce starsene alla larga.

venerdì 12 febbraio 2010

Quando il Social diventò Anti-Social

L'uscita di Google Buzz, il nuovo servizio strumento di social network e microblogging, ha destato non poche polemiche sull'utilizzo disinvolto della privacy. Oltre ad altre considerazioni critiche da parte degli utenti di Twitter (uno dei social network che andrebbero integrati).

Su Social Media Today Laurent Francois l'ha definito senza mezzi termini "furto della proprietà sociale", sottolineando che "In termini di fiducia e di etica, è la cosa peggiore che si possa fare".

Il direttore di Nova (Il Sole 24 Ore), Luca De Biase, sul suo blog ha tratto la logica conclusione che "chi accetta di partecipare ai social network deve sapere che alle piattaforme non importa molto della privacy, o meglio della libertà di parola e di silenzio degli utenti". Mettendo Google Buzz sullo stesso piano di Facebook, che qualche settimana fa ha indotto molti utenti a trasformare in informazioni pubbliche quelle che in precedenza erano riservate agli amici. Di fatto lo stesso

Nel frattempo MySpace continua la sua agonia, non capendo che i social network vanno pensati come Luttazzi insegnava ovvero in forma semplificata "per venire incontro alle vostre facoltà mentali". La piattaforma acquistata dalla NewsCorp di Rupert Murdoch del resto mi sembra rispetto al mondo social quello che erano i siti Internet del freeweb prima del 2001, ovvero prima dei blog. Troppo codice, qualche complicazione, pochissima condivisione e, inevitabilmente, una limitatissima possibilità di integrazione con gli altri sistemi (nulla di più anti-social). In questo senso condivido la tesi di Massimo Mantellini sulla scelta inevitabile di un SN preferito, che lui chiama monotasking sociale. Per dirla con Niklas Luhmann è tempo di ridurre la complessità (e direi anche di andare a dormire).