martedì 22 marzo 2011

Raunch girl, onori e oneri dell'indie porno



Il documentario presentato a Bergamo Film Festival venerdì scorso da Giangiacomo De Stefano e Lara Rongoni è un lavoro di profondità e sfumature.

Ho sempre considerato poetico tutto ciò che sa essere suggestivo ed allo stesso tempo estremamente personalizzabile. Capace di generare emozioni contrastanti e di lasciare all'occhio dello spettatore un numero infinito di interpretazioni possibili. In questo senso credo che questo documentario arrivi all'obiettivo. E di questo... delle mie percezioni, suggestioni e sensazioni, voglio scrivere.

Raunch girl è la vita di Clara Pizzaferri - 21 anni, attrice porno indipendente, per scelta - e si muove su un doppio piano. Scrivendo la sinossi gli autori dicono di analizzare: la ricerca di popolarità e la velocità con la quale questa si può raggiungere, la giovane età e molto spesso le mistificazioni che si creano...

Ci sarebbe una doppia difficoltà in un lavoro come questo: da una parte quella di sminuire la portata emotiva e l'invasione della sfera personale che la scelta di recitare scene porno determina in una persona, dall'altra quella di cadere nel moralismo. Gli autori qui prendono queste precauzioni e non cadono in un risultato neutro, ma mettono con nochalance la pulce di un loro giudizio, secco ma non invasivo, nell'orecchio (e nell'occhio) dello spettatore.

La parabola umana di Clara, un matrimonio a Las Vegas con il compagno che recita (senza troppa convinzione) sul palco con lei, si risolve in un nome d'arte (una identità altra) e in un matrimonio fallito (comunque lo si veda un esito sentimentale negativo). Un risultato assai deludente rispetto alla voglia iniziale di emersione, autodeterminazione e successo.

Questo l'epilogo, in cui entrano dettagli che potrebbero essere omessi (nickname e separazione, tra gli altri) ma stanno lì come informazioni utili non certo a "fare il titolo" (sensazionalistico e banalizzante) ma a dialogare con il "lettore-spettatore" della vicenda. Nello sviluppo tuttavia la storia non manca di far emergere un certo coraggio - pur non enfatizzato - da parte della protagonista, che sceglie la via del porno non già come vizio esibizionistico ma come forma radicale di espressione. Costruendoci su - tuttavia - (inevitabili?) "mistificazioni".

Sembra muoversi, la vicenda di Clara, su un doppio piano. La propria ferrea volontà di successo, anche provando ad alzare (artificiosamente) il proprio livello gerarchico (da attrice a "imprenditrice" nel mondo del pay-porn indipendente del web) che si scontra con una società che se da una parte induce a mettersi a nudo in cambio di... (successo? notorietà? fama e gloria?) dall'altro prende le distanze dal re nudo (in senso letterale) pur ignorando in parte la propria ipocrisia di fondo. Il porno non è (non può? lo sarà mai?) essere pubblicamente e socialmente accettato, ma se esiste un germe alla sua radice questo si è già radicato nel nostro modo di socializzare le nostre vite.

E passa una riflessione, ad un certo punto, che merita di essere sottolineata, e che semplifico così. Oggi vi è una sostanziale gratuità dell'esibizionismo. Ti fai fare due foto le metti in rete e sei pubblicato. Una gratuità (che altro non è se non il più basso livello di mercificazione, perchè il gratis è il senza valore, è il 100% inflazionato) che, anche quando non si spinge al presunto eccesso dell'hardcore di pompini e penetrazioni, ma si ferma ad ammiccamenti e sensualità ostentata, è già potenzialmente-pornografica-in-sè, semplicemente perchè capace di svilire una sfera intima personale spogliata della sua inviolabilità prima che dei suoi abiti.

Sul terreno di gioco rimane un cadavere. Esiste una corsa all'esibizione che è indotta dalla mentalità dominante (e dai mezzi di comunicazione emergenti che la caratterizzano). Forse il porno indipendente è solo l'eccesso più efficace per descrivere l'iperbole di una deriva che togliendoci intimità rende più insicuri i nostri passi e meno certi i nostri esiti.

Ma resta il fatto - che necessita di grande e matura consapevolezza - che ogni nostro pensiero pubblicato e pubblicizzato, e quindi messo a nudo, è definitivamente messo in gioco.

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