giovedì 22 aprile 2010

Il sottile confine tra localismo e qualunquismo

Tra i blog che seguo una interessante esperienza è certamente quella di Parlabrescia.it, curato da Officina della città, iniziativa politica di Francesco Onofri, che fu candidato sindaco all'ultima tornata elettorale.

In genere i post si caratterizzano non tanto per le opinioni quanto per l'apertura al dialogo. Lo stile è quello del forum, più che del blog: si pone un quesito e si chiedono commenti.

Iniziativa a suo modo originale.

Tuttavia non mi ha convinto l'attacco del pezzo sul caso-Emergency in Afghanistan. Il nostro blog, a vocazione civica e locale, non si era occupato del caso di politica internazionale dell’arresto dei tre operatori di Emergency in Afghanistan. Anche perché le polemiche che ne erano scaturite stavano alzando impropriamente i toni in una vicenda, in cui sembrava tra l’altro doveroso per tutti invece lasciare che la diplomazia facesse il suo lavoro senza clamori.

Sinceramente il tono mi sembra quello giustificatorio di chi, essendo arrivato fuori tempo massimo, va in cerca di alibi, tira un sospiro di sollievo affermando qualunquisticamente che "tutto è bene quel che finisce bene" (così, per caso). Se così deve essere: meglio il silenzio.

E non nascondiamoci: quel che finisce bene insegna forse qualcosa di potenzialmente positivo, ma non è un ipocrita "bene" a priori.

Non mi interessa qui una polemichetta inutile con parlabrescia.it ma capire ed analizzare alcuni passaggi riflettendo su ciò che è utile fare attraverso i blog ed i media in generale.

1. Mi chiedo cosa sia la vocazione civica e locale, invocata all'inizio del post con tono quasi giustificatorio. Come se il localismo rendesse Off topic (fuori contesto) la vicenda afghana. Passi per la brescianità del dottor Garatti, facile brescianizzazione della vicenda, ma cosa sta dietro quel "civica"? Non si tratta forse di un caso di diritti e di civiltà? Di quelli che si possono anche e soprattutto imparare lontano dallo zerbino di casa? O il civismo è un valore basato anche su confini geografici? Forse una pratica isolata e decontestualizzata dai diritti di tutti, proprio perchè localista?
2. Cosa significa affermare che le polemiche stavano alzando impropriamente i toni della vicenda? Si anela all'amor del quieto vivere? Si auspica forse che una giustizia divina agisca di volta in volta per il meglio, senza attivismo "civico" appunto? Si vogliono forse giustificare indirettamente i casi di mancata solidarietà?
3. E quale è infine il significato dell'auspicio che "la democrazia faccia il suo lavoro senza clamori", oltre ad un eccesso di considerazione per quello che può essere i brusio di un blog che esprime il proprio pensiero?

Tutta questa vicenda asseconda un approccio morbido ad una questione, e quindi giustifica la sua stessa politicizzazione.

Il problema della decadenza politica è proprio questo: la confusione tra le regole ed il merito dei problemi per questioni di campanile. Non riconoscere più l'una e l'altra situazione, semplicemente, fa cadere in un improduttivo qualunquismo che trasforma le battaglie per i diritti di tutti in conflitti di posizione, facendo sconfinare la moderazione dal metodo (evitare il muro contro muro) all'idea.

3 commenti:

  1. [...] ringrazio di avere dato tanto immeritato risalto ad un nostro pezzo sul blog. Mi spiace invece che un incipit che rispondeva alle rimostranze [...]

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  2. ringraziando Francesco Onofri per la replica (da lui pubblicata anche su parlabrescia.it) ho a mia volta risposto sul suo blog: http://parlabrescia.it/?p=469#comment-2674

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  3. Caro Armanini, prendo atto della sua posizione, ringraziandola per il garbo con cui l’ha espressa e per le parole di stima verso il nostro blog che contraccambio e, mi creda, non solo con parole di circostanza. Posizione, la sua, rispettosa della nostra e credo non poi così distante. In fondo si tratta di due diversi modi di declinare ed attuare principi per nulla dissimili.
    Pure io auspico che questo vivace e dialettico contraddittorio sia l’occasione per intensificare in futuro il confronto tra le rispettive opinioni. La comunicazione e il dibattito, specie se non ristretto tra uditori che staticamente si autogratificano dicendosi tra di loro le cose che vogliono sentirsi dire (o leggendo solo i giornali in cui si riconoscono, o rendendosi sordi alle altrui ragioni cementificando acriticamente le proprie) sono ginnastica per lo sviluppo e la crescita della dimensione politica dei cittadini. Magari, meglio ancora, davanti ad un bicchiere di vino. In questo siamo davvero dalla stessa parte.
    Cordialmente
    Francesco Onofri

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