venerdì 14 maggio 2010

Internet for Peace, anche gli Eretici digitali dicono di no

Non confondiamo lo strumento con l’obiettivo, altrimenti non daremmo il giusto valore alle idee ed alle persone.

Torno sul tema del Nobel per la pace a Internet per ribadire la mia contrarietà (condivisa da diversi blogger).

More about Eretici digitali. La rete è in pericolo, il giornalismo pure. Come salvarsi con un tradimento e 10 tesi

A confermarlo anche un intero capitolo (il sesto) dal titolo "Il tubo non è neutrale" che inizia con il paragrafo "I nuovi gabellieri" di un libro che sto leggendo: Eretici digitali. Un saggio profondo ed analitico sulla crisi dei media e sulle dinamiche della rete.

Anche iniziative come quella di Barack Obama a proposito di Internet e embargo nei Paesi nemici conferma come, al di là del giudizio che si può dare sulla revoca dell'embargo web per i 'nemici' Iran, Cuba e Sudan, attraverso la semplificazione dell'esportazione di servizi come email, messaging e social networking, lo strumento rimanga sostanzialmente un media in mano alla volontà degli attori che contribuiscono ad orientarlo.

La stessa opinione di un parlamentare come il bresciano Pierangelo Ferrari del Pd, che ha firmato per il Nobel (e quindi è un sostenitore) è assai confusa (come già verificato anche per l'altra firmataria bresciana, Viviana Beccalossi) in materia e conferma le perplessità di fondo. Soprattutto quando afferma: "In effetti, internet è una grande opportunità per chi si batte, in Iran, per esempio, a Cuba e altrove, per conquistare libertà e per smascherare dittature, al punto da meritarsi, a mio avviso, un singolare premio Nobel per la pace. Ma lo spazio aperto del web è anche un territorio aperto a razzisti e a fanatici, a pedofili e a maniaci vari". Un giro di parole che la saggezza popolare bresciana avrebbe semplificato con "Me fiol l'è un brao fiol quant che el vòl, sul che'l vòl mai!" (trad: mio figlio è un bravo figlio quando vuole, solo che non vuole mai).

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