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mercoledì 10 agosto 2011

#Parlamentari, legare lo stipendio al livello medio dei redditi - #politica #Italia

La proposta viene da linkiesta.it e da lavoce.info. L'ho ripresa oggi su Bresciaoggi nel primo di una serie di articoli in cui analizzo le spese per le strutture che ci rappresentano.

Una indagine suggerita da Matteo Pelagatti, ricercatore di Statistica economica all'Università di Milano Bicocca e ripresa online dal quotidiano linkiesta.it e dal periodico lavoce.info suggerisce di calcolare il rapporto tra lo stipendio dei deputati e il benessere economico dei cittadini (per semplicità, il Pil pro capite). In questo senso il confronto con gli altri Paesi europei è semplice e non lascia dubbi: i parlamentari italiani sono di gran lunga i più pagati del continente. Non solo, con la loro media retributiva di quasi 150 mila euro all'anno a testa i nostri onorevoli si discostano nettamente dal grafico (visibile qui a fianco) che mostra una certa continuità e proporzionalità tra ricavi e reddito medio del Paese. In altre parole - stando al grafico qui a fianco - i nostri onorevoli dovrebbero prendere (se retribuiti in proporzione al nostro benessere) circa un terzo di quanto ricevono attualmente, ovvero un dato medio tra Grecia, Slovenia, Cipro e Spagna (i paesi che si trovano al nostro livello verticale sul grafico) e proporzionalmente anche le spese di funzionamento delle due camere andrebbero abbattute di una cifra vicina a due terzi del totale attuale. (continua qui)

venerdì 10 dicembre 2010

Compravendite



Oggi tutti i quotidiani - da destra a sinistra - con toni più o meno trionfali a seconda della convenienza, si sbizzarriscono nel descrivere le trattative per questo o quel deputato in odore di saltare dall'altra parte, per convenienze personali.

Mi stupisce che nessuno dica la cosa più ovvia: innanzitutto che non esistendo vincolo giuridico (ma solo politico o tutt'al più morale) ogni parlamentare vota secondo propria coscienza (anche quando è sporca), ma che per porre rimedio a questa indecenza morale (bipartisan) l'unico provvedimento valido è una nuova legge elettorale che leghi maggiormente (pur senza vincolo di rappresentanza) l'eletto al territorio, ovvero al proprio collegio. Un collegio che al termine del mandato possa dire se quell'onorevole ha avuto un comportamento in linea con il mandato e le aspettative della gente. Purtroppo oggi l'unico legame è con le segreterie dei partiti ed i colonnelli politici di questa seconda repubblica ed ogni valutazione che non tenga conto l'ingegneria elettorale e le sue regole non può che sfociare nel fanatismo politico.

Da leggere: La commedia degli eletti (Corriere della sera)